Bellini e il suo tempo: il belcanto prende vita

Gilda Fiume e Dave Monaco protagonisti di una serata dedicata a Bellini, Rossini e Donizetti, insieme all’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele diretta dal maestro Francesco Ommassini

Irene Isajia

Una serata per incontrare Vincenzo Bellini attraverso la musica del suo tempo. È questo il filo conduttore del concerto andato in scena nei giorni scorsi alTeatro Vittorio Emanuele di Messina nell’ambito della sesta edizione del Bellini International Context. Sul palco l’Orchestra del Teatro, diretta dal maestro Francesco Ommassini, insieme al soprano Gilda Fiume e al tenore Dave Monaco, protagonisti di una performance che ha progressivamente conquistato il pubblico.

Ad aprire il viaggio è Gioachino Rossini con la Sinfonia da Il barbiere di Siviglia, pagina brillante e vivace che introduce immediatamente nel clima del melodramma ottocentesco. Nel teatro d’opera la sinfonia precede l’ingresso dei personaggi e prepara lo spettatore al mondo che sta per prendere forma sulla scena: in questo caso, ritmo, leggerezza ed energia anticipano perfettamente l’universo rossiniano. 

È ancora Rossini a consegnare poco dopo la scena a Dave Monaco con «Cessa di più resistere», aria del Conte di Almaviva. Un brano impegnativo e ricco di agilità, nel quale il tenore mette subito in evidenza sicurezza, presenza scenica e notevole padronanza vocale, delineando fin dall’inizio una prova destinata a sorprendere per duttilità e intensità.

L’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele

L’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele

Con Vincenzo Bellini il colore della serata cambia. «Oh! quante volte, oh! quante», da I Capuleti e i Montecchi, conduce il pubblico nella dimensione più intima di Giulietta, che attende Romeo e affida al canto la propria malinconia. È qui che emerge con chiarezza una delle qualità più affascinanti di Gilda Fiume: una voce luminosa, elegante e intensa, capace di distendersi con naturalezza sulle lunghe melodie belliniane e di trasformare il canto in autentico racconto emotivo.

Il programma prosegue con Gaetano Donizetti. Dopo la Sinfonia da Don Pasquale, arriva una delle pagine più conosciute del repertorio lirico, «Una furtiva lagrima» da L’elisir d’amore. Nemorino comprende, osservando una lacrima negli occhi della donna amata, che forse il proprio sentimento è finalmente ricambiato. Dave Monaco abbandona qui la brillantezza rossiniana per una dimensione più intima e raccolta: il cambiamento di registro restituisce tutta la vulnerabilità del personaggio e mostra un altro volto della sua vocalità. 

A rendere particolarmente suggestiva la pagina è anche il fagotto di Giovanni Petralia, il cui intervento si intreccia con la voce del tenore con sensibilità e misura. È uno di quei momenti nei quali appare evidente come, nel melodramma, l’orchestra non sia semplicemente chiamata ad accompagnare il canto: gli strumenti diventano a loro volta voci e partecipano alla costruzione dell’emozione. 

Donizetti offre a Gilda Fiume un registro completamente diverso con Anna Bolena. In «Al dolce guidami» la protagonista, ormai prossima alla fine, si rifugia nei ricordi mentre realtà e immaginazione sembrano progressivamente confondersi. Il soprano affronta una pagina di grande complessità con intensità e sensibilità interpretativa, passando dalla fragilità alla tensione drammatica senza mai rinunciare all’eleganza della linea vocale.

La soprano Gilda Fiume

La soprano Gilda Fiume

Dopo l’intervallo, Bellini diventa pienamente il cuore della serata. La Sinfonia da Norma prepara uno dei momenti più attesi, «Casta diva», forse la pagina belliniana più conosciuta anche da chi non frequenta abitualmente il teatro d’opera. Norma, sacerdotessa dei Druidi, si rivolge alla luna invocando la pace e la musica sembra quasi sospendere il tempo. Gilda Fiume offre qui una delle interpretazioni più suggestive dell’intero concerto. 

