Al Museo dei Saperi e delle Mirabilia siciliane inaugurata l’antologica dell’artista rosolinese tra immaginazione mediterranea, sperimentazione tecnica e vocazione didattica
Artista poliedrico capace di attraversare linguaggi, tecniche e visioni con una coerenza poetica rara. Antonio Santacroce si impone come una delle figure più alte e riconoscibili dell’arte contemporanea siciliana. La sua lunga e qualificata fortuna espositiva, critica e bibliografica — avviata sin dal 1962 — testimonia un percorso solido e in continua evoluzione, accompagnato da firme autorevoli del panorama regionale, nazionale e internazionale.
Incisore, scultore, pittore, scenografo e designer, il maestro, originario di Rosolini, incarna l’idea stessa di artista totale. La sua opera restituisce una contemporaneità calda e vibrante, profondamente radicata nelle matrici archetipiche e mitiche del Mediterraneo arcaico. Le sue figure — insieme ieratiche e intime — abitano uno spazio sospeso tra sogno e memoria, tra dimensione urbana e stratificazione archeologica, dando forma a un immaginario che unisce materia e visione, gesto e mito.
Tutti tratti artistici che “esplodono” nella mostra Antonio Santacroce. Maestro dell’immaginazione e della materia inaugurata venerdì pomeriggio (20 febbraio) nelle sale del Museo dei Saperi e delle Mirabilia siciliane del Palazzo centrale dell’Università di Catania.
Alcune opere in esposizione
La mostra - coordinata da Germana Barone e con la cura in catalogo di Vittorio Ugo Vicari - si configura come retrospettiva e antologica insieme, rivelando aspetti finora poco esplorati della sua produzione e del suo pensiero poetico.
Numerosi inediti offrono uno sguardo privilegiato su snodi centrali del suo percorso: la lunga e assidua frequentazione con carte e cartiere, che diventano ossatura tecnica e concettuale di un modus operandi assolutamente singolare; e ancora il Santacroce designer del tessile — forse la declinazione più recente e sorprendente della sua ricerca — già intuita nei celebri “personaggi con cappello” in pittura, disegno e incisione, poi consolidatasi in un vero e proprio brand, dove arte e progetto dialogano senza soluzione di continuità.
L’indagine sulla vita e sull’opera del Maestro è stata condotta da un gruppo di giovani studiosi provenienti dalla scuola storico-artistica dell’Accademia di Belle Arti e dell’Università di Catania (Giulia Bertuccio, Andrea Giovanni Calì, Chiara Nicoletta Compagnino, Simona Di Stefano, Barbara Sorbello), affiancati da autorevoli firme della critica della Sicilia orientale (Ornella Fazzina, Laura Giovanna Petralia, Viviana Scalia), in un dialogo generazionale che conferma la vitalità e l’attualità del suo magistero.
L’esposizione, co-organizzata dall’Università etnea, dall’Accademia di Belle Arti di Catania e dalla Fondazione "Antonio Santacroce – Culture del Mediterraneo", e sostenuta dall’Associazione Nazionale Costruttori Edili di Catania e dalla Nuova Officina d’Arte di Catania, si inserisce in un più ampio progetto di collaborazione istituzionale volto alla condivisione di obiettivi didattici, scientifici e di ricerca, nonché alla valorizzazione congiunta di spazi e infrastrutture, come l’ex Ospedale Vittorio Emanuele II.
La mostra, dunque, celebra Antonio Santacroce non solo come protagonista della scena artistica siciliana, ma come maestro capace di trasformare la materia in visione e l’immaginazione in forma, lasciando un’impronta profonda e generativa nel panorama dell’arte contemporanea.
Le carte di Antonio Santacroce
Il tocco dell’artista che ispira il dialogo tra arte e didattica
Un dialogo tra arte e didattica, tra sperimentazione materica e visione poetica: le parole di Antonio Santacroce e del curatore Vittorio Ugo Vicari raccontano il senso profondo di una mostra che mette al centro i giovani, la ricerca e il coraggio della coerenza.
