Al Palazzo Pedagaggi, Michael Herzfeld ha presenta il suo paradigma sulle resistenze delle comunità marginali: «Gli arcaisti non rifiutano l’appartenenza alla loro nazione, ma dimostrano che la vera custodia delle consuetudini risiede nel popolo»
L’arcaismo sovversivo, un nuovo paradigma che indaga le forme di resistenza attraverso le quali persone che affermano di rappresentare autentiche comunità nazionali che vivono ai margini del moderno stato-nazione contrastano le incursioni nella loro autonomia da parte delle autorità burocratiche.
Ed è su questo concetto che Michael Herzfeld, professore emerito di antropologia e membro dell’American Academy of Arts and Sciences, è intervenuto al Palazzo Pedagaggi, sede del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania, prendendo spunto dal suo volume, Subversive Archaism: Troubling Traditionalists and the Politics of National heritage, pubblicato nel 2022.
Nella sua ricerca etnografica, l’autore elabora un’attenta analisi delle esperienze dei pastori di montagna in Grecia e degli abitanti delle baraccopoli urbane in Thailandia, mostrando come questi arcaisti sovversivi utilizzino discorsi nazionalisti della tradizione per opporsi al potere delle istituzioni moderne, difendere la propria autonomia e rivendicare legittimità, sia sotto governi democratici che autoritari.
Sebbene denigrati dalle autorità governative come “primitivi” o “pericolosi”, spesso come giustificazione preventiva per la repressione violenta, questi gruppi non sono rivoluzionari e non rifiutano l’identità nazionale, ma mettono in discussione l’autorità statale e la sovrapposizione tra Stato e nazione.
Nel suo libro, Herzfeld - ordinario emerito di Scienze sociali alla Harvard University negli Stati Uniti e docente di Studi critici sul patrimonio culturale all’Università di Leiden nei Paesi Bassi - mostra come le autorità statali siano minacciate dall’arcaismo sovversivo dei gruppi emarginati, in particolare di coloro che abbracciano con orgoglio la propria alterità e credono di avere pretese moralmente superiori all’identità nazionale, e lo fa utilizzando materiali etnografici, lavorando sul campo, a stretto contatto con cittadini e movimenti sociali che vengono ritratti come affronti alla modernità.
Michael Herzfeld - autore di dodici monografie sui temi dell’antropologia, delle scienze politiche, della sociologia e della etnologia e, inoltre, di numerose ricerche in Grecia, in Italia e in Thailandia – ha aperto il suo intervento con una personale riflessione sulla disciplina: «L’antropologia è una scienza sociale, si basa molto su altre scienze sociali, ma offre anche delle ricerche sulle scienze sociali».
Questo perché, rispetto ad altre discipline, l’antropologia si basa su una critica costante di sé stessa e su una profonda empatia per la lingua. Non a caso il docente ha affermato come il lavoro dell’antropologo richieda «molta empatia linguistica e la conoscenza delle lingue dei soggetti di cui parliamo».

In foto il prof. Michael Herzfeld
«Dobbiamo considerarla come una forma di rispetto per le persone studiate e per l’etica che caratterizza la disciplina in quanto il nostro lavoro si concentra sull’etica delle relazioni umane», ha aggiunto il docente che nel 2012 ha ricevuto la cittadinanza onoraria della Repubblica Ellenica.
Partendo da qui, il docente ha focalizzato l’attenzione dei presenti sul tema centrale del suo libro, l’arcaismo sovversivo, definendolo come una tattica di comunità marginali per gestire situazioni immediate di conflitto con le autorità. Per Herzfeld «queste comunità rivendicano una forma di superiorità morale e storica, denunciando l’arroganza dei burocrati».
A seguire ha illustrato anche il concetto di Cripto-colonialismo, condizione che caratterizza anche Grecia e Italia, affermando come questi siano «paesi che dicono di non essere mai stati colonizzati, ma che hanno adottato modelli occidentali per definire come la loro cultura “dovrebbe apparire” per essere accettata a livello internazionale».
Da questa prospettiva, per Herzfeld, «gli “arcaisti” non rifiutano l’appartenenza alla loro nazione, ma 'denunciano' le istituzioni dimostrando che la vera custodia delle consuetudini risiede nel popolo, non negli uffici ministeriali».
