Acquafredda/Imbischi si conferma un sito strategico per raccontare la storia produttiva della Sicilia antica e costruire nuovi itinerari di turismo culturale. La prorettrice Lina Scalisi: «La collaborazione tra istituzioni può produrre risultati importanti»
Restituire alla comunità il valore della propria storia e trasformare il patrimonio archeologico in un’opportunità per il futuro. È questa la prospettiva che ha guidato AKESINES – La Settimana dei Beni archeologici della Valle dell’Alcantara che si è svolta dal 23 al 26 ottobre con il patrocinio dell’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana.
L’iniziativa ha posto al centro le ricerche nel sito di Acquafredda/Imbischi, nel territorio di Castiglione di Sicilia, dove l’attività congiunta dell’ateneo catanese e della Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Catania, coordinata della prof.ssa Eleonora Pappalardo e dalla dott.ssa Angela Merendino, sta contribuendo a delineare un quadro sempre più articolato delle attività produttive nella Sicilia di età greca.
Le indagini hanno individuato un complesso artigianale databile tra il IV e il III secolo a.C., comprendente una fornace e diversi ambienti connessi alla lavorazione della ceramica: testimonianze preziose per comprendere le tecniche manifatturiere e l’organizzazione economica degli insediamenti antichi.
Le quattro giornate, fortemente volute dal sindaco di Castiglione di Sicilia, Concetto Stagnitti, hanno intrecciato ricerca sul campo, educazione e divulgazione, mostrando come l’archeologia possa diventare uno strumento accessibile e coinvolgente anche al di fuori degli ambienti accademici.

Un momento delle attività di divulgazione e educazione nel sito
Il cantiere archeologico – il 23 ottobre scorso - ha aperto le porte agli alunni della scuola primaria dell’Istituto comprensivo "Santo Calì" di Castiglione di Sicilia, accompagnati dai docenti e dalla dirigente scolastica, prof.ssa Rita Pagano. Alla visita è seguito un laboratorio didattico-sperimentale sulla produzione ceramica, durante il quale i bambini hanno potuto sperimentare e conoscere le tecniche e i gesti degli antichi artigiani. Un’esperienza che ha avvicinato i più giovani al metodo archeologico attraverso l’osservazione diretta, la scoperta e la partecipazione attiva.
Sabato 24 ottobre, nella sala consiliare di Castiglione di Sicilia, la giornata di studi ha riunito temi e prospettive di ricerca dedicati all’archeologia della Valle dell’Alcantara, alle relazioni tra insediamenti umani e ambiente, alle produzioni ceramiche e all’impiego delle nuove tecnologie nello studio e nella valorizzazione dei beni culturali. Il confronto tra studiosi, istituzioni e operatori ha offerto un’occasione per mettere in comune conoscenze e delineare possibili strategie di valorizzazione.

Un momento delle attività di divulgazione e educazione
Il progetto si distingue per la capacità di mettere in relazione soggetti con competenze e responsabilità differenti. La collaborazione tra Università di Catania, Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Catania, Comune di Castiglione di Sicilia e Cantine Firriato rappresenta il fondamento di un percorso che coniuga produzione scientifica, protezione del patrimonio, partecipazione locale e connessione con il sistema economico.
Per l’Università di Catania, il riferimento scientifico dell’iniziativa è la prof.ssa Eleonora Pappalardo, docente di Archeologia Classica al Dipartimento di Scienze della Formazione (DiSFor) e presidente del corso di laurea magistrale in Progettazione del turismo sostenibile culturale e naturalistico.
Le attività si avvalgono, inoltre, di un approccio multidisciplinare che coinvolge i dipartimenti di Ingegneria industriale Elettrica Elettronica e Informatica – DIEEI, Fisica e Astronomia – DFA, Scienze biologiche geologiche e ambientali – DSGBA, Scienze chimiche – DSC e Ingegneria industriale civile e architettura – Dicar dell’ateneo catanese insieme al CNR-ISPC.

Un momento delle attività di divulgazione e educazione nel sito
La prospettiva di AKESINES supera i confini della singola campagna di scavo. La conoscenza delle antiche produzioni, delle risorse naturali e delle relazioni economiche che interessavano la Valle dell’Alcantara può contribuire a costruire nuovi racconti del territorio e percorsi capaci di collegare siti archeologici, paesaggi rurali e tradizioni produttive.
In particolare, il dialogo tra le testimonianze della manifattura ceramica antica e l’attuale vocazione vitivinicola della valle apre possibilità interessanti per un’offerta culturale integrata, attenta alla qualità dell’esperienza e alla sostenibilità.
In questa visione, la comunità non è soltanto destinataria delle iniziative, ma parte essenziale del processo di valorizzazione.
Le attività rivolte alle scuole e l’apertura del cantiere hanno mostrato l’importanza di rendere comprensibili i risultati della ricerca, favorire la conoscenza dei luoghi e rafforzare il legame tra cittadini e patrimonio.
Con AKESINES, la Valle dell’Alcantara diventa un laboratorio nel quale ricerca, tutela e promozione culturale possono procedere insieme. La sfida per il futuro è consolidare questa rete di collaborazione, affinché i risultati scientifici si traducano in conoscenza diffusa, nuove opportunità educative e itinerari sostenibili, capaci di valorizzare l’identità dei luoghi e generare benefici duraturi per il territorio.

