Catania al centro del dibattito europeo: l’Ue “sotto pressione” tra crisi globali e nuove prospettive di riforma

A Unict 600 studiosi da tutto il mondo sul futuro dell’integrazione europea nell’era delle trasformazioni globali

Alfio Russo

Per tre giorni Catania è stata attraversata da un’intensità rara di idee, prospettive e visioni sul futuro dell’Europa. Il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania ha infatti ospitato la tredicesima conferenza internazionale biennale dello European Consortium for Political Research (ECPR) — Standing Group European Union (SGEU), intitolata The EU under pressure

L’appuntamento ha rappresentato uno dei principali momenti di confronto a livello globale per la comunità accademica che si occupa di Unione Europea, confermando il ruolo del Sgeu come una delle più rilevanti reti internazionali di studio sui processi di integrazione europea, sulle politiche dell’UE e sui suoi complessi meccanismi istituzionali e decisionali, in costante dialogo con discipline quali l’antropologia, l’economia, il diritto, la sociologia e la storia.

L’edizione 2026 ha riunito circa 600 partecipanti, tra ricercatrici e ricercatori provenienti da decine di Paesi europei ed extra-europei, giovani studiose e studiosi all’inizio del percorso accademico e accademici di consolidata esperienza. Una pluralità di profili, approcci e tradizioni di ricerca che ha reso il convegno un vero spazio globale di produzione e circolazione del sapere scientifico, contribuendo in modo significativo alla visibilità internazionale dell’Ateneo catanese e alla valorizzazione del territorio nel circuito della ricerca europea.

Il tema della conferenza ha offerto un quadro di straordinaria attualità analitica, ponendo al centro le molteplici pressioni che oggi attraversano l’Unione Europea. L’iniziativa ha consentito di mettere a confronto prospettive teoriche e ricerche empiriche capaci di illuminare la complessità dei processi politici, istituzionali e normativi dell’Ue in una fase storica segnata da profonde incertezze e trasformazioni. Le numerose sezioni tematiche hanno riflesso la varietà delle agende di ricerca contemporanee negli studi europei, restituendo un panorama articolato e dinamico della disciplina.

Un momento della conferenza

Un momento della conferenza

In un contesto internazionale sempre più segnato dalla politica delle grandi potenze e dall’instabilità sistemica, l’Unione Europea è apparsa attraversata da pressioni convergenti, talvolta percepite come potenzialmente esistenziali. Sul piano interno, l’ascesa dei movimenti populisti di destra in diversi Stati membri ha messo in discussione assetti politici e orientamenti consolidati. Sul piano esterno, le guerre lungo i confini orientali e meridionali dell’Europa hanno ridefinito le priorità di sicurezza e di politica estera dell’Unione, mentre l’affidabilità del tradizionale partner transatlantico è stata messa in discussione da nuove dinamiche politiche negli Stati Uniti. 

A ciò si aggiungono le trasformazioni strutturali dell’ordine globale, tra cui l’ascesa della Cina e la crescente contestazione del multilateralismo e dell’ordine internazionale liberale, che hanno inciso sulle fondamenta normative e sul ruolo internazionale dell’Ue.

In questo scenario, la conferenza ha rappresentato un momento cruciale di riflessione sul futuro dell’integrazione europea, interrogandosi sulla necessità di possibili riforme istituzionali, sulle prospettive di ridefinizione del ruolo globale dell’Unione e sulla sua capacità di rafforzare la propria posizione in un contesto internazionale in rapida evoluzione. 

La scelta di Catania come sede dell’evento si è inserita in questa traiettoria, valorizzando il ruolo dell’Università di Catania, la cui candidatura è stata selezionata tra diverse proposte concorrenti grazie al prestigio scientifico dell’Ateneo e alla sua attrattività internazionale, anche in virtù del forte impulso dato dal Dipartimento di Scienze politiche e sociali.

