Dalla Silicon Valley dell’Etna ai borghi siciliani

Studenti di Boston scoprono l’impresa “made in Sicily” grazie alla tredicesima edizione del progetto tra Unict e Northeastern University. Tre settimane tra lezioni, aziende, innovazione e territorio per studiare i diversi modelli imprenditoriali dell’isola

Alfio Russo

Non solo tecnologia e startup. Per gli oltre venti studenti della Northeastern University di Boston l’innovazione passa anche dall’agricoltura, dall’ospitalità, dal vino, dall’artigianato e dalla capacità tutta siciliana di trasformare le difficoltà in opportunità. 

Torna a Catania Sicily Dialog of Civilizations: Itinerary Entrepreneurship and Global Consulting in Italy, il programma internazionale che da tredici anni lega l’ateneo americano del Massachusetts all’Università di Catania in un percorso immersivo tra didattica, imprese e scoperta del territorio. Dal 17 maggio al 10 giugno, gli studenti statunitensi attraverseranno la Sicilia per studiarne da vicino ecosistemi economici, modelli di business e culture imprenditoriali, confrontandosi con aziende, docenti e realtà produttive che raccontano le tante anime dell’isola.

L’iniziativa coinvolge in particolare il Dipartimento di Economia e Impresa dell'ateneo catanese e la School of Business and Management-NEU, con un programma dedicato allo studio del territorio, alle analisi imprenditoriali e all’esame dell’ecosistema locale

Alla cerimonia di apertura della “summer school”, nell’aula magna del Palazzo centrale dell’Università di Catania, è stato il rettore Enrico Foti: «Accogliere gli studenti, i docenti e i partner della Northeastern University è motivo di grande orgoglio per l’ateneo catanese e conferma il valore di una collaborazione internazionale che, giunta alla tredicesima edizione, continua a creare dialogo, crescita e confronto tra culture diverse».

«Catania e la Sicilia rappresentano un laboratorio dove identità locale e visione internazionale si incontrano attraverso innovazione, impresa, ricerca e sviluppo sociale – ha aggiunto -. In questo contesto, il rapporto tra università, territorio e sistema produttivo diventa fondamentale per creare opportunità e valorizzare i talenti».

«Esperienze come questa permettono agli studenti di vivere il territorio, costruire relazioni e sviluppare una prospettiva autenticamente internazionale – ha detto in chiusura di intervento del rettore -. L’auspicio è che questo percorso rafforzi ulteriormente il legame tra l’Università di Catania e la Northeastern University, lasciando ai partecipanti una conoscenza autentica della Sicilia e del Mediterraneo».

Un momento dell'intervento del rettore Enrico Foti

Un momento dell'intervento del rettore Enrico Foti

Dopo i saluti del rettore Enrico Foti sono intervenuti il direttore Accademico di IDEA Venture Accelerator-Northeastern University, Jack Salerno, la coordinatrice scientifica locale Unict-NEU, Giorgia M. D'Allura, associata di Economia e Gestione delle Imprese DEI. E a seguire i rappresentanti delle due aziende selezionate come “case studies”. 

Tra le novità di questa edizione figura lo svolgimento, per la prima volta, di una settimana di didattica in presenza direttamente a Catania, attività che in passato si sono svolte a Boston. A tenere le lezioni saranno i docenti Mark Dockster e Jack Salerno. Le visite previste si amplieranno a diverse aree della Sicilia (Caltagirone, Riesi, Siracusa, Ragusa, Agrigento, Caltanissetta, Taormina, Messina e le Eolie), per confrontare la pluralità di modelli imprenditoriali in una regione caratterizzata da forte eterogeneità economica e sociale. 

Il percorso si concluderà l’8 giugno al Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania, con la presentazione finale dei lavori realizzati dagli studenti della Northeastern University.

