Oliveti e frantoi 4.0: la sfida green di Italia e Tunisia

A Unict il kick-off tecnico di Promeservagri 4.0, il progetto Interreg Next che punta a trasferire innovazione, agricoltura di precisione e sostenibilità nelle imprese olivicole delle due sponde del Mediterraneo

Alfio Russo

Sensori intelligenti tra gli ulivi, dati satellitari per monitorare le colture, sistemi di biocontrollo contro patogeni e parassiti, frantoi digitalizzati capaci di migliorare qualità e sostenibilità della produzione. 

È questa la nuova frontiera dell’olivicoltura mediterranea che prende forma attraverso Promeservagri 4.0, il progetto di cooperazione transfrontaliera finanziato dal Programma Interreg Next Italia-Tunisia 2021-2027 e coordinato dall’Università di Catania. 

E proprio l’ateneo catanese, capofila del progetto dal titolo Rete di trasferimento dei risultati della ricerca per la transizione verso MPMI della coltivazione e molitura delle olive che adottano innovazione e tecnologie avanzate, dal 27 al 30 luglio, ha ospitato – nelle giornate tecniche e operative a Catania, Mirabella Imbaccari e Paternò - partner italiani e tunisini per un appuntamento strategico che segna il passaggio dalla fase di progettazione alla concreta attuazione delle attività sul campo. 

Un percorso che punta a trasformare le sfide imposte dai cambiamenti climatici, dall’aumento dei costi di produzione e dalle emergenze fitosanitarie in opportunità di crescita per le micro, piccole e medie imprese della filiera olivicola, creando una rete stabile tra ricerca, innovazione e sistema produttivo capace di unire le due sponde del Mediterraneo nel segno dell’olio del futuro.

Un ramoscello di ulivo

Un ramoscello di ulivo

Olga Cacciola: “Innovazione digitale e sostenibilità per la nuova olivicoltura mediterranea”

Il progetto punta a rafforzare la competitività della filiera olivicola italiana e tunisina attraverso agricoltura di precisione, tecnologie 4.0, trasferimento della ricerca e collaborazione tra imprese, istituzioni e mondo scientifico. 

Promeservagri 4.0 nasce dall’esigenza di sostenere la modernizzazione della filiera olivicola mediterranea, favorendo il trasferimento dei risultati della ricerca, l’introduzione di tecnologie digitali e l’adozione di pratiche produttive sempre più sostenibili.

L’obiettivo generale del progetto è migliorare la competitività, la sostenibilità e la capacità di innovazione delle imprese olivicole e olearie, attraverso una collaborazione stabile e strutturata tra il mondo della ricerca, il sistema produttivo e le istituzioni dei due Paesi coinvolti.

In particolare, Promeservagri 4.0 mira a sperimentare e trasferire soluzioni innovative correlate all’agricoltura di precisione, alla sensoristica e all’Internet of Things, al monitoraggio delle colture attraverso dati satellitari, alla gestione fitosanitaria sostenibile e ai sistemi di biocontrollo, fino al controllo dei processi di trasformazione e alla valutazione della qualità delle olive e dell’olio.

Il progetto prevede un importante investimento nelle attività di formazione, trasferimento tecnologico, networking e diffusione dei risultati, con l’obiettivo di rendere le innovazioni sviluppate concretamente accessibili agli operatori della filiera.

Il cuore operativo dell’iniziativa è rappresentato da due grandi azioni pilota transfrontaliere: la prima dedicata alle parcelle olivicole sperimentali in Italia e Tunisia, la seconda ai frantoi pilota 4.0 nei due Paesi.

Attualmente Promeservagri 4.0 si trova nella fase di transizione dalla definizione metodologica all’avvio pieno delle attività sul campo.

Per quanto riguarda le parcelle olivicole, sono stati predisposti i principali strumenti metodologici e sono già state avviate alcune attività scientifiche coordinate dall’Università di Catania, tra cui il monitoraggio fitosanitario e gli studi sul biocontrollo. È inoltre in corso il completamento della selezione e della caratterizzazione dei siti pilota.

Parallelamente, per i frantoi 4.0 è stato avviato il percorso di definizione tecnica e predisposta la procedura per l’individuazione delle strutture pilota. Sono in fase di preparazione anche le attività di formazione, trasferimento tecnologico, comunicazione e valorizzazione dei risultati del progetto».

