Alla riscoperta del patrimonio geominerario dei Monti Peloritani orientali

Università, istituzioni e ordini professionali insieme per la valorizzazione delle antiche miniere dismesse a fini scientifici e geoturistici

Nell’ottica di una sempre crescente attenzione del Siciliae Studium Generalae verso il territorio siciliano, nei giorni scorsi il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania ha partecipato attivamente, su invito di alcuni sindaci del comprensorio peloritano orientale, all’organizzazione di una giornata di studio dal titolo Il patrimonio geominerario del comprensorio orientale peloritano: risorsa strategica e geoturistica dedicata alla riscoperta delle antiche miniere metallifere dismesse dei Monti Peloritani.

Al convegno – che si è tenuto nell’aula magna dell’ex scuola elementare statale del Comune di Antillo - l’Università di Catania è stata assoluta protagonista grazie agli interventi di tre docenti del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali alla presenza dei primi cittadini dei comuni di Antillo (Davide Paratore nelle vesti di padrone di casa), di Fiumedinisi (Giovanni De Luca), di Alì (Natale Rao) e di Roccalumera (Giuseppe Lombardo).

Proprio le amministrazioni comunali si sono fatte promotrici di una proficua iniziativa volta alla valorizzazione di una risorsa storica e scientifica di grande rilevanza, oggi in larga parte dimenticata. 

Il prof. Rosolino Cirrincione, direttore del Dsgba di Unict, con la relazione I geoparchi minerari quale volano per il rilancio delle identità territoriali, si è soffermati sull’eccezionale patrimonio di geodiversità, unico in Italia, insito nel territorio siciliano, spiegando in maniera chiara le opportunità di grande rilievo che i territori interni della Sicilia hanno per poter riscoprire e rilanciare l’immenso patrimonio naturalistico e geoturistico. Opportunità che potrebbe derivare dal recupero, dalla valorizzazione e dalla fruizione sostenibile delle antiche miniere dismesse su tutto il territorio siciliano e più specificatamente nel comprensorio peloritano orientale.

A seguire il prof. Gaetano Ortolano, nel suo intervento dal titolo La storia geologica dei Monti Peloritani e le sue miniere, ha approfondito le peculiari caratteristiche geologiche dei Monti Peloritani, che ospitano le rocce più antiche della Sicilia, risalenti a oltre 500 milioni di anni fa. Si tratta di complessi metamorfici che hanno subito intense vicissitudini tettoniche legate ai movimenti endogeni profondi del pianeta. Un frammento orogenico totalmente diverso dal resto della catena appenninica, molto più simile alle rocce cristalline sarde, con le quali condivide analoghe risorse minerarie metallifere, prevalentemente allineate lungo sistemi di faglie legati al lungo viaggio – oltre 800 km – compiuto dalla microplacca peloritana dalla sua posizione originaria a quella attuale.

Carta geologica schematica dei Monti Peloritani

Figura 1. Carta geologica schematica dei Monti Peloritani rielaborata sulla base dei rilevamenti del progetto di cartografia geologica d’Italia alla scala 1:50.000 (a cura del Prof. Gaetano Ortolano). Nelle tonalità del viola le rocce metamorfiche di alto grado; Nelle tonalità del verde le rocce metamorfiche di grado intermedio-basso; Nelle tonalità del blu le unità con basamento metamorfico di bassissimo grado con coperture sedimentarie mesozoiche; in marrone le sequenze sin-orogene flyshoidi; in rosso le argille antisicilidi; in giallo le coperture Pliooceniche; In azzurro chiaro le coperture Pleistoceniche

Il prof. Marco Viccaro, delegato del rettore alla Ricerca, con la relazione Geochimica e minerogenesi delle miniere peloritane, ha condotto i partecipanti nel mondo delle mineralizzazioni a solfuri e solfosali che caratterizzano le risorse metallifere dei Peloritani orientali. 

In particolar modo il docente ha spiegato quali siano stati i meccanismi di formazione dei principali minerali metalliferi peloritani che si erano originariamente formati lungo le interstratificazioni originarie tra le filladi e i calcescisti dell’Unità di Mandanici per poi arricchirsi grazie all’attività idrotermalizzante canalizzate lungo le faglie che si andavano sviluppando durante il movimento della microplacca peloritana. 

I lavori, molto partecipati, non solo dalla comunità locale, ma anche da numerosi professionisti operanti sul territorio, hanno visto gli interventi di rappresentanti degli ordini professionali: l’ing. Santi Trovato, presidente dell’Ordine degli Ingegneri e Ingegnere Capo del Genio Civile della Provincia di Messina; l’arch. Giovanni Lazzari, presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Messina; il dott. agr. Stefano Salvo, presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi della Provincia di Messina; il dott. geol. Gabriele Denaro, consigliere dell’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia.

Ha completato il quadro degli interventi il dott. geol. Angelo Tripodo, rappresentante dell’Ordine dei Geologi nella Commissione Tecnico-Scientifica (CTS) per l’istituzione dei geositi, che ha illustrato le modalità e le procedure per il riconoscimento dei geositi a livello regionale.

Ad intervenire anche il vicepresidente della Regione Siciliana Luca Sammartino, insieme a numerosi sindaci e assessori provenienti da comuni limitrofi, da Floresta a Castelmola, passando per Furci e Alì Terme.

Il convegno ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra tutte le parti coinvolte sullo sviluppo di progetti condivisi e sulla partecipazione a bandi competitivi in ambito regionale, nazionale ed europeo. In tale prospettiva, è emersa la volontà di avviare la stipula di un protocollo d’intesa tra l’Università di Catania e i Comuni di Antillo, Alì, Fiumedinisi e Roccalumera, finalizzato alla valorizzazione delle peculiari caratteristiche geologiche e geominerarie del territorio peloritano orientale.

Più specificamente, i rappresentanti delle diverse istituzioni si sono impegnati, nel rispetto delle rispettive competenze e finalità istituzionali, a promuovere e consolidare forme di collaborazione in merito a studi di carattere geologico, geo-ambientale e geominerario mediante tecniche di acquisizione tradizionali e/o innovative, incluse metodologie UAV-LiDAR. 

Ed, inoltre anche in merito a studi geochimici e petrochimici per la stima del potenziale geominerario del territorio e a studi geologici, naturalistici e ambientali finalizzati al recupero e alla valorizzazione a fini geoturistici dei territori comunali interessati.

In foto da sinistra Luca Sammartino, l’architetto Tamà (moderatrice del convegno),  Angelo Tripodo, Rosolino Cirrincione, Gaetano Ortolano e Marco Viccaro

In foto da sinistra Luca Sammartino, l’architetto Tamà (moderatrice del convegno),  Angelo Tripodo, Rosolino Cirrincione, Gaetano Ortolano e Marco Viccaro 

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