Gli oltre venti studenti della Northeastern University insieme con i docenti Giorgia D'Allura, Mark Dockster e Jack Salerno

Gli oltre venti studenti della Northeastern University insieme con i docenti Giorgia D'Allura, Mark Dockster e Jack Salerno

La Sicilia laboratorio internazionale di imprenditorialità per gli studenti di Boston

«Il programma prevede momenti di lezione e di lavoro congiunto al Dipartimento di Economia e Impresa, approfondimenti su temi di innovazione e internazionalizzazione e visite alle aziende selezionate sul territorio catanese, impiegate come case study, tra queste anche realtà del settore vitivinicolo dell’area etnea», spiega Giorgia D’Allura, responsabile scientifica e coordinatrice locale del progetto per Unict.

«Il progetto rientra nei programmi di formazione internazionale della Northeastern University, che da tredici anni sceglie l’Università di Catania come partner in un rapporto cresciuto costantemente nel tempo – ha aggiunto -. Inizialmente la collaborazione riguardava soprattutto la selezione delle imprese coinvolte, mentre oggi si estende pienamente anche alla didattica. Quest’anno, infatti, il programma prevede un’intera settimana di lezioni all’interno dell’Ateneo, un riconoscimento importante per gli studi sull’imprenditorialità sviluppati nel nostro territorio».

Secondo la docente Giorgia D’Allura «il valore di questa esperienza nasce sia dalle sfide che caratterizzano il contesto siciliano, sia dalla capacità costruita negli anni di offrire un percorso sempre più qualificato, sia sul piano accademico sia nei rapporti con le imprese». «Un’evoluzione concreta, testimoniata anche dalla durata del progetto, passata da due a tre settimane – ha proseguito nel suo intervento -. La Sicilia viene presentata agli studenti americani come un territorio ricco ed eterogeneo, segnato da tradizioni, percorsi storici e culturali che influenzano direttamente il modo di fare impresa». 

La prof.ssa D’Allura ha sottolineato «come questa varietà si traduca in un modello imprenditoriale capace di reagire alle difficoltà attraverso creatività e innovazione, elementi centrali dell’imprenditorialità contemporanea». «È proprio questo mix di criticità e capacità di adattamento ad aver reso il contesto siciliano particolarmente interessante agli occhi della Northeastern University, che continua a proporlo ai propri studenti come caso di studio», ha aggiunto.

Un momento dell'intervento della prof.ssa Giorgia D'Allura

Un momento dell'intervento della prof.ssa Giorgia D'Allura

«Catania rappresenta uno degli esempi più significativi di questa realtà – ha evidenziato la docente -. Dall’Etna Valley al settore agroalimentare di eccellenza, il territorio offre un panorama imprenditoriale estremamente diversificato. Gli studenti visiteranno aziende leader in differenti settori, entrando in contatto sia con il comparto tecnologico sia con quello legato alle produzioni tipiche. Proprio questa pluralità di esperienze e aree di business costituisce uno degli aspetti più preziosi del territorio siciliano».

«Negli anni, il progetto si è ampliato oltre i confini catanesi, coinvolgendo altre aree della regione. Il percorso porterà infatti gli studenti anche nel centro della Sicilia, dove l’Università di Catania è impegnata in ulteriori progetti di sviluppo e ricerca – ha detto la coordinatrice del progetto per Unict -. L’obiettivo è mostrare le diverse “anime” dell’isola e mettere a confronto modelli imprenditoriali differenti, evidenziando come alcune zone abbiano costruito nel tempo condizioni economiche più solide e come altre possano trovare nuovi spunti di crescita».

Sul piano formativo, il rapporto tra Italia e Stati Uniti si fonda su uno scambio reciproco. «Gli studenti americani affrontano una parte teorica dedicata allo strategic management, ma soprattutto sperimentano l’applicazione pratica dei modelli studiati in un contesto complesso come quello siciliano, dove le carenze infrastrutturali spesso vengono compensate dalla capacità di reinventare continuamente i modelli competitivi», ha detto la prof.ssa D’Allura.

