“Amor fatal, tremendo amor”

Tra guerra, amore, tradimento e sacrificio: l’Aida di Verdi conquista il pubblico del Teatro Massimo Bellini di Catania

Alessia Zuccaro

Andata in scena dopo oltre vent’anni di assenza dal cartellone e registrando il tutto esaurito sia alla prima che alle repliche, la terzultima masterpiece verdiana ha inaugurato la nuova stagione operistica del Teatro Massimo Bellini di Catania. 

L'Aida è un'opera lirica in quattro atti su libretto di Antonio Ghislanzoni e rientra tra le opere composte da Verdi durante la sua piena maturità. 

Commissionata dal viceré d’Egitto, Isma’il Pascià, l’Aida andò in scena per la prima volta il 24 dicembre 1871 per celebrare l'apertura del nuovo Teatro dell'Opera del Cairo.

La vicenda che ruota attorno alle sventure della giovane Aida

Durante la guerra tra Egitto ed Etiopia, Aida, interpretata da Oksana Dyka, figlia del re etiope, Amonasro, interpretato da Alberto Gazale, viene fatta prigioniera e portata a Menfi, capitale d’Egitto, luogo dove nessuno conosce la sua vera identità. 

Aida diviene la serva personale della principessa Amneris, interpretata da Nino Surguladze, figlia del faraone (Romano Dal Zovo). 

Durante la sua permanenza, la protagonista si innamora dell’eroe di guerra Radamès (interpretato da Jorge de Leon), il quale la ama a sua volta. La principessa Amneris accortasi di questo affetto fra i due, essendo anche lei innamorata di Radamès, diventa rivale di Aida e tenta con ogni mezzo di ostacolare il loro legame, arrivando perfino a minacciare la serva. 

A seguito di un nuovo conflitto con l’Etiopia, Radamès viene nominato comandante dell’esercito. Aida è divisa tra l’amore che nutre per lui e la lealtà alla propria patria e al padre, che guida l’esercito nemico. Dopo la battaglia e la vittoria dell’Egitto, Radamès fa ritorno a Menfi con numerosi prigionieri, tra i quali figura anche Amonasro, che come la figlia riesce a nascondere la sua identità. 

A seguito dell'intercessione di Radamès, il faraone decide di liberare tutti i prigionieri, ad eccezione di Aida e di suo padre, che restano in Egitto come ostaggi, sotto suggerimento del sacerdote Ramfis (Simón Orfila); con il fine di evitare eventuali rivalse da parte degli etiopi. 

Per premiarlo della vittoria, il re concede a Radamès la mano della figlia Amneris. Rimasti soli, Amonasro e Aida discutono: il re etiope si è, infatti, accorto dell’amore che lega Radamès e sua figlia, e le propone di sfruttarlo a loro vantaggio, allo scopo di ottenere informazioni militari.

La giovane è, inizialmente, titubante, nonostante sia leale alla patria, non vuole tradire l’uomo che ama, tuttavia, alla fine, cede alle insistenze del padre. Durante un incontro tra i due giovani innamorati, Radamès rivela, inconsapevolmente, ad Aida i piani dell’esercito egiziano, ma, dopo aver appreso la vera identità di quest’ultima e conseguentemente del proprio, seppur involontario, tradimento alla patria, si autodenuncia e si consegna alle guardie egiziane.

Amonasro porta Aida con sé, in fuga verso l’Etiopia. Radamès viene processato e condannato, per alto tradimento, ad essere murato vivo. Amneris, compie vani sforzi per salvarlo, ma Radamès rifiuta il suo aiuto. 

Nell’ultima scena, l’eroe ritrova Aida, all’interno della tomba in cui è stato murato. Ed è proprio all'interno della tomba che Aida, sfuggita al padre, tormentata dal loro amore impossibile, vi trova riparo decisa a condividere con lui la morte. I due si stringono in un ultimo abbraccio mentre affrontano il loro destino, mentre Amneris piange e prega sulla loro tomba, sopraffatta dal rimorso.

La scena curata da Guido Buganza

La scena curata da Guido Buganza

Aida conquista il pubblico: una messinscena moderna tra rigore simbolico e virtuosismo

L’allestimento ha visto la regia moderna di Marco Vinco e le luci di Oscar Frosio. La platea è stata incantata, visivamente, dalle coreografie di FilippoStabile e Eliana Ciccarello, eseguite dal corpo di ballo di Create Danza, particolarmente sublimi, eterei e precisi, i momenti di danza aerea e di pole dance, che hanno conferito dinamicità alla narrazione. 

Le scena, curata da Guido Buganza, è realizzata in modo geometrico e simbolico: presenta una sovrapposizione di tre piani, collegati fra loro da gradinate modulari, nel quale si collocano i personaggi in base al loro ruolo/rango; una meticolosa assialità centrale ordina lo spazio e conduce lo sguardo verso un centro visivo egemonico. 

Una piramide nera si staglia sullo sfondo proprio a simboleggiare il luogo in cui si svolge la vicenda, ma al medesimo tempo, potrebbe richiamare anche il triangolo amoroso Aida-Radamès-Amneris. Nel complesso ne risulta una simmetria impeccabile.

I costumi dei protagonisti (realizzati da Guido Buganza), tuniche caratterizzate da accessori dorati, giocano sul contrasto dei colori: all’azzurro calmo e solenne dagli egizi, indossato da Amneris, Radamès e il faraone, si oppone il rosso passionale e conflittuale degli etiopi, indossato da Aida e Amonasro.

Il motivo dell’opposizione è ripresa anche dal coro e da alcuni membri del corpo di ballo, i quali indossano un neutro nero, che va a contrasto con il beige/dorato dei danzatori aerei. 

L’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo Bellini, diretti rispettivamente dai maestri Fabrizio Maria Carminati e Luigi Petrozziello, hanno dispensato suoni morbidi e misurati, evitando di eclissare le voci degli interpreti, i quali hanno hanno brillato in raffinati virtuosismi, grazie al loro impeccabile controllo vocale.

Un'opera particolarmente apprezzata dal pubblico che ha, infatti, applaudito sia durante la messa in scena, sia alla conclusione.

Parte del cast sul palco

Parte del cast sul palco

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