Alma: il Sud accelera sulla didattica digitale

Dal Digital Education Hub ai nuovi strumenti per e-learning, inclusione e intelligenza artificiale: l’Università di Catania protagonista dell’innovazione accademica

«Pensare e costruire un Digital Education Hub che riunisce 13 università pubbliche e l’Accademia di Belle Arti di Napoli non è stato affatto semplice, soprattutto per il poco tempo a disposizione. Per molte università che non avevano ancora avviato un percorso strutturato di digitalizzazione dell’alta formazione, si è trattata di una prova impegnativa. Eppure, oggi siamo in grado di condividere risultati concreti: DEH ALM@ è dedicato al Sud, è quello con la dotazione più consistente, 24 milioni di euro complessivi, finalizzato a coinvolgere e attivare le università meridionali».

Bilancio decisamente positivo, quindi, per Tania Melchionna, direttrice tecnica dei Progetti speciali e della Comunicazione multimediale di Federica Web Learning, il Centro di Ateneo dell’Università di Napoli Federico II, nonché coordinatrice del progetto ALM@ (Pnrr M4C1), intervenuta all’evento conclusivo degli ALM@ Days & Sessions, svoltosi giovedì 7 e venerdì 8 maggio al Coro di notte del Monastero dei Benedettini. Due giornate dedicate alla presentazione dei risultati raggiunti dal progetto e al confronto sulle prospettive future dell’innovazione didattica in ateneo. 

Tra analisi, dati e riflessioni strategiche sul coinvolgimento del territorio, l’iniziativa ha valorizzato le buone pratiche emerse durante il progetto e aperto un dialogo con la comunità accademica sulle direttrici di una didattica sempre più innovativa, accessibile e inclusiva. «L’Università di Catania ha avuto un ruolo significativo – ha sottolineato Melchionna – lavorando intensamente sulla progettazione, sull’organizzazione dei flussi, sull’adozione delle tecnologie e sulla loro integrazione nella didattica in presenza. Un percorso orientato verso un modello realmente ibrido, capace di coniugare aula e digitale».

Un’innovazione stabile e duratura sulla didattica digitale

«Grazie alla stretta collaborazione con il gruppo coordinato dall’Università di Napoli, e con il coinvolgimento di altri importanti atenei come Sapienza, Padova e Firenze – ha spiegato il prof. Alberto Fichera, coordinatore del team scientifico e Principal Investigator di ALM@ per l’ateneo catanese – abbiamo dato vita a veri e propri spazi condivisi in cui le università collaborano per affrontare e sviluppare le principali sfide della didattica digitale». 

«Al centro del progetto ci sono le tecnologie, i modelli organizzativi e il ruolo sempre più strategico dell’intelligenza artificiale, considerata una leva fondamentale per innovare strumenti e processi formativi. L’obiettivo è promuovere un cambiamento concreto e coordinato nei processi educativi, partendo innanzitutto dal coinvolgimento del personale docente e tecnico-amministrativo e favorendo una riflessione interna alle università sulla gestione della digitalizzazione della didattica. I temi affrontati spaziano dalla progettazione e dall’utilizzo dei prodotti digitali agli aspetti amministrativi della trasformazione digitale, fino ai nuovi sistemi di organizzazione della didattica».

«Il progetto ALM@ – ha aggiunto il prof. Fichera – ha perseguito un obiettivo preciso: diffondere e valorizzare il lavoro svolto. Gli ALM@ Day, dedicati all’approfondimento teorico, e le ALM@ Session, più orientate alla pratica, hanno rappresentato momenti chiave di questa attività di disseminazione. I risultati raggiunti sono concreti: la nascita di un Teaching Learning Center, lo sviluppo di prodotti digitali, l’avvio di un percorso strutturato per la gestione della didattica attraverso software avanzati e l’apertura di una riflessione solida e necessaria sull’intelligenza artificiale. È questo il lascito più significativo del progetto ALM@ all’Università di Catania: un patrimonio di competenze, strumenti e visione da cui partire per una nuova fase di analisi e sviluppo, con l’obiettivo di trasformarlo in un’innovazione stabile e duratura».

