Andrea Chénier: passione e destino sullo sfondo della rivoluzione francese

La più celebre opera di Umberto Giordano incanta il Teatro Massimo "Vincenzo Bellini" di Catania

Alessia Zuccaro (foto di Giacomo Orlando)

A distanza di otto anni, Andrea Chénier torna in scena al Teatro Massimo Bellini di Catania. L’opera, in quattro quadri, composta da Umberto Giordano su libretto di Luigi Illica, è ispirata alla vicenda del poeta francese Andrea Chénier ed è ambientata nei sanguinari anni della Rivoluzione francese. 

La prima rappresentazione, che avvenne il 28 marzo 1896 al Teatro alla Scala di Milano, con la direzione del maestro Rodolfo Ferrari, il tenore Giuseppe Borgatti nel ruolo del protagonista, il baritono Mario Sammarco nel ruolo di Gérard e il soprano Evelina Carrera nel ruolo di Maddalena, conquistò fin da subito il pubblico decretando il successo del melodramma. 

La vicenda, ambientata nella Parigi di fine settecento, lacerata dalla rivoluzione francese, segue le sventure di Andrea Chenier, un affermato poeta, trascinato nella spirale del regime del Terrore, e coinvolto in una tormentata storia d’amore con la contessina Maddalena di Coigny, anch’ella perseguitata dal nuovo governo rivoluzionario e costretta a vivere nella fuga e nella miseria. In questo scenario, si sviluppa anche il conflitto interiore di Carlo Gérard, ex servo divenuto uno dei capi della rivoluzione, diviso tra ideali politici, coscienza personale e un sentimento mai svanito nei confronti della bella Maddalena.

Il primo quadro è ambientato nel giardino d’inverno del castello di Coigny, in campagna, dove si svolge una festa. La rivoluzione è ormai imminente, ma la nobiltà ne è del tutto incurante e continua a vivere un’esistenza spensierata all’insegna dello sfarzo e della mondanità. Il giovane domestico Gérard (interpretato da Devid Cecconi), a sua volta figlio di un altro domestico dei Conti di Coigny, è impegnato ad addobbare la serra per la festa imminente e rimugina sulla sua condizione di servo, nutrendo astio per i suoi padroni. Solo la contessina Maddalena (interpretata da Valeria Sepe), di cui egli è segretamente innamorato, si sottrae al suo odio.

Gli invitati arrivano e mentre un abate li aggiorna sugli eventi parigini, essi degustano avidamente marmellata. Per allietare la serata, viene poi messa in scena una noiosa pastorale di Pietro Fléville, seguita da un breve concerto al clavicembalo, eseguito da Fiorinelli. A metà serata, la Contessa invita il poeta Andrea Chénier (interpretato da Fabio Sartori) ad improvvisare dei versi, ma questi rifiuta infastidito, dal momento che la poesia non nasce a “comando”. La contessa è delusa, ma Maddalena ha un’idea per costringerlo a declamare. Ella lo provoca, sfidandolo a parlare d’amore, sentimento di cui tutti si vantano ma che nessuno sembra comprendere davvero. Colpito dall’ironia della giovane, Chénier risponde difendendo, con vigore, i suoi ideali e invitando i presenti a portare rispetto verso un sentimento talmente autentico che pare esser stato “soffocato” dalla società dell’epoca, dominata dalla corruzione morale. 

Tutti i presenti reagiscono con indignazione, tranne Maddalena, la quale appare profondamente turbata dalle sue parole. Improvvisamente, la festa viene interrotta da un gruppo di mendicanti, guidati da Gérard. La contessa, disgustata, li caccia via e licenzia Gérard, che si strappa la livrea di dosso gettandola al suolo e calpestandola. Poi prende con sé il vecchio padre e abbandona il palazzo. La gavotta riprende come se nulla fosse, e tutti tornano a danzare.

Un momento dello spettacolo

Un momento dello spettacolo

Il secondo quadro è situato a qualche anno di distanza dalla Rivoluzione, ci troviamo nel caffè parigino Hottot, frequentato dai rivoluzionari. Chénier siede ad un tavolo, mentre intorno a lui si muove una folla eterogenea, espressione della nuova società rivoluzionaria: un sanculotto, Mathieu; un “incredibile”, attento osservatore dell’opinione pubblica; e Bersi, ex cameriera personale della contessina Maddalena e sua più fidata amica, ella veste i panni di una “Meravigliosa”. 

 “L’incredibile” la spia da tempo, incaricato da Gérard, ormai affermato politico, esponente della fazione giacobina, poiché sospetta ch’ella stia aiutando l’amica caduta in disgrazia. Al contempo anche Chénier è sorvegliato, dal momento che è considerato controrivoluzionario e sostenitore della nobiltà. Egli viene esortato dall’amico Roucher a fuggire, ma rifiuta poiché deciso a trovare la donna che da tempo gli manda missive, della quale si è innamorato. Dopo aver analizzato la calligrafia, Roucher arriva alla conclusione che, probabilmente, si tratta di una “Meravigliosa”; Chénier, deluso, si decide ad espatriare. Ma, in questo frangente, Bersi, sfruttando il caos creatosi a seguito del passaggio di alcuni esponenti del Consiglio dei Cinquecento, gli si avvicina consegnandogli un biglietto da parte della sconosciuta che egli sta cercando. Successivamente, la giovane si presenta dinnanzi a lui, è Maddalena. Ella, rimasta orfana, a seguito delle insurrezioni rivoluzionarie, rammentando le parole gentili del poeta, ne richiede la protezione.