Per Antonio Santacroce questo è «un momento importante», perché tutta la sua vita si è svolta lungo due traiettorie parallele e inseparabili: «quella dell’artista e quella dell’insegnante», come ci tiene a sottolineare. «La collaborazione con l’Accademia di Belle Arti e con l’Università rappresenta qualcosa di essenziale, quasi il punto d’incontro naturale tra queste due dimensioni», spiega. Non si tratta solo di un sostegno istituzionale: all’allestimento, infatti, hanno partecipato attivamente gli studenti dell’Accademia, e il comitato organizzativo ed esecutivo è composto da giovani dell’Accademia insieme a studiosi e collaboratori dell’Università.
«La didattica è una cosa molto importante per me», sottolinea l’artista, spiegando come «il vero significato di questa esperienza risieda nella possibilità di suscitare qualcosa nelle nuove generazioni, di lasciare un segno, di accendere una consapevolezza».
Ripercorrendo la propria biografia, Santacroce ricorda il periodo trascorso a Zurigo, in un contesto in cui il suo linguaggio figurativo sembrava collocarsi in “campo nemico”: lì dominavano l’astratto geometrico, l’arte costruttiva e concreta.
«Eppure ho scelto di restare, di resistere, di continuare con coerenza il mio percorso; una scelta che, col tempo, si è rivelata fondata», racconta. Oggi Santacroce auspica che quella stessa determinazione possa «offrire coraggio a chi si sente disorientato, a chi fatica a capire quale direzione intraprendere in un panorama artistico privo di certezze».
Alcune opere in esposizione
Quanto ai temi, la sua ricerca ruota attorno alla natura, all’uomo e al suo ambiente: nelle opere compaiono quasi sempre figure umane, talvolta animali, alberi, case, muri, frammenti di paesaggio.
«L’uomo è osservato nelle sue azioni pubbliche e private, nella dimensione individuale e in quella collettiva», sottolinea. Emblematica è la sezione intitolata Il teatro del mondo, «dove piazze affollate e brulicanti diventano luoghi di dialogo tra esseri umani, ma anche tra l’uomo e gli alberi, tra l’uomo e gli animali, in una visione corale e simbolica dell’esistenza».
Una “visione” abbracciata già nel 2024 dall’Università di Catania che, nei locali di Villa Zingali Tetto, ha aperto una prima mostra dedicata all’artista privilegiando la produzione scultorea, con un’attenzione particolare alla fruizione tattile.
«Opere pensate per essere toccate, esplorate anche da persone cieche o ipovedenti, corredate da apparati didattici in Braille – spiega -. L’incontro con la presidente dell’Unione dei ciechi ha rappresentato un momento significativo, a conferma quanto l’arte possa diventare strumento di inclusione». «Noi artisti siamo spesso solitari - osserva Santacroce - lavoriamo da soli, ritirati nei nostri studi. Ma questi sono i momenti in cui possiamo comunicare con gli altri attraverso le opere, anche quando non ci siamo più: ed è questa la cosa più importante».
A questa visione si collega l’intervento del curatore Vittorio Ugo Vicari, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Catania e all’Università di Catania, che sottolinea come «Santacroce possa contare su una consolidata fortuna critica ed espositiva». «Proprio per questo, nel progettare la mostra, si è scelto di adottare un taglio nuovo, capace di introdurre argomenti e prospettive inedite nello studio della sua opera», ha spiegato.
Il Teatro del mondo di Antonio Santacroce
«La prima decisione è stata quella di privilegiare gli inediti: 87 opere su 150, dunque oltre la metà del percorso espositivo, offrendo così uno sguardo rinnovato sulla produzione dell’artista – ha detto il curatore -. Parallelamente, l’attenzione si è rivolta ai giovani come gli artisti in formazione, storici dell’arte, studenti delle scuole con una scelta che ha comportato uno spostamento del baricentro dell’indagine sui materiali».