Alma

Nuovi contenuti digitali per l’e-learning

Ma di quali prodotti formativi digitali e strumenti tecnologici siamo attualmente in grado di disporre, grazie al progetto ALM@? «Una parte significativa delle risorse è stata destinata a dotare l’Ateneo e il nascente Teaching Learning Center di attrezzature e strumenti avanzati per la produzione di contenuti digitali destinati alla formazione – chiarisce il prof. Giuseppe Pillera, responsabile del Work Package 1 -. Gli investimenti hanno riguardato innanzitutto sistemi per la realizzazione audiovisiva dei materiali didattici, le attività di post-produzione e la gestione dei contenuti accessori. Sono state inoltre acquisite licenze per diversi software a supporto della didattica innovativa — tra cui Wooclap e applicativi basati sull’intelligenza artificiale». 

Al termine del progetto, l’Ateneo potrà contare su un patrimonio di attrezzature e software aggiornati, ma anche su una prima produzione sperimentale di nove prodotti formativi digitali, attualmente in fase di completamento, che saranno integrati nella nuova piattaforma e-learning di Ateneo, Moodle: «Si tratta di MOOC, corsi brevi (NOC), remote lab e percorsi pensati anche per supportare l’assolvimento degli OFA, gli obblighi formativi aggiuntivi destinati agli studenti in ingresso, con l’obiettivo di accompagnarli nelle prime fasi del percorso universitario e facilitarne l’inserimento nella didattica accademica. Tra le iniziative sviluppate figura, ad esempio, anche un MOOC dedicato alla British Culture. L’intero percorso è stato costruito partendo da un coinvolgimento diretto e partecipato dei docenti dell’Ateneo, in particolare dell’area STEM, valorizzando competenze interne e sperimentazione didattica».

Tra gli aspetti più innovativi e sfidanti del progetto spicca il Work Package 4, dedicato all'integrazione dell'intelligenza artificiale nella didattica universitaria. «L'AI non sostituisce il docente, ma lo affianca e ne potenzia l'azione educativa – spiega il prof. Alfredo Pulvirenti, responsabile del WP4 –. Se progettata con una solida consapevolezza pedagogica, diventa uno strumento metacognitivo capace di amplificare i processi di apprendimento».

Il risultato più tangibile di questo lavoro è un plugin sviluppato per Moodle: un tutor virtuale basato su architettura RAG che, partendo dalle domande degli studenti, individua i contenuti più pertinenti nella knowledge base del corso e formula le risposte attraverso prompt configurati dal docente. Lo strumento può essere attivato sia sull'intero insegnamento sia su specifiche sezioni del corso.

L'ecosistema sviluppato comprende inoltre una Engagement Dashboard, che consente di monitorare sessioni, interazioni e trascrizioni, e un secondo plugin dedicato alla generazione assistita di quiz. Soluzioni tecnologiche avanzate che rimarranno a disposizione dell'Ateneo anche oltre la conclusione del progetto.

«La vera sfida – conclude Pulvirenti – è trasformare queste sperimentazioni in pratiche strutturali, formando figure in grado di supervisionarle e garantendo che la dimensione umana dell'educazione resti sempre al centro del processo formativo».

Alma

Un momento di un incontro

Inclusione, competenze e open-badge

Uno dei principi chiave del progetto riguarda la creazione di percorsi formativi universitari accessibili e inclusivi e l’introduzione di micro-credentials pensate per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro. «Le microcredenziali – spiega la prof.ssa Teresa Consoli, responsabile del WP2 - introducono unità formative brevi e mirate, pensate per sviluppare competenze specifiche e immediatamente spendibili». Questo approccio implica un dialogo diretto con il mondo del lavoro e con i bisogni del territorio, soprattutto in chiave inclusiva: richiede quindi percorsi progettati con precisione e un vero cambio di prospettiva per l’università.

