AlmaLaurea 2026, Unict convince i suoi studenti: promossa per 9 laureati su 10

Più di 6.200 laureati coinvolti nell'indagine. Crescono le conferme sulla qualità percepita del percorso universitario e, a cinque anni dal titolo, il 94,2% dei laureati magistrali risulta occupato

Alfio Russo

L'Università di Catania supera l'esame dei suoi studenti. A dirlo sono i numeri del Rapporto AlmaLaurea 2026, che restituisce l'immagine di un ateneo solido, apprezzato e capace di accompagnare i propri laureati verso il mercato del lavoro. Il dato che colpisce maggiormente è quello relativo alla soddisfazione complessiva: l'89,4% dei laureati dichiara di essere soddisfatto dell'esperienza universitaria vissuta e oltre sette su dieci (71,4%) sceglierebbero nuovamente lo stesso corso nello stesso Ateneo, mentre l’8,6% sceglierebbe ancora Unict, ma cambiando corso.

Il Rapporto di AlmaLaurea sui Percorsi di laurea ha analizzato, nella sua interezza, le performance formative di circa 335 mila laureati del 2025 di 81 università. In particolare, si tratta di 195 mila laureati di primo livello, 107 mila dei percorsi magistrali biennali e 33 mila a ciclo unico. L'altro dato restituito dal Rapporto di AlmaLaurea riguarda gli Esiti occupazionali della laurea con l'analisi di circa 700 mila laureati, di 81 università, di primo e secondo livello del 2024, 2022 e 2020 contattati, rispettivamente, a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

Il Palazzo centrale dell'Università di Catania

Il Palazzo centrale dell'Università di Catania

Oltre seimila laureati nel 2025

L'indagine sui percorsi di studio ha coinvolto 6.282 laureati dell'Università di Catania nel 2025: 3.722 hanno conseguito una laurea triennale, 1.819 una magistrale biennale e 741 una laurea magistrale a ciclo unico. 

Si tratta di un incremento rispetto ai 5.912 laureati registrati nel 2024 dall'Ateneo etneo, segno di una crescita quantitativa della popolazione laureata.

Un Ateneo fortemente radicato nel territorio

I dati confermano la forte vocazione territoriale dell'Università di Catania. Solo lo 0,9% (0,6% tra i triennali e l’1,4% tra i magistrali biennali) dei laureati proviene da fuori regione, contro una media nazionale del 23,9%, mentre gli studenti con cittadinanza estera rappresentano appena l'1,7% (l’1,4% tra i triennali e il 2,6% tra i magistrali biennali).

L'80% dei laureati possiede un diploma liceale (il 78,9% per il primo livello e il 76,4% per i magistrali biennali), il 15,9% proviene da istituti tecnici (il 16,8% per il primo livello e il 18,6% per i magistrali biennali). Numeri che raccontano una realtà profondamente legata al contesto siciliano, ma che evidenziano anche una limitata capacità di attrarre studenti da altre aree del Paese.

tabella 1

Buoni risultati negli studi, ma resta il nodo dei fuoricorso

L'età media alla laurea si attesta a 25,9 anni. Nello specifico di 24,6 anni per i laureati di primo livello e di 28,1 anni per i magistrali biennali. Un dato su cui incide il ritardo nell’iscrizione al percorso universitario: non tutti i diplomati, infatti, si immatricolano subito dopo aver ottenuto il titolo di scuola secondaria superiore.  

Più della metà degli studenti conclude il percorso nei tempi previsti: il 54,5% consegue il titolo in corso (il 53,2% tra i triennali e il 61,8% tra i magistrali biennali), anche se il dato rimane inferiore alla media nazionale del 60,4%.

Elevato, invece, il rendimento accademico: il voto medio di laurea raggiunge 104,9 su 110, superiore al 102,8 registrato a livello nazionale. In particolar modo 102,4 per i laureati di primo livello e 109,3 per i magistrali biennali.

tabella 2

Tirocini diffusi, ma poca mobilità internazionale

Uno degli aspetti più positivi riguarda l'esperienza pratica maturata durante il percorso universitario. Il 68,2% dei laureati ha svolto un tirocinio curriculare riconosciuto dal corso di studi, superando il dato nazionale del 60,9%. In particolar modo il 72,2% tra i laureati di primo livello e il 69,4% tra i magistrali biennali (valore, quest’ultimo, che cresce all’88,0% considerando anche coloro che l’hanno svolto solo nel precedente triennio).

