«Le pratiche culturali, soprattutto nelle periferie, rappresentano uno strumento concreto di coesione, crescita e nuove opportunità», ha detto Ciccio Mannino di Officine Culturali all’audizione a Roma
Catania si candida al titolo di Capitale italiana della Cultura 2028.
E lo fa mettendo sul tavolo visione strategica, risorse già programmate e un progetto capace di tenere insieme centro e periferie. Catania continua non è soltanto un dossier, ma una piattaforma di rilancio che punta su identità, innovazione e coesione sociale, con un impianto finanziario solido e una prospettiva di lungo periodo che guarda al 2038.
Le audizioni pubbliche delle dieci città finaliste si sono svolte nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, passaggio decisivo di un percorso presieduto da una giuria di esperti chiamata a valutare dossier e progetti. L’annuncio ufficiale della città vincitrice è atteso entro il 27 marzo. In palio un milione di euro stanziato dal Ministero della Cultura: una cifra simbolica rispetto ai ben più consistenti investimenti già attivati dalle città in gara.
Per Catania, la delegazione era guidata dal sindaco Enrico Trantino e dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, insieme agli esperti che hanno contribuito alla costruzione del progetto. Tra questi anche Ciccio Mannino, presidente di Officine culturali.

La delegazione della città di Catania
A rafforzare il racconto della candidatura anche due testimonial d’eccezione, lo showman Fiorello e l’astronauta catanese Luca Parmitano, simboli dell’energia creativa e della vocazione internazionale che il dossier intende valorizzare.
Uno dei punti di forza della proposta etnea è la sua capacità di produrre effetti duraturi indipendentemente dall’esito finale. Il lavoro confluirà in un Piano partecipato della cultura 2038, «punto di partenza per una pianificazione condivisa dalla prospettiva decennale», come ha spiegato Giuseppe Di Caro, direttore Cultura del Comune.
«L’idea della nostra candidatura era che potesse reggersi sulle proprie gambe», sottolinea Di Caro, con al fianco il sindaco Enrico Trantino. Il modello scelto integra sponsor che non si limitano a finanziare, ma diventano protagonisti diretti delle attività culturali. Sul piano economico, il dossier può contare su 45,7 milioni di euro complessivi: 3,3 milioni dal Ministero della Cultura per il Piano Strategico Grandi progetti culturali; 6,6 milioni dal Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-27; 15 milioni dal Piano nazionale Metro Plus e città medie del Sud 2021-27; 10,5 milioni dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale; 9,5 milioni dal Programma di azione e coesione “Infrastrutture e Reti”.

Un momento dell'intervento di Ciccio Mannino, presidente di Officine culturali
Accanto all’amministrazione comunale e alle organizzazioni del territorio, ha partecipato all’audizione anche Officine Culturali (l’organizzazione che si occupa della valorizzazione del patrimonio culturale etneo anche dell’Università di Catania come il Monastero dei Benedettini, Villa Cerami e l’Orto Botanico).
A rappresentare l'organizzazione etnea il presidente Ciccio Mannino che, nel suo intervento, ha richiamato l’attenzione su «una città vivace, ma segnata da disuguaglianze profonde» e ha ribadito «il ruolo delle pratiche culturali come strumento concreto di inclusione e trasformazione sociale».
Per Catania, il 2028 sarebbe un punto di partenza: un anno di sperimentazione per trasformare energie diffuse in politiche strutturate, garantendo che nessun quartiere resti escluso e costruendo un sistema culturale più equo, partecipato e capace di generare un cambiamento duraturo.