In foto da sinistra Olga Cacciola, Ida Nicotra, Alessandra Ragusa e Sebastiano Vecchio

In foto da sinistra Olga Cacciola, Ida Nicotra, Alessandra Ragusa e Sebastiano Vecchio

Daniela Spina: “Dalla ricerca al campo: il futuro sostenibile dell’olivicoltura mediterranea”

La sfida della cooperazione Italia-Tunisia nell’ambito di questo progetto è quello di trasformare le criticità del settore olivicolo, dal cambiamento climatico alla transizione digitale, in opportunità di crescita e innovazione

Promeservagri 4.0 è un progetto triennale, avviato nel maggio 2025 e che ci accompagnerà fino al maggio 2028, nato con l’obiettivo di creare un ponte concreto tra la ricerca scientifica avanzata e il cuore produttivo della filiera olivicola. Un’iniziativa fondamentale per il futuro del nostro territorio e dell’intero bacino del Mediterraneo.

Quando parliamo di olivicoltura non ci riferiamo semplicemente ad un comparto agricolo, ma ad un elemento identitario, culturale ed economico del Mediterraneo. L’olivo rappresenta una storia millenaria che unisce le due sponde del Mediterraneo, Italia e Tunisia, attraverso il lavoro degli agricoltori, la tutela del paesaggio e la produzione di qualità.

Tuttavia, siamo consapevoli delle grandi sfide che questo settore sta affrontando negli ultimi anni: gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, con lunghi periodi di siccità ed eventi estremi; la diffusione di nuove fitopatie e la presenza di parassiti dannosi; l’aumento dei costi di produzione; e la frammentazione strutturale delle micro, piccole e medie imprese, che spesso incontrano difficoltà nell’accesso alle tecnologie più innovative.

La sfida di Promeservagri 4.0 è proprio quella di accompagnare le aziende in questo percorso di trasformazione, evitando che affrontino da sole queste emergenze e favorendo una transizione ecologica e digitale concreta, sostenibile e realmente accessibile.

Il team di Unict

Il team dell'Università di Catania

Il progetto si fonda su tre pilastri fondamentali

Il primo riguarda la sostenibilità ambientale ed economica: vogliamo proteggere gli oliveti dai patogeni e dagli insetti dannosi attraverso soluzioni eco-compatibili, riducendo l’utilizzo della chimica e tutelando allo stesso tempo l’ecosistema e la qualità finale dell’olio.

Il secondo pilastro è rappresentato dalle tecnologie 4.0 messe al servizio dell’agricoltore e del frantoiano. L’obiettivo non è introdurre strumenti complessi, ma fornire informazioni precise e utili attraverso sensori IoT, dati satellitari e modelli predittivi, per migliorare la gestione dell’irrigazione, della difesa fitosanitaria e dei processi di trasformazione.

Il terzo elemento è la cooperazione transfrontaliera: costruire una rete stabile tra Italia e Tunisia capace di condividere protocolli, dati, metodologie e risultati lungo tutta la filiera, dalla coltivazione fino alla produzione dell’olio.

Il prossimo periodo sarà caratterizzato dall’avvio delle attività operative nelle aziende olivicole e nei frantoi pilota, dall’erogazione delle sessioni formative rivolte agli operatori e dalla diffusione dei primi risultati.

Le tecnologie e le metodologie individuate saranno sperimentate in condizioni reali, attraverso la raccolta di dati agronomici, fitosanitari, tecnologici e qualitativi. I risultati saranno successivamente analizzati, confrontati e validati congiuntamente dai partner italiani e tunisini.

Un aspetto centrale sarà, inoltre, il trasferimento delle conoscenze agli operatori della filiera, attraverso attività formative, dimostrative e momenti di confronto e networking. L’obiettivo è fare in modo che le soluzioni sviluppate dalla ricerca non rimangano confinate nei laboratori, ma diventino strumenti concreti a disposizione delle imprese per migliorare sostenibilità, qualità e competitività.

Promeservagri 4.0 dimostra come la cooperazione transfrontaliera, quando mette insieme ricerca di eccellenza e mondo produttivo, possa trasformare le grandi sfide del nostro tempo in opportunità concrete di sviluppo sostenibile per l’intera regione mediterranea.

Frantoio Berretta, a Mirabella Imbaccar

I rappresentanti dei partner nei locali del Frantoio Berretta a Mirabella Imbaccari

Dalla Sicilia alla Tunisia, una rete mediterranea per innovazione, ricerca e sviluppo sostenibile

Le istituzioni protagoniste dell’evento hanno evidenziato il valore strategico della cooperazione transfrontaliera tra Italia e Tunisia, sottolineando il ruolo dell’Università di Catania come ponte scientifico e culturale nel Mediterraneo. Internazionalizzazione, ricerca, trasferimento tecnologico e sostenibilità al centro degli interventi che hanno aperto i lavori di Promeservagri 4.0.

