Al Monastero dei Benedettini si sono riuniti numerosi esperti in occasione del convegno nazionale dell’Unione giuristi cattolici italiani
«Quid est veritas? Ribatte Pilato, un uomo che si presuppone conoscesse il diritto romano, eppure rimane sconvolto dinnanzi alle affermazioni di quel condannato, accusato di bestemmie contro il proprio Dio e di essersi proclamato re e che non si difende se non con la fermezza della sua adesione alla verità. Ecco dunque, il mondo ha bisogno di uomini e di donne che si pongano domande così alte, che dialoghino, che trovino vie per affermare quella dignità dell’uomo che vediamo calpestata dalla follia della guerra e dalla corsa verso una situazione di rottura».
Monsignor Luigi Renna, arcivescovo metropolita di Catania, è intervenuto con queste parole al convegno Quid est veritas? La dialettica verità-certezza nell’esperienza giuridica. L’evento, che non a caso porta il titolo della domanda di Ponzio Pilato, si è svolto al Monastero dei Benedettini a Catania, dal 24 al 26 novembre.
A presiedere i lavori il presidente dell’Ugci Damiano Nocilla, il quale ha affermato che «nel nuovo atteggiamento della normativa italiana si parte dall’accertamento della verità; quest’ultima diventa dunque funzionale alla certezza». «Non c’è certezza se non c’è verità», ha aggiunto.
Un momento dell'intervento di monsignor Luigi Renna
Nella prima giornata del congresso si sono susseguiti quattro interventi, a partire dal prof. Nicolò Lipari, docente emerito di Istituzioni di diritto privato all’Università di Roma “La Sapienza”.
A seguire il prof. Francesco Viganò, giudice della Corte Costituzionale che ha affrontato il tema della verità e giustizia riparativa in due passaggi: «La vittima del reato è titolare del diritto alla verità, del sapere ciò che è accaduto a se stessa o ad una persona cara in conseguenza del reato, ma con quali modalità questo diritto trova spazio nella giustizia riparativa? I manuali di diritto penale parlano poco di vittime, relegando quel ruolo all’azione risarcitoria civile; il risultato è l’emarginazione della vittima dalla teoria del reato, dalla teoria della pena e dallo stesso processo penale».
«La giustizia riparativa – ha spiegato il giudice Viganò – non si sostituisce a quella penale, ma procede in un binario parallelo, promettendo di considerare la vittima vista la sua volontà di ricomporre il conflitto intersoggettivo creato tra quest’ultima e l’autore del reato. La pena dovrà essere orientata allo scopo di favorire il cammino di recupero, riparazione, riconciliazione e reinserimento sociale del condannato, quattro R preziose nelle quali si dispiega il significato del termine rieducazione».
Un momento dell'intervento di monsignor Luigi Renna
Dopo il prof. Viganò è intervenuto il card. Francesco Coccopalmerio, consulente ecclesiastico centrale dell’Ugci, e il prof. Agatino Cariola, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Catania che ha ribadito l’importanza dell’informazione in quest’ambito.
«Parlando di verità viene in considerazione il problema della libertà di informazione e dell’esistenza di un vero e proprio diritto all’informazione – ha spiegato il prof. Agatino Cariola -. Si tratta di un problema affrontato da decenni: c’è chi considera la libertà di informazione come una declinazione della libertà di manifestazione del pensiero, tesi che prevale tra i costituzionalisti, c’è chi considera l’informazione come un potere privato e c’è chi addirittura la soggettivizza a tal punto da farla diventare un potere di rilievo sociale».
«Il problema – ha sottolineato il prof. Cariola – rimane quello di individuare il fondamento di un diritto all’informazione, di renderlo effettivo, anche nei rapporti tra privati. Rimane difficile individuare lo strumento per concretizzare questo diritto; la tesi che vi propongo è che il diritto all’informazione sia un aspetto del principio di eguaglianza, sancito dall’articolo 3 della Costituzione».
Un momento dei lavori nell'aula magna del Monastero dei Benedettini
La giornata di sabato 25 novembre è stata aperta con la celebrazione eucaristica celebrata dal card. Francesco Coccopalmerio al Monastero San Benedetto, in via Crociferi, per poi passare alla sessione antimeridiana con gli interventi del prof. Stelio Mangiameli, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Teramo, della prof.ssa Roberta Tiscini, ordinario di Diritto processuale civile all’Università di Roma “La Sapienza”, del prof. Andrea Panzarola, ordinario di Diritto processuale civile all’Università di Roma Tor Vergata e di Filippo Patroni Griffi, giudice della Corte Costituzionale.
