Culture unite dalla musica oltre le differenze di nazionalità

A Unict un incontro con la docente Wakaso Saito e la soprano Shiori Morita sulle differenze culturali tra Italia e Giappone

Noemi Rapisarda e Laura Beninato (foto di Erika Patti)

Alla luce dei drammatici avvenimenti geopolitici, di cui abbiamo notizia attraverso i media, e a distanza di ottant’anni dall’esplosione delle bombe atomiche che distrussero Hiroshima e Nagasaki, l’incontro di Sergio Mattarella con i superstiti del tragico evento risulta significativo. 

La volontà del presidente della Repubblica italiana di ricordare quel giorno per quelle genti che non ci sono più ha commosso la professoressa Wakaso Saito e il soprano Shiori Morita, ospiti all’Università di Catania della lezione di Storie e tecniche del giornalismo, tenuta dai professori Giuseppe Di Fazio e Rosario Condorelli.

L’incontro ha avuto inizio con i ringraziamenti da parte della professoressa Wakaso Saito, la quale ha affermato, contenta, che in tutti questi anni ha notato come tanti giovani italiani si siano dimostrati curiosi verso il suo popolo. «Sono stata contenta perché dopo la guerra, ottanta anni fa, noi giapponesi eravamo sempre stati zitti, come se niente fosse successo - ha detto -. Non volevamo guardare la realtà. Ma i giovani di quelle terre vogliono parlarne, invece, questo dolore non finisce mai. Noi vogliamo portare questo dolore a conoscenza di tutto il mondo sennò non si può creare pace».

Entrambe, Saito e Morita, hanno vissuto a Milano: la professoressa, laureata in Dignità dell’Uomo e Religione Cristiana, vive in Italia da trentotto anni, mentre la cantante, dopo essersi laureata nel Paese natale, è qui da soli due anni per un master di canto.

Per le ospiti è molto importante il concetto di armonia: qualcosa di molto forte che arriva dall’io e dalla natura. In Giappone hanno un significato rilevante l’amore e il rispetto per la natura; ciò rappresenta un rapporto fondamentale tra ambiente e persone. 

«Cosa vuol dire armonia? Innanzitutto, ognuno di noi deve essere in pace, altrimenti non posso creare armonia. Dentro di me, se non mi sento bene, questa rabbia e sentimento negativo mi dà colpa e non sono felice - ha spiegato la prof.ssa Saito -. Così non è possibile creare armonia. Nel buddismo abbiamo un momento in cui vogliamo cercare di essere in pace dentro di noi. La respirazione conta tantissimo. L’armonia dipende da me: lavorare con sé stessi e per sé stessi. Ci sono varie cose che possiamo fare, come la meditazione, amare sé stessi, credere nel nostro futuro, amare anche altri: amici, famiglia, a chi non conosco, essere tutti felici. [...] Affermiamo che la pace è qualcosa di lontano, ma una piccola parte inizia con me».

Shiori Morita, proprio sul concetto di armonia in musica, ha raccontato dell’incontro avuto con dei ragazzi in una scuola di Librino, affermando che è stata una bella esperienza perché durante la sua esibizione ha notato che questi si sono emozionati insieme a lei, attraverso il suo canto. «Di solito i ragazzi sono annoiati e stanno al cellulare, invece questi erano felici!  La musica ci porta vibrazioni e da questo possiamo essere uniti. Non erano tanti studenti, ma eravamo un’unica cosa. Eravamo uniti grazie alla musica. La chiave è la persona, non l’oggetto», ha detto.

In foto da sinistra la soprano Shiori Morita e i docenti Giuseppe Di Fazio e Wakaso Saito

In foto da sinistra la soprano Shiori Morita e i docenti Giuseppe Di Fazio e Wakaso Saito

Parlando del momento di crisi che stiamo vivendo, lei crede che attraverso la musica e l’arte le persone possano avvicinarsi al concetto di armonia?

«Domanda difficile − ha risposto la soprano −. Tramite la musica si può creare qualcosa di importante per noi, perché se adesso facciamo la guerra, noi possiamo comunque cantare senza diversità nazionale. La musica, per chi vuole cantare, è libertà. È importante per fare amicizia e per avere pace».

Com’è nata la sua passione per la musica lirica?

Per la cantante la musica è come una medicina. «I miei genitori - ha spiegato - mi raccontavano che cantavo sempre, anche per gioco. Ho iniziato come corista, poi ho scoperto di avere questa grande passione per la musica da solista e così ho deciso di prendere questa strada quando avevo dodici anni. Volevo fare questo per il resto della mia vita. Prima di scoprire questa passione ero semplicemente una cantante corista: cantavo sempre, ma mai da solista! Quando avevo tra i tredici e i quattordici anni ho smesso improvvisamente, perché volevo fare qualcosa di diverso». 

«Cantavo, ma pensavo che non sarebbe stato il mio futuro o che non avrei avuto un futuro cantando solamente e quindi, improvvisamente, ho deciso di giocare a pallavolo - ha aggiunto -. Poi mi sono ammalata. Avevo sempre la febbre e l’allergia, quindi non potevo giocare. È come se qualcuno avesse voluto dirmi con questi segnali: “Se hai un sogno, continualo”. Adesso ho capito che non posso smettere di cantare, perché altrimenti non sto bene. Per il futuro io devo continuare a cantare per me, per la mia salute, per stare bene».

La sua esperienza in Italia

«Ho debuttato al Teatro Nuovo Di Salsomaggiore e grazie al master di canto mi sono esibita in tantissimi spettacoli - ha raccontato la soprano -. Inizialmente aveva paura di studiare e vivere per due anni in Italia, a causa della competizione che permette a pochissimi cantanti di poter avere successo in teatro».

«Quando ho avuto un problema, lei sempre ha pensato a me come una mamma - ha aggiunto -. Lei è una persona speciale per me. Prima di venire in Italia pensavo che gli italiani fossero simpatici, però un po’ diffidenti in amicizia. Infatti, non pensavo che potesse esistere una maestra del genere. Per me averla incontrata è stato molto importante. Mi ha dato un motivo in più per comprendere la musica».

L’incontro si è concluso con una bellissima performance che la cantante, Shiori Morita, ha voluto regalare a tutti gli studenti e professori presenti in aula. Ha interpretato Canto della vita: un canto giapponese introdotto dalla professoressa Wakaso Saito.

«Canterà il mio cuore che riporta il calore dei nostri cari, amici e parenti - ha spiegato la prof.ssa Saito -. Incontrarci in questo altro pianeta è il miracolo più prezioso di qualsiasi gioia. Ci sono giorni in cui mi metto a piangere, altri in cui mi lamento per la disperazione. In questi momenti stammi a fianco, sono abbracciata dalla tua ombra. Quante torture che abbiamo avuto, ci ricordiamo con nostalgia quel dolce tepore della mia città natale. Le cose veramente grandi sono nascoste e invisibili. Un giorno tutti diranno a Dio e a questo pianeta che verrà il momento in cui la vita passerà al nostro prossimo con cui siamo nati, con cui siamo cresciuti, con cui ci siamo incontrati e con cui abbiamo riso. Grazie per tutto questo, grazie per questa vita».

Locandina dell’incontro realizzata dalla studentessa Erika Patti

Locandina dell’incontro realizzata dalla studentessa Erika Patti

 

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