La docente Eleonora Pappalardo
Archeologia e territorio, istituzioni unite per valorizzare Castiglione
La ricerca archeologica come strumento di conoscenza, tutela e sviluppo del territorio. È questa la prospettiva emersa stamattina, al Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane dell’Università di Catania, dalle dichiarazioni dei rappresentanti delle istituzioni coinvolte nelle attività condotte a Castiglione di Sicilia, dove la collaborazione tra Università di Catania, Soprintendenza, amministrazione comunale e soggetti privati ha contribuito a trasformare le indagini sul campo in un più ampio percorso di valorizzazione del patrimonio culturale.
«Un’esperienza che - come sottolineato da Lina Scalisi, prorettrice dell’Università di Catania -, ha consolidato una rete di relazioni istituzionali e rafforzato il legame tra ricerca e territorio. Questa iniziativa rappresenta un successo non soltanto per i risultati delle indagini archeologiche sul campo, ma anche per la rete di relazioni costruita con tutti gli enti coinvolti».
«L’Università di Catania ha contribuito ad attivare dinamiche che vanno oltre la ricerca, favorendo lo sviluppo del territorio di Castiglione, la valorizzazione dei suoi saperi e la tutela del patrimonio archeologico – ha aggiunto la prorettrice alla presenza di una folta platea studenti e studentesse del Dipartimento di Scienze della formazione -. È la dimostrazione concreta di come la collaborazione tra istituzioni possa produrre risultati importanti. Abbiamo dato attuazione a un progetto avviato nel 2022, nato per approfondire la conoscenza archeologica del territorio e progressivamente esteso a una più ampia prospettiva di valorizzazione e promozione territoriale».
Un momento dell'intervento della prorettrice Lina Scalisi
Il valore dell’iniziativa si inserisce in un contesto più ampio, nel quale il sostegno alla ricerca e agli interventi di tutela rappresenta una condizione essenziale per rendere fruibile il patrimonio culturale siciliano. Su questo aspetto si è soffermato Alberto Cardillo, capo di gabinetto dell’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, che ha ringraziato l’ateneo e la Soprintendenza per il lavoro svolto, richiamando le difficoltà logistiche e finanziarie che accompagnano le campagne archeologiche.
Nel suo intervento ha evidenziato «l'impegno della Regione nel rafforzare le risorse destinate alle attività di scavo: dagli stanziamenti inferiori al mezzo milione di euro annuo degli anni precedenti si è passati a circa 5 milioni nel 2025, con l’obiettivo di raggiungere i 6 milioni nel 2026». «Un incremento significativo, sebbene ancora da rapportare alla vastità del patrimonio archeologico dell’Isola», ha aggiunto.
Un momento dell'intervento di Alberto Cardillo, capo di gabinetto dell’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana
Per il sindaco di Castiglione di Sicilia, Concetto Stagnitti, «la presenza dell’Università rappresenta motivo di orgoglio per la comunità locale» e nel suo intervento ha richiamato «il valore della convenzione con l’Ateneo, proposta nel 2025» e ha sottolineato «l’importanza di garantire le condizioni economiche necessarie a sostenere la continuità delle attività».
«Un impegno che consente al Comune di partecipare concretamente a un percorso di ricerca capace di generare ricadute culturali per il territorio», ha aggiunto.
La collaborazione tra istituzioni è stata al centro anche dell’intervento di Maurizio Auteri, soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Catania, che ha ripercorso le tappe dell’attività archeologica nell’area. «Già dagli anni Novanta, gli archeologi della Soprintendenza avevano contribuito a individuare e approfondire siti come Crasà, Cuba, Acquafredda e Imbischi, facendo emergere testimonianze di interesse storico – ha detto -. Il successivo coinvolgimento dell’Università, attraverso le convenzioni con i dipartimenti interessati, ha consolidato un percorso condiviso, rinnovato nel tempo».
Auteri ha sottolineato anche «il contributo concreto del Comune, che ha messo a disposizione alcuni locali per ospitare gli studenti impegnati nelle attività, e dei privati, che hanno sostenuto il lavoro con mezzi e disponibilità». «Una partecipazione che ha permesso di affrontare le esigenze organizzative delle campagne archeologiche e di favorire il coinvolgimento delle nuove generazioni», ha aggiunto. Rivolgendosi agli studenti presenti, il soprintendente li ha invitati «a coltivare la passione per l’archeologia, guardando alle opportunità professionali e di ricerca che possono nascere dalla conoscenza e dalla tutela del patrimonio».
Un momento dell'incontro nei locali del Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane
A completare il quadro è stato il contributo di Angela Merendino della Soprintendenza di Catania, che ha evidenziato il carattere innovativo dell’esperienza: «L’attività che abbiamo svolto a Castiglione di Sicilia non è soltanto ricerca archeologica in senso stretto, ma a un’azione ampia che ha coinvolto enti pubblici e privati con l’Università di Catania e i suoi dipartimenti. Abbiamo creato un modo nuovo di fare ricerca sperimentando attività nuove».
In chiusura un messaggio del presidente di Firriato, Salvatore Di Gaetano: «Per Firriato, partecipare al progetto AKESINES significa credere in un’idea precisa: il patrimonio culturale non è soltanto una testimonianza del passato, ma una risorsa capace di generare valore per il presente e per il futuro dei nostri territori. Come azienda vitivinicola profondamente legata alla Sicilia, sappiamo che il vino è il risultato di una storia millenaria e di un rapporto profondo tra uomo e paesaggio».
«Crediamo soprattutto nel valore del metodo che AKESINES propone – ha aggiunto -: mettere in rete università, istituzioni, imprese e comunità locali per trasformare la ricerca archeologica in un'occasione di crescita condivisa. La tutela del patrimonio e lo sviluppo economico non sono obiettivi contrapposti; al contrario, quando si costruiscono collaborazioni autentiche, possono rafforzarsi reciprocamente».
I relatori della giornata conclusiva






