Le voci del Coro d’Ateneo e della Corale Tovini risuonano nella corte del Palazzo centrale tra luci dorate, architettura barocca e memoria collettiva. Un concerto capace di trasformare il “cuore” di Unict in uno spazio sospeso tra fede, cultura e identità cittadina
Le ultime luci del tramonto sono scivolate lentamente accarezzando la serie di arcate poggianti su pilastri in pietra del Palazzo centrale dell’Università di Catania e riflettendosi sull’elegante acciottolato bianco e nero del chiostro disegnato dagli architetti Francesco Battaglia, Antonino Battaglia e Giovan Battista Vaccarini.
Nel cuore della corte, trasformata per una sera in un teatro a cielo aperto, le voci dei cori si sono alzate solenni creando un’atmosfera quasi fuori dal tempo. Il pubblico, raccolto lungo il perimetro del cortile, ha assistito in silenzio a uno spettacolo in un connubio naturale di musica, architettura e devozione.
È in questa cornice che si è svolto Per Agata, il concerto corale dedicato alla patrona della città e inserito nelle celebrazioni del Giubileo agatino.
La fotografia della serata restituisce con forza il senso dell’evento: il palco disposto nel chiostro, le linee geometriche della pavimentazione storica che guidano lo sguardo verso i coristi vestiti di nero, le luci calde sospese sotto i portici e il cielo che lentamente ha ceduto alla sera.
Ogni elemento ha contribuito a creare un clima di intensa partecipazione emotiva, quasi una liturgia civile e musicale dedicata a Sant’Agata.
Un momento del concerto
Il chiostro del Palazzo centrale, con la sua struttura rinascimentale fatta di corridoi ariosi e arcate armoniose, è apparso ancora una volta come uno dei luoghi più suggestivi della città. L’antica tecnica dell’acciottolato, che compone motivi ornamentali in pietra lavica e calcare bianco, sembrava dialogare con la coralità delle voci e con la spiritualità dei brani eseguiti.
La musica attraversava la corte con delicatezza, rimbalzando sotto i portici e amplificando quel senso di raccoglimento condiviso tra studenti, docenti, cittadini e autorità presenti.
L’evento, nato su proposta del Lions Club Catania Riviera dello Ionio e sostenuto dal rettore Enrico Foti, ha visto protagonisti il Coro dell’Università di Catania e la Corale “Giuseppe Tovini”, diretti dai maestri Pietro Valguarnera, Giuseppe Sanfratello, Franco Lazzaro e Paolo Cipolla, con questi ultimi anche all’organo.
A introdurre gli interventi e i canti Marco Di Mauro di Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania. Presenti, tra gli altri, il direttore generale dell’ateneo catanese Corrado Spinella, il questore Giuseppe Bellassai e numerose autorità civili e militari.
Marco Di Mauro mentre introduce il concerto
Il pubblico presente allo spettacolo
Cultura, musica e identità cittadina in una serata di sinergia tra devozione e università
Nel suo intervento, la prorettrice Lina Scalisi ha sottolineato il significato profondo della serata e il legame speciale tra la città e la sua patrona: «Siamo in un anno particolare, nel quale tutti noi siamo ancora più coinvolti verso la devozione per una Santa che ha segnato e continua a segnare la storia di questa città e non soltanto».
La prorettrice Scalisi ha espresso orgoglio per il Coro d’Ateneo, definendolo «un nostro vanto», ricordando anche il recente successo ottenuto a Urbino.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla Corale Tovini, al professor Benedetto Torrisi e al Lions Club «per avere costruito una sinergia capace di trasformare un concerto in un momento autentico di condivisione culturale e spirituale». «Aver immaginato questa serata è stato davvero un regalo per l’Università e per la città», ha aggiunto la prof.ssa Scalisi prima di cedere la parola a Benedetto Torrisi, docente Unict e presidente del Lions Club Catania Riviera dello Ionio.