Profondamente innamorati, i due si promettono fedeltà fino al loro ultimo respiro, ma vengono “scoperti” dalla spia di Gérard, che corre ad informarlo. Quest’ultimo si precipita per fermare Maddalena, ma viene ostacolato da Chénier, che lo sfida a duello. Ferito gravemente, incita il rivale a fuggire con la contessina, per proteggerla; mentre alla folla che accorre per soccorrerlo afferma di non aver riconosciuto l’attentatore.

Nel terzo quadro, che vede come scenario il tribunale rivoluzionario, assistiamo ad un dibattito pubblico: il sanculotto Mathieu aizza la folla contro “I traditori della patria”, e chiede offerte in oro e soldati. Un’anziana, Madelon, “affida” all’esercito della patria il nipote ancora fanciullo, e suo unico parente rimasto in vita. Successivamente, il tirapiedi di Gérard informa quest’ultimo che hanno acciuffato Chénier. 

Essi pensano, di riuscire a risalire a Maddalena, di cui hanno perso le tracce, attraverso quest’ultimo. Gérard scrive l’atto d’accusa con grande dispiacere, dal momento che è consapevole che Chénier non è un nemico della Patria. Come egli aveva previsto, Maddalena si presenta a lui supplicandolo di graziare il poeta. Gérard le dichiara il suo profondo amore, ma lei lo rifiuta raccontando delle sofferenze patite dopo lo sterminio della sua famiglia. 

Lei si dichiara, infine, disposta a cedergli il suo corpo, a patto che egli interceda per risparmiare la vita a Chénier. Gérard commosso desiste dal suo intento di possederla e, anzi, le promette il suo sostegno per liberarlo. Comincia il processo e Chénier appare tra gli imputati. Sfortunatamente, la difesa e la ritrattazione da parte di Gérard si rivela inutile, tanto quanto le stesse parole di autodifesa di Chénier. Tutti gli imputati vengono condannati a morte. La scena si chiude con la folla esultante e lo strazio di Maddalena. 

Nel quarto, e ultimo, quadro, la vicenda si sposta nell’atrio del carcere di Saint Lazare, un ex convento trasformato in prigione: lì, affiancato dal fedele amico Roucher, Andrea Chénier passa la sua ultima notte, dedicandosi alla composizione di versi. Scende la notte e sopraggiunge Maddalena. Ella ha convinto, grazie all’aiuto di Gérard e ad una ingente somma di denaro, la guardia di turno a permetterle di scambiarsi con una condannata, una madre di famiglia, al fine di poter prestare fede al giuramento fatto all’amato (insieme fino alla morte). La coppia trascorre insieme le ultime ore prima dell’alba: all’arrivo del carro dei condannati a morte i due sfortunati amanti si dirigono verso la ghigliottina, mentre Gérard si dispera.

Un momento dello spettacolo

Un momento dello spettacolo

Un allestimento cinematografico tra simbolismo scenico e rigore storico, accolto dal trionfo del pubblico

L’allestimento di questa stagione, che ha ripreso l’allestimento andato in scena otto anni fa (produzione originale del Teatro Massimo Bellini), è stato curato da: la regia di Giandomenico Vaccari e la coregia di Alessandro Idonea, le scene di Arcangelo Mazza e i costumi di Mariana Fracasso e Giovanna Georgianni. 

La regia si caratterizza per un taglio quasi cinematografico, dato da scene brevi e un ritmo incalzante che puntano a favorire una narrazione frammentata, quasi per sequenze. Attraverso questa tecnica il regista mira a far emergere il dramma che i personaggi vivono, lacerati tra dimensione privata e vita pubblica. 

La scenografia si articola su due livelli; un primo sul quale si svolge l’azione principale, e un secondo sul quale si eseguono azioni/movimenti “simbolici”, che completano la narrazione. Particolarmente evocativi alcuni elementi: il dipinto della prima scena, il bosco oscuro, che rappresenta, da un lato la perdizione morale dell’aristocrazia e dall’altro funge da anticipazione dei tempi bui che stanno per sopraggiungere; l’enorme statua di Robespierre stagliata su uno sfondo rosso, nel secondo quadro, che richiama la violenza del periodo del Terrore; il dipinto di Marat, nel terzo quadro, rappresenta, invece, la giustizia rivoluzionaria e l’influenza di un’ideologia che è ormai divenuta un dogma, una religione. 

Quanto ai costumi, storicamente impeccabili, si passa dalle tonalità chiare indossate dai nobili (bianco, giallo, celeste), nel primo quadro, alle tonalità più sgargianti indossate dai rivoluzionari (rosso, azzurro), nel secondo e terzo quadro, fino a quelle più cupe dell’ultimo quadro (grigio, nero).

L’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo Bellini, diretti rispettivamente dai maestri Paolo Carignani e Massimo Fiocchi Malaspina, hanno elargito suoni ampi e corposi, mettendo in risalto le caratteristiche melodiche della partitura, pur senza distogliere l’attenzione degli ascoltatori dalle voci degli interpreti, i quali si sono distinti in eleganti virtuosismi, grazie al loro impeccabile controllo vocale. 

La messa in scena è stata molto apprezzata dal pubblico che ha, infatti, applaudito sia durante i numeri musicali, sia alla conclusione; inoltre, più volte si sono levati dalla platea cori di “bravi”.

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