«Anche gli studenti italiani traggono beneficio da questa esperienza, grazie alla possibilità di confrontarsi direttamente con approcci didattici diversi e con colleghi provenienti da background differenti – ha tenuto a precisare la docente del Dipartimento di Economia e Impresa -. Il progetto, infatti, non coinvolge soltanto studenti di economia, ma giovani provenienti da percorsi tecnici e disciplinari eterogenei, chiamati a studiare l’imprenditorialità uscendo dalla propria comfort zone. Momenti di confronto, lavori di gruppo e attività di brainstorming permettono di integrare prospettive diverse e sviluppare nuove chiavi di lettura».

In chiusura la docente ha evidenziato come questo programma «non sia un tradizionale progetto di scambio universitario, ma un percorso formativo immersivo, pensato per mettere gli studenti di fronte a realtà lontane dalle proprie abitudini culturali e professionali». «L’obiettivo – ha aggiunto - è trasformare le difficoltà in opportunità di crescita e cambiare il modo di osservare il mondo e i processi imprenditoriali».

Un momento dell'incontro

Un momento dell'incontro

Sicilia laboratorio di impresa globale: tra innovazione, cultura e diversità dei modelli imprenditoriali

Le testimonianze di Jack Salerno e Mark Dockser della Northeastern University offrono due chiavi di lettura complementari dell’esperienza formativa in Sicilia. Da un lato la scoperta di un ecosistema imprenditoriale variegato che amplia la visione dell’innovazione oltre la tecnologia; dall’altro il valore di un territorio dalla forte identità storica e culturale, capace di incidere profondamente sui modelli di impresa. Un confronto che si traduce in un’esperienza immersiva e trasformativa per gli studenti.

Jack Salerno, Assistant Professor in Entrepreneurship and Innovation e Director of the Venture Accelerator della Northeastern University, è al suo terzo anno in Sicilia e sottolinea il forte legame personale con il territorio, anche grazie alle sue origini siciliane.

«Ogni anno gli studenti tornano a Boston con una visione diversa dell’innovazione e dell’imprenditorialità – spiega -. Negli Stati Uniti sono abituati a un ecosistema fortemente orientato alla tecnologia e alle life sciences; in Sicilia, invece, scoprono un modello più variegato, dove innovazione significa anche ospitalità, agricoltura, moda, artigianato e design».

«Il confronto con questo contesto permette agli studenti di comprendere che esistono molti modi diversi di fare impresa e di avere successo – ha aggiunto -. Se a Boston prevale la specializzazione, qui emerge la ricchezza della diversità imprenditoriale. Ed è proprio questo scambio, conclude Salerno, a rappresentare un grande valore formativo».

A seguire Mark Dockster, Professor of Practice, Entrepreneurship & Innovation Group, D'Amore-McKim School of Business, Northeastern University, ha evidenziato come «uno degli aspetti più significativi dell’esperienza siciliana sia il rapporto con un territorio dalla storia millenaria».

«A differenza del contesto americano, più giovane dal punto di vista storico, la Sicilia offre un patrimonio ricco di tradizioni e cultura che influenza profondamente anche il modo di fare impresa – ha spiegato -. Per questo motivo vivere direttamente il territorio rappresenta un valore aggiunto fondamentale rispetto alla sola teoria studiata in aula».

«Visitando le aziende e confrontandosi con gli imprenditori, gli studenti possono toccare con mano quanto la cultura incida nei processi imprenditoriali e nelle strategie aziendali – ha precisato il docente -. Proprio questa profondità storica e culturale rende la Sicilia un modello interessante e formativo anche per realtà internazionali più giovani».

Un momento dell'intervento del prof. Jack Salerno, al suo fianco il collega Mark Dockster

Un momento dell'intervento del prof. Jack Salerno, al suo fianco il collega Mark Dockster

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