Il docente Salvatore Petralia interviene sull'ingresso di Unict nel Centro 3R e sulla necessità di una ricerca capace di coniugare innovazione tecnologica ed etica
Il tema della continuità ontologica nelle scienze empiriche pone il quesito su come questa prospettiva possa incidere concretamente sul modo in cui la ricerca scientifica interpreta e utilizza gli animali non umani all’interno delle pratiche sperimentali. Ne emerge una riflessione che non riguarda soltanto il piano metodologico, ma investe direttamente il rapporto tra conoscenza scientifica, visione del mondo ed etica della sperimentazione.
In questa direzione si colloca l’intervista al prof. Salvatore Petralia, associato di Chimica generale e inorganica al Dipartimento di Scienze del Farmaco e della Salute dell’Università di Catania, che mette in discussione l’idea di neutralità della scienza e richiama la necessità di integrare il valore del risultato scientifico con quello etico del processo. La sperimentazione animale viene così riletta all’interno di una cornice critica che ne evidenzia la matrice antropocentrica e apre alla possibilità di approcci alternativi, fondati sulle 3R e sulle nuove metodologie (NAMs).
A partire da queste premesse, il dialogo si estende fino a toccare le più recenti trasformazioni tecnologiche e le grandi questioni bioetiche contemporanee, mettendo al centro una domanda decisiva: quale idea di vita e di dignità guida oggi la scienza, e quale dovrebbe guidarla in futuro?
Il convegno affronterà il tema della “continuità ontologica nelle scienze empiriche”. In che modo questa prospettiva può contribuire de facto a modificare il modo in cui la ricerca scientifica considera gli animali non umani e, di conseguenza, il loro ruolo all’interno delle pratiche sperimentali?
«Il punto di partenza è la consapevolezza che la Scienza non è neutra: ogni metodo sperimentale, ogni protocollo, ogni test progettato e conseguentemente eseguito in laboratorio è il risultato di una visione che il ricercatore, o lo studioso in generale, ha del mondo. I valori che, a nostro avviso, devono guidare ogni progettualità debbono tener conto sia del valore scientifico dell’esperimento sia dell’etica dell’esperimento stesso. Pertanto il raggiungimento di un risultato scientifico, piccolo o grande che sia, non può assolutamente prescindere dall’etica dell’esperimento. Questa considerazione diventa importantissima nella sperimentazione animale, che di fatto è, allo stato attuale, il risultato di una visione antropocentrica in cui l’animale non-umano può essere sacrificato per il raggiungimento di un risultato scientifico».

Il prof. Salvatore Petralia
L’adesione dell’Università di Catania al Centro interuniversitario 3R rappresenta indubbiamente un traguardo importante. Quali opportunità concrete offrirà questa collaborazione alla comunità scientifica e, soprattutto, quali sono le principali sfide che comporta?
«Da quest’anno il nostro Ateneo afferisce al Centro Interuniversitario 3R grazie alla costituzione di una Unità Operativa con sede presso il Dipartimento di Scienze del Farmaco e della Salute. La sfida che ci siamo posti come Unità Operativa del Centro 3R non è solo quella di promuovere il principi delle 3R (reduction, refinement e replacement) nell’ambito della ricerca e della didattica in tutti i luoghi dell’ateneo, anche lì dove la sperimentazione animale non viene eseguita in prima persona, ma anche e soprattutto quella di divulgare lo sviluppo di nuovi approcci tecnologici, i cosiddetti NAMs (new approach methodologies) basati su nuove tecnologie per la completa sostituzione della sperimentazione sugli animali».
In un’epoca caratterizzata da straordinari progressi tecnologici e dall’espansione dell’intelligenza artificiale, e tenendo conto delle recenti riflessioni di Papa Leone XIV nell’enciclica Magnifica Humanitas sul ruolo etico della scienza, perché ritiene che la riflessione etica sia oggi più necessaria che mai per orientare la ricerca scientifica e il rapporto dell’uomo con gli altri esseri viventi?
«Una corposa parte della enciclica Magnifica Humanitas manifesta riflessioni sull'Intelligenza Artificiale e si concentra sul delicato equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela della dignità umana, ponendo l’accento sul rischio che l'AI non venga percepita come un mero strumento al servizio dell'uomo ma che anzi lo governi. In verità, l’enciclica poco risponde a quello che invece vuol essere il nodo cruciale di questa giornata. Infatti, descrive in più punti il concetto di “cura del creato” e “dell’uomo inserito nella rete di relazioni col creato” (soprattutto citando quanto detto precedentemente da Papa Francesco) ma rimane comunque confinata in una visione antropocentrica (ricordiamoci che guarda con particolare preoccupazione al post-umanesimo). La cura del creato e tutte le argomentazioni sul come attuarla partono dal pensiero profondo che l’uomo sia in una posizione apicale rispetto al resto del creato».
«La nostra visione vuole ribaltare il concetto di “creare relazione” con gli altri esseri viventi: si può aver cura di qualsiasi cosa pur confinandola ontologicamente ad un piano inferiore; si può aver cura di un animale, assicurargli “il benessere” pur concependolo come privo di valore intrinseco, soggettività e dignità. Quello che vogliamo fare è quindi scardinare queste logiche di “verticalità”: tutti gli esseri viventi sono soggetti di vita ed in quanto tali intrinsecamente portatori di dignità e di libertà di autodeterminazione, indipendentemente dalle loro capacità fisiche, etologiche o intellettive. La diversità deve essere un valore aggiunto non un criterio per stabilire chi vale di più e chi vale di meno: lo dicevano già grandi pensatori del passato, Pitagora, Alessandro, Plutarco o Empedocle, per citarne soltanto alcuni».