Il progetto "Iter" avvicina il mondo della ricerca al territorio e ai suoi stakeholder, favorendo lo scambio di conoscenze e il confronto con le realtà locali. Un'occasione per comprendere concretamente come si realizzano le tecniche costruttive ecologiche studiate in aula
Abitare il futuro recuperando la materia più antica e sostenibile della terra. È il tema che, nei giorni scorsi, nell’aula magna dell'edificio della Didattica, alla Cittadella universitaria, è stato al centro del seminario conclusivo del progetto Iter - Intonaci di Terra Ecologici Riciclabili, l'iniziativa di ricerca triennale coordinata dall'Ateneo catanese e cofinanziata dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (già Ministero della Transizione Ecologica).
L'evento ha riacceso i riflettori su una vera e propria rivoluzione nel campo della bioedilizia: trasformare la terra cruda e gli scarti delle filiere produttive locali in intonaci ecologici ad alte prestazioni, capaci di ridurre l'impronta carbonica e l'energia incorporata (embodied energy) del settore delle costruzioni.
Illustrato nel dettaglio dalla professoressa Rosa Caponnetto, docente del Dipartimento di Ingegneria industriale Civile e Architettura (DICAr) e responsabile scientifico della ricerca, il progetto ITER risponde con concretezza alle stringenti direttive europee sulla decarbonizzazione e sulla transizione ecologica. La ricerca ha valorizzato le straordinarie proprietà della terra cruda, risorsa naturale a bassissimo impatto ambientale arricchendone le miscele con sottoprodotti dell'agricoltura e dell'industria lapidea siciliana, quali la fibra di agave sisalana e la marmettola (la polvere derivante dalla segagione del marmo).

Intervento della docente Rosa Caponnetto
Oltre ad assicurare un'eccellente regolazione termoigrometrica indoor (capacità di assorbire l'umidità in eccesso e rilasciarla quando l'ambiente è asciutto), un elevato comfort acustico e una totale riciclabilità a fine vita senza trattamenti inquinanti, il gruppo di lavoro ha adottato una metodologia di Research by Design.
Attingendo alle normative estere di riferimento (come le norme tedesche DIN), il team ha ottimizzato il mix design delle miscele, realizzando prototipi in scala reale test box per testare la risposta meccanica, la durabilità, la salubrità degli ambienti e la sostenibilità mediante analisi di Life Cycle Assessment (LCA) e Life Cycle Costing (LCC).
«L'obiettivo del nostro progetto non è stato quello di definire una ricetta rigida e unica, ma quello di strutturarne un processo scientifico e trasferibile per orientare la scelta e il dosaggio dei componenti in base alle risorse del territorio», ha spiegato la professoressa Rosa Caponnetto. I frutti della ricerca sono stati tradotti in strumenti operativi per professionisti e maestranze, tra cui guide per la preparazione degli impasti, schede tecniche di prodotto.

Fase di realizzazione dei pannelli
Accogliendo nell'aula magna una folta platea di studenti, docenti, ricercatori e professionisti, la responsabile scientifica ha tracciato la cornice ideale entro cui si collocano le attività del seminario, sottolineando la duplice matrice ideativa e metodologica dell'iniziativa: da un lato la condivisione rigorosa dei risultati scientifici e tecnologici maturati nei tre anni di lavoro; dall'altro la vocazione divulgativa e d'impatto sul tessuto produttivo locale.
«Abbiamo voluto dare un doppio taglio a questo seminario conclusivo», ha affermato la professoressa Caponnetto nel suo discorso d'apertura. «Da una parte c'è la volontà di restituire alla comunità accademica i frutti di un percorso di ricerca interdisciplinare; dall'altra abbiamo avvertito l'esigenza di trasferire conoscenza su un materiale dalle straordinarie potenzialità come la terra. L'università ha infatti il compito non soltanto di fare didattica e ricerca, ma anche di guidare il territorio verso modelli di crescita innovativi e sostenibili».
Con questa riflessione sul valore della terza missione d'ateneo, la professoressa Caponnetto ha espresso un sentito ringraziamento personale a tutti i gruppi di lavoro e ai partner di progetto, introducendo ufficialmente la prima sessione dell'evento e cedendo la parola ai rappresentanti dell'Ateneo, degli ordini professionali e delle associazioni di categoria per i saluti istituzionali.