Un momento dell'intervento della prorettrice Lina Scalisi
Proprio il prof. Benedetto Torrisi, nel suo intervento, ha raccontato la nascita del progetto a partire da una prima esperienza dedicata ai canti agatini organizzata lo scorso dicembre. «Abbiamo compreso subito la forza e le potenzialità di questa iniziativa», ha spiegato, ricordando come l’incontro tra le due corali rappresenti «un grande momento di contaminazione» artistica e culturale.
«Il chiostro del Palazzo centrale un luogo assolutamente magico, ideale per un appuntamento che ha voluto unire sentimento religioso, amore per la musica e identità cittadina. Credo di avere fatto il mio dovere, come Lions, donando alla città un altro pezzo di cultura importante e determinante per la sua identità», ha concluso, ringraziando anche lo staff dell’Area per la Comunicazione dell’Ateneo per il lavoro organizzativo svolto.
Un momento dell'intervento del prof. Benedetto Torrisi, presidente del Lions Club Catania Riviera dello Ionio
Il percorso musicale della devozione agatina: dal gregoriano alla tradizione popolare
Il cuore del concerto è stato il grande percorso musicale costruito attorno ai secoli della devozione agatina, un itinerario sonoro che ha attraversato Medioevo, tradizione liturgica orientale, repertorio popolare e scrittura contemporanea, restituendo al pubblico tutta la stratificazione culturale e spirituale del culto di Sant’Agata.
Ogni brano ha rappresentato un tassello di un racconto collettivo profondamente legato all’identità catanese, in un continuo dialogo tra memoria storica, fede e musica.
Ad aprire la serata è stata la melodia gregoriana Gaudeamus omnes in Domino, antifona d’introito della liturgia solenne del 5 febbraio dedicata alla Santa. Il brano, di autore anonimo, è stato eseguito dalla Corale “Giuseppe Tovini” diretta dal maestro Pietro Valguarnera, alternato al salmo Eructavit cor meum verbum bonum.
Le linee pure del canto gregoriano hanno immediatamente immerso il chiostro in un’atmosfera di raccoglimento, quasi sospendendo il tempo sotto le arcate illuminate del Palazzo centrale. L’antico invito alla gioia nel giorno del martirio di Agata si è diffuso nella corte con una forza austera ma profondamente evocativa.
Dalle sonorità occidentali del gregoriano si è passati alle suggestioni della liturgia orientale con gli Inni bizantini per Sant’Agata, appartenenti al repertorio della Chiesa bizantina e proposti dal Coro dell’Università di Catania in una elaborazione musicale di Giuseppe Sanfratello, sotto la direzione di Paolo Cipolla.
Il brano nasce dalla fusione di due antichi testi liturgici — un kontàkion e un apolytìkion — che celebrano Agata come “rosa odorosa di verginità” e “sposa incorrotta del Dio vivificante”. Le melodie, dense di spiritualità e caratterizzate da una forte componente meditativa, hanno creato un clima quasi mistico, amplificato dall’acustica naturale del chiostro.
Uno dei momenti più intensi della serata è stato Eya fratres personemus, anonima sequenza del XII secolo appartenente al repertorio della Cattedrale normanna di Catania. Il brano, tratto dal cosiddetto “tropario di Catania”, celebra il ritorno delle reliquie di Sant’Agata da Costantinopoli ed è una preziosa testimonianza della storia medievale della città.
Proposto nell’arrangiamento di Franco Lazzaro e Paolo Cipolla, con quest’ultimo all’organo, il canto ha restituito il senso di esultanza collettiva che accompagnò il ritorno delle reliquie agatine nella Catania normanna. La scrittura musicale, originariamente pensata per un coro monastico maschile, ha assunto nella versione eseguita una dimensione solenne e quasi teatrale, intrecciando spiritualità e orgoglio civico.
