Cicloni, mareggiate e monitoraggio avanzato: la risposta del Mediterraneo agli eventi estremi

Il progetto Waveguard, che vede l'Università di Catania protagonista, potenzia l’osservazione e la gestione dei fenomeni meteo-marini nell’area Italia–Malta

Alfio Russo

Nel gennaio 2026, il Mediterraneo centrale è stato colpito dal ciclone extratropicale Harry, un sistema di bassa pressione che ha generato vento intenso, piogge abbondanti e mareggiate con onde eccezionali.

Pur non essendo classificato come Medicane (“Mediterranean Hurricane”), il ciclone ha creato condizioni meteo-marine avverse lungo le coste di Sicilia, Sardegna, Calabria e Malta. Il ciclone ha provocato allagamenti diffusi, blackout e disagi alla viabilità, colpendo soprattutto le aree costiere. Le forti e persistenti mareggiate hanno danneggiato lungomari e infrastrutture portuali, mentre le raffiche di vento hanno causato caduta di alberi, interruzioni di collegamenti marittimi e chiusure temporanee di scuole/università e strade.

In questo contesto operativo si inserisce Waveguard – Enhanced monitoring and disaster response to mitigate impacts of extreme meteo-marine events, un progetto Interreg Italia–Malta coordinato dall’Università di Catania e avviato nel maggio 2025. Il progetto mira a rafforzare la capacità del territorio di prevenire e gestire eventi meteo-marini estremi, combinando una rete osservativa multi-tecnologia con modelli numerici, sistemi informativi integrati e strategie di allerta e comunicazione rivolte a autorità e cittadini.

Il progetto coinvolge gli atenei di Catania e di Palermo, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Etneo, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, il Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto per lo Studio degli Impatti Antropici e Sostenibilità in Ambiente Marino, l’University of Malta, il Civil Protection Department of Malta e il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera. 

Per l’Università di Catania sono coinvolti i docenti Alfio Marco Borzì, Andrea Cannata, Salvatore D’Amico, Giovanni Distefano, Mario Valerio Gangemi e Francesco Panzera.

L’obiettivo del progetto è quello di migliorare la capacità del nostro territorio di affrontare eventi meteo-marini estremi, come cicloni, meteo-tsunami e mareggiate violente. Per farlo, il progetto mette in campo una rete osservativa multi-tecnologia (su terra e in mare) e le conoscenze di un team multidisciplinare, oltre a modelli numerici e sistemi informativi integrati alla rete di monitoraggio che sono in grado di analizzare i dati in tempo reale. 

Waveguard non si limita alla semplice raccolta dei dati che, invece, vogliono essere utilizzati per fornire strumenti concreti a supporto delle autorità e per la popolazione, grazie a sistemi prototipali di allerta, esercitazioni operative e attività di informazione, ma punta a migliorare la conoscenza di ciò che succede in mare e in atmosfera permette di prepararsi e mitigare i danni di eventi meteo-marini estremi. 

Il progetto è il risultato di un percorso lungo anni, in cui l’area Italia–Malta ha investito in ricerca, monitoraggio e cooperazione tramite precedenti esperienze come Calypso, Calypso South, Beyond Calypso, Simit, Simit-Tharsy, i-WaveNET e altri che di fatto hanno consentito di porre le basi per Waveguard. 

Il sistema di rilevazione di Marina di Ragusa del progetto Calypso South

Il sistema di rilevazione di Marina di Ragusa del progetto Calypso South

Grazie a queste esperienze sono stati installati e potenziati sistemi di osservazione del mare, dell’atmosfera e sismici (come radar HF, boe ondametriche, sensori microbarometrici, sismometri), si sono create reti di collaborazione stabile tra enti scientifici, operativi e Protezione Civile, e sono cresciute competenze avanzate in oceanografia, geofisica, modellistica e gestione delle emergenze. 

Sono stati realizzati anche strumenti per la visualizzazione e l’analisi dei dati in tempo reale, utili sia alla comunità scientifica sia alle autorità. È da sottolineare anche l’importanza del progetto Archimede, finanziato dalla call Prin 2022 Pnrr, coordinato dall’Università di Bari, che coinvolge l’Università di Catania e l’Università di Palermo. Un progetto che si propone di valutare la vulnerabilità delle coste della Sicilia sud-orientale in relazione ai Medicane.

Fenomeni come il ciclone “Harry” rappresentano esempi concreti di scenari reali che Waveguard mira ad affrontare: eventi intensi e ad alto impatto sul territorio, che richiedono monitoraggio continuo, condivisione di dati e cooperazione internazionale, affinché le autorità possano intervenire tempestivamente. 

