Uno studio su scala litosferica nel territorio calabrese pone il Sud Italia al centro della ricerca geotermica per la transizione energetica
Nel contesto della transizione energetica nazionale, la geotermia nel Sud Italia emerge oggi come una delle risorse più promettenti e, al tempo stesso, meno pienamente valorizzate. In un territorio caratterizzato da elevata complessità geologica e da significative anomalie termiche profonde, la possibilità di sfruttare il calore naturale della Terra non rappresenta soltanto un’opportunità energetica, ma una sfida scientifica di primo piano. Individuare il calore nel sottosuolo, infatti, non è sufficiente: occorre quantificarlo con precisione, comprenderne la distribuzione e valutarne la reale sostenibilità tecnica ed economica. È proprio su questo fronte che la ricerca assume un ruolo decisivo.
Non a caso, oggi la ricerca italiana è sempre più allineata alle priorità di innovazione e transizione energetica delineate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), tra i cui obiettivi vi è quello di sostenere la ricerca strategica per la decarbonizzazione e l’ulteriore implementazione da fonti rinnovabili.
Nell’ambito di diversi programmi di ricerca, l’impegno del team di Vulcanologia e Geotermia del Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania, guidato dal prof. Marco Viccaro, congiuntamente ad altri gruppi di ricerca italiani e stranieri – Università della Calabria, E3 (Earth, Environment, Engineering), Osservatorio Etneo dell’Ingv di Catania, Helmholtz Centre Postdam Gfz German Research Centre for Geosciences e Istituto per la tecnologia delle membrane di Rende - ha già portato allo sviluppo di modelli numerici avanzati per valutare il potenziale geotermico di ampie porzioni di territorio della regione siciliana, sia alla scala dell’intera isola sia con focus sulle isole minori.
Tra gli strumenti più avanzati adottati dal gruppo di ricerca spicca la modellazione termica tridimensionale del sottosuolo. La modellazione termica 3D tramite simulazioni numeriche integra dati geologici, geofisici e termici per ricostruire la distribuzione della temperatura nel sottosuolo.
A differenza dei modelli bidimensionali, quelli tridimensionali riescono a rappresentare la reale complessità delle strutture geologiche in termini di variazioni litologiche, assetto crostale, e distribuzione del flusso di calore, fornendo mappe di temperatura a profondità strategiche per lo sfruttamento geotermico.
Questi modelli consentono di ridurre l’incertezza prima delle perforazioni esplorative, ottimizzando tempi, costi e impatto ambientale. Non si tratta quindi solo di “misurare” il calore, ma di comprenderne l’origine, l’evoluzione e la distribuzione nello spazio.

Location of the study area (Calabria Region – South Italy). Simplified geological map of the Calabria Region
L’ultimo tassello che si aggiunge al mosaico delineato sull’argomento riguarda il recente studio dal titolo Three-dimensional lithospheric-scale thermal model as supporting tool for new exploration campaigns for geothermal resources: Insights from the Calabria region (Southern Italy), pubblicato sulla rivista scientifica Geothermics, lavoro in cui la modellazione è stata applicata alla regione Calabria, culminando nella realizzazione del primo modello termico tridimensionale su scala litosferica per questo settore dell’Italia meridionale.
La ricerca nasce ancora una volta dalla collaborazione del team dell’ateneo catanese e, questa volta, principalmente con ricercatori del Dipartimento di Biologia Ecologia e Scienze della Terra dell’Università della Calabria e del GFZ di Potsdam in Germania.
I ricercatori hanno testato diversi scenari termici variando parametri come la conducibilità termica delle rocce e il flusso di calore alla base della crosta, calibrandoli con oltre 250 misurazioni di temperatura in fori esplorativi. I risultati mostrano una marcata variabilità laterale del regime termico, con aree - in particolare nei bacini Ionici - che raggiungono temperature superiori a 90°C già a 3 chilometri di profondità. Si tratta di valori compatibili con applicazioni a bassa e media entalpia, come il teleriscaldamento o impianti a ciclo binario per la produzione elettrica.
Questi studi evidenziano come la modellazione termica 3D non sia solo un esercizio accademico, bensì uno strumento strategico al servizio della transizione energetica. La possibilità di integrare dati multidisciplinari in un’unica rappresentazione coerente del sottosuolo permette infatti di individuare le aree con maggior potenziale prima delle perforazioni, valutare scenari di sfruttamento in modo più sostenibile e supportare la pianificazione territoriale e gli investimenti tecnologici.
In un Sud Italia dove le risorse geotermiche sono ancora in parte inesplorate, questi modelli aprono dunque nuove prospettive per la produzione energetica rinnovabile, continua e a basso impatto ambientale. La ricerca universitaria catanese, sostenuta da programmi nazionali strategici, si conferma così protagonista nella costruzione di un futuro energetico nazionale più sostenibile.