Affettività e sessualità nel progetto di vita

Due giornate di confronto a Unict con esperti, famiglie e persone con disabilità per ribadire che relazioni, autodeterminazione e diritti sono dimensioni imprescindibili di ogni persona

Affettività e sessualità come diritti, bisogni e dimensioni imprescindibili del progetto di vita delle persone con disabilità e nello spettro autistico. È il filo conduttore del convegno regionale L’affettività e sessualità nel progetto di vita, promosso dalle cooperative sociali Controvento e Fenice nell’ambito del progetto Give Care, in collaborazione con la Regione Siciliana, il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Catania, l’Asp di Catania e di Palermo.

Per due giornate, l’ateneo catanese ha ospitato istituzioni, mondo accademico, professionisti, operatori, famiglie e persone con disabilità per affrontare un tema ancora troppo spesso accompagnato da tabù e stereotipi. 

Un confronto che ha posto al centro il diritto delle persone a vivere pienamente le proprie relazioni, superando una visione esclusivamente assistenziale della disabilità.

Ad aprire i lavori è stata la direttrice del Dipartimento di Scienze della Formazione Loredana Cardullo, che ha ricordato come questi temi rappresentino da sempre un ambito di ricerca, didattica e terza missione dell’Ateneo. «Nel nostro Dipartimento formiamo pedagogisti, psicologi, educatori ed insegnanti di sostegno. Educare all’affettività e alla sessualità significa educare al rispetto, alla cura dell’altro e alla consapevolezza dei propri diritti: è un percorso che riguarda tutti, non soltanto le persone con disabilità», ha spiegato la direttrice Loredana Cardullo.

A moderare il convegno è stata Elisabetta Sagone, docente di Psicologia dello sviluppo del Dipartimento di Scienze della Formazione, e tra le promotrici scientifiche dell’iniziativa. 

Prima dell’inizio dei lavori ha spiegato come il convegno nasca dall’esigenza di affrontare un tema ancora troppo poco conosciuto e spesso condizionato da pregiudizi. 

«Affettività e sessualità sono aspetti che continuano a essere accompagnati da molti tabù. Incontri come questo servono a fare chiarezza e a iniziare a superare stereotipi ancora molto diffusi quando si parla di persone con disabilità», ha spiegato la prof.ssa Elisabetta Sagone.

Per la docente, parlare di affettività significa riconoscere una dimensione fondamentale della persona e inserirla a pieno titolo nel progetto di vita. 

«È necessario costruire percorsi educativi capaci di rispondere ai bisogni delle persone e permettere loro di vivere la quotidianità nel miglior modo possibile – ha aggiunto la docente -. L’educazione viene al primo posto, ma è altrettanto importante la consapevolezza dei genitori e dei caregiver: il connubio tra intervento educativo e sostegno familiare può aiutare le persone con disabilità ad affrontare questa dimensione della vita con la stessa attenzione riservata all’autonomia e all’autodeterminazione».

Nel dare avvio ai lavori, la prof.ssa Sagone ha, inoltre, definito il convegno «una bella esperienza di condivisione» tra università, servizi e terzo settore, nata con l’obiettivo di costruire nuove collaborazioni e guardare al futuro delle persone con disabilità attraverso un approccio sempre più inclusivo.

Tra gli interventi più significativi riscontriamo quello del presidente della cooperativa Controvento Daniele Casella, che ha scelto di aprire il convegno leggendo alcune frasi raccolte negli anni durante le attività educative: «Vorrei avere una fidanzata, vorrei innamorarmi, vorrei sposarmi, vorrei avere una famiglia tutta mia, vorrei che qualcuno mi aspettasse quando torno a casa». 

Parole semplici che, come ha spiegato, «non parlano di disabilità, ma di vita, di desiderio e di futuro». Da qui la riflessione: «Abbiamo imparato a parlare di inclusione, autonomia e progetto di vita, ma quando questi incontrano l’amore, l’intimità e la sessualità tutto diventa più difficile. Eppure una vita piena è fatta anche di relazioni, emozioni e libertà di scegliere».

Nel corso della mattinata, poi, è emersa con forza anche la necessità di rafforzare la rete tra servizi sanitari, istituzioni e terzo settore. 

Per il direttore generale dell’Asp di Catania Giuseppe Laganga Senzio, affettività e sessualità rappresentano «un tema complesso ma non più rinviabile», da affrontare con un approccio scientifico all’interno dei percorsi educativi e riabilitativi. 

Sulla stessa linea il dirigente del servizio Fragilità e Povertà della Regione Siciliana Guglielmo Reale, che ha ricordato gli investimenti regionali già destinati ai servizi per lo spettro autistico, superiori agli 8 milioni di euro e destinati a crescere con nuove risorse.

I dati confermano infatti una realtà sempre più rilevante. Il direttore facente funzioni dell’UOC Autismo dell’Asp di Palermo Luigi Cottone ha ricordato che, secondo il Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, oggi si registra un caso di autismo ogni 37 minori nel mondo occidentale, mentre aumenta anche il numero di diagnosi formulate in età adulta.

Sul piano scientifico, il professore Santo Di Nuovo ha invitato a superare una visione della disabilità limitata agli aspetti cognitivi, richiamando il concetto di neurodivergenza. «Cognitività, emotività, affettività e relazioni fanno parte della stessa rete e non possono essere considerate separatamente - ha spiegato -. Il progetto di vita deve nascere da un lavoro condiviso tra ricerca, operatori, famiglie e persone con disabilità».

Particolarmente coinvolgenti anche le testimonianze di Alfredo Cona e Cristian Bertino, che hanno riportato l’attenzione sul valore dell’ascolto e della partecipazione diretta delle persone. 

«Il progetto di vita significa ascoltare sogni, desideri e bisogni», ha spiegato Alfredo Cona, sottolineando «quanto sia importante fornire gli strumenti necessari anche a chi ha maggiori difficoltà comunicative». 

A seguire lo studente Cristian Bertino dell’Università di Catania e partecipante ai progetti della cooperativa Controvento, ha ribadito che «quando si parla del nostro futuro bisogna farlo con il nostro coinvolgimento. La sessualità è un tema fondamentale e tutti dovrebbero poter avere accesso a percorsi educativi adeguati».

A chiudere gli interventi della mattinata è stato il consigliere dell’Ordine degli Psicologi della Sicilia Emanuele Basso, che ha definito l’educazione affettiva e sessuale «una questione di diritti, autodeterminazione e prevenzione». «Non è un tema ideologico – ha sottolineato – ma scientifico ed educativo. Significa insegnare il rispetto di sé e degli altri, contrastare le discriminazioni e offrire alle persone gli strumenti per comprendere il proprio corpo e costruire relazioni sane».

Le due giornate di studio sono proseguite con approfondimenti dedicati agli aspetti educativi, psicologici e clinici dell’affettività e della sessualità, ai servizi specialistici e alle buone pratiche sviluppate sul territorio. 

Insomma, si è trattato di un percorso che ha ribadito un messaggio condiviso da tutti i relatori: parlare di progetto di vita significa parlare della persona nella sua interezza, riconoscendone non solo i bisogni di cura, ma anche il diritto alle relazioni, all’amore e all’autodeterminazione.

I relatori del convegno

I relatori del convegno

Hanno collaborato Martina Giuffrida, Sofia Sorrentino, Hoara Ieni, Grace Musumeci, Ivana Latora e Maria Fusea

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