Ad Aci Trezza rinasce il Cantiere Rodolico con il sostegno di Unict

Un luogo simbolo della tradizione marinara si prepara a diventare un museo-laboratorio tra tutela dei saperi e innovazione grazie a fondi regionali

Alfio Russo (foto di Giulia Sorbello)

Tra il rumore delle pialle e l’odore del legno salmastro, ad Aci Trezza il tempo non si è mai fermato davvero. Oggi, però, lo storico Cantiere Navale Rodolico si prepara a compiere un nuovo viaggio: da luogo di costruzione delle barche a laboratorio della memoria, senza tradire la propria anima marinara. 

Non una riconversione che cancella il passato, ma una trasformazione che lo custodisce e lo rilancia, facendo della cultura del mare e delle antiche tradizioni il cuore pulsante di un progetto capace di coniugare tutela, ricerca e futuro. 

Il Cantiere Rodolico, attivo da quattro generazioni e custode di oltre due secoli di tradizione cantieristica, è uno dei luoghi simbolo della marineria siciliana e del mito verghiano. Tuttavia, più di dieci anni fa, questa realtà ha rischiato di scomparire col rischio di cancellare non solo un manufatto storico, ma un intero sistema di saperi, pratiche e relazioni sociali. 

Adesso il “passaggio” che si realizzerà grazie ad un finanziamento regionale di oltre 200mila euro destinato al recupero e alla rifunzionalizzazione dello storico Cantiere Navale Rodolico di Aci Trezza.

Non solo, dunque, un importante traguardo progettuale, ma l’esito concreto di un percorso lungo oltre un decennio, costruito attraverso ricerca scientifica, impegno civile e una solida rete di alleanze tra università, istituzioni e comunità locale.

Salvatore Martino Rodolico insieme con Grazia Nicotra

Salvatore Martino Rodolico insieme con Grazia Nicotra all'interno del cantiere

Il progetto Gli Antichi Mestieri del Mare - classificatosi al primo posto nell’avviso pubblico “Reimar 2025” della Regione Siciliana - nasce da un lavoro di scrittura e progettazione condivisa con vari attori del territorio: il lavoro tecnico e progettuale realizzato dallo Studioa2 & associati sotto al direzione dell’arch. Giuseppe Licciardello e con il fondamentale apporto dell’avv. Milena Pafumi e di Grazia Nicotra, dottoranda dell’Università di Catania in Scienze per il patrimonio e la produzione culturale al Dipartimento di Scienze umanistiche, che si è occupata della parte storico-culturale.

A sostenere quest’ultima parte, coordinata da Grazia Nicotra, un team locale composto da Francesca Bonaccorso, Valentina Bellelli, Alice Valenti, Luisa Marino, Giuseppe Barbera, Dino Finocchiaro, Giovanni Grasso, Salvo Valastro per il Centro Studi Acitrezza. 

Uno sviluppo che ha registrato un confronto costante e continuo con i maestri d’ascia Rodolico di Aci Trezza. A sostegno dell’iniziativa anche l’importante lavoro dell’azienda T.A.M. - Topography Architectures Multimedia di Andrea Raimondo.

Il rendering del cantiere

Il rendering del Cantiere Navale Rodolico

I beni immateriali come chiave di tutela

Un passaggio decisivo si è registrato nel 2014, con l’iscrizione delle barche in legno trezzote nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana. Questo riconoscimento segna un cambio di paradigma: non si tutela soltanto l’oggetto, ma il sapere che lo genera. Nel 2018, il riconoscimento del maestro d’ascia Salvatore Martino Rodolico come Tesoro Umano Vivente rafforza ulteriormente questa visione, ponendo al centro le persone come portatrici di patrimonio.

Contestualmente, vengono attivate iniziative volte a garantire la continuità del mestiere dei mastri d’ascia, grazie all’impegno di associazioni locali, studiosi, amministratori e cittadini. L’ingresso di Aci Trezza nel circuito Reimar e il mutato rapporto con le istituzioni, anche a livello comunale, portano nel tempo a riconoscimenti nazionali e internazionali, produzioni artistiche, documentari e una crescente attenzione da parte della Regione Siciliana.

Il progetto Reimar 2025: conservazione, sostenibilità e accessibilità

Il progetto Gli Antichi Mestieri del Mare, nell’ambito dell’avviso pubblico Reimar 2025, prevede una serie di interventi integrati: il recupero filologico del cantiere, la manutenzione straordinaria della copertura, l’adeguamento impiantistico in chiave sostenibile (fotovoltaico e illuminazione Led), la creazione di un laboratorio didattico interattivo, l’abbattimento delle barriere architettoniche e l’integrazione di tecnologie per la conservazione e la trasmissione della memoria della cultura navale locale. L’intervento sarà seguito dallo Studioa2 & associati.

