Adozione, adozioni. Il diritto ad avere una famiglia

A Villa Cerami si è tenuto un incontro nell’ambito del secondo ciclo di seminari "Minorenni, famiglia, migranti: quali riforme per quale giustizia"

Gaia Caccamo e Chiara Stimoli

“Adozione, adozioni – Interesse del minorenne e principio di effettività” è il titolo del seminario che si è svolto nei giorni scorsi nell’aula magna del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania, organizzato nell’ambito del ciclo Minorenni, famiglia, migranti: quali riforme per quale giustizia e inserito tra le iniziative del Festival dello Sviluppo sostenibile 2025 promosso da ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile).

A introdurre e moderare l’incontro è stato il prof. Tommaso Auletta, docente di Diritto privato all’Università di Catania, il quale ha reso una prima panoramica sulle numerose difficoltà che le procedure di adozione pongono davanti.

«La priorità è quella di garantire, come riconosciuto da Convenzioni internazionali e dal Diritto italiano, il diritto fondamentale del minore a vivere e crescere nella sua famiglia di origine, predisponendo interventi mirati ad eliminare, dove possibile, condizioni di disagio familiare che possano contrastare uno sviluppo psico-fisico equilibrato e armonioso per il minore», ha spiegato il prof. Tommaso Auletta.

«Qualora venga verificato che le funzioni genitoriali sono irrecuperabilmente compromesse e non si riesca a garantire al minore una condizione di vita che permetta di soddisfare i bisogni essenziali, l’extrema ratio è quella dell’inserimento e della crescita in un altro nucleo familiare», ha aggiunto.

Nell’evidenziare le pluralità di forme e caratteristiche diverse di cui si è arricchito il quadro complessivo delle adozioni nel corso del tempo e a seguito dei cambiamenti sociali in ambito di legami familiari, il professor Auletta ha sottolineato «la necessità di una legge più attuale e adeguata a rendere conto delle esigenze effettive che possono presentarsi».

Un momento dell'intervento del prof. Tommaso Auletta

Un momento dell'intervento del prof. Tommaso Auletta

A seguire è intervenuta Mirzia Bianca, docente di Diritto civile all’Università La Sapienza di Roma, ma originaria di Catania. Proprio in quell’aula ha tenuto l’ultima lezione il padre, il prof. Cesare Massimo Bianca recentemente scomparso.

Ricordando la dedizione e la passione che hanno caratterizzato la sua carriera e i numerosi scritti – editi e inediti – dedicati al diritto di famiglia, la prof.ssa Bianca ha fatto rivivere le parole del padre e il suo interesse per le tematiche relative all’adozione.

A questo proposito ha citato la raccolta di scritti da lei curata e pubblicata grazie all’Università di Catania con il titolo Realtà sociale ed effettività della norma (2024), testimonianza tangibile dell’incessante impegno del professore.

«Aveva un chiodo fisso – ha detto -: quello dell’inadeguatezza della legge italiana a risolvere i problemi concreti dei minori abbandonati, strappati alle loro famiglie per condizioni economiche o psicologiche».

Un momento dell'intervento della prof.ssa Mirzia Bianca

Un momento dell'intervento della prof.ssa Mirzia Bianca

A seguire, l’intervento della dott.ssa Maria Francesca Pricoco, presidente del Tribunale per i Minorenni di Messina, incentrato sul parametro più importante dell’adozione, ovvero il benessere del bambino.

«L’adozione, pur rappresentando un atto di grande amore e solidarietà, può comportare una serie di problematiche complesse, sia per il minore, sia per l’aspirante famiglia adottiva, la quale dovrà avere consapevolezza della condizione del bambino e adattarvisi per permettergli di vivere nelle migliori condizioni», ha spiegato.

La dottoressa ha, inoltre, citato le diverse modalità di adozione previste dal nostro ordinamento, come quella piena e quella aperta, che differiscono per diverse caratteristiche relative al mantenimento del rapporto con la famiglia d’origine.

L’avvocata Maria Barbara Giardinieri ha poi discusso della legge 184 del 1983 su "Diritto del minore ad una famiglia" che con «il corso dei cambiamenti sociali ha mostrato la sua inadeguatezza. Ha poi ricordato alcuni casi che lei stessa ha seguito in cui i bambini venivano privati degli elementi essenziali per vivere».

«In queste circostanze le soluzioni adottate sono estreme – ha aggiunto -. Esistono, tuttavia, anche situazioni intermedie in cui il soggetto può mantenere i rapporti con la famiglia d’origine. In qualsiasi caso, però, la decisione finale spetta al giudice, che esamina la situazione in modo specifico per scegliere poi l’opzione più adeguata. Quando il bambino viene adottato, diventa a pieno titolo componente della famiglia che lo adotta e ha l’opportunità di cominciare una nuova vita». 

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