Accanto al programma scientifico principale, la conferenza è stata anticipata dagli Early Career Workshops, dedicati a ricercatrici e ricercatori all’inizio della carriera, a conferma dell’attenzione dello Sgeu alla formazione delle nuove generazioni di studiosi e al rafforzamento della comunità accademica internazionale. 

Il programma scientifico del convegno è stato curato dalla prof.ssa Francesca Longo, direttrice del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'Università di Catania, insieme al presidente dello Sgeu Dimiter Toshkov della Leiden University e alla vicepresidente Ana Juncos della University of Bristol oltre che della prof.ssa Stefania Panebianco del Dsps di Unict, a testimonianza della dimensione altamente qualificata e coordinata dell’organizzazione scientifica dell’evento.

Un momento della conferenza

Un momento della conferenza

Sgeu ed Ecpr, ricerca globale e studi sull’Europa

La prof.ssa Stefania Panebianco, in questa intervista, riflette sul ruolo della collaborazione tra lo Standing Group European Union dell’ECPR e l’Università di Catania, tra internazionalizzazione della ricerca, centralità del Dipartimento di Scienze politiche e sociali e nuove sfide per gli studi europei in un contesto globale in trasformazione.

In che modo la collaborazione tra lo Standing Group European Union dell’European Consortium for Political Research e l’University of Catania, attraverso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali, contribuisce a rafforzare la visibilità internazionale dell’ateneo e a promuovere nuove agende di ricerca sugli studi europei?

Lo Standing Group sull’Unione Europea dell’European Consortium for Political Research, rappresenta uno dei pilastri degli studi europei a livello internazionale. L’Università di Catania ha sempre avuto un ruolo importante all’interno di questo Standing Group, tanto che tra i suoi fondatori figura il professor Fulvio Attinà che, già nel 1995, insieme ad altri colleghi lungimiranti, intuì la necessità di favorire e rafforzare il networking tra gli studiosi dell’Unione Europea.

Il professor Attinà, professore emerito del nostro ateneo, è stato un vero pioniere degli studi europei sotto molti aspetti. Se penso al suo percorso scientifico, ricordo innanzitutto i suoi studi sulla politica estera dell’Unione Europea, per poi arrivare alle questioni legate alle politiche migratorie e, più in generale, all’analisi dei sistemi politici internazionali e di quello che lui definisce il “global order”. Non a caso, più tardi, si terrà una tavola rotonda dedicata proprio al tema del disordine globale e al ruolo che l’Unione Europea può svolgere all’interno di questo scenario internazionale sempre più complesso.

Il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania si inserisce in questo contesto in maniera innovativa e, per molti aspetti, pionieristica. Da sempre, infatti, il Dipartimento ha saputo valorizzare i canali di finanziamento della Commissione Europea, penso in particolare alle azioni Jean Monnet, che nel tempo hanno consentito la creazione di numerose cattedre dedicate a temi fondamentali: dalla politica estera dell’Unione Europea alle questioni legate alla democrazia, fino alle politiche pubbliche europee.

Più recentemente, lo scorso anno, è stato finanziato il Centro di eccellenza DiploWideMed, dedicato al Mediterraneo allargato. Il Centro studia le dinamiche e le interazioni tra attori statali, internazionali e locali che contribuiscono a costruire quella che definiamo “multi-track diplomacy”, cioè una diplomazia multidimensionale. In questo Mediterraneo allargato — che proprio in queste settimane vede l’Iran trasformarsi in un teatro di guerra, dopo quanto già accaduto a Gaza — osserviamo come la guerra sia tornata ad essere uno scenario concreto e, purtroppo, anche uno strumento della politica internazionale.

Il Centro di eccellenza che ho il piacere e l’onore di dirigere si occupa proprio di questo: analizzare il modo in cui la guerra è rientrata nell’agenda politica e scientifica dei ricercatori ed è tornata ad essere considerata uno strumento per dirimere le controversie tra Stati. Sono molte le attività di ricerca e analisi che porteremo avanti nei prossimi tre anni, grazie anche al contributo fondamentale dei membri del Centro, che provengono da università internazionali — dal Canada agli Stati Uniti — oltre che da numerose realtà europee e italiane.

