A Palazzo Corsini presentato il volume “Un secolo di archeologia 1923-2023”, sulle vicende dell’istituzione fondata da Paolo Orsi
La Scuola di specializzazione in Beni archeologici di Siracusa per un giorno protagonista all’accademia dei Lincei. Nei giorni scorsi, nella prestigiosa sede di Palazzo Corsini a Roma, l’insigne archeologa Paola Pelagatti e il direttore della Scuola archeologica italiana di Atene Emanuele Papi, alla presenza del presidente dei Lincei Roberto Antonelli, hanno infatti presentato ai soci il volume Un secolo di archeologia 1923-2023 edito in occasione del centenario della Ssba dell’Università di Catania operante nel capoluogo aretuseo, che ebbe come pioniere l’archeologo e soprintendente roveretano Paolo Orsi.
Fondata 14 anni dopo la Scuola di Atene, l’istituzione siracusana ha infatti da poco celebrato il primo secolo di vita. Le vicende della Scuola sono state puntualmente ricostruite, attraverso una lunga ricerca in archivio, in un recente volume curato da Daniele Malfitana, ordinario di archeologia a Catania e attuale direttore della Ssba di Unict, edito per i tipi dell’Erma di Bretschneider, ricostruisce tutte le fasi di vita di questa centenaria istituzione: dal 1923 fino agli anni 50, quando era ancora Scuola di archeologia e Scuola del dramma antico fino al 1961 quando le strade si separano e la Scuola archeologica riparte prima con Paolo Enrico Arias per arrivare infine nelle mani di Giovanni Rizza, anch’egli linceo, nel 1965.
«Da quel momento in poi – ha sottolineato la prof.ssa Paola Pelagatti -, la Scuola catanese/siracusana ha operato ininterrottamente divenendo centro di molteplici attività svolte su tutto il territorio siciliano essendo, ancora oggi, l’unica Scuola di terzo livello dei quattro atenei siciliani e consolidando formazione, didattica ed attività sul campo potendo contare sui saldi rapporti con la Soprintendenza siracusana, durante gli anni di guida di L. Bernabò Brea, miei e poi di Beppe Voza».
«La Scuola – ha proseguito Pelagatti - ha oggi sede nello splendido Palazzo Chiaramonte di Ortigia, a dieci metri dall’Athenaion, e ciò ha segnato, nel corso degli anni, la forza di questo istituto che nell’arco di quasi un secolo ha visto passare nelle sue aule i migliori archeologi del panorama nazionale ed internazionale che in quella Scuola hanno offerto lezioni e seminari a tanti allievi, molti dei quali oggi occupano posti di prestigio nelle Università, negli enti di ricerca, nelle Soprintendenze, nei musei e nei parchi archeologici dell’isola e non».
Il volume vede soprattutto protagonisti gli allievi della Scuola che vi hanno tracciato, per grandi linee, alcuni temi di grande attualità: temi che li riguardano in prima persona e che toccano aspetti della loro formazione, del loro futuro, del ripensamento anche delle Scuole di terzo livello, alla luce delle continue evoluzioni di un sistema che ha bisogno non solo di risorse ma di interventi strutturali perché l’archeologia possa essere al centro delle loro aspirazioni.
«I contributi degli allievi – ha concluso Pelagatti – fanno ben sperare: nelle loro esperienze penso di possa intravvedere il loro futuro fatto di una archeologia diversa dai nostri tempi: di imprenditoria, di conoscenza trasformata in prodotto, di scavi preventivi visti come strumento per la definizione di una professione che stenta ad essere riconosciuta come tale, ed ancora di tanto digitale e molte tecnologie che dialogano con i resti del passato. Se essi saranno in grado di mantenere la storia di questa centenaria istituzione scommettendo su tradizione ed innovazione, su sé stessi, sulle loro forze, e soprattutto sulle azioni da mettere in cantiere, allora potranno davvero assicurare all’archeologia uno spazio più adeguato e di tutto rispetto tra le professioni di un futuro che è ormai dietro l’angolo».

Un momento dell'incontro