La riflessione di Simone Di Quattro sulle opportunità offerte dal lavoro agile e sulla necessità di ripensare le abitudini quotidiane
Nel corso della pandemia da Covid-19, per quasi due anni abbiamo sperimentato cosa significasse lavorare da casa. In quel periodo la tecnologia ha conosciuto una forte accelerazione, contribuendo a modificare profondamente le nostre abitudini lavorative e quotidiane. L’esigenza, in quel momento, era soprattutto quella di evitare il contatto e limitare gli spostamenti.
Una delle conseguenze fu una significativa riduzione della domanda di carburante che, secondo le dinamiche della domanda e dell’offerta, contribuì anche alla diminuzione dei prezzi.
Oggi ci troviamo di fronte a un duplice problema: da un lato il caro carburante, dall’altro l’inquinamento, con le sue conseguenze sul cambiamento climatico, un fenomeno che ormai non può più essere ignorato.
Ma allora, cosa si potrebbe fare? Le attività che possono essere svolte, almeno in parte, attraverso lo smart working sono numerose: dalla Pubblica Amministrazione alle aziende di servizi, fino a molte altre realtà del settore pubblico e privato.
Solo nella Pubblica Amministrazione, secondo le stime del Forum PA, i lavoratori ammontano a circa 3,7 milioni, un numero che continua a crescere.
Già oggi molte pubbliche amministrazioni, compresa la nostra università, riconoscono uno o più giorni di lavoro agile alla settimana. La direzione, a mio avviso, dovrebbe essere quella di ampliare questa possibilità, laddove le mansioni lo consentano.
Per farlo, però, è necessario che anche la società, nel suo complesso, superi quella logica “accusatoria” che tende ancora a equiparare lo smart working a una giornata di riposo. Non è così. Lavorare da casa non significa lavorare meno: significa semplicemente lavorare in un luogo diverso.
Il lavoro è soprattutto un’attitudine, un impegno e una responsabilità. E queste caratteristiche non cambiano a seconda del luogo in cui il lavoro viene svolto.

Simone Diquattro, personale tecnico-amministrativo del Dipartimento di Scienze politiche e sociali