Stiamo inoltre coinvolgendo attori non statali e non accademici: penso, ad esempio, alla Comunità di Sant’Egidio, al Cope e a molti altri soggetti che svolgono un ruolo centrale nella politica regionale e internazionale, con particolare riferimento all’area del Mediterraneo.

La prof.ssa Stefania Panebianco

La prof.ssa Stefania Panebianco

Perché l’ECPR è così importante? E perché l’Università di Catania riveste un ruolo significativo nella dimensione dell’internazionalizzazione? 

Perché l’internazionalizzazione non è soltanto, in modo semplicistico, un aspetto legato, sia alla didattica, sia alla ricerca. Al contrario, rappresenta un’opportunità concreta di crescita e di arricchimento reciproco.

Il privilegio, il piacere e l’onore che abbiamo oggi, nell’ambito di questo convegno, è quello di ospitare oltre 600 studiosi provenienti da tutto il mondo, che si riuniscono nei cosiddetti panels per condividere i risultati delle proprie ricerche. Si tratta di un processo continuo di crescita e di internazionalizzazione, perché il confronto tra approcci teorici, empirici e metodologici differenti produce inevitabilmente innovazione scientifica e una ricaduta tangibile anche sul territorio e sulla nostra Università.

In questi giorni ci stiamo interrogando su una questione fondamentale: perché parlare oggi di Unione Europea? Perché l’Unione Europea sta attraversando una fase di crisi e di ridefinizione, sia rispetto ai propri meccanismi istituzionali interni sia rispetto al ruolo che intende assumere nello scenario internazionale.

I partecipanti alla tavola rotonda di oggi pomeriggio, così come quelli dell’evento di domani dedicato al cinquantesimo anniversario del “Journal of European Integration”, una delle più importanti riviste scientifiche del settore, rifletteranno proprio su questi temi. Inoltre, dopodomani avremo il piacere di ascoltare il presidente Enrico Letta, che presenterà il suo rapporto — già illustrato in numerose cancellerie e università europee — dedicato alle possibili riforme dell’Unione Europea.

Il tema “New Way Forward”, cioè un nuovo passo avanti per una nuova Europa e per un nuovo mercato europeo, offrirà venerdì pomeriggio un’occasione importante per riflettere sulle prospettive di riforma dell’Unione Europea.

Perché l’idea condivisa dai miei colleghi e dalla nostra comunità scientifica è che l’Unione Europea debba essere riformata e rafforzata, non certo estromessa dalla politica internazionale. Ed è proprio su questo che ci stiamo interrogando: su come renderla più forte, più efficace e più capace di affrontare le grandi sfide globali contemporanee.

Il team di studentesse e studenti che ha collaborato all'organizzazione della conferenza insieme con la prof.ssa Stefania Panebianco

Il team di studentesse e studenti che ha collaborato all'organizzazione della conferenza insieme con la prof.ssa Stefania Panebianco

Populismi e futuro dell’Ue

Il presidente dello SGEU, Dimiter Toshkov della Leiden University – presente insieme con la vice Ana Juncos della Bristol University – in questa intervista analizza la natura strutturale del populismo di destra in Europa e le difficoltà dell’Unione nel tradurre le pressioni attuali in reali riforme istituzionali, tra necessità di cambiamento e rischio di paralisi decisionale.

Il crescente successo dei movimenti populisti di destra negli Stati membri rappresenta una sfida temporanea o un cambiamento strutturale per il progetto di integrazione europea?

I movimenti populisti di destra non sembrano essere un fenomeno temporaneo destinato a scomparire rapidamente. Al contrario, rappresentano ormai una componente stabile del panorama politico europeo. Questi partiti raccolgono il consenso di una parte significativa dell’elettorato europeo, composta da cittadini che esprimono posizioni forti e consolidate su temi come la migrazione, la sovranità nazionale e le minacce alla sicurezza dell’Europa.

