L’astronauta dell’ESA Luca Parmitano, con il giornalista Emilio Cozzi, ha raccontato sogni, fallimenti, amicizie e il percorso che lo ha portato a diventare un “navigatore delle stelle”
Dal caffè mattutino agli esperimenti scientifici per descrivere una normale giornata nello spazio tra aneddoti e storie di vita in cui sogni, fallimenti e amicizia si intrecciano. Un racconto che ha affascinato studentesse e studenti, non solo universitari e degli istituti superiori, ma anche piccolissimi. E ancora docenti e appassionati che hanno riempito tre aule del Dipartimento di Fisica e Astronomia “Ettore Majorana” dell’Università di Catania per ascoltare l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea, Luca Parmitano.
Dalla sua voce il racconto di una vita trascorsa con lo sguardo rivolto verso il cielo in occasione della presentazione di Camminare tra le stelle, pubblicato da Feltrinelli e scritto a quattro mani insieme con il giornalista Emilio Cozzi, una vera e propria guida turistica del viaggiatore spaziale occasionale, come l’ha definito lo stesso Parmitano nel corso del dialogo, nell’aula magna del dipartimento, con il prof. Giuseppe Puglisi, docente di Astrofisica.
Ad introdurre l’incontro il direttore del Dipartimento di Fisica e Astronomia, il prof. Stefano Romano, alla presenza del primo cittadino Enrico Trantino e del past rettore Francesco Priolo.
Proprio il sindaco ha ringraziato l’astronauta per aver “sponsorizzato la candidatura di Catania a Capitale della cultura, un gesto che nostra attenzione per la nostra città”.
Un momento dell'intervento del prof. Stefano Romano, direttore del Dfa
Una guida per chi sogna nello spazio e sulla Terra
Luca Parmitano chiarisce fin dall’inizio l’essenza del libro: non un manuale tecnico, né un saggio scientifico, ma una guida pensata per le nuove generazioni, un invito a seguire la propria “costellazione personale”. Non serve andare in orbita, sottolinea, per “camminare tra le stelle”: basta mettere il 100% delle proprie capacità in ciò che si ama fare. Un libro che si apre con il racconto in prima persona di AstroLuca sull’incidente del 2013 durante l’attività extraveicolare e si conclude con una lettera alle sue figlie adolescenti, Maia e Sara.
Tra dialoghi vivaci e ricordi, Parmitano e Cozzi raccontano una giornata tipo nello spazio – dal caffè mattutino agli esperimenti scientifici – intrecciandola a momenti chiave della vita dell’astronauta, dalle prime passioni infantili fino alla scoperta del volo. Parmitano, 49 anni, primo comandante italiano della Stazione Spaziale Internazionale e colonnello dell’Aeronautica Militare con due missioni spaziali all’attivo (‘Volare’ dell’Agenzia spaziale italiana e ‘Beyond’ dell’Esa), non nasconde che la scrittura del libro sia stata “divertentissima”, proprio perché strutturata come un dialogo vero, un “botta e risposta” che fa entrare il lettore nella loro conversazione.
“Nel libro racconto tanti aspetti della vita di un astronauta, del suo percorso e cosa vuol dire inseguire il proprio cammino tra le stelle, perché ricordo che la parola astronauta vuol dire navigare tra le stelle, il navigatore delle stelle, ma io non sono mai stato tra le stelle, nessun essere umano l'ha fatto e quindi questo è un invito per ognuno dei lettori di trovare il proprio cammino tra le stelle”, ha precisato.
Ed Emilio Cozzi ha aggiunto: “Io non ho camminato fra le stelle, però ho avuto l'onore di raccontare l'esperienza di una persona, Luca Parmitano, che nello spazio c'è stato più di un anno per la precisione. In questo libro condividiamo una passione comune, quella per i giocattoli, e invitiamo altri bambini e altre bambine a giocare con noi, sperando che ci si diverta tutti insieme”.
Luca Parmitano e Emilio Cozzi dialogano con Giuseppe Puglisi
Il valore del fallimento: la libertà di spingersi oltre
Uno dei passaggi più intensi dell’incontro è stato dedicato al tema del fallimento, che Luca Parmitano ha definito una condizione necessaria per crescere: “Chi non fallisce mai è chi non si avvicina al limite delle proprie capacità”.
E con ironia ha raccontato il suo “18 preso durante il brevetto di volo” evidenziando però che a volte “è meglio un 18 che un 20 perché con un 18 almeno puoi dire non ho fatto nulla e l'ho passato lo stesso, col 20, invece, vuol dire che avevi studiato e non sei riuscito ad andare oltre, è un fallimento il 20”.
“Ma è proprio il fallimento, spesso demonizzato nell’era dei social, una forma di libertà nella realtà – ha detto -. È la libertà di provare, di migliorare, di scoprire nuove direzioni. Fallisce chi prova a fare qualcosa e se fallisce prova a migliorare. Chi crede di non fallire mai non si avvicinerà mai al limite delle proprie capacità”.
E andando sul pratico ha raccontato la storia del lander europeo Schiaparelli, schiantatosi su Marte. “Questo fallimento è un esempio emblematico: è un errore che ha permesso di comprendere meglio un pianeta complesso, quello di Marte che presenta un’atmosfera diversa dalla Terra, e quindi di progettare soluzioni più solide. Il fallimento deve essere un'opportunità per comprendere quanto successo, provare in un modo nuovo, cambiare direzione, tirarsi fuori dalla scatola e pensare in modo diverso”, ha aggiunto l’astronauta.