«Da qui il sottotitolo Maestro dell’immaginazione e della materia: Santacroce lavora, infatti, in modo anomalo rispetto alla prassi ordinaria – ha precisato Vicari -. Molti dipinti sono realizzati su carta, ma si tratta spesso di carte particolari, talvolta pregiate e provenienti da importanti cartiere italiane ed europee, talvolta del tutto inconsuete, come i registri di partita doppia sui quali l’artista dipinge le sue serie in dare e avere».
«Emblematico è il riutilizzo di un registro d’ingresso del Ministero dei Beni Culturali, trasformato in superficie pittorica e dunque in elemento carico di memoria e significato – ha spiegato il docente -. Anche nelle sculture in terracotta emerge una ricerca tecnica specifica, come l’uso della chamotte, un impasto di argilla e materiali inerti o lavici che conferisce alla superficie una particolare scabrosità tattile, fondamentale anche per la fruizione da parte di ipovedenti».
«Questo è il taglio scelto – ha spiegato in chiusura di intervento il curatore della mostra -: mettere al centro la materia, senza trascurare la dimensione dell’immaginazione. Perché Santacroce è un artista che “vola” sui paesaggi — archeologici, siciliani, mediterranei — attraversando quell’universo simbolico e seminale che appartiene al Mare Nostrum e che nelle sue opere diventa spazio di memoria, visione e racconto».
Alcune opere in esposizione
Un suggello di prossimità: l’ateneo e l’Alta formazione per il maestro Santacroce
La mostra dedicata al maestro Antonio Santacroce rappresenta un progetto culturale condiviso che unisce l’ateneo catanese e l’Accademia di Belle arti nel segno dell’arte e della formazione. La mostra antologica dedicata al maestro di Rosolini – come spiegano i rappresentanti delle due “scuole” - diventa occasione di dialogo tra istituzioni, laboratorio di ricerca e dichiarazione programmatica di una visione culturale fondata su sinergia, territorio e alta formazione.
«L’iniziativa si configura come un esempio emblematico di quella collaborazione virtuosa tra istituzioni, che considero uno dei principali motori di sviluppo del nostro territorio – spiega il rettore Enrico Foti -. La sinergia tra l’Università di Catania, l’Accademia di belle arti e la Fondazione Antonio Santacroce ha dato vita a un autentico ‘suggello di prossimità’, capace di integrare la ricerca accademica, la creatività artistica e una forte missione civica. In questo senso, la mostra non è soltanto una celebrazione dell’opera di un grande maestro, ma si propone come una dichiarazione programmatica della visione culturale che il nostro Ateneo intende perseguire nel prossimo futuro».
«Coerentemente con la propria missione istituzionale – ha aggiunto -, l’Università concepisce questa esposizione come qualcosa che va oltre la funzione puramente espositiva, configurandola piuttosto come un laboratorio dinamico di trasmissione del sapere. Il coinvolgimento di giovani studiosi e dottorandi nella cura del catalogo e nelle attività di ricerca scientifica si ispira perciò alla profonda vocazione didattica di Antonio Santacroce, che ha sempre inteso l’insegnamento come un atto di inclusione, dialogo e condivisione».
«La produzione artistica del maestro Santacroce si presenta come un viaggio intenso nell’anima della nostra Isola con opere che sono espressione di un rapporto viscerale con la materia e con le tracce del vissuto quotidiano che attraversano con straordinaria maestria molteplici ambiti espressivi», ha detto in chiusura di intervento il rettore Enrico Foti alla presenza della presidentessa del Sistema Museale di Ateneo, la prof.ssa Federica Santagati.
Un momento dell'intervento del rettore Enrico Foti
A far da eco alle parole di Enrico Foti, la prof.ssa Lina Scalisi, nella doppia veste di prorettrice dell’Università di Catania e presidente dell’Accademia delle Belle arti.