I progetti promossi da ALM@, hanno portato alla definizione degli open badge: certificati digitali rilasciati tramite piattaforma, in grado di attestare in modo chiaro e verificabile le competenze acquisite. «Gli open badge valorizzano le microcredenziali – aggiunge la prof.ssa Consoli -, rendendole riconoscibili e spendibili, e si articolano in tre principali ambiti di investimento: l’area ICT, l’inclusione (rivolta in particolare agli studenti impegnati in attività sul territorio) e il riconoscimento delle competenze linguistiche, a cui si affianca un ulteriore ambito dedicato alla cura. Proprio in quest’ultimo settore si collocano studi condotti da epidemiologhe, impegnate nello sviluppo di microcredenziali per il tutoraggio infermieristico — con l’obiettivo di accompagnare la formazione dei giovani professionisti nelle strutture sanitarie — e per l’health e digital literacy. Si tratta di percorsi pensati per rafforzare la capacità di comprendere e interpretare il linguaggio medico contemporaneo, rivolti in particolare a persone che convivono con patologie diffuse sul territorio, come il diabete. Nel complesso, quindi, emerge un modello fortemente orientato al mercato del lavoro, ma costruito su basi inclusive e attente ai bisogni reali della società».

Un momento di un incontro

Un momento di un incontro

Il Faculty Development e gli “agenti del cambiamento”

Spetta poi a Raffaella Strongoli, responsabile del WP3, illustrare il ruolo del Faculty Development all’interno del progetto. «E’ una strategia articolata e multilivello, capace di intervenire su diversi aspetti della vita accademica – racconta la prof.ssa Strongoli -. In questo quadro, l’Università di Catania ha scelto di puntare con decisione sulla formazione dei docenti, costruendo un percorso orientato all’innovazione e al cambiamento. Ad esempio attraverso la creazione di una rete di docenti formati come Change Agents, veri e propri “agenti del cambiamento”: figure in grado di promuovere e accompagnare processi di innovazione didattica all’interno dell’ateneo. Il loro ruolo riguarda numerosi ambiti, dalle metodologie di insegnamento alle pratiche di valutazione, fino all’integrazione consapevole degli strumenti tecnologici nei percorsi formativi».

Accanto alla formazione dei docenti, il Faculty Development coinvolge anche il personale tecnico-amministrativo, chiamato a svolgere un ruolo sempre più strategico nel supporto alle attività didattiche. «I percorsi formativi dedicati al personale non riguardano soltanto l’utilizzo di strumenti operativi – conclude la docente -, ma anche l’acquisizione di nuove modalità di lavoro e di supporto ai processi educativi, sia attraverso attività di tutoraggio sia tramite azioni capaci di rafforzare e diffondere pratiche formative innovative. In questa prospettiva rientrano anche l’impiego di strumenti esterni, come MOOC e MiniMOOC, e la produzione di nuovi contenuti formativi, in piena sintonia con le attività e gli obiettivi degli altri Work Package del progetto di ricerca».

In altre parole, ALM@ vuole essere una risposta concreta alle trasformazioni in atto, conclude la coordinatrice Melchionna: «I giovani oggi apprendono in modi diversi, abituati a muoversi tra smartphone e computer, a fruire contenuti in maniera fluida e immediata – riflette -. Il progetto nasce proprio per intercettare questo cambiamento, senza rinunciare all’autorevolezza, al rigore e alla tradizione delle università pubbliche, attraverso modelli integrati di apprendimento e una convergenza tra didattica in presenza e on line. La sfida è ambiziosa, ma il messaggio è chiaro: possiamo farcela».

Un momento di un incontro

Un momento di un incontro

Back to top