Per questo motivo, è probabile che tali forze politiche continuino a influenzare il dibattito pubblico e le dinamiche dell’integrazione europea anche nei prossimi anni.

Le attuali pressioni sistemiche sull’UE rendono più probabile una riforma profonda delle sue istituzioni o, al contrario, una progressiva paralisi decisionale?

L’effetto di queste pressioni è una questione diversa e più complessa. Da un lato, una riforma delle istituzioni europee appare necessaria: nella loro configurazione attuale, infatti, esse difficilmente sembrano in grado di rispondere in modo efficace alle numerose sfide che l’Europa si trova ad affrontare. Da un punto di vista teorico e normativo, quindi, il bisogno di cambiamento è piuttosto evidente.

Dall’altro lato, resto piuttosto scettico sulla possibilità che tali riforme vengano effettivamente realizzate. Il sistema europeo è stato progettato in modo tale da rendere le modifiche istituzionali particolarmente difficili, poiché richiedono il consenso unanime degli Stati membri. Raggiungere un accordo di questo tipo appare oggi molto improbabile.

Per questo motivo, il rischio di una crescente paralisi decisionale dell’Unione Europea rimane concreto.

In foto Dimiter Toshkov

In foto Dimiter Toshkov

Catania hub internazionale degli studi europei

In apertura dei lavori sono intervenute la direttrice del DSPS Francesca Longo, la delegata del rettore Alessandra Ragusa e la presidente dell’ECPR Daniela Irrera che nei loro interventi hanno messo in luce il valore scientifico e umano della conferenza, il ruolo strategico dell’Università di Catania e la forza della comunità internazionale degli studi sull’Unione Europea.

«È per noi un grande piacere e motivo di orgoglio ospitare la tredicesima conferenza dello Standing Group sull’Unione Europea dell’ECPR – ha detto la prof.ssa Francesca Longo -. La scelta di organizzare questa conferenza a Catania nasce da motivazioni profonde. La prima riguarda la storia stessa del nostro Dipartimento, da sempre fortemente legata agli studi sull’integrazione europea.

Quest’anno, inoltre, lo Standing Group celebra il trentesimo anniversario della sua fondazione e tra i suoi fondatori figura il professor Fulvio Attinà, emerito dell’Università di Catania, pioniere degli studi europei e delle relazioni internazionali nel nostro Ateneo. Grazie al suo lavoro, già dagli anni Ottanta gli studi sull’integrazione europea hanno trovato qui uno spazio centrale nella ricerca e nella didattica. Il nostro Dipartimento è stato tra i primi in Italia a introdurre insegnamenti dedicati alla Comunità Europea e a ospitare un Centro di eccellenza Jean Monnet finanziato dalla Commissione Europea».

«Ma questa conferenza guarda anche al futuro – ha aggiunto la direttrice del Dsps -. Essere nel Sud Italia e nel cuore del Mediterraneo ci attribuisce una responsabilità particolare: osservare e analizzare le sfide che oggi mettono l’Unione Europea sotto pressione. Comprendere queste sfide è essenziale per immaginare nuove modalità di rafforzamento e rinnovamento del progetto europeo».

«Per tre giorni, studiosi provenienti da discipline diverse — dalla scienza politica alla sociologia, dal diritto all’economia, fino alla filosofia e alla geografia — si confronteranno sui temi più urgenti dell’integrazione europea. Ospitiamo oltre 600 partecipanti provenienti da tutto il mondo, a conferma della rilevanza internazionale di questo appuntamento – ha tenuto a precisare la prof.ssa Longo -. La conferenza è stata inoltre preceduta da un evento dedicato ai giovani ricercatori, organizzato insieme alla Società Italiana di Scienza Politica, a testimonianza dell’attenzione che riserviamo alle nuove generazioni di studiosi. Desidero ringraziare tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione di questo evento: l’ECPR, i coordinatori dello Standing Group, il comitato organizzativo locale, i colleghi, gli studenti, i dottorandi, i volontari e tutto lo staff che ha lavorato con grande impegno. Un ringraziamento speciale va alla professoressa Stefania Panebianco, che negli ultimi due anni ha curato ogni dettaglio organizzativo di questa conferenza con straordinaria dedizione».