Ad aprire la cerimonia istituzionale è stata la prof.ssa Alessandra Ragusa, delegata all'internazionalizzazione della didattica dell'Università di Catania, che ribadito «il ruolo strategico della cooperazione con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo nelle politiche di internazionalizzazione dell'Ateneo» ricordando, inoltre, «le numerose iniziative già avviate con Tunisia, Marocco e Algeria, tra cui recenti incontri accademici che hanno coinvolto anche l'Enciclopedia Treccani nell'ambito della Fondazione Sicilia Università 1434». 

«Da matematica – ha aggiunto - sottolineo il valore delle collaborazioni scientifiche personali con i colleghi tunisini, auspicando che il programma di lavoro rappresenti un'ulteriore occasione per rafforzare i legami tra le istituzioni accademiche dei due Paesi».

Ida Nicotra, presidente della Scuola Superiore di Catania, ha evidenziato come «il Mediterraneo rappresenti oggi un punto di riferimento privilegiato per la ricerca e l'internazionalizzazione dell'Università di Catania». «La collaborazione con la Tunisia - ha spiegato - offre l'opportunità di ampliare gli orizzonti di ricercatori, docenti e studenti, promuovendo progetti condivisi sui temi della sostenibilità, dell'innovazione e dello sviluppo. La mobilità internazionale e le reti di cooperazione sono fondamentali e giornate come queste possono consolidare nuove sinergie scientifiche e istituzionali».

Un momento della cerimonia di presentazione del progetto

Un momento della cerimonia di presentazione del progetto

Sul valore strategico della cooperazione tra Sicilia e Tunisia per lo sviluppo dell'olivicoltura e dell'agroalimentare mediterraneo si è soffermato Dario Cartabellotta, dirigente generale del Dipartimento delle Attività Produttive della Regione Siciliana. Richiamando il profondo legame tra l'olivo e l'identità del Mediterraneo, il dirigente ha evidenziato «come ricerca scientifica, università, istituzioni e imprese debbano operare in maniera integrata per affrontare le sfide imposte dai cambiamenti climatici, dalle nuove fitopatie e dall'evoluzione dei mercati». «In quest'ottica assumono un ruolo centrale gli strumenti di modellistica previsionale, l'innovazione tecnologica e le applicazioni dell'intelligenza artificiale, sostenuti dagli investimenti regionali nella ricerca e nel trasferimento tecnologico, con l'obiettivo di rendere il comparto agricolo sempre più competitivo e resiliente», ha aggiunto.

A rappresentare l'Area 7 "Gestione programmi per la cooperazione territoriale europea e la cooperazione sovranazionale" – Dipartimento della Programmazione della Presidenza della Regione Siciliana è stata la dott.ssa Francesca Sinatra che ha sottolineato «l'importanza dei programmi di cooperazione territoriale europea e sovranazionale come strumenti fondamentali per favorire il dialogo, la condivisione di competenze e la realizzazione di progetti comuni tra i Paesi del Mediterraneo».

A seguire Sebastiano Vecchio, dirigente responsabile dell'Osservatorio per le Malattie delle Piante di Acireale – Servizio Fitosanitario Regionale, ha illustrato le attività del Servizio Fitosanitario Regionale, impegnato nella prevenzione e nel contrasto delle fitopatie che minacciano le produzioni agricole. 

«La globalizzazione, l’intensificazione degli scambi commerciali e cambiamenti climatici hanno aumentato il rischio di diffusione di organismi nocivi, rendendo ancora più importante il sistema di sorveglianza fitosanitaria – ha detto -. Attraverso monitoraggi sul territorio, analisi di laboratorio, controlli nei luoghi di produzione e nei punti di ingresso delle merci, il Servizio garantisce la tutela delle colture e la sicurezza degli scambi commerciali». 

Tra i risultati illustrati, oltre 7.300 campioni analizzati per il monitoraggio della Xylella fastidiosa e circa 600 ulteriori test molecolari eseguiti sull'intero territorio siciliano, a conferma dell'intensa attività di prevenzione.

Un momento della visita nei locali della Azienda agricola Arcoria - AgrumePuro

Un momento della visita nei locali della Azienda agricola Arcoria - AgrumePuro

Nel messaggio di saluti il prof. Mario D’Amico, direttore del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente, ha posto l’accento sul Di3A sempre più centro multidisciplinare di eccellenza dedicato alla ricerca e alla formazione nei settori agroalimentare e ambientale, con una spiccata vocazione internazionale e una particolare attenzione alle sfide del Mediterraneo. 