Resta, invece, contenuta la partecipazione ai programmi di studio all'estero: solo il 6,2% dei laureati ha preso parte a esperienze internazionali (il 4,6% per i triennali e il 7,8% per i magistrali biennali (quota, quest’ultima, che sale al 10,5% considerando anche coloro che le hanno compiute solo nel precedente triennio), contro il 10,2% della media italiana. Una delle sfide che l'Ateneo dovrà affrontare nei prossimi anni sarà proprio quella di incentivare la mobilità studentesca.

Il 53,8% dei laureati ha svolto un’attività lavorativa durante gli studi universitari: è il 52,9% tra i laureati di primo livello e il 59,8% tra i magistrali biennali.

tabella 3

Laureati soddisfatti: il rapporto con i docenti è promosso

Il giudizio degli studenti sull'esperienza universitaria è ampiamente positivo. L'87,8% si dichiara soddisfatto del rapporto con il corpo docente, l'84,9% valuta favorevolmente le attività didattiche e l'81,4% ritiene adeguato il carico di studio rispetto alla durata del corso.

Il dato forse più significativo riguarda la fiducia riposta nell'Ateneo: il 71,7% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso all'Università di Catania.

tabella 4

Unict, occupazione oltre il 75% a un anno dalla laurea e al 94% dopo cinque

L’Indagine sugli Esiti occupazionali della laurea ha riguardato complessivamente 11.055 laureati dell'Università di Catania. I dati si concentrano sull’analisi delle performance dei laureati di primo e di secondo livello usciti nel 2024 e intervistati a un anno dal titolo e su quelle dei laureati di secondo livello usciti nel 2020 e intervistati dopo cinque anni.

Occupazione: tre laureati triennali su quattro trovano lavoro

L’Indagine ha coinvolto 3.492 laureati triennali del 2024 contattati dopo un anno dal titolo (nel 2025).

Il 73,4% dei laureati di primo livello, dopo il conseguimento del titolo, decide di proseguire il percorso formativo con un corso di secondo livello (marginale la quota di chi si iscrive ad un corso triennale). Dopo un anno, il 73,1% risulta ancora iscritto all’università, di cui il 72,8% presso lo stesso ateneo. Per un’analisi più puntuale, pertanto, vengono di seguito fotografate le performance occupazionali dei laureati di primo livello che, dopo l’ottenimento del titolo, hanno scelto di non proseguire gli studi universitari e di immettersi direttamente nel mercato del lavoro.

Isolando quindi i laureati triennali dell'Università di Catania che, dopo il titolo, non si sono mai iscritti a un corso di laurea (24,8%), è possibile indagare le loro performance occupazionali a un anno dal titolo.

Tra i laureati triennali che hanno deciso di entrare subito nel mercato del lavoro senza proseguire gli studi, il tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del titolo raggiunge il 75,3%, mentre quello di disoccupazione (calcolato sulle forze di lavoro, cioè su coloro che sono già inseriti o intenzionati a inserirsi nel mercato del lavoro) è pari al 14,6%.

Tra gli occupati, il 17,6% prosegue il lavoro iniziato prima della laurea, il 16,9% ha invece cambiato lavoro; il 65,3% ha iniziato a lavorare solo dopo il conseguimento del titolo. Il 31,6% degli occupati può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, mentre il 37,9% su un contratto alle dipendenze a tempo determinato. L’8,9% svolge un’attività in proprio (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore). 

Il lavoro part-time coinvolge complessivamente il 21,5% degli occupati: il 7,5% lavora a tempo parziale per scelta, per il 14,1 %, invece, si tratta di part-time involontario. La retribuzione è in media di 1.389 euro mensili netti.

Il 65,3% degli occupati considera il titolo molto efficace o efficace per il lavoro svolto. Più nel dettaglio, il 56,7% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all’università.