La voce si distende con apparente naturalezza in una scrittura tutt’altro che semplice, mantenendo limpidezza, controllo e intensità anche nei passaggi più delicati. Una prova capace di unire rigore ed emozione, lasciando emergere quella lunga cantabilità che costituisce uno dei tratti più riconoscibili della musica di Bellini. A dialogare con lei è il primo flauto Alida De Marco, il cui suono limpido e raffinato si intreccia con quello del soprano contribuendo a costruire la dimensione rarefatta della celebre preghiera. È ancora una volta il dialogo tra voce e orchestra a rivelare la ricchezza di una scrittura nella quale ogni intervento concorre alla definizione dell’atmosfera.

Il tenore Dave Monaco

Il tenore Dave Monaco

Il ritorno a I Capuleti e i Montecchi riporta quindi in primo piano Dave Monaco, questa volta nei panni di Tebaldo con «È serbata a questo acciaro – L’amo, ah! l’amo, e mi è più cara». Amore e tensione drammatica convivono nella stessa pagina e il tenore affronta il brano con slancio, confermando una vocalità capace di unire potenza, agilità e incisività scenica. Ma è con Il pirata che la serata raggiunge uno dei momenti di maggiore intensità. 

Dopo la Sinfonia, Gilda Fiume affronta la scena, aria e finale di Imogene, «Col sorriso d’innocenza – Oh, sole! ti vela». La scrittura belliniana si fa qui più tormentata e drammatica e il soprano mostra un volto ancora diverso della propria interpretazione: alla luminosità di Casta diva si sostituisce progressivamente una forza espressiva più inquieta, sostenuta da una voce che affronta con sicurezza una pagina di grande impegno. Anche in questo caso il flauto di Alida De Marco torna a dialogare con la voce, accompagnandone alcuni passaggi con particolare delicatezza e contribuendo alla costruzione della crescente tensione emotiva.

L’ultimo brano in programma torna a Donizetti con «Ah! mes amis, quel jour de fête» da La fille du régiment. È una delle arie più spettacolari e temute del repertorio tenorile, celebre per la serie di acuti che richiede all’interprete. Dave Monaco la affronta con sicurezza e brillantezza, chiudendo il programma ufficiale con una prova di grande impatto.

Un momento del concerto

Un momento del concerto

Se il programma ha permesso di attraversare tre differenti modi di intendere il belcanto, sono state soprattutto le straordinarie prove di Gilda Fiume e Dave Monaco a dare alla serata la sua forza. Due interpreti capaci di affrontare pagine molto diverse per carattere e difficoltà, passando dalla delicatezza alla brillantezza, dal virtuosismo alla tensione drammatica, senza perdere intensità, eleganza e presenza scenica. 

Le loro voci non si sono limitate a impressionare per qualità e potenza, ma hanno dato corpo ai personaggi e alle emozioni che attraversano queste pagine. Il pubblico lo percepisce e, al termine del concerto, gli applausi si trasformano in una calorosa e insistita richiesta di bis. Gilda Fiume e Dave Monaco tornano così insieme sul palco per un celebre duetto tratto da Lucia di Lammermoor di Donizetti. Dopo averli ascoltati alternarsi lungo l’intero percorso musicale, le due voci finalmente si incontrano, regalando alla platea un ultimo momento di intensa partecipazione e suggellando una serata accolta con evidente entusiasmo.

A guidare l’intero percorso il maestro Francesco Ommassini, alla testa di un’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele protagonista di una prova di notevole livello. L’ensemble ha mostrato compattezza, precisione e sensibilità nel passaggio tra linguaggi differenti, dalla brillantezza rossiniana alla più distesa cantabilità belliniana, fino alla teatralità donizettiana, mantenendo costante l’equilibrio con le voci. Una presenza musicale pienamente partecipe, capace non soltanto di sostenere il canto, ma di contribuire alla costruzione delle atmosfere e alla definizione espressiva delle diverse pagine.

Bellini e il suo tempo finisce così per spiegare il proprio titolo attraverso la musica stessa. Bellini non viene raccontato isolatamente, ma posto accanto ai compositori che con lui condivisero la grande stagione del belcanto italiano. Tre modi differenti di intendere il teatro musicale, accomunati dalla centralità della voce e dal dialogo costante con l’orchestra. Al Vittorio Emanuele, questo equilibrio ha restituito con forza la vitalità di un repertorio capace ancora oggi di trasformare il canto in esperienza emotiva.

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