Un momento dell'intervento della direttrice del Dsps, Francesca Longo. Al suo fianco la prof.ssa Alessandra Ragusa

Un momento dell'intervento della direttrice del Dsps, Francesca Longo. Al suo fianco la prof.ssa Alessandra Ragusa

A seguire al prof.ssa Alessandra Ragusa, delegata alla Internazionalizzazione della Didattica, ha sottolineato come «questa conferenza rappresenti un momento di straordinario valore scientifico e umano».

«Accogliere a Catania oltre 600 studiosi provenienti da tutto il mondo è motivo di grande orgoglio per il nostro ateneo – ha aggiunto -. I temi affrontati durante questi giorni sono estremamente attuali e rilevanti: dalle politiche energetiche alla migrazione, dalla mobilità agli studi europei nell’era digitale. Questa conferenza dimostra quanto sia importante continuare a riflettere sul futuro dell’integrazione europea attraverso approcci interdisciplinari e internazionali. Per questo desidero ringraziare tutti voi per la vostra presenza e per il contributo scientifico che porterete a questo confronto».

Ad intervenire anche la prof.ssa Daniela Irrera, presidente dell’ECPR e membro dello Standing Group sull’Unione Europea. «Tornare a Catania per questa conferenza ha per me un significato speciale perché mi sono formata in questa comunità accademica dove ho conseguito il mio dottorato di ricerca in Relazioni internazionali e il professor Fulvio Attinà è stato, ed è ancora oggi, il mio punto di riferimento accademico e umano – ha detto -. All’interno dell’ECPR esistono molti Standing Groups e reti di ricerca, ma quello dedicato all’Unione Europea è sicuramente uno dei più dinamici e vivaci dal punto di vista scientifico. In questi anni ha creato uno spazio di confronto tra studiosi provenienti da paesi e discipline diverse, contribuendo ad approfondire la comprensione della politica europea in una fase storica particolarmente complessa».

Un momento dell'intervento della prof.ssa Daniela Irrera

Un momento dell'intervento della prof.ssa Daniela Irrera

«Oggi il mondo accademico si confronta con sfide importanti: i conflitti internazionali, le violazioni dei diritti umani, le minacce alla libertà accademica e, in molti contesti, gli attacchi alla stessa scienza politica – ha aggiunto la prof.ssa Daniela Irrera -. Per questo è fondamentale continuare a difendere la libertà della ricerca e il diritto degli studiosi a confrontarsi anche su temi difficili e controversi. I numeri di questa conferenza testimoniano la forza della nostra comunità scientifica: 19 sezioni tematiche, 149 panel, oltre 610 paper presentati e più di 600 partecipanti provenienti da tutto il mondo. È il segno di una comunità accademica sempre più internazionale e interconnessa».

«Desidero ringraziare il team organizzativo locale, la direttrice Francesca Longo, Stefania Panebianco, Giuseppe Cannata, i coordinatori dello Standing Group e tutti coloro che hanno lavorato a questo evento – ha voluto sottolineare -. Un ringraziamento particolare va anche ai giovani ricercatori e alla Società Italiana di Scienza Politica per il supporto alle attività dedicate alle nuove generazioni di studiosi. Gli Standing Groups rappresentano oggi uno spazio essenziale per costruire una comunità scientifica globale, aperta e inclusiva. Per questo celebriamo con orgoglio questi trent’anni di attività, con l’augurio che possano continuare a crescere e a rappresentare un punto di riferimento per gli studi europei anche nei prossimi decenni».

La cerimonia di apertura dei lavori si è conclusa con il conferimento di un riconoscimento alla carriera universitaria al prof. Fulvio Attinà.

Un momento del conferimento del riconoscimento al prof. Fulvio Attinà

Un momento del conferimento del riconoscimento al prof. Fulvio Attinà

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