La retribuzione media netta è di 1.389 euro mensili e il 65,3% degli occupati considera la laurea efficace o molto efficace rispetto all'attività svolta.

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Magistrali, il lavoro arriva e cresce nel tempo

I laureati di secondo livello del 2024 contattati a un anno dal conseguimento del titolo sono complessivamente 2.366, di cui 1.621 magistrali biennali e 745 magistrali a ciclo unico. 

In questa fase iniziale di inserimento nel mercato del lavoro, il tasso di occupazione complessivo è pari al 75,6%, con una leggera differenza tra i biennali (74,1%) e i laureati a ciclo unico (79,1%). Il tasso di disoccupazione si attesta invece al 12,8%, risultando più elevato tra i magistrali biennali (15,3%) rispetto ai laureati a ciclo unico (6,8%).

Per quanto riguarda le modalità di ingresso nel lavoro, il 19,1% degli occupati prosegue un’attività iniziata prima della laurea, il 16,7% ha cambiato lavoro e la quota più consistente, pari al 64,0%, ha iniziato a lavorare solo dopo il conseguimento del titolo. Anche qui emergono differenze tra i percorsi: tra i magistrali biennali queste percentuali sono rispettivamente 24,3%, 17,1% e 58,5%, mentre tra i laureati a ciclo unico risultano 7,5%, 15,9% e 76,2%.

Dal punto di vista contrattuale, il 26,2% degli occupati ha un contratto a tempo indeterminato, il 23,3% un contratto a tempo determinato e l’8,4% svolge un’attività autonoma. Tra i magistrali biennali le percentuali sono 29,9% per il tempo indeterminato, 28,3% per il determinato e 6,6% per il lavoro autonomo; tra i laureati a ciclo unico invece si osservano valori pari a 18,0%, 12,2% e 12,2%.

Il lavoro part-time coinvolge complessivamente il 20,6% degli occupati: il 21,9% tra i magistrali biennali e il 17,7% tra quelli a ciclo unico. Nel dettaglio, l’8,4% lavora a tempo parziale per scelta, mentre il 12,1% lo fa in modo involontario. La retribuzione media netta mensile è pari a 1.408 euro, con 1.368 euro per i biennali e 1.496 euro per i laureati a ciclo unico.

Sul piano della percezione dell’efficacia del titolo di studio, il 71,8% degli occupati ritiene la laurea molto efficace o efficace per il lavoro svolto (63,7% tra i biennali e 89,7% tra i ciclo unico), mentre il 63,2% dichiara di utilizzare in modo elevato le competenze acquisite durante il percorso universitario (57,9% e 74,8% rispettivamente).

A cinque anni dalla laurea, i dati si riferiscono ai laureati del 2020, pari a 2.745 intervistati (1.691 magistrali biennali e 1.054 a ciclo unico). In questa fase più matura dell’inserimento professionale, il tasso di occupazione sale al 94,2%, con valori molto elevati per entrambe le tipologie (93,3% biennali e 95,6% ciclo unico). Il tasso di disoccupazione scende al 2,9%, risultando 3,9% per i biennali e 1,4% per i ciclo unico.

Per quanto riguarda le forme contrattuali, il 47,0% degli occupati ha un contratto a tempo indeterminato, il 16,4% a tempo determinato e il 15,1% svolge un’attività autonoma. Anche qui emergono differenze: tra i magistrali biennali i valori sono 56,2%, 21,4% e 10,5%, mentre tra i laureati a ciclo unico sono 33,7%, 9,2% e 21,6%.

Il lavoro part-time riguarda solo il 7,8% degli occupati (8,9% biennali e 6,2% ciclo unico), di cui il 2,9% lavora a tempo parziale per scelta e il 4,9% per necessità. Le retribuzioni medie salgono a 1.778 euro netti mensili, con 1.704 euro per i biennali e 1.884 euro per i laureati a ciclo unico.

Riguardo all’efficacia del titolo, l’83,0% degli occupati lo considera utile per il lavoro svolto (76,7% tra i biennali e 92,1% tra i ciclo unico), mentre il 71,1% dichiara di utilizzare in modo elevato le competenze acquisite all’università (65,1% e 79,7%).