«La mostra è un momento importante che segna la “personale” di un grande artista che ha interpretato il suo tempo, gli anni, attraverso le arti, con una varietà di linguaggi che veramente valorizzano il territorio – ha detto la prorettrice -. Ma è anche il momento in cui si fa sistema, cioè il sistema dell'alta formazione artistica e musicale strettamente intrecciato all'università. Due mondi universitari, l’ateneo e l’accademia, che hanno tantissimo in comune e che oggi stanno dialogando attraverso l'arte, la didattica dell'arte, le discipline e gli studenti. Proprio quest’ultimi accompagneranno i visitatori nelle sale del museo per ammirare la personale su Santacroce».
«Un modo nuovo e originale per lavorare insieme, per far vedere che la cultura deve sempre fare sistema – ha aggiunto la prof.ssa Lina Scalisi -. E questo credo che sia un risultato eccellente».
In foto da sinistra: Lina Scalisi, Germana Barone, Enrico Foti, Vittorio Ugo Vicari e Antonio Santacroce
Una mostra allestita nel “cuore” di Catania e del suo ateneo, nei locali del Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane. A soffermarsi su questo aspetto è la prof.ssa Germana Barone, direttrice del Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane, che evidenzia come «la struttura al piano terra del Palazzo centrale rappresenti un luogo in cui la dimensione museale trascende la funzione espositiva per farsi spazio di ricerca, di sperimentazione critica e di produzione di conoscenza».
«In questa prospettiva – ha aggiunto la prof.ssa Germana Barone, delegata del rettore al Processo di accreditamento dei musei al Sistema museale nazionale - il Museo diventa uno spazio in cui attivare connessioni tra discipline, linguaggi e pratiche, ponendosi come laboratorio permanente di interpretazione del patrimonio culturale nella sua accezione più ampia».
Un contesto in cui si colloca con piena coerenza la mostra antologica dedicata ad Antonio Santacroce «il cui percorso dialoga da tempo con il museo esponendo questo in maniera permanente alcuni lavori dell’artista all’interno di un percorso tattile», precisa la docente.
«La mostra rafforza il ruolo del museo come luogo deputato alla conservazione, allo studio e alla restituzione critica dell’opera – spiega -. L’antologica non si limita a presentare una selezione significativa della produzione artistica, ma si configura come momento di sintesi e di approfondimento, reso possibile proprio dalla funzione scientifica dello spazio museale, che ne garantisce contestualizzazione e rigore metodologico».
Alcune opere in esposizione
Sulla mostra si è soffermato anche Gianni Latino, direttore dell’Accademia di belle arti di Catania. «L’ateneo e l’Accademia da oltre cinque anni collaborano fattivamente e la mostra è uno dei primi risultati – ha detto -. Stiamo cercando di avviare diverse collaborazioni interconnesse tra loro e chi meglio di noi, come Accademia delle Belle Arti, poteva produrre una mostra di arte sulle opere di Santacroce. Il nostro dipartimento di Arti visive, e con i nostri storici dell’arte e gli esperti dell’ateneo abbiamo cercato di produrre una mostra su uno scultore che narra il territorio e soprattutto, non solo attraverso l’arte, ma anche nel progetto grafico e la curatela del catalogo abbiamo messo in scena quello che per noi è la valorizzazione del territorio».
«Oggi l’Accademia di belle arti di Catania vanta il quarto posto in Italia per numero di iscritti tra gli istituti dell’Alta Formazione Artistica – ha aggiunto -, una posizione apicale che non è la mera espressione di un dato quantitativo, ma corrisponde a un febbrile lavorio intellettuale, artistico e amministrativo».
Profonda soddisfazione, infine, traspare nelle dichiarazioni di Massimo Papa, vice presidente della Fondazione Santacroce-Culture del Mediterraneo, secondo cui «oggi più che mai, all’età di ottant’anni, il Maestro sente il bisogno di far conoscere alle nuove generazioni, la sua opera come parte integrante del patrimonio culturale del mare nostrum, teatro, quest’ultimo, troppo spesso vissuto come luogo di continue tragedie e non per ciò che esso ha significato per la nascita e crescita della nostra civiltà».