Grande partecipazione emotiva ha accompagnato poi l’Inno popolare a Sant’Agata, autentico simbolo della devozione cittadina composto nel 1951 da don Rosario Licciardello su testo di don Antonino Corsaro in occasione del XVII centenario del martirio della Santa. Eseguito dai cori riuniti sotto la direzione di Pietro Valguarnera, con Paolo Cipolla all’organo, il brano è stato accolto come un momento corale di memoria condivisa. Le sue parole e la sua melodia, familiari a ogni devoto catanese, hanno trasformato il concerto in una partecipazione collettiva capace di unire pubblico e coristi in un unico grande omaggio alla patrona.
A seguire, Nel trionfo di Sant’Agata, composto da monsignor Nunzio Schilirò, ha riportato alla memoria le antiche processioni agatine con il suo andamento solenne e marziale. Storico brano del repertorio della Corale Tovini, il canto alterna un ritornello dal tono quasi celebrativo a strofe più intime e meditative ispirate all’antifona Gaudeamus. Diretto da Pietro Valguarnera con accompagnamento d’organo di Paolo Cipolla, il brano ha evocato l’atmosfera delle tradizionali processioni del 3 febbraio e il forte senso di appartenenza popolare legato alla festa agatina.
Di grande raffinatezza musicale anche Jesu corona virginum, nella versione composta da Paolo Cipolla nel 2009. Il testo, appartenente alla liturgia dei vespri del 4 febbraio, riflette sul tema dello Sposo celeste al quale Agata consacra la propria vita. La scrittura polifonica alternata al gregoriano ha creato un clima di intensa spiritualità, in cui la coralità si è intrecciata delicatamente con il suono dell’organo, restituendo un momento di profonda contemplazione.
Un momento del concerto
Molto suggestive le due versioni di Stans beata Agatha. La prima, composta dal musicista tardo ottocentesco Filippo Tarallo e proposta nell’elaborazione a quattro voci dispari di Franco Lazzaro, introduce e conclude il canto del Magnificat e ispirata alla Passione della Santa, ne rievoca gli ultimi momenti della vita di Sant’Agata attraverso una scrittura intensa e drammatica.
Il brano, storicamente legato alle monache benedettine di via Crociferi che lo eseguono durante il passaggio della processione agatina, è stato diretto dallo stesso Franco Lazzaro con Paolo Cipolla all’organo, restituendo al pubblico un’atmosfera sospesa tra dolore e speranza.
La seconda versione di Stans beata Agatha, composta da Paolo Cipolla nel gennaio 2009, ha invece guardato alla tradizione della musica sacra barocca contaminandola con sensibilità armoniche moderne. In questa esecuzione, diretta dall’autore con Franco Lazzaro all’organo, le parole della Santa sono state affidate alla voce solistica del soprano Valentina Fallea del Coro d’Ateneo. L’alternanza tra voce solista e coro ha dato vita a un dialogo intenso e teatrale, carico di pathos emotivo.
E, infine, è stata la cantata Lo ionico mare, attribuita al compositore ottocentesco Michele Giarrusso e da sempre legata alla tradizione musicale popolare della festa agatina. Un tempo eseguita durante i concerti del 3 febbraio in Piazza Duomo, la cantata rappresenta una delle testimonianze più significative della tradizione corale catanese.
I due cori riuniti l’hanno proposta sotto la direzione di Pietro Valguarnera con Paolo Cipolla all’organo, restituendone tutta la spettacolarità sonora. La struttura tripartita — con un inno solenne, una preghiera meditativa e una brillante cabaletta finale — ha trasformato il chiostro universitario in un grande teatro sacro a cielo aperto.
Immancabile il bis dei cori che all’unisono hanno intonato l’Inno popolare a Sant’Agata in un finale suggestivo accolto da lunghi applausi del pubblico.
I direttori di entrambi i cori insieme con i componenti della Corale Tovini e del Coro d'ateneo
Corale Tovini e Coro d’ateneo: tradizione e nuove generazioni in un unico grande omaggio musicale
Protagoniste della serata sono state le due formazioni corali che hanno dato voce al concerto “Per Agata”, unendo esperienze, sensibilità musicali e generazioni differenti in un unico grande omaggio alla patrona della città. Da una parte la storica Corale “Giuseppe Tovini”, custode della tradizione sacra e popolare catanese; dall’altra il giovane Coro dell’Università di Catania, realtà nata recentemente ma già capace di distinguersi nel panorama musicale universitario nazionale.
