L’Università di Catania, a Linguaglossa, ha ospitato la quarta edizione della Summer School AISPP
Casa San Tommaso, nella suggestiva piazza Ambrogio Gullo a Linguaglossa, ha trasformato per tre giorni un borgo alle pendici dell’Etna in un laboratorio nazionale di riflessione critica. Il tema scelto per il 2026 — Fare storia del politico — ha posto al centro del dibattito una domanda fondamentale: cosa significa fare ricerca storica sulle categorie del politico, attraverso le epoche e le tradizioni culturali?
Un appuntamento nazionale per la ricerca
Giunta alla sua quarta edizione, la Summer School della Associazione Italiana di Storia del Pensiero Politico - AISPP è uno dei principali momenti di formazione avanzata per dottorandi, dottorande e giovani studiosi che si occupano di storia del pensiero politico. L’iniziativa ha visto la partecipazione di alcuni tra i più autorevoli studiosi italiani della disciplina, offrendo alle nuove generazioni della ricerca uno spazio privilegiato di confronto e crescita scientifica.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali dell’Università di Catania portati da Giuseppe Speciale, delegato del rettore alla Didattica, e da Stefania Mazzone, delegata del rettore ai Dottorati. A seguire, l’introduzione della presidente dell’AISPP, Francesca Russo, ha dato il via a tre giornate dense di lezioni magistrali, seminari e presentazioni di ricerca.

In foto da sinistra Francesca Russo e Stefania Mazzone
Metodi e prospettive a confronto
Le sessioni hanno attraversato l’intera ampiezza della disciplina: dal metodo “non metodico” nello studio di Machiavelli alla costruzione di una teoria politica dei concetti sociali; dalle storiografie femministe del Settecento e Ottocento francese al metodo della Begriffsgeschichte tra teoria della storia e temporalità; dall’eredità di Rodolfo Mattei alle metodologie dello studio del Risorgimento in chiave di visibilizzazione del femminile; dalla funzione di archivio delle fonti letterarie alle metodologie dell’intelligenza artificiale; dal metodo storico-filosofico fondato sulla contestualizzazione radicale al metodo critico-genealogico degli studi di genere, fino alla concettualizzazione della necessità della politica.
Hanno contribuito ai lavori, tra gli altri, Franco Di Sciullo, Maurizio Ricciardi, Paola Persano, Luca Scuccimarra, Marco Geuna, Laura Mitarotondo, Stefano De Luca, Carlo Galli, Cristina Cassina, Giovanni Giorgini e Federica Falchi.

In foto da sinistra Stefania Mazzone, Francesca Russo, Paola Persano, Franco Di Sciullo e Maurizio Ricciardi
Giovani ricercatori protagonisti
Particolarmente significativa è stata la sessione dedicata alle Presentazioni di Ricerca, durante la quale giovani studiose e studiosi provenienti da numerose università italiane — Ginevra Alescio, Leonardo Angeletti, Iacopo Chellini, Dorina Damani, Carlotta De Cuntis, Mario Di Pumpo, Angelica Esposito, Lorenzo Ferraro, Matteo Innocenti, Priscilla Lipari, Francesca Luana Mirenda, Davide Montanari, Antonio Notarpietro, Anna Palombi, Francesca Rossi, Joel Terracina e Ugo Muraca — hanno discusso i propri lavori di fronte a una comunità scientifica nazionale consolidata.
La presentazione di “Genealogiè della cura”
Un momento di particolare rilievo è stato la presentazione del volume di Stefania Mazzone dal titolo Genealogie della cura. Donne, corpi e politica del vivente (Rubbettino, 2026), introdotta da Cettina Laudani e discussa con Paola Persano e Luca Scuccimarra nell’ambito dell’appuntamento del libro del mese dell’AISPP.
Il confronto ha toccato alcuni dei nodi più urgenti del dibattito contemporaneo tra filosofia politica, storia delle idee e studi di genere: la marginalizzazione del corpo e della differenza sessuale nell’ordine politico moderno, il superamento della scissione tra Legge e Vita nel dialogo con la tradizione ebraica e la teologia femminista, fino all’estensione delle categorie del corpo e del controllo allo spazio digitale e algoritmico — dove la cura si configura come forma di resistenza ontologica.

In foto da sinistra Stefania Mazzone e Laura Mitarotondo
Il ruolo dell’Università di Catania
L’iniziativa conferma il ruolo dell’Ateneo catanese nella promozione dell’alta formazione e della ricerca umanistica, rafforzando il dialogo tra studiosi di diversa provenienza e contribuendo alla crescita di una nuova generazione di ricercatrici e ricercatori. Per tre giorni, Linguaglossa è diventata un punto di riferimento nazionale per chi si interroga — con rigore e passione — sul passato e sul presente della politica.






