All’Università di Catania l’atelier-ville del progetto internazionale “Vilmouv” per studiare come migrazioni, turismo e flussi urbani ridisegnano gli spazi e le disuguaglianze nelle città del Mediterraneo
Chi può muoversi liberamente e chi, invece, incontra confini invisibili fatti di norme, infrastrutture e disuguaglianze? È da questa domanda che prende avvio Vilmouv - Mobilités et recompositions socio-spatiales dans les espaces urbains de Méditerranée, il progetto internazionale dedicato alle mobilità nel Mediterraneo che l’Università di Catania ha ospitato attraverso un atelier-ville, trasformando la città in un osservatorio privilegiato dei processi che attraversano il nostro tempo. Dai percorsi dei migranti ai flussi turistici, dalle dinamiche del porto alle tensioni della riqualificazione urbana, Catania si è rivelata un terreno di ricerca ideale per comprendere come gli spostamenti di persone, merci e capitali contribuiscano a ridefinire gli spazi urbani, le relazioni sociali e le geografie del potere.
Un progetto finanziato dall’Ecole Française de Rome, con il supporto dell'Institut Convergence Migrations, e coordinato da Camille Schmoll, professoressa ordinaria di geografia urbana dell'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, Thomas Prisch, ricercatore di geografia urbana dell’Université Polytechnique Hauts de France e da Giovanni Semi, professore ordinario di sociologia dell’ambiente e del territorio dell'Università di Torino.
Un momento di un'attività di esplorazione sul campo
Al progetto partecipa una vasta rete di studiosi e studiose di Scienze sociali appartenenti a università di diversi paesi del Mediterraneo esperti in “mobilities” che, nell’accezione delineatasi a partire dal cosiddetto mobility turn degli anni Duemila, associato soprattutto ai lavori di John Urry e Tim Cresswell – si fonda su un mutamento radicale di paradigma attraverso cui le scienze sociali e territoriali analizzano le mobilità.
La mobilità, infatti, è considerata come un processo aperto e flessibile, attraversato da flussi interdipendenti di oggetti, fenomeni e persone apparentemente eterogenei: la circolazione di merci lungo catene logistiche globali, i movimenti migratori di persone in cerca di lavoro o di sicurezza, i flussi turistici che ridisegnano geografie economiche e culturali, spesso alimentando nuove disuguaglianze, ma anche i trasferimenti di capitali, dati e immaginari spaziali.
Attività in aula
Queste forme di mobilità variegata si attivano non soltanto in virtù di spostamento tra due punti collocati nello spazio, ma attraverso una serie di processi, attori e scale per cui ogni movimento è socialmente prodotto, politicamente regolato e spazialmente differenziato: la libertà di spostarsi, con quale velocità, attraverso quali infrastrutture e con quali costi - fisici, economici, emotivi - dipende da relazioni di potere profondamente diseguali.
Le mobilities, dunque, non sono mai neutre in quanto incorporano gerarchie selettive, esclusioni, regole - esplicite ed implicite - e giudizi di valore, e il loro studio richiede un'attenzione simultanea alle infrastrutture materiali (porti, aeroporti, autostrade, reti digitali), alle pratiche corporee dei soggetti in movimento e ai regimi normativi che abilitano o ostacolano la circolazione. Pur trattandosi sempre di persone, per esempio, migranti e turisti fanno parte di regimi di mobilità totalmente differenti, con regole, consuetudini e percezioni che determinano una gerarchia della mobilità socialmente e politicamente accettata o condivisa.

Un momento di un'attività di esplorazione sul campo
Il progetto ha previsto una serie di “Atelier-Ville”, laboratori di ricerca residenziali condotti dai componenti del team di ricerca in diverse città coinvolte nel progetto (Napoli, Atene, Torino, Sfax, Tunisi), durante i quali studiosi e studiose locali hanno “guidato” i team interdisciplinari, suddivisi in sotto-gruppi in base ai temi di ricerca individuati.
A Catania, l’Atelier-ville è stato inaugurato da un workshop introduttivo che si è tenuto nel Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, al quale hanno partecipato, dopo i saluti istituzionali della direttrice Francesca Longo e Luca Ruggiero, professore ordinario di geografia economico-politica dello stesso dipartimento, Teresa Graziano, professoressa associata di geografia economico-politica (Di3A), referente per l'ateneo catanese del progetto, che ha moderato il dibattito, e i coordinatori Schmoll e Semi che hanno presentato i risultati raggiunti finora.

Un momento dell'attività di presentazione del progetto
Il team internazionale ha avuto l’opportunità di incontrare e confrontarsi con docenti, studiosi e studiose dell’Università di Catania (Luca Barbarossa, Claudia Cantale, Erika Garozzo, Francesco Martinico, Luca Lo Re, Stefania Panebianco, Gianni Piazza) che hanno condotto, o stanno ancora svolgendo, ricerche sui temi individuati per l’atelier nel macro-ambito delle mobilities, “orientando” i colleghi nelle indagini sul campo sui seguenti temi: tracce migranti (moschee, negozi, cimitero); flussi di turisti (turismo di lusso, expats, studenti Erasmus, e i connessi rischi di turistificazione); flussi “ibridi” del fronte-mare (flussi commerciali e turistici nell’area portuale, frizioni e conflitti dei progetti di riqualificazione, movimenti di protesta).
Dopo il lavoro preparatorio in aula, il team ha avviato una serie di indagini sul campo in quartieri selezionati, lavorando insieme a una prima bozza di note di campo pubblicate sul sito del progetto che, in una seconda elaborazione più approfondita, confluiranno in un volume collettivo.

Un momento di un'attività di esplorazione sul campo
Oltre alle esplorazioni sul campo in diversi quartieri e luoghi della città (dall’area portuale al cimitero, passando per il quartiere Civita), il team internazionale ha avuto modo di incontrare diversi attori locali istituzionali, tecnici ed esperti, operatori privati, esponenti del terzo settore e rappresentanti di comitati di cittadini che hanno consentito di analizzare in profondità i temi individuati.
Catania si è rivelata un vero e proprio laboratorio di sperimentazione urbana per la complessità della sua storia, l’articolazione delle sue geografie socio-economiche da città del Sud Europa, protesa verso modelli di politiche urbane ubiquitarie ma profondamente radicata nelle sue specificità territoriali; e per i numerosi spunti di riflessione che ha suscitato rispetto anche alla comparabilità con gli altri contesti di studio del progetto, città del Sud Europa e del Nord Africa.