Dal liceo classico al record di Ingegneria: la storia di Serena Schembra

A soli 20 anni ha conseguito la laurea triennale in Ingegneria Informatica, diventando la più giovane laureata in Ingegneria nella storia di Unict e la più giovane donna laureata in Ingegneria in Sicilia

Chiara Racalbuto

Negli scacchi, non si vince con la fortuna. A fare la differenza sono strategia, concentrazione e gestione del tempo: evitare i passaggi a vuoto, avere un piano, far sì che ogni scelta prepari la successiva. È un gioco di pazienza, metodo e visione d'insieme, dove ogni singola decisione trova il suo senso solo all'interno del percorso complessivo.

Gli stessi principi sembrano riflettersi nel percorso accademico di Serena Schembra che, a soli 20 anni, 8 mesi e 8 giorni, ha conseguito la laurea triennale in Ingegneria Informatica, diventando la più giovane laureata in Ingegneria nella storia dell'Università di Catania e la donna più giovane a conseguire una laurea in Ingegneria in Sicilia.

Serena ha bruciato le tappe già da piccola, saltando la prima classe della scuola primaria, e non si è più fermata. La sua formazione è proseguita al Liceo Classico "Nicola Spedalieri" di Catania, dove ha conseguito il diploma con il massimo dei voti, e ha acquisito una solida formazione umanistica che l’ha aiutata anche negli studi tecnico-scientifici. 

«Questo record rappresenta per me un motivo di grande orgoglio e profonda gratitudine», racconta la giovane neolaureata. «Al di là del primato in sé, il vero significato di questo traguardo è la conferma che avere un metodo rigoroso e tanta costanza porta a risultati concreti. Significa aver saputo ottimizzare il mio tempo e le mie energie per raggiungere l'obiettivo prefissato, dimostrando a me stessa che i sacrifici ripagano sempre.»

un momento della proclamazione

Un momento della proclamazione

La scelta di iscriversi a Ingegneria Informatica, dopo il liceo classico, potrebbe apparire insolita. In realtà, Serena aveva le idee chiare fin dall'inizio.

«Ho sempre saputo di avere una forte propensione per le materie scientifiche. Tuttavia, ho scelto il liceo classico per costruirmi una forma mentis completa e acquisire un metodo di studio solido, che mi porto dietro ancora oggi e che è stato fondamentale per raggiungere questo risultato. Sapevo che Ingegneria sarebbe stata la scelta giusta, anche se inizialmente nutrivo un po' di timore reverenziale.»

La conferma di aver imboccato la strada giusta è arrivata durante il percorso universitario. «Il momento esatto in cui ho capito che potevo davvero farcela è arrivato con il mio primo 30 e lode in Sistemi Operativi, una materia di programmazione pura. Lì ho avuto la conferma definitiva di non avere nulla in meno rispetto ai miei colleghi provenienti da istituti scientifici o tecnici.»

La strada, però, non è stata priva di ostacoli, soprattutto durante il primo anno: «Essendo appena uscita dal liceo classico, pur essendo abituata a studiare molto e avendo un buon metodo, ho dovuto compiere uno sforzo notevolmente maggiore rispetto ai miei colleghi per recuperare le basi teoriche di matematica, fisica e programmazione che mi mancavano», racconta. «A questo si aggiungeva la difficoltà di conciliare lo studio universitario con i tornei di scacchi, disciplina che pratico a livello agonistico, e i risultati accademici non sono arrivati subito. Ho superato questa fase con molta forza di volontà, sacrificando gran parte del mio tempo libero pur di colmare il divario.»

A coronamento del percorso triennale, Serena ha discusso una tesi dal titolo Chess-PoUW: un framework di calcolo distribuito per database scacchistici abilitato dalla Proof of Useful Work in reti Wi-Fi, sviluppata sotto la supervisione del prof. Giacomo Morabito.

Il lavoro ha affrontato il problema del miglioramento delle prestazioni delle reti Wi-Fi in ambienti affollati, proponendo di sostituire l'approccio probabilistico del CSMA/CA con un paradigma deterministico basato sulla Proof of Useful Work (PoUW). Il progetto rappresenta anche la sintesi ideale tra le competenze informatiche maturate durante il corso di laurea e la più grande passione personale di Serena: gli scacchi.

È lei stessa a spiegare quanto questa disciplina abbia inciso sul suo modo di affrontare lo studio e la ricerca.

«Gli scacchi mi hanno insegnato soprattutto la costanza e la capacità di mantenere la concentrazione per periodi molto prolungati. Le partite possono durare anche cinque ore, il che mi ha abituata a reggere sessioni di studio altrettanto lunghe senza perdere lucidità. Inoltre, questa impostazione mentale mi aiuta tantissimo quando mi trovo di fronte a un argomento ostico durante lo studio o a un esercizio complesso in sede d'esame: mi permette di non farmi prendere dall'ansia, ma di fermarmi, analizzare la situazione e calcolare la soluzione migliore in modo razionale.» 

Serena Schembra

Serena Schembra

Il record stabilito rappresenta soprattutto un punto di partenza. «Sono profondamente grata per questo record, che simboleggia moltissimo per me ed è il coronamento di un percorso intenso. È un punto di partenza meraviglioso di cui vado fiera. Tuttavia, spero che in futuro il mio nome sia legato principalmente ai progetti e ai risultati che riuscirò a realizzare nel mio percorso professionale. Nel lungo termine vorrei essere ricordata per le mie competenze, per ciò che saprò sviluppare e per il contributo concreto che potrò dare nel mio settore.»

Il percorso accademico di Serena proseguirà ora oltre lo Stretto. La giovane laureata si trasferirà, infatti, in Piemonte, per frequentare il corso di laurea magistrale in Ingegneria Informatica, indirizzo Computer Graphics and Multimedia, al Politecnico di Torino.

Le sue aspirazioni professionali sono rivolte ai settori dell’innovazione multimediale, della grafica computazionale e dello sviluppo di ambienti interattivi e virtuali, ambiti nei quali ha già maturato un forte interesse, in particolare per la modellazione tridimensionale e la realizzazione di ambienti virtuali.

«La scelta di proseguire gli studi a Torino nasce principalmente dal desiderio di fare un'esperienza di vita fuori casa, non certo perché reputi meno valida l'offerta formativa locale», spiega. 

«L'Università di Catania è un ateneo eccellente e mi ha trasmesso basi teoriche solidissime, indispensabili per il mio futuro. Oltre alla preparazione accademica, porto con me la consapevolezza che Catania sarà sempre la mia casa, pronta ad accogliermi.»

A margine della seduta di laurea, il prof. Orazio Tomarchio, presidente del corso di laurea in Ingegneria Informatica, ha espresso la soddisfazione per il risultato raggiunto. Il docente ha sottolineato come «il percorso di Serena rappresenti motivo di orgoglio per il corso di laurea e per il Dipartimento di Ingegneria elettrica elettronica e informatica» dimostrando come «la qualità della didattica, unita all'impegno costante delle studentesse e degli studenti, possa portare a risultati di assoluto rilievo anche in un percorso particolarmente impegnativo».

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