Pubblico presente in aula
A seguire il professore Ignazio Blanco, docente del DICAr, è intervenuto sull’importanza della partecipazione attiva degli studenti all’evento, premendo sui temi di trasversalità, di ricerca e di trasferimento tecnologico. Temi che caratterizzano le prospettive del dipartimento nell’affrontare al meglio progetti ambiziosi e che possano esaltare le realtà siciliane.
L’architetto Alessandro Amaro, presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Catania, ha sottolineato l’importanza della collaborazione con l’Università di Catania e, nel suo intervento, ha evidenziato il valore della ricerca dedicata all’impiego di materiali naturali e facilmente recuperabili e riciclabili, sottolineando come il recupero di tecniche costruttive tradizionali, opportunamente aggiornate, possa offrire nuove possibilità nel settore dell’edilizia. Tra queste, ha richiamato anche l’utilizzo di materiali come il legno e gli intonaci naturali, sempre più considerati anche negli interventi di restauro.

Intervento del prof. Ignazio Blanco
«Bisogna conoscere le cose, ma bisogna anche conoscere come si realizzano», ha affermato l’architetto Alessandro Amaro, evidenziando come, per chi si prepara a esercitare la professione, non è sufficiente conoscere teoricamente una tecnica ma è necessario comprenderne anche le modalità concrete di realizzazione. In questo senso, le attività pratiche previste dal seminario rappresentano un’occasione per acquisire una maggiore consapevolezza dei materiali e delle lavorazioni, competenza fondamentale anche nel rapporto con imprese e maestranze.
L’architetto ha, infine, ribadito la disponibilità dell’Ordine a proseguire la collaborazione con l’Università, confermando l'importanza di un dialogo costante tra formazione, ricerca e mondo professionale.
Successivamente è intervenuto l’ingegnere Alfredo Foti, consigliere e rappresentante dell’Ordine degli Ingegneri di Catania, su delega del presidente Mauro Scaccianoce. Foti sottolinea quanto si sia ormai consolidata la collaborazione con l’Università e dell’importanza di continuare a realizzare insieme delle nuove attività di ricerca.
Per questo, parlando del progetto ITER, ha evidenziato soprattutto la sinergia tra i diversi dipartimenti coinvolti, tra cui Ingegneria, Medicina, Economia e Geologia, affermando: «La cosa che ci ha di più colpito è la sinergia che è stata portata avanti in questo progetto fra i vari dipartimenti». Ha poi ricordato la Summer School e indicato il tema degli intonaci di terra come un possibile argomento da sviluppare anche in future iniziative, concludendo: «Bisogna collaborare per poter portare avanti iniziative sempre più proficue e di lungo respiro».

Fase operative di miscela
A rappresentare ANCE – Associazione Nazionale Costruttori Edili – è intervenuto l’ingegnere Salvo Messina. Nel suo intervento, l’ingegnere Messina ha sottolineato l’importanza strategica della sinergia tra ricerca, ordini professionali e imprese lungo tutta la filiera costruttiva.
Ha evidenziato, inoltre, la necessità di guardare alla tradizione e puntare su materiali di produzione locale per accorciare la filiera e rispondere alle sfide del settore. Soffermandosi sul valore del recupero, ha poi ricordato: «L'intonaco è fondamentale perché è la vera e propria pelle dell'edificio, la parte più esposta all'invecchiamento, per cui trattarlo bene vuol dire anche trattare bene il nostro patrimonio». In chiusura di intervento ha annunciato l'inserimento dell'intonaco in terra cruda nel prezzario regionale delle opere pubbliche della Regione Siciliana in collaborazione con l'Ance.
Prove geologiche