Un momento dell'intervento di Luca Parmitano
Amicizia, radici e il ritorno a Catania
Luca Parmitano, inoltre, si è soffermato sul ritorno nella sua città con autentica emozione. “Ritornare a Catania è sempre una grande emozione, in particolare proprio oggi, dove il primo passo è stato quello di varcare il cancello del mio vecchio liceo, quello del Galileo Galilei, dove 30 anni fa mi sono diplomato dopo aver trascorso cinque fra gli anni più belli della mia vita insieme a quelli che oggi sono i miei amici più fraterni, quelli con i quali mi sento, ai quali posso confidare qualsiasi cosa, tornare quindi con loro è veramente un ritorno a casa”.
Un messaggio semplice quello di vola in orbita ha bisogno comunque di legami che lo tengano saldo, alla Terra. “Questi amici danno il sapore alla mia vita, esattamente come gli altri membri della mia famiglia – ha aggiunto -. Sono un motivo di crescita, sono un confronto continuo, uno stimolo a migliorarsi, a essere il meglio di me stesso”.
In foto in prima fila il sindaco Enrico Trantino e il past rettore Francesco Priolo
Consigli ai ragazzi: prepararsi al futuro senza sapere com’è
“È sempre lo stesso che ripeto da tanti anni: scegliete un percorso, un cammino, un lavoro, uno studio che vi permetta di dare il meglio di voi stessi”, ha detto Luca Parmitano.
Non esiste, dunque, una formula anche perchè “il futuro dello spazio potrebbe aver bisogno di artisti e di pensatori mentre ad oggi abbiamo sempre selezionato scienziati, ingegneri, piloti sperimentatori, medici – ha tenuto a precisare -. L’importante è essere pronti, essere eccellenti nel proprio campo e trovarsi la persona giusta al momento giusto”.
Un momento dell'incontro nell'aula magna del Dipartimento di Fisica e Astronomia
Una mappa per chi vuole partire
Nel raccontare il titolo del libro, Luca Parmitano ha confessato di aver capito solo alla fine il suo vero significato. “Camminare tra le stelle non indica un luogo fisico, ma un atteggiamento: essere completamente immersi in ciò che si fa, qualunque sia il proprio firmamento personale – ha spiegato l’astronauta -. Il libro è la guida turistica del viaggiatore spaziale occasionale, è una mappa, speriamo dettagliata, di un percorso che noi abbiamo disegnato e che dovrebbe incoraggiare chiunque a dire questa mappa è interessante. Faccio il primo passo e parto. Vediamo dove vado a finire”.
E una risposta Parmitano l’ha individuata ripercorrendo alcune tappe del suo percorso: “Nel 2008 ero a Pratica di Mare nelle vesti di pilota, collaudatore e sperimentatore dell'Aeronautica Militare, avevo già raggiunto il mio obiettivo prefissato. Davo sempre il massimo. Poi si sono aperte le porte di astronauta, ma ognuno di noi è un astronauta nel suo ruolo: ovvero quando mette il cento per cento delle sue capacità a disposizione e comincia così a camminare tra le stelle senza la necessità di andare in orbita per farlo”.
Parole riprese anche da Emilio Cozzi: “Il libro è una mappa, la più dettagliata possibile, lasciata alle ragazze e ai ragazzi: non un invito a diventare astronauti, ma un incoraggiamento a scegliere la propria direzione, anche quella meno prevedibile”.
Un momento dell'iniziativa
Uno sguardo al futuro: la Luna all’orizzonte
E nel dialogo non poteva mancare la domanda su quando sarà possibile rivedere Luca Parmitano “fra le stelle”. La risposta dell’astronauta è cauta, ma piena di entusiasmo: “I costi delle missioni lunari sono davvero elevati, tutto dipenderà dal Programma Artemis e dal ruolo degli astronauti europei nella futura esplorazione lunare”. Parmitano spera di far parte dell'architettura dell'esplorazione spaziale lunare: “Spero anch'io di essere tra i candidati per dare il mio contributo”.
Una corsa alla Luna che, forse, potrebbe riportarlo ancora una volta oltre l’atmosfera. E se lo augura anche la piccolissima Agata che, tra le tante e i tanti, a conclusione del dialogo ha posto la sua domanda: “Anche dalla stazione spaziale la Luna è bianca?” E Luca Parmitano, accogliendola col sorriso, ha confermato: “Sì, è proprio dello stesso colore di come la vediamo dalla Terra perché riflette la luce del Sole”.

Luca Parmitano mentre risponde alla domanda della piccola Agata
Il ricavato: un viaggio per chi non può permetterselo
In Camminare tra le stelle c’è un messaggio che attraversa tutta la conversazione: ognuno può essere astronauta nel proprio universo, se sceglie di inseguire con coraggio e dedizione la traiettoria che sente più sua. Una guida, sì, ma anche un invito a partire. Qualunque sia la destinazione.
E un sostegno arriverà proprio dal ricavato delle vendite che sarà devoluto a Intercultura per finanziare borse di studio destinate a studenti che desiderano trascorrere un anno all’estero, ma non ne hanno i mezzi.
Un modo per restituire ciò che ha cambiato la vita a un giovane Luca Parmitano: il suo anno in California, nel 1993, all’età di 16 anni, che gli ha fatto intravedere il suo futuro e che “mi ha letteralmente cambiato la vita”.

In foto Luca Parmitano e Emilio Sozzi