«Le attività del Di3A spaziano dalla ricerca sull'agricoltura sostenibile, sulla qualità degli alimenti e sulla tutela dell'ambiente, fino a un'offerta formativa articolata in corsi di laurea, lauree magistrali e dottorati di ricerca – si legge sul messaggio -. Un ruolo centrale è svolto anche dalle collaborazioni internazionali, attraverso progetti scientifici, programmi di mobilità e iniziative Erasmus, che rafforzano il dialogo con università e centri di ricerca stranieri. Il Di3A coniuga così formazione di qualità, ricerca competitiva e un forte legame con il territorio, contribuendo allo sviluppo sostenibile del settore agroalimentare».

Un settore che, come ha precisato Gaetano Cortese, consigliere dell'Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della provincia di Catania, sta «affrontando sfide sempre più complesse, dai cambiamenti climatici alle difficoltà di mercato e necessita interventi concreti su innovazione, sostenibilità e competitività». Nel suo intervento ha ribadito il ruolo dell'Ordine come collegamento tra il mondo della ricerca e le aziende agricole, affinché «le innovazioni sviluppate dall'Università possano tradursi in soluzioni concrete per il territorio». 

A conclusione della cerimonia di apertura le docenti Alessandra Ragusa, Ida Nicotra e Olga Cacciola hanno consegnato alcuni doni istituzionali ai responsabili scientifici delle tre istituzioni partner – i docenti Khaled Hibar dell’Institut de l’Olivier di Sousse, Riadh Abdelfattah dell'École Supérieure des Communications de Tunis – SUP’COM e Mohamed Karim Aounallah dell'Institut National Agronomique de Tunisie (INAT) – e ai rispettivi rappresentanti legali: i docenti Ghazi Krida, Directeur Général dell'Institut National Agronomique de Tunisie (INAT), il prof. M. Ali Ben Dhiab dell’Institut de l’Olivier di Sousse e il prof. Ridha Bouallegue, Directeur dell'École Supérieure des Communications de Tunis (SUP'COM).

Il partenariato del progetto è composto da Università di Catania (capofila e coordinatore del GT1), École Supérieure des Communications de Tunis – SUP’COM (coordinatore del GT4), Confederazione Italiana Agricoltori SudEst Sicilia – CIA SudEst, Institut National Agronomique de Tunisie – INAT (coordinatore del GT3), Agenzia per il Mediterraneo – ApM e Institut de l’Olivier – Unité spécialisée de Sousse – IO Sousse (coordinatore del GT2).

I referenti dei rispettivi partner

I referenti dei partner del progetto

A Catania il confronto internazionale per l’olivicoltura mediterranea del futuro

Dalla Sicilia alla Tunisia una rete di università, istituzioni e imprese lavora alle soluzioni 4.0 per una filiera olivicola più sostenibile, digitale e competitiva. Le giornate tecniche e operative del progetto tra Catania, Mirabella Imbaccari e Paternò hanno messo a confronto esperti, ricercatori e operatori sui temi dell’agricoltura di precisione, del monitoraggio fitosanitario, dell’innovazione tecnologica e del trasferimento delle conoscenze.

In particolar modo i lavori hanno rappresentato un passaggio centrale nella fase di attuazione del progetto: un momento di confronto scientifico e tecnico tra i partner italiani e tunisini, arricchito da visite presso realtà produttive del territorio e da una riunione conclusiva dedicata alla definizione condivisa del piano operativo delle prossime attività.

Tra gli interventi della giornata, Ridha Bouallegue dell’École Supérieure des Communications de Tunis (Sup'Com) ha illustrato il ruolo dell’innovazione digitale nella costruzione di una cultura condivisa tra i partner del progetto, con un intervento dal titolo “SUP'COM: una cultura dell'innovazione digitale condivisa”.

Per la CIA Sicilia Sud Est - Confederazione Italiana Agricoltori è intervenuto Marco Giudice, mentre Ghazi Krida dell’Institut National Agronomique de Tunisie (INAT) ha presentato una panoramica sul ruolo dell’istituzione tunisina nella cooperazione scientifica tra i due Paesi con la relazione “L'INAT: un'eredità viva, un presente impegnato e una cooperazione italo-tunisina orientata al futuro”.

Il contributo dell’Institut de l’Olivier di Sousse (IO) è stato approfondito da Ali Ben Dhiab, che ha affrontato il tema “L'Institut de l'Olivier: eccellenza scientifica e innovazione per un'olivicoltura mediterranea sostenibile”, evidenziando il ruolo della ricerca applicata per la tutela e la valorizzazione della produzione olivicola.