L’incontro tra i due cori ha rappresentato uno dei tratti più significativi dell’evento: una fusione tra memoria e contemporaneità, tra repertorio storico e nuove sensibilità artistiche, nel segno della devozione agatina.
La Corale “Giuseppe Tovini”, fondata nel 1970 da Monsignor Nunzio Schilirò, rappresenta da oltre mezzo secolo uno dei punti di riferimento della musica sacra catanese. Formata prevalentemente da professionisti accomunati dalla passione per il canto, la corale porta avanti una intensa attività sia liturgica sia concertistica, dedicandosi alla valorizzazione del repertorio sacro — dal gregoriano alla polifonia classica — ma anche dei canti popolari della tradizione siciliana e italiana.
Nel corso degli anni ha accompagnato alcuni dei momenti più significativi delle celebrazioni agatine, prestando servizio liturgico in Cattedrale e partecipando ai tradizionali concerti di Piazza Duomo dedicati agli inni in onore della Santa. Oggi la Corale Tovini è diretta dal maestro Pietro Valguarnera, che continua il lavoro di tutela e diffusione di un patrimonio musicale profondamente legato all’identità religiosa e culturale della città.
La Corale "Giuseppe Tovini"
Più recente, ma già fortemente radicato nella vita culturale dell’Università di Catania è il Coro d'Ateneo nato nel 2022 e formato da studenti, dottorandi, specializzandi, ricercatori e personale universitario. Il coro si distingue per un repertorio estremamente ampio e versatile che attraversa generi e linguaggi differenti: dal sacro al profano, dal gregoriano al gospel, dalla polifonia classica alle colonne sonore cinematografiche, fino al pop, al musical e alla musica etnica.
La scelta dei brani ha coniugato finalità formative e sperimentazione artistica, con una particolare attenzione alla riscoperta di pagine rare o inedite e alla rielaborazione di repertori tradizionali attraverso arrangiamenti originali.
Il Coro d’Ateneo accompagna regolarmente i principali appuntamenti istituzionali dell’Università di Catania, tra inaugurazioni dell’anno accademico, lauree honoris causa e concerti natalizi. Recentemente ha preso parte al festival nazionale dei cori universitari “UNInCANTO”, organizzato dall’Università di Urbino “Carlo Bo”, ottenendo calorosi apprezzamenti da pubblico e partecipanti.
La direzione artistica è affidata ai maestri Paolo Cipolla, Franco Lazzaro e Giuseppe Sanfratello, protagonisti di un lavoro musicale che punta a coniugare qualità artistica, ricerca e coinvolgimento delle nuove generazioni.
A comporre il Coro d’Ateneo le studentesse e gli studenti: Grazia Maria Ambra, Gaia Andretta, Danilo Aniceto, Lucia Arena, Elisabetta Baldoni, Laura Beninato, Simona Busni, Paolo Carta, Nicole Caruso, Chiara Catania, Vittoria Cava, Andrea Chisari, Antonella Corrazzini, Chiara Cuscani, Serena D'Amico, Giuliana De Luca, Stefania De Luca, Antonino Di Mauro, Federico Dilillo, Aurora Du Bois, Valentina Fallea, Giordana Falsaperla, Sonia Grasso, Giulia Grimaldi, Roberta Giuffrida, Irene Isaja, Matteo Leocata, Dario Leotta, Angelo Maniscalco, Isabella Miano, Julia Musumeci, Daniele Musumeci, Irene Orefice, Aurora Pagano, Marco Paolino, Irene Persano, Silvia Pignatello, Chiara Platania, Noemi Rapisarda, Emanuele Ravidà, Oliwia Rudek, Martina Santangelo, Ilaria Scalone, Sara Squatrito, Claudia Stefio, Michalina Strzelecka e Arianna Zappalà.
Il Coro d'Ateneo