Catania e l’emergenza invisibile

Il dossier sulla povertà educativa di Antonio Fisichella è stato illustrato al Monastero dei Benedettini: pochi servizi, scuola ridotta e un vuoto che spesso viene riempito dalla devianza

Carmela Finocchiaro, Ivana Latora, Nadia Ruffino

“Cosa ne faremo dei nostri ragazzi? Dossier sulla povertà educativa a Catania”. È il titolo del report di Antonio Fisichella, un’analisi approfondita della condizione dei minori nel capoluogo etneo, mettendo in evidenza come la carenza di servizi educativi strutturali contribuisca ad alimentare la dispersione scolastica e ad aumentare il rischio di devianza.

Il report - promosso dal comitato contro la dispersione scolastica e il disagio giovanile "Prima i Bambini" e dall'associazione "Memoria e Futuro" in rete con il Coordinamento nazionale Comunità accoglienti - è stato illustrato nell’aula 75 del Monastero dei Benedettini, nel corso di un incontro coordinato da Attilio Scuderi nell’ambito delle lezioni di Didattica della Letteratura del corso di studi in Filologia moderna del Dipartimento di Scienze umanistiche. 

Secondo i dati presentati da Antonio Fisichella, già direttore dell'Agenzia per i beni confiscati e presidente dell'associazione "Memoria e Futuro", Catania presenta un ritardo significativo rispetto agli standard nazionali. 

Il confronto con città come Firenze è particolarmente evidente: se nel capoluogo toscano la copertura degli asili nido raggiunge circa il 40%, a Catania si ferma al 7%. La distanza aumenta ulteriormente nella scuola primaria, dove il tempo pieno riguarda appena il 13,1% degli alunni, contro percentuali che in altre realtà arrivano fino al 90%.

«Sostanzialmente i nostri ragazzi, alla fine del ciclo scolastico elementare, perdono un anno di scuola rispetto a un loro coetaneo del Nord», ha spiegato Antonio Fisichella, sottolineando come «questa “povertà istituzionale” non incida soltanto sul piano culturale, ma comprometta anche le prospettive di sviluppo economico e sociale della città».

Un momento dell'intervento di Antonio Fisichella. Al suo fianco Attilio Scuderi

Un momento dell'intervento di Antonio Fisichella. Al suo fianco il prof. Attilio Scuderi

In questo contesto, il dossier, nato dall'incontro con numerose realtà territororiali e esperienze educative e civili, mette in luce la povertà educativa e anche la dimensione della criminalità minorile che rappresentano oggi una delle principali sfide democratiche del nostro Paese. A Catania circa 1.200 minori entrano quotidianamente nel circuito penale, un dato particolarmente significativo se rapportato alla popolazione cittadina. 

«La criminalità minorile segue proprio un’ombra, quella mafiosa», ha osservato Fisichella, evidenziando «come molti giovani vengano coinvolti fin da giovanissimi in attività illegali legate allo spaccio e al controllo del territorio, spesso replicando modelli familiari già consolidati».

La situazione è ancora più critica nei quartieri più fragili, come San Cristoforo, «dove la dispersione scolastica raggiunge livelli molto elevati e una larga parte della popolazione non prosegue oltre la scuola media», ha spiegato Antonio Fisichella. 

In questi contesti, l’assenza di opportunità educative si traduce in una condizione di isolamento sociale, in cui il contatto con le istituzioni è sporadico e spesso avviene solo in ambito repressivo. Emblematica, in questo senso, la provocazione di Antonio Fisichella: «Entrare a Bicocca per un ragazzo di quattordici o quindici anni è quasi una fortuna, perché è l’unico momento in cui incontrano lo Stato».

Studenti e studentesse presenti all'incontro

Studenti e studentesse presenti all'incontro

Il dossier evidenzia, inoltre, i limiti delle politiche finora adottate, spesso caratterizzate da interventi frammentati e temporanei, incapaci di incidere in modo duraturo sulle cause del fenomeno. La proposta avanzata è quella di superare la logica dei singoli progetti per costruire una vera “comunità educante”, capace di mettere in rete scuole, istituzioni e realtà del terzo settore.

Tra gli obiettivi indicati, emerge in particolare il rafforzamento del tempo pieno, considerato uno strumento centrale per contrastare le disuguaglianze educative. L’idea è quella di trasformare l’Osservatorio metropolitano sulla devianza in una cabina di regia capace di estendere il tempo pieno ad almeno il 30% delle scuole cittadine entro due anni. «Il tempo pieno è un diritto fondamentale dei bambini, non un servizio per conciliare i tempi di lavoro delle famiglie», ha ribadito Fisichella.

Il quadro che emerge è quello di una crisi profonda, che non riguarda soltanto la scuola ma il futuro stesso della città. Il dossier invita a un cambio di passo deciso, fondato su investimenti strutturali e su una visione politica capace di riconoscere nella povertà educativa una priorità assoluta.

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