Intervista al prof. Carlo Doglioni, già presidente Ingv, studioso di Geodinamica e neo-dottore Honoris causa in Scienze della Terra e dell’Ambiente all’Università di Catania
«Catania è un luogo unico per la geologia: ospita il più grande vulcano d’Europa ed è vicina a una delle maggiori strutture tettoniche del Mediterraneo, la Scarpata di Malta, responsabile del devastante terremoto del 1693, il più forte mai registrato in Italia. Qui c’è anche un’università – che sento ormai un po’ come la mia – con studiosi e docenti di altissimo livello che lavorano ogni giorno per proteggere la città e il Paese, cercando di comprendere ciò che ancora ignoriamo sul funzionamento del sistema Terra e sulle ragioni del movimento dei continenti».
Con queste parole Carlo Doglioni, tra i massimi esperti mondiali di geodinamica e professore ordinario alla Sapienza di Roma, ha reso omaggio alla città etnea nel giorno in cui l’Università di Catania gli ha conferito il Dottorato di ricerca Honoris causa in Scienze della Terra e dell’Ambiente. Un riconoscimento che celebra il suo straordinario contributo scientifico e il suo instancabile impegno nella ricerca più avanzata.
Gli studi del prof. Doglioni hanno profondamente rinnovato la nostra conoscenza della dinamica terrestre, grazie alle sue ricerche sull’evoluzione delle Alpi e degli Appennini e alla realizzazione dell’Atlante della crosta profonda d’Italia. Dal 2016 fino allo scorso febbraio ha guidato l’INGV, la principale istituzione italiana dedicata allo studio di terremoti e vulcani, e oggi ricopre il ruolo di vicepresidente dell’Accademia dei Lincei.
«Abbiamo ancora moltissimo da scoprire – sottolinea – ed è per questo che dovremmo immaginare una sorta di telescopio puntato verso il nucleo della Terra, un pianeta unico nel Sistema solare perché dotato di un’atmosfera capace di sostenere la vita. Dobbiamo comprendere davvero come è fatto il suo interno: sappiamo già che è fortemente influenzato dagli effetti gravitazionali della Luna e del Sole, e che i processi interni si intrecciano con quelli esterni legati alla rotazione e alle variazioni gravitazionali del sistema. È proprio questa combinazione di fattori indipendenti a rendere la geodinamica terrestre un sistema complesso e, in parte, caotico».
Nella sua lectio doctoralis ha parlato dell’influenza dei gradienti nei fenomeni naturali. In natura – ha spiegato - tutto si muove grazie ai gradienti, cioè al modo in cui delle quantità (come temperatura, pressione, colore, altezza, concentrazione, potenziale elettrico) variano da un istante all’altro o da un punto all’altro nello spazio. Succede nella fisica — come spiegano la meccanica quantistica o le leggi di Newton, ma anche la relatività di Einstein — e succede anche nella biologia, dove la vita delle cellule dipende da continui scambi di energia e sostanze. Ogni fenomeno, dal battito del cuore fino a un terremoto, nasce proprio da questi sbilanciamenti che mettono in moto i processi naturali. E anche la Terra segue la stessa logica: dal suo nucleo fino alla superficie, tutto — il campo magnetico, il movimento delle placche, le eruzioni vulcaniche, le frane — è guidato da gradienti fisici. E più forte è il gradiente, maggiore è l’energia che può essere rilasciata.
«Conoscere i gradienti, qualunque sia la loro natura, è un vero e proprio imperativo scientifico, perché non esiste fenomeno terrestre che non sia governato da qualche forma di gradiente», ha spiegato Doglioni. «Capirli non significa poterli controllare immediatamente, ma ci offre una chiave di lettura indispensabile per difenderci. Esistono anche gradienti economici e demografici, che alimentano migrazioni, incomprensioni tra i popoli e persino conflitti. Conoscerli può aiutarci a interpretarli e, forse, a governarli, costruendo un mondo più equo».
Riflettendo sul progresso scientifico, Doglioni ha ricordato che «negli ultimi due o tre secoli l’umanità ha compiuto scoperte straordinarie: dalle leggi di Newton alla relatività, fino all’elettromagnetismo di Maxwell. L’elenco potrebbe essere lunghissimo. Eppure, soprattutto negli ultimi decenni, abbiamo sviluppato una certa presunzione, quasi dimenticando quanto ancora resti da comprendere. Dovremmo imparare a essere più umili davanti alla natura».
«E anche più umili gli uni verso gli altri – ha concluso – coltivando un rapporto più costruttivo con il nostro contesto. Come ricordava Carlo Cipolla, le persone intelligenti lavorano non solo per sé, ma anche per la società in cui vivono. Conoscere i gradienti è importante, ma lo è ancora di più investire nella conoscenza e nella ricerca scientifica: è questa la vera chiave per il progresso tecnologico, per migliorare la qualità della vita e, soprattutto, per vivere in pace».