Un momento della cerimonia di inaugurazione della mostra
Un progetto corale: identità visiva, ricerca scientifica e alta formazione nel catalogo della mostra
L’identità visiva della mostra e del catalogo sono curati da Anna Compagnone, con la direzione tecnica dell’allestimento di Daniele Leonardi e la collaborazione dell’Area della Terza Missione dell’Università.
Il catalogo è edito da Euracus, Catania 2026, ‘impresa sociale’ amministrata da Maurizio Cuzzocrea che si affaccia all’editoria d’arte con questo primo volume, presentato in una nuova collana dal titolo: 9/CENTO. Studi e ricerche sulle arti del secolo breve, diretta dallo stesso Vittorio Ugo Vicari.
I visitatori saranno accolti e guidati in mostra da un pool di studenti e studentesse dell’Accademia, coordinati da Valeria Cristaldi, Alessandro Egitto e Ilaria Egle Tomaselli, sotto l’egida attenta di Elisa Francesconi (docente di Storia dell’arte contemporanea dell’Università di Catania) e Viviana Scalia (docente di Museologia e Storia del collezionismo dell’Accademia di Belle Arti di Catania).
Il catalogo si apre volutamente con un saggio di Andrea Giovanni Calì sulle carte di Santacroce. Il giovane dottorando catanese si sofferma sulla maniera ‘anomala’ fatta di fogli nobili – tradizionalmente destinati alla stesura pittorica o incisoria - e fogli commerciali nel senso etimologico del termine: con cui si registrava il commercio nella contabilità generale di una qualunque ditta.
Vittorio Ugo Vicari illustra la mostra ai visitatori
Il contributo in catalogo di Laura Giovanna Petralia – nel passato recente curatrice attenta alla poetica del Maestro – affronta il tema del colore e della luce da una prospettiva lirica stabilendo il centro, il nodo biografico ed esperienziale intorno a cui ruota la sensibilità cromatica e luministica di Santacroce.
La produzione scultorea è trattata da Ornella Fazzina, docente di Storia dell’arte contemporanea dell’Accademia di belle arti di Catania, mentre un’altra giovane dottoranda della stessa “scuola”, Barbara Sorbello, vira la ricerca verso le scene teatrali urbane del Maestro di Rosolini. Dal suo testo emerge la visione ‘sociale’ di Santacroce.
Simona Di Stefano, dottoranda dell’Università di Catania, ma formatasi all’Accademia delle belle arti, affronta il tema forse più inconsueto e nuovo nella lettura e interpretazione dell’opera di Santacroce: il suo rapporto estetico e programmatico con la moda.
La coordinatrice del Dipartimento in Comunicazione e didattica dell’arte dell’Accademia di belle arti di Catania, Viviana Scalia, si sofferma sull’insegnamento di Santacroce nella sua prospettiva forse più importante, quella che si rivolge alle future generazioni, ponendo nel dovuto rilievo il ruolo didattico del maestro negli anni d’insegnamento tra l’Italia e la Svizzera, e declinando le due parole chiave che hanno sempre caratterizzato il suo insegnamento: ‘comunicazione’ e ‘inclusività’.
Alcune opere in esposizione
Sempre Viviana Scalia (insieme con Vittorio Ugo Vicari, docente di Storia dell’arte contemporanea dell’Accademia di belle arti di Catania) si è occupata della supervisione del workshop – coadiuvata dalla prof.ssa Elisa Francesconi dell’Università di Catania - che ha formato i trentacinque allievi dell’Accademia di belle arti di Catania che guideranno i visitatori nelle sale del museo. da impegnare nel sistema di visite guidate che accompagnerà i visitatori in mostra.
La seconda parte del catalogo, invece, è interamente dedicata alle centocinquanta opere in mostra. La catalogazione di dipinti, sculture, disegni e incisioni è stata affidata a Giulia Bertuccio, di recente diplomata accademica di I livello, e a Chiara Nicoletta Compagnino, anche lei dottoranda.
Visitatori che ammirano le opere esposte alla mostra