Per quanto riguarda la collocazione lavorativa, il 49,9% è inserito nel settore privato e il 48,2% nel pubblico, mentre l’1,8% lavora nel non-profit. L’84,6% degli occupati è impiegato nel settore dei servizi, il 13,9% nell’industria e l’1,2% in agricoltura. Dal punto di vista geografico, il 68,7% lavora nella stessa regione sede dell’ateneo, il 28,7% in un’altra regione italiana e il 2,5% all’estero.

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L'Ateneo tra continuità e nuove sfide

Il Rapporto AlmaLaurea 2026 conferma la capacità dell'Università di Catania di offrire un'esperienza formativa apprezzata dai propri studenti e spendibile nel mondo del lavoro. 

Se da un lato emergono punti di forza consolidati – come la soddisfazione degli studenti, l'ampia diffusione dei tirocini e gli elevati tassi occupazionali nel medio periodo – dall'altro restano aperte alcune questioni strategiche: attrarre più studenti da fuori regione, aumentare la presenza internazionale e migliorare ulteriormente la regolarità dei percorsi di studio.

La fotografia restituita da AlmaLaurea racconta, in definitiva, un Ateneo che gode della fiducia dei suoi laureati e che continua a rappresentare uno dei principali motori di formazione e sviluppo del territorio siciliano.

Il chiostro del Palazzo centrale

Il chiostro del Palazzo centrale

Unict, cosa è cambiato in un anno: più laureati e occupazione stabile, ma restano le sfide dell'internazionalizzazione

Se la fotografia scattata dal Rapporto AlmaLaurea 2026 restituisce l'immagine di un Ateneo solido e apprezzato dai suoi studenti, il confronto con i dati disponibili dell'anno precedente permette di cogliere alcuni segnali di evoluzione.

Il primo elemento riguarda il numero dei laureati. Nel 2025 l'Università di Catania ha registrato 6.282 laureati, contro i 5.912 dell'anno precedente, evidenziando un incremento della popolazione che completa il percorso universitario. Un dato che conferma il ruolo strategico dell'Ateneo nel sistema formativo siciliano.

Sul fronte della soddisfazione, il quadro appare sostanzialmente stabile e positivo. Nel 2026, l'89,4% dei laureati si dichiara soddisfatto dell'esperienza universitaria nel suo complesso, mentre il 71,7% sceglierebbe nuovamente lo stesso corso nello stesso Ateneo. Indicatori che testimoniano una consolidata fiducia nella qualità della formazione offerta.

Anche sul versante occupazionale emergono segnali incoraggianti. Tra i laureati magistrali, il tasso di occupazione a cinque anni dal titolo raggiunge il 94,2%, confermando come la laurea continui a rappresentare uno strumento efficace di accesso al mercato del lavoro. La retribuzione media netta si attesta a 1.778 euro mensili, a testimonianza di una progressiva valorizzazione del capitale umano formato dall'Ateneo.

Resta invece aperta la questione della mobilità internazionale. Solo il 6,2% dei laureati ha svolto un periodo di studio all'estero riconosciuto dal proprio corso di laurea, un dato sensibilmente inferiore alla media nazionale, pari al 10,2%. Allo stesso modo, la capacità di attrarre studenti da altre regioni continua a rappresentare una criticità: appena lo 0,9% dei laureati proviene da fuori Sicilia, contro il 23,9% registrato a livello nazionale.

Permane inoltre il nodo della regolarità negli studi. Se oltre la metà degli studenti conclude il percorso nei tempi previsti (54,5%), il dato rimane inferiore alla media italiana (60,4%), indicando margini di miglioramento sul fronte del supporto ai percorsi accademici.

In definitiva, il confronto tra le ultime rilevazioni AlmaLaurea evidenzia un Ateneo che continua a godere della fiducia dei propri studenti e che conferma la propria capacità di accompagnarli verso l'occupazione. Le sfide del futuro riguardano soprattutto la dimensione internazionale e l'attrattività esterna, elementi sempre più decisivi nella competitività del sistema universitario contemporaneo.

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