Per comprendere pienamente cosa è accaduto durante il ciclone Harry non basta guardare alla cronaca o a immagini e video delle mareggiate: è fondamentale analizzare i dati. Grazie alle reti di monitoraggio attive nel Canale di Sicilia è stato possibile raccogliere informazioni in tempo reale sul moto ondoso, sul livello del mare, sui venti, sulle correnti e su altri parametri che aiutano a descrivere in modo esaustivo il fenomeno. 

Tra i sistemi di monitoraggio impiegati in Waveguard le boe ondametriche che consentono di misurare l’altezza delle onde del mare. Dai dati raccolti dalla boa al largo di Catania è emerso che nel periodo 19-20 gennaio di quest'anno le altezze massime delle onde hanno superato i dieci metri.

Altezza d’onda significativa e massima, misurate da boe ondametriche installate al largo di Catania, Mazara del Vallo e Crotone e gestite dall'Ispra

Altezza d’onda significativa e massima, misurate da boe ondametriche installate al largo di Catania, Mazara del Vallo e Crotone e gestite dall'Ispra

Altri sistemi di monitoraggio impiegati nell’ambito del progetto Waveguard sono i radar nelle radio frequenze (HFR, High-Frequency-Radar), che consentono di monitorare le correnti e le onde marine attraverso l'analisi della potenza delle eco ricevute dal mare in risposta al segnale inviato dal sistema HFR (denominati 'Spettri doppler'). 

La rete, formata dai sette HFR installati nel Canale di Sicilia, consente la misura continua nel tempo delle correnti marine superficiali. Dai dati emerge che le correnti prevalenti prima del ciclone Harry fossero in direzione da Nord-Ovest verso Sud-Est; durante l’evento, il 19 gennaio in particolare, le correnti hanno assunto un andamento opposto in direzione ed in perfetto accordo con le direzioni dei venti associati al ciclone Harry.  

Correnti misurate della rete HFR Calypso prima (17 gennaio) e durante (19 gennaio) il ciclone Harry

Correnti misurate della rete HFR Calypso prima (17 gennaio) e durante (19 gennaio) il ciclone Harry

L’evento ha avuto maggiori effetti nella parte orientale della Sicilia, ma non ha risparmiato neanche la costa meridionale della Sicilia dove diversi sono i danni registrati. Nella zona di Mazara del Vallo sono stati misurati venti intensi ed elevata altezza dell’onda. 

Caratteristiche del vento in termini di velocità e direzione misurate nell'area di Mazara del Vallo

Caratteristiche del vento in termini di velocità e direzione misurate nell'area di Mazara del Vallo

Anche le stazioni sismiche distribuite tra Sicilia e Malta hanno registrato il forte impatto del ciclone Harry, che ha generato un’intensa attività di microseism, ovvero vibrazioni naturali del suolo prodotte dall’azione delle onde marine. 

Nel pannello superiore (figura 4) è mostrato lo spettrogramma della stazione sismica WDD (installata a Malta), che rappresenta l’evoluzione del segnale sismico nel tempo, in funzione della frequenza e dell’ampiezza. 

L’analisi mette in evidenza un marcato aumento dell’energia alle basse frequenze (< 1 Hz) durante il passaggio del ciclone. Il fenomeno è legato a onde del mare che diventano progressivamente più lunghe e più energetiche. 

Nel pannello inferiore sono riportate le ampiezze del microseism registrate da diverse stazioni sismiche dell’area di Sicilia e Malta. Tutti i sensori mostrano una crescita progressiva dell’ampiezza dal 19 gennaio, con un picco tra il 20 e il 21 gennaio, in coincidenza con la fase più intensa del ciclone. Questo evidenzia come le stazioni sismiche si comportino come veri e propri sensori dell’attività del mare, dimostrando che eventi atmosferici intensi possono essere monitorati indirettamente dalle reti sismiche. 

Variazione temporale del microseism dal 15 al 23 gennaio 2026

Variazione temporale del microseism dal 15 al 23 gennaio 2026

Grazie alla sinergia tra ricerca scientifica, tecnologie innovative e sviluppo di strategie riguardanti la gestione delle emergenze, Waveguard contribuisce a costruire un sistema integrato di osservazione e risposta ai fenomeni meteo-marini estremi, con benefici tangibili per comunità, porti, infrastrutture costiere e navigazione.

Back to top