L’autore ha proseguito illustrando queste dinamiche tramite quelle che sono state le sue ricerche etnografiche sui pastori delle montagne greche e di Creta e introducendo un ulteriore tema: l’intimità culturale.
«Questo - per Herzfeld - è un concetto che coinvolge anche le istituzioni. Persino la polizia locale era coinvolta in questa intimità culturale. Ricordo che cercavano sospettati e finivano per sedersi a tavola con loro, perché una volta che si mangia insieme il legame sociale prevale sulla burocrazia».
L’autore, in chiusura di intervento, ha sottolineato che l'arcaismo sovversivo «fa parte dell’intimità naturale dello Stato». «Lo Stato sa perché si comportano così e si rifiuta di riconoscerlo ufficialmente – ha aggiunto - perché ammettere la logica dei locali significherebbe mettere in discussione la propria autorità burocratica».
Lo Stato e la gestione del passato: studiosi a confronto sul pensiero di Herzfeld
L’evento è stato aperto da Stefania Mazzone, ordinaria di Storia del pensiero politico al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, che ha sottolineato il valore teorico del volume che presenta «una profondità interpretativa, un argomento che è centrale per la comprensione della modernità politica».
In particolare, la docente ha ribadito come «il rapporto tra tempo, memoria e ordine istituzionale è il rapporto politico per eccellenza». Proprio per questo, ha ribadito come «un testo di questa portata debba essere letto dagli studenti, in quanto rappresenta una chiave di lettura del nostro presente».
A seguire Mara Benadusi, docente di Discipline demo-etno-antropologiche al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania, è intervenuta con una analisi sul lavoro del relatore Michael Herzfeld che evidenzia come lo Stato moderno non si limiti a governare territori, ma si occupa di “amministrare il passato” selezionando tradizioni e criteri di autenticità per legittimarsi.
«In questo spazio – ha detto la docente - agiscono gli "arcaisti sovversivi", che non scelgono la protesta aperta ma sfidano le istituzioni rivendicando conformazioni politiche, ovvero le polity, dotate di una profondità storica superiore a quella dello Stato-nazione».

Il tavolo dei relatori
Berardino Palumbo, ordinario di Antropologia Sociale all’Università di Messina, nel suo intervento, ha proposto una panoramica del lavoro di Micheal Herzfeld, ripercorrendo alcuni dei suoi testi più significativi. Il docente ha ricordato come una delle prime monografie di Herzfeld abbia avuto come oggetto di studio il folklore greco. In particolare «come si è costruita l’idea e l’immagine di un’identità greca all’interno della storia politica e culturale che poi ha portato alla formazione dello stato greco», ha detto il docente che ha continuato la sua riflessione parlando Anthropology Through the Looking-Glass: « Herzfeld smonta quella che è l’antropologia mediterranea focalizzando la sua attenzione sul tema dello Stato nazionale».
Ricordando anche The Social Production of Indifference, il prof. Palumbo ha affermato che «questo libro fa comprendere come lo Stato-nazione classifichi i soggetti al suo interno, ma anche come i suoi soggetti interagiscono con le categorizzazioni dello Stato-nazione».
L’ultimo libro citato dal prof. Palumbo è Cultural Intimacy, in cui «il concetto di intimità culturale è un processo che Micheal Herzfeld elabora per definire lo spazio entro il quale il soggetto, che è sottoposto alla struttura dello Stato, si costruisce dei margini di operabilità».
In chiusura di intervento il docente dell’ateneo messinese ha sottolineato come «la scrittura di Herzfeld funzioni in modo particolarmente efficace in inglese e come, nonostante i suoi libri non siano di immediata comprensione, rappresentino dei veri e propri pilastri nella storia dell’antropologia».
Nel corso del seminario è intervenuta anche Cristina Pantellaro, studiosa e antropologa che si è occupata della traduzione in italiano del libro del professore Herzfeld. La studiosa ha descritto «il processo di traduzione del volume come una “sfida epistemologica” volta a svelare i meccanismi di potere nel linguaggio». «Il compito dell’antropologia – ha aggiunto - è rendere opaco ciò che appare univoco», smascherando il pregiudizio di una nazione omogenea attraverso un registro che umanizza la burocrazia e le istituzioni».