“L’obiettivo non è trasformare il cantiere in un luogo musealizzato in prove statiche, ma in un museo vivo, capace di raccontare un patrimonio ancora attivo e di generare un impatto sociale ed economico duraturo per la comunità”, afferma l’arch. Giuseppe Licciardello

In foto Giuseppe Licciardello di Studioa2 & associati

In foto Giuseppe Licciardello di Studioa2 & associati

La ricerca come fondamento del progetto

Alla base di questo risultato vi è un lavoro di ricerca profondo e stratificato. Un ruolo centrale è stato svolto dalla dottoranda Grazia Nicotra, coordinatrice della parte storico-culturale del progetto, che ha messo a disposizione anni di studi confluiti nella sua ricerca di dottorato sui mastri d’ascia siciliani.

“Questo progetto non nasce oggi, né con un bando – sottolinea Grazia Nicotra, dottoranda del Disum all’Università di Catania -. Nasce da un lavoro di ricerca iniziato anni fa insieme con l’associazione Centro Studi Acitrezza fatto di archivi, fonti orali, interviste ai maestri, osservazione diretta dei processi di lavoro. Studiare i mastri d’ascia significa studiare un sistema complesso di saperi tecnici, linguaggi, relazioni familiari e sociali che si tramandano nel tempo”.

Secondo la studiosa, il riconoscimento del valore immateriale è stato determinante. “Il Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana ha offerto uno strumento fondamentale perché ha permesso di rendere visibile ciò che normalmente è invisibile: i gesti, le conoscenze tacite, le pratiche quotidiane – spiega la dottoranda -. Senza questo passaggio, non sarebbe stato possibile costruire un progetto così solido”. 

Grazia Nicotra

Grazia Nicotra insieme con Salvatore Martino Rodolico e i figli

Grazia Nicotra, inoltre, evidenzia anche il legame tra ricerca universitaria e territorio: “L’università ha una responsabilità enorme nel restituire i risultati della ricerca alle comunità che studia. In questo caso, una parte dei miei studi di dottorato non sono rimasti confinati in un ambito accademico, ma sono diventati parte attiva di un processo di tutela e valorizzazione».

Un passaggio anche sul valore umano del percorso: “Il Cantiere Rodolico non è solo un luogo, è una storia fatta di persone – spiega la dottoranda -. Coordinare la parte storica-culturale del progetto ha significato mettere in relazione documenti e vite, memoria e presente. Il risultato ottenuto dimostra che la ricerca, quando è rigorosa e condivisa, può diventare uno strumento concreto di cambiamento”. 

“La parola resilienza descrive in modo estremamente preciso il percorso che ha condotto a questo progetto – aggiunge -. Non si tratta di una resilienza astratta o retorica, ma di una resilienza concreta, fatta di pratiche quotidiane, di resistenza silenziosa e di continuità nel tempo. I mastri d’ascia di Aci Trezza hanno dimostrato una straordinaria capacità di adattarsi ai cambiamenti senza snaturare la propria identità, mantenendo vivi saperi antichi in un contesto economico e sociale profondamente mutato”. 

“Dal punto di vista della ricerca storica, la resilienza è ciò che permette a un patrimonio immateriale di sopravvivere: non l’immobilità, ma la capacità di trasformarsi restando riconoscibile”, spiega Grazia Nicotra. 

“Questo progetto nasce proprio dall’osservazione di questa dinamica – sottolinea la dottoranda di ricerca dell’ateneo catanese -. Il riconoscimento ottenuto con il bando Reimar 2025 è il risultato di questa resilienza collettiva. Il progetto non fa che restituire valore a un processo già in atto, dimostrando che la tutela dei beni immateriali può diventare uno strumento di rigenerazione culturale, sociale ed economica quando è fondata su un lavoro lungo, coerente e condiviso”.

Salvatore Martino Rodolico all'opera nel suo cantiere

Salvatore Martino Rodolico all'opera nel suo cantiere

Un risultato di comunità, per la comunità

Il finanziamento regionale (con decreto del 30 dicembre scorso) chiude così, simbolicamente, una stagione di incertezze e apre una nuova fase. “Questo è un risultato collettivo che dimostra come l’unione tra competenze scientifiche, partecipazione civica e visione istituzionale possa produrre effetti duraturi”, hanno spiegato all’unisono Antonio Castorina e Elena Bonaccorso, rispettivamente presidente e vice dell’associazione culturale Centro Studi Aci Trezza. 

“Il più grande successo di questa iniziativa è l’aver, ancora una volta, cambiato la narrazione in quell’area – spiegano -. Come successo agli inizi del millennio con la battaglia che ha portato alla decementificazione del geosito dei basalti colonnari, anche in questo caso il risultato che per molti sembrava impossibile da raggiungere, è giunto a compimento premiando i nostri sforzi”.

Il Cantiere Navale Rodolico si trova oggi in un’area di grande valore simbolico per la Regione Siciliana, quella dell’antico Carricatore della Trizza. Non è più uno spazio fragile o marginale, ma un vero presidio culturale. Rappresenta un esempio positivo di come il patrimonio immateriale, se sostenuto da ricerca e progetti a lungo termine, possa diventare una risorsa per lo sviluppo e per l’identità del territorio.

Ad Aci Trezza il mare continua ad avere un’anima. Oggi questa anima è finalmente protetta, raccontata e orientata verso il futuro.

In foto Elena Bonaccorso e Antonio Castorina

In foto Elena Bonaccorso e Antonio Castorina

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