Dalla Sicilia a Google: il viaggio di un ingegnere tra passione, studio e ambizione

Da autodidatta a 13 anni alla Site Reliability Engineering di Google Cloud: la storia di Roberto Pillitteri tra Università di Catania, sacrifici da fuori sede e nuove sfide a Varsavia

Alfio Russo

C’è chi scopre la propria strada per caso e chi, invece, la costruisce riga dopo riga, codice dopo codice. La storia di Roberto Pillitteri inizia in una stanza qualunque di Caltanissetta, davanti a un computer regalato dallo zio, quando YouTube e articoli online diventano i suoi primi “docenti”. 

Da lì prende forma un percorso fatto di studio, determinazione e scelte coraggiose: Catania con la sua Università, le borse di studio conquistate con fatica, fino a un traguardo che per molti resta un sogno lontano. 

Oggi il giovane nisseno è a Varsavia, nel cuore di uno degli ecosistemi tecnologici più dinamici d’Europa, dove lavora per Google garantendo che i sistemi cloud funzionino senza interruzioni. Un viaggio che parte dalla Sicilia, ma che continua a portarla con sé, ogni giorno.

Roberto Pillitteri nella sede di Google a Varsavia

Roberto Pillitteri nella sede di Google a Varsavia

Il mio background e la mia esperienza all’Università di Catania

«Ho iniziato a programmare a 13 anni, da autodidatta, quando mio zio mi regalò il mio primo computer: imparavo guardando video su YouTube e leggendo articoli online – racconta Roberto Pillitteri -. Quando è arrivato il momento dell’università ho scelto Catania e i corsi di laurea triennale e magistrale in Ingegneria informatica al Dipartimento di Ingegneria elettrica elettronica e informatica. Ancora oggi ritengo che la formazione ricevuta a Unict non abbia nulla da invidiare a nessuna altra università. L’ateneo catanese ha dato struttura a una passione che fino a quel momento avevo coltivato in solitudine e il clima e la preparazione che ho trovato lì sono stati fondamentali nel costruire il percorso professionale che sto vivendo oggi». 

«Un aneddoto che ricordo particolarmente con il sorriso – aggiunge - è stato svolgere il mio lavoro di tesi di entrambe le lauree con il prof. Salvatore Cavalieri di Industrial Informatics, di cui ho tantissima stima. Durante il mio progetto di tesi triennale ho scritto un kernel in C per il raspberry pi. Si è trattato di un progetto molto stimolante che mi ha permesso di mettere mano sul C avanzato».

I sacrifici da studente fuori sede

«Ho vissuto cinque anni nella residenza universitaria alla Cittadella universitaria grazie alle borse di studio dell’Ersu e al posto letto nella Casa dello Studente – spiega Roberto Pillitteri -. Quelle borse, che ho vinto ogni anno mantenendo il passo con tutti gli esami, sono state la condizione concreta che mi ha permesso di studiare. Vivere a Catania, per quanto vicina sulla cartina, significava comunque vivere lontano da casa, gestire un budget ristretto e impegnarsi duramente per mantenere le borse di studio anno dopo anno. Ma ero davvero determinato e disposto a tutto pur di riuscire a laurearmi in tempo». 

«Sono sacrifici che a 19 anni sembrano enormi e che a 28, guardandoli a ritroso, capisci essere stati la prima vera palestra di autonomia – ci tiene a sottolineare -. Essere uno studente fuori sede ti insegna molto in fretta a cavartela da solo, ma richiede inevitabilmente dei sacrifici: la lontananza dalla famiglia, le festività a volte passate lontani da casa e la gestione della quotidianità. Sono grato al me diciannovenne per non essersi mai arreso: senza quegli anni da fuori sede a Catania, probabilmente oggi non sarei stato pronto ad affrontare un trasferimento a Varsavia». 

Roberto Pillitteri il giorno della laurea

Roberto Pillitteri il giorno in cui ha conseguito la laurea magistrale in Ingegneria informatica

Perché Google…

«Sono stato assunto a Google come Software Engineer per la Site Reliability Engineering di Google Cloud – sottolinea con orgoglio il giovane informatico -, un ruolo critico, con grandi responsabilità, perché significa garantire che i sistemi cloud restino stabili e che, quando qualcosa va giù, ci sia sempre un modo rapido per rimettere tutto in piedi». 

«La soddisfazione più grande arriva dal fatto che sono stato voluto e personalmente contattato da loro, sono loro ad avermi notato per la mia esperienza – sottolinea Roberto Pillitteri -. Google è sempre stato il mio sogno e credo lo sia per chiunque inizi una carriera nell’informatica. Rappresenta l’eccellenza ingegneristica ed è uno dei pochi posti al mondo dove puoi lavorare gomito a gomito con premi Nobel, pionieri di internet e alcuni dei migliori ingegneri del settore».

«Per me è l’ambiente ideale in cui crescere ed esprimere a pieno il mio potenziale, anche perché mi ritrovo profondamente nella direzione che l’azienda sta prendendo, con l’AI al centro della propria visione: scala enorme, ingegneria di altissimo livello e una cultura che mette il rigore tecnico davanti a tutto», evidenzia Roberto.

Le prime impressioni di Varsavia

«Varsavia è una città profondamente moderna, evoluta, pulita e sta rapidamente diventando uno degli hub ingegneristici più importanti d’Europa – racconta Roberto Pillitteri -. Sono qui da poche settimane e quello che mi sta colpendo di più è una sorta di efficienza silenziosa: tutto funziona, dai trasporti alle pratiche burocratiche. Mi colpiscono la cura per gli spazi pubblici, la quantità di verde e una sobrietà molto diversa da quella siciliana, ma che sto imparando ad apprezzare». 

«Poi ci sono le piccole cose: la luce diversa, il freddo, una lingua tutta nuova da imparare – aggiunge -. È strano e bello insieme. Ma di questa esperienza mi impressiona soprattutto il clima dinamico e l’incredibile multiculturalità dell’ufficio, ho conosciuto persone da Taiwan, Cina, America, India, Francia, Bielorussia ecc. È un ambiente estremamente stimolante dove si respira innovazione a ogni angolo». 

Roberto Pillitteri nella sede di Google a Varsavia

Roberto Pillitteri nella sede di Google a Varsavia

Il legame con la Sicilia

«Il mio rapporto con la Sicilia è strettissimo – racconta Roberto Pillitteri -. La Sicilia non l’ho mai davvero lasciata: porto con me l’affetto della mia famiglia, l’amore della mia fidanzata e i nostri progetti futuri, il calore umano, l’attenzione alle persone, valori in qualche modo profondamente siciliani». 

«In futuro mi piacerebbe molto tornare per portare le competenze acquisite all’estero per valorizzare la nostra terra e per contribuire a costruire qualcosa di tecnologicamente serio sull’isola, per offrire un’alternativa concreta al nostro territorio – spiega in chiusura -. La Sicilia ha un talento informatico straordinario che troppo spesso va via e mi piacerebbe far parte di chi prova a invertire quel flusso».

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