All’Università di Catania Alice Blythe Raviola rilegge il pensatore della ragion di Stato tra religione, spazio e bene comune
Non solo teorico della ragion di Stato, ma interprete modernissimo del rapporto tra potere, territorio e consenso. È il volto rinnovato di Giovanni Botero emerso al sesto appuntamento del ciclo “Poteri, spazi, conflitti”, promosso dal Chispo – Center for the History of Power e ospitato dall’Università di Catania, dove Alice Blythe Raviola ha mostrato come il pensatore piemontese continui ancora oggi a parlare al presente.
Grazie al seminario dal titolo Dal ‘De regia sapientia’ alle ‘Relazioni universali’: potere e spazio politico nell’opera di Giovanni Botero e alla docente Alice Blythe Raviola dell’Università ì di Milano, è stato possibile consolidare lo spazio di confronto sulle forme e i linguaggi del potere tra età moderna e contemporanea.
Proprio la docente dell’ateneo milanese - dopo l'introduzione degli organizzatori del ciclo di seminari, la prorettrice Lina Scalisi e il docente Giacomo Santoro - ha offerto una riflessione densa e aggiornata su una figura centrale del pensiero politico tardo-cinquecentesco.
Fin dall’inizio, la relatrice ha sottolineato come «l’attuale fase degli studi possa essere letta come un vero e proprio Boterian Moment, favorito anche da importanti novità sul piano delle fonti». «In particolare – ha aggiunto - la recente scoperta del manoscritto editoriale del De regia sapientia (1583) di Giovanni Botero e la sua imminente edizione critica con traduzione dal latino all’italiano presso Bibliopolis consentono di entrare nel laboratorio intellettuale dell’autore».
«Avere tra le mani le bozze di stampa, con correzioni e interventi autografi, significa osservare il pensiero mentre prende forma», ha spiegato la prof.ssa Raviola, evidenziando come già in quest’opera giovanile siano presenti, in nuce, i nuclei teorici della successiva ragion di Stato.
Uno dei passaggi più stimolanti del seminario ha riguardato il rapporto tra Botero e Niccolò Machiavelli, spesso ridotto in modo schematico alla contrapposizione tra un pensiero laico e uno confessionale.
«Botero non è semplicemente l’anti-Machiavelli - ha osservato la relatrice -, ma piuttosto un Machiavelli riletto e adattato alle esigenze della Chiesa». In questa prospettiva, il celebre tema della religione assume un valore decisivo: là dove Machiavelli ne sottolineava la funzione strumentale e talvolta indebolente, Botero ne fa il fondamento stesso del potere politico.
«La religione fortifica i popoli e i principi», ha ricordato Raviola, sintetizzando un passaggio chiave del De regia sapientia e mettendo in luce il rovesciamento di paradigma che caratterizza la riflessione boteriana.

Un momento dell'intervento della prorettrice Lina Scalisi
Il discorso si è poi concentrato su tre categorie fondamentali – principe, popolo e spazio politico e pubblico – che attraversano l’intera produzione di Botero e permettono di coglierne la coerenza interna.
Il principe, lungi dall’essere soltanto un detentore di forza, è chiamato a governare attraverso la giustizia e la devozione, in un equilibrio in cui la dimensione morale diventa strumento concreto di governo. «La bontà, mediata dalla fede, è un dispositivo politico», ha sottolineato la relatrice, marcando la distanza rispetto al primato del timore teorizzato da Machiavelli.
Allo stesso tempo, il popolo non è più una massa da controllare, ma un elemento attivo nella costruzione dell’ordine politico, mentre il bene pubblico emerge come criterio di legittimazione dell’azione di governo. «È interessante notare come categorie che tendiamo ad associare alla modernità illuministica siano già pienamente operative nel contesto della Controriforma», ha aggiunto Raviola, invitando a riconsiderare la genealogia di concetti spesso dati per acquisiti.
In questo quadro, un ruolo centrale è giocato dalla riflessione sullo spazio politico, che trova una delle sue espressioni più compiute nelle Relazioni universali (1591). In quest’opera, Botero costruisce una vera e propria geografia del potere, in cui la descrizione dei territori si intreccia con l’analisi delle strutture politiche e religiose.

In foto Giacomo Santoro e Alice Blythe Raviola
«Il mondo diventa oggetto di conoscenza politica», ha osservato Raviola, sottolineando come l’attenzione per lo spazio non sia accessoria, ma costitutiva del pensiero boteriano. Anche testi come Delle cause della grandezza delle città contribuiscono a questa riflessione, mostrando come la crescita e la prosperità degli spazi urbani siano strettamente legate alle modalità di esercizio del potere.
L’intervento ha, infine, richiamato l’importanza del contesto storico in cui Botero opera, segnato dall’influenza della Chiesa post-tridentina e da figure come Carlo Borromeo, nonché dai rapporti con la monarchia di Filippo II. «Botero è un uomo profondamente inserito nelle dinamiche del suo tempo - ha concluso la relatrice -, ma proprio per questo capace di elaborare strumenti interpretativi destinati a lunga durata».
Il dibattito che ha seguito il seminario, animato da studenti e giovani ricercatori, ha confermato l’attualità delle questioni sollevate e la capacità del ciclo Poteri, spazi, conflitti di stimolare una riflessione critica sulle radici storiche delle categorie politiche contemporanee.
«Studiare Botero oggi», ha osservato la docente Raviola in chiusura, «significa interrogarsi su quanto le nostre idee di spazio pubblico, autorità e bene comune siano davvero moderne, e quanto invece continuino a dialogare con un passato che non ha smesso di interrogarci».