Sempre nell’ambito dell’innovazione digitale, Riadh Abdelfattah di Sup'Com ha presentato una panoramica sulle attività del Gruppo di lavoro 4, illustrando il percorso che collega l’analisi sul campo attraverso sistemi IoT (Chainguard 4.0) all’ottimizzazione dei processi attraverso l’utilizzo dei dati satellitari.

I rappresentanti dei partner

I rappresentanti dei partner nell'aula magna del Palazzo centrale

Ampio spazio è stato dedicato anche alle problematiche fitosanitarie che interessano l’olivo nel bacino mediterraneo. Antonella Pane del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A) dell’Università di Catania ha illustrato le principali malattie dell’olivo, mentre Khaled Hibar dell’Institut de l’Olivier di Sousse ha approfondito il ruolo delle nuove tecnologie nel monitoraggio delle malattie emergenti e nella prevenzione dei rischi per le colture.

Il contributo dell’INAT è stato ulteriormente sviluppato da Mohamed Karim Aounallah, che ha presentato l’intervento “INAT & Promeservagri 4.0 - Verso un'olivicoltura intelligente e frantoi dotati di tecnologie all'avanguardia”, focalizzato sulle prospettive offerte dalle tecnologie 4.0 nella gestione della produzione agricola e dei processi di trasformazione.

Le attività di ricerca e sperimentazione sul campo sono state al centro anche degli interventi dei ricercatori del Di3A. Giuseppe Eros Massimino Cocuzza ha analizzato le prospettive di monitoraggio e controllo integrato di due importanti avversità dell’olivo, Bactrocera oleae e Prays oleae, mentre Dhouha Saidana dell’Institut de l’Olivier ha illustrato il ruolo dei frantoi pilota 4.0 nella valorizzazione della qualità dell’olio d’oliva, attraverso sistemi di monitoraggio tecnico e trasferimento tecnologico nel contesto tunisino.

Particolare attenzione è stata dedicata anche alla gestione sostenibile delle risorse idriche. Barbara Bracone di Westrade LTD ha presentato Irrigoptimal, una soluzione per la gestione intelligente dell’irrigazione basata sull’integrazione tra sensori, dati e strumenti di supporto alle decisioni nelle parcelle olivicole.

Il tema della sostenibilità ambientale ed economica della filiera è stato approfondito da Angelo Pulvirenti del Di3A, che ha analizzato il grado di sostenibilità e la propensione alla circolarità nelle agroindustrie della filiera olivicola siciliana.

A chiudere il ciclo delle relazioni individuali è stato Enzo Sebastiano Aglieco della CIA Sud Est Sicilia, che ha posto l’attenzione sul ruolo fondamentale degli operatori della filiera olivicola nel processo di trasferimento dell’innovazione e nella sperimentazione concreta delle soluzioni tecnologiche sviluppate nell’ambito del progetto.

Il prossimo passo sarà l’avvio delle attività operative nelle parcelle olivicole pilota e nei frantoi 4.0 individuati in Italia e Tunisia, dove saranno sperimentate e validate soluzioni tecnologiche destinate a migliorare la sostenibilità, la qualità delle produzioni e la competitività dell’intera filiera.

Nel corso delle diverse giornate i rappresentanti dei partner hanno visitato l'Oleificio Berretta a Mirabella Imbaccari per una giornata dedicata alla trasformazione delle olive, alla qualità dell’olio e all’innovazione nei frantoi. Ad accoglierli Carlo Carapezza, produttore e trasformatore di olio di oliva e direttore dell’Oleificio Berretta dove si è tenuta una illustrazione delle principali fasi di ricezione e gestione delle olive, dei processi di estrazione, del controllo dei parametri di lavorazione e degli aspetti connessi alla qualità e alla tracciabilità dell’olio.

A Paternò, nei locali della Azienda agricola Arcoria - AgrumePuro, la giornata è stata dedicata all’agricoltura di precisione e all’applicazione di tecnologie innovative per la gestione irrigua e il monitoraggio delle colture. Ad accoglierli Vincenzo Arcoria, proprietario dell'azienda dove si è tenuta una visita tecnica in campo e dimostrazione del sistema Irrigoptimal e la illustrazione dell’installazione e del funzionamento del sistema, con particolare riferimento al monitoraggio delle condizioni colturali, alla gestione irrigua e al supporto alle decisioni.

I rappresentanti dei partner del progetto

I rappresentanti dei partner del progetto

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