All’Università di Catania la cerimonia di consegna dei diplomi di specializzazione in Beni archeologici riconosciuti a livello nazionale per ruoli di elevata responsabilità
Un titolo che apre concretamente le porte alla professione di archeologo. È quel che hanno conseguito undici allievi e allieve al termine del percorso formativo della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Siracusa. Un diploma riconosciuto a livello nazionale che abilita all’esercizio della professione di archeologo di prima fascia e che consente di accedere a incarichi di alta responsabilità nei settori chiave della conoscenza, tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio archeologico.
E ieri pomeriggio, nell’aula magna del Palazzo centrale dell’Università di Catania, si è svolta la cerimonia di proclamazione e consegna dei diplomi che hanno concluso con successo il percorso biennale post-laurea, pronti ora a mettere competenze e professionalità al servizio della ricerca, delle istituzioni di tutela e del territorio.
A conseguire il titolo nella Scuola fondata da Paolo Orsi più di un secolo fa gli allievi Maria Luisa Bianca (relatrice Simona Todaro, co-relatore Orazio Palio), Barbara Bonifacio (Lucia Arcifa con Michelangelo Messina), Marina Casalaina (Daniele Malfitana con Maria Magro), Alice Cascone (Luigi Caliò con Gian Michele Gerogiannis), Aurora Catania (Simona Todaro con Orazio Palio), Dario Ciacera Macauda (Nicola Laneri con Daniele Malfitana), Cinzia Costanzo (Daniele Malfitana con Antonino Mazzaglia), Luana Ensabella (Daniele Malfitana con Antonino Mazzaglia), Carla Infuso (Lucia Arcifa con Girolamo Fiorentino e Anna Maria Grasso), Maria Chiara Patanè (Pietro Militello con Marianna Figuera) e Aurora Ventura (Luigi Caliò con Gian Michele Gerogiannis).
La commissione esaminatrice – presieduta dal prof. Daniele Malfitana, direttore della Ssba - è composta dai docenti Lucia Arcifa, Luigi Caliò, Nicola Laneri, Pietro M. Militello, Orazio Palio e Simona V. Todaro. Ad integrarla i correlatori Marianna Figuera e Gian Michele Gerogiannis (Unict), Girolamo Fiorentino e Anna Maria Grasso (Università del Salento), Maria Teresa Magro (Soprintendenza di Catania), Antonino Mazzaglia (Cnr-Ispc) e Michelangelo Messina (École Française de Rome).
L’incontro è stato aperto dal direttore della Ssba, Daniele Malfitana, dalla direttrice del Dipartimento di Scienze umanistiche, cui afferisce la Scuola aretusea, Stefania Rimini, e dalla prorettrice Lina Scalisi.
Allievi e allieve insieme con la prorettrice Lina Scalisi e la commissione esaminatrice
Formazione, territorio e futuro dei saperi umanistici
«La scuola di specializzazione in Beni archeologici di Siracusa è una realtà consolidata e strategica per il nostro Ateneo e incarna la visione del progetto politico di questa governance: mettere insieme ricerca, conoscenze e competenze in uno stretto rapporto e dialogo con il mondo delle professioni e del lavoro che, come sappiamo, sta cambiando velocemente e in cui i saperi umanistici sono sempre più importanti», ha detto la prof.ssa Lina Scalisi, prorettrice dell’Università di Catania.
«Il mondo cambia, è sempre più complesso, e soltanto i saperi umanistici possono consegnare agli altri la profondità di pensiero necessaria – ha aggiunto -. La Scuola di specializzazione mette insieme una visione interdisciplinare, interdipartimentale, orientata alla professionalizzazione e al rapporto con i territori e con soggetti terzi che consente ai neo diplomati di entrare in contatto strettamente con il territorio e con soggetti terzi, destinatari delle vostre ricerche e proposte di lavoro. Apportare modifiche alla formazione della Ssba rappresenta una sfida importante e un investimento per il nostro territorio».
La prof.ssa Lina Scalisi, ai suoi lati i docenti Stefania Rimini e Daniele Malfitana
Qualità della ricerca e innovazione didattica nella Scuola di Specializzazione
«Un plauso particolare agli undici allievi, specialisti in archeologia, che hanno concluso il loro percorso di studi biennale in questa centenaria scuola di specializzazione, e ai quali auguriamo un futuro radioso nel campo della ricerca e dell'attività professionale grazie alla formazione di questa scuola di specializzazione», ha detto il prof. Daniele Malfitana, direttore della Scuola di specializzazione in beni archeologici.
«Oggi è stata una seduta importante anche per la grande qualità dei lavori presentati dagli allievi e dalle allieve che molto probabilmente saranno oggetto di pubblicazione – ha aggiunto -. Da quest'anno la Ssba, d’intesa con il Consiglio della scuola, sta rinnovando il proprio sistema didattico con l'attivazione di nuovi insegnamenti che vanno soprattutto verso la professionalizzazione di questa disciplina, anche d'intesa con le istituzioni di tutela regionali, ministeriali e anche con il sistema imprenditoriale».
«Puntiamo a tre nuovi insegnamenti e anche a numerosi laboratori che vanno nel segno dell'attività professionale condotta d'intesa con le strutture professionali che già operano nel campo dell'archeologia preventiva, uno dei principali filoni di sbocco di chi consegue il titolo di scuola di specializzazione – ha precisato il prof. Malfitana -. Aggiornare la formazione, d’intesa con il Ministero dell’Università e Ricerca, significa prevedere nuovi ambiti disciplinari professionali come quelli della comunicazione e della divulgazione».
Un momento dell'intervento del prof. Daniele Malfitana
Archeologia tra storia, ricerca e professionalizzazione
«L'archeologia è una scienza che consegna un equilibrio molto fecondo tra senso del tempo e coscienza della storia. Dobbiamo saper intercettare le ragioni e il valore di ciò che rimane del passato, ma ricalibrarlo e rileggerlo alla luce delle sfide dell'oggi. In questo senso la dimensione professionalizzante della scuola resta la scommessa più importante», ha detto la prof.ssa Stefania Rimini, direttrice del Disum.
«Il rinnovo della formazione della Ssba stabilita dal Consiglio è fondamentale anche perchè studiare archeologia in Sicilia assume un valore aggiunto per la straordinaria ricchezza del patrimonio che tutti noi possiamo ammirare – ha proseguito -. Avvertiamo questo come responsabilità per il presente e per il futuro e per quelle che sono evidentemente le manovre di competenza del Dipartimento di Scienze umanistiche a cui la Scuