“Dal battito del cuore a un terremoto: tutto nasce da un gradiente”

Conferito al geodinamico e accademico dei Lincei, Carlo Doglioni, il Dottorato Honoris Causa in Scienze della Terra e dell’Ambiente. Nella sua lectio magistralis un invito a leggere il pianeta e la società attraverso la logica dei gradienti

Alfio Russo
Il prof. Lino Cirrincione mentre legge la motivazione del conferimento del Dottorato Honoris Causa
Il prof. Carmelo Monaco mentre legge la laudatio
In foto da sinistra Manfredo Cusumano, Carmelo Monaco, Lina Scalisi, Enrico Foti, Carlo Doglioni e Rosolino Cirrincione

«La geodinamica è la chiave per interpretare non solo la Terra, ma anche le strutture della società. Tutti i fenomeni naturali — dalla meccanica quantistica alla fisica newtoniana, dalle leggi di Maxwell alla teoria della relatività fino alla biologia cellulare — dipendono da gradienti: variazioni di grandezze fisiche, chimiche o energetiche. Per questo possiamo dire che dal battito del cuore a un terremoto: tutto nasce da un gradiente».

Con queste parole Carlo Doglioni, geodinamico e accademico dei Lincei, ha aperto la lectio doctoralis dal titolo “Gradienti della Terra” nel corso della cerimonia di conferimento del Dottorato Honoris Causa in Scienze della Terra e dell’Ambiente da parte dell’Università di Catania.

«E la Terra non fa eccezione, obbedisce a questa legge universale. Dal nucleo alla superficie, tutto ciò che accade - dalla generazione del campo magnetico alla tettonica delle placche e le eruzioni vulcaniche o le frane, sono il risultato di gradienti di parametri fisici, ovvero le differenze di temperatura, pressione e viscosità all’interno del mantello», ha aggiunto l’ordinario de La Sapienza Università di Roma, uno dei massimi esperti internazionali di geodinamica e vicepresidente dell’Accademia dei Lincei.

Un momento della "lectio" del prof. Carlo Doglioni

Un momento della "lectio" del prof. Carlo Doglioni

Il geodinamico ha evidenziato come «le teorie tradizionali, dalla trazione della litosfera alla convezione del mantello, non spiegano completamente la complessità del fenomeno». «La densità della litosfera oceanica non basta da sola a spiegare la complessità del movimento globale delle placche», ha aggiunto nell'aula magna del Palazzo centrale.

Doglioni, riprendendo la legge di Gutenberg-Richter, che correla la frequenza dei terremoti alla loro magnitudo, «rivela un aspetto fondamentale: la globalità del fenomeno sismico e della sua sorgente energetica». «La geodinamica appare così come un sistema caotico governato da più forze, interne ed esterne, in un equilibrio dinamico che richiede un nuovo approccio interdisciplinare e internazionale», ha aggiunto.

Non a caso il geodinamico ha rilanciato il progetto dell’Earth Telescope, una sfida scientifica internazionale dedicata a comprendere la struttura e la dinamica della Terra.

Nella parte finale, il past presidente dell’Ingv, ha evidenziato come i gradienti non appartengono solo alla fisica: «Le differenze economiche, demografiche, sociali tra Nord e Sud del mondo generano gradienti di potenziale umano che alimentano migrazioni e squilibri. Come in natura, anche nella società il movimento nasce sempre da un gradiente che deve essere conosciuto e dove possibile governato, ma mai negarlo perché significherebbe opporsi al principio stesso della vita».

Foto pubblico

Il pubblico presente nell'aula magna del Palazzo centrale

Una riflessione che ha unito scienza e responsabilità, conoscenza e etica con una visione innovativa, interdisciplinare e profondamente umanistica del pianeta.

Ad aprire la cerimonia solenne, che ha unito rigore scientifico, riflessione civile e profonda coscienza del ruolo sociale del sapere, è stato il rettore Enrico Foti.

«Il prof. Carlo Doglioni si è distinto nel tempo come autorevole promotore di una cultura scientifica ampia e condivisa, capace di raggiungere e coinvolgere pubblici diversi. Con coerenza e determinazione, ha sempre sostenuto la necessità di parlare di geoscienze, terremoti ed eruzioni non soltanto nei momenti successivi agli eventi drammatici, ma soprattutto nei periodi di quiete, quando è possibile lavorare con maggiore efficacia sulla prevenzione», ha detto il rettore Enrico Foti.

«Un principio che vale per ogni tipologia di rischio naturale, come l’attualità ci ricorda costantemente attraverso le calamità connesse ai cambiamenti climatici, rendendo ancora più urgente una riflessione condivisa e informata - ha aggiunto -. Il prof. Doglioni ha mostrato che la scienza di base può avere ricadute sociali di grande rilevanza, ricordando che la vera grandezza non risiede tanto nella scoperta, bensì nella sua capacità di migliorare la condizione umana».

Un momento dell'intervento del rettore Enrico Foti

Un momento dell'intervento del rettore Enrico Foti

Nella sua motivazione, Rosolino Cirrincione, direttore del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, ha tracciato il profilo scientifico di Carlo Doglioni ricordandone il contributo rivoluzionario alla comprensione della dinamica terrestre. «Autore di oltre 200 articoli e protagonista della geodinamica internazionale dagli anni Ottanta, Carlo Doglioni ha integrato scale diverse – integrando la tettonica a piccola scala, ovvero lo studio delle faglie sismogenetiche, con la geodinamica a scala globale - costruendo un modello capace di legare sismicità, movimenti delle placche e forze planetarie», ha detto il prof. Lino Cirrincione.

E, inoltre, ha ricordato come, da presidente dell’Ingv, «Doglioni abbia posto al centro la responsabilità sociale della scienza, promuovendo una comunicazione chiara con i cittadini e una cultura della prevenzione come strumento fondamentale di sicurezza pubblica». «Conferire questo titolo — ha affermato — significa riconoscere non solo l’eccellenza dello scienziato, ma anche i valori che la nostra università intende onorare: rigore, innovazione e responsabilità nell’uso del sapere».

«Rappresenta un faro per le nuove generazioni di scienziati, mostrando come l’indagine profonda del mondo naturale possa e debba tradursi in un contributo significativo al progresso e al benessere collettivo», ha detto in chiusura di intervento.

Il rettore Enrico Foti mentre consegna il libro della scienza a Carlo Doglioni

Il rettore Enrico Foti mentre consegna il libro della scienza a Carlo Doglioni

La laudatio di Carmelo Monaco, decano dell’Area Scienze della Terra, ha offerto un ritratto umano e accademico dello scienziato. «Dalle Dolomiti, dove è nato, agli studi iniziati a Ferrara nel 1976, anno segnato dal devastante terremoto del Friuli, la biografia di Doglioni appare intrecciata alla sismicità italiana», ha detto.

Dalle esperienze a Basilea, Oxford e Houston alla cattedra romana, Monaco ha ricostruito la formazione di un geologo che ha saputo «trasformare osservazioni sul campo, modelli geofisici e intuizioni teoriche in un paradigma capace di spiegare, su scala globale, l'asimmetria della tettonica terrestre».

«In Italia, le sue analisi della struttura differenziale di Alpi e Appennini hanno contribuito a rivedere i modelli della tettonica delle placche, mostrando come i movimenti globali della litosfera — in particolare la deriva verso ovest rispetto al mantello — influenzino direttamente subduzione, deformazione e distribuzione della sismicità», ha aggiunto il prof. Carmelo Monaco.

In chiusura il docente etneo ha sottolineato l’impatto di Carlo Doglioni anche come presidente dell’Ingv, dal 2016 al 2025, il potenziamento delle reti di monitoraggio, lo studio dei precursori, la chiarezza nel distinguere tra previsione impossibile e prevenzione necessaria». «Un approccio che - ha come ha detto il prof. Carmelo Monaco - ha trasformato la geoscienza in un servizio pubblico indispensabile».

La cerimonia – dopo la consegna del Libro della Scienza dal titolo “L’isola a tre punte” portato dal giovane dottorando Manfredo Cusimano e consegnato dal rettore Enrico Foti - si è chiusa con la proclamazione di “dottore” e il conferimento della pergamena a Carlo Doglioni.

Visibilmente emozionato, Doglioni ha ringraziato l’Università di Catania sottolineando «l’importanza di coltivare la curiosità scientifica e la responsabilità civile».

Il rettore Enrico Foti e il prof. Carlo Doglioni

Il rettore Enrico Foti e il prof. Carlo Doglioni

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