Dopo gli interventi il concerto musicale offerto dal conservatorio “Vincenzo Bellini” di Catania.
La sessione pomeridiana del convegno ha registrato gli interventi del prof. Paolo Papanti Pelletier, ordinario di Diritto civile all’Università di Roma Tor Vergata, del prof. Marco Gradi, associato di Diritto processuale civile all’Università di Messina e del prof. Salvatore Zappalà, ordinario di Diritto internazionale all’Università di Catania che ha esaminato il tema della giustizia per i crimini internazionali.
Alcuni rappresentanti delle istituzioni
«La giustizia penale internazionale è uno strumento che viene utilizzato soltanto in ultima analisi e quindi, se è possibile un intervento di tipo eccezionale, normalmente spetta agli Stati reprimere questi crimini – ha spiegato il prof. Salvatore Zappalà -. L’obbligo che gli Stati avrebbero è quello di adottare una legislazione che prevede e reprima i crimini internazionali. Dal 1998, grazie ad un importante trattato internazionale, lo Statuto di Roma, sottoscritto da oltre 120 paesi, esiste una corte penale internazionale che ha la competenza di giudicare questi crimini».
«Purtroppo – ha messo in evidenza il prof. Zappalà – per il funzionamento concreto di questo organo è necessario che gli Stati svolgano il compito di mettere in atto le ordinanze che emette questo tribunale».
Il convegno si è concluso domenica 26 novembre con gli interventi del prof. Franco Coppi, emerito di Diritto penale dell’Università di Roma “La Sapienza”, del prof. Giuseppe Busia, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione e del card. Dominique Mamberti, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Proprio quest’ultimo ha presieduto la celebrazione eucaristica nella Cattedrale di Sant’Agata in piazza Duomo.
Un momento dei lavori
Gli interventi dei rappresentanti delle istituzioni
Ad aprire i saluti istituzionali è stato il rettore Francesco Priolo che ha evidenziato come «la sede che ospita il congresso rappresenta un ponte tra il mondo cattolico e universitario, ma anche tra quello culturale e architettonico».
«Il Monastero dei Benedettini di Catania, gioiello del tardo barocco siciliano, nato nel ‘500, si è sviluppato fino ai giorni nostri come esempio di integrazione architettonica tra le diverse epoche fino a diventare patrimonio mondiale dell’Unesco e da diversi decenni è sede del dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania. Un luogo, quindi, centrale per il cattolicesimo, la cultura e la conoscenza», ha evidenziato il rettore.
«Il tema della verità riguarda per intero l’esperienza giuridica da diversi punti di vista: da quella istituzionale della democrazia alle relazioni tra uomo e donna fino all’aspetto processuale. Un diritto alla verità, dunque, che rappresenta la base dei rapporti sociali e anche dei poteri pubblici», ha detto in chiusura di intervento il prof. Francesco Priolo.
Un momento dell'intervento del rettore Francesco Priolo
Per il prefetto Maria Carmela Librizzi «tutto il percorso che ha fatto l’umanità contribuisce a darci un’importante riflessione sulla verità, ma soprattutto a indicarci la strada da seguire per poter riaffermare i valori fondamentali della nostra società e della nostra cultura», mentre il sindaco Enrico Trantino ha aggiunto che «se vogliamo, politica e verità sono quasi un ossimoro, dobbiamo quindi essere tutti prodighi di temi per cercare di dare la giusta declinazione a questo termine».
Presenti all’apertura dei lavori anche la prof.ssa Marina Paino, docente di Letteratura italiana contemporanea, il commissario dello Stato per la Regione Siciliana, il prefetto Ignazio Portelli, il presidente della giunta per la giustizia amministrativa della Regione Siciliana, il dott. Ermanno De Francisco, l’avv. Alessia Falcone, dell’Ordine degli Avvocati di Catania, il presidente dell’Unione della stampa cattolica italiana, il dott. Salvatore Di Salvo, il delegato regionale dell’Unione giuristi cattolici, l’avv. Michele Cimino, il questore di Catania Giuseppe Bellassai e il comandante provinciale dei Carabinieri Salvatore Altavilla.
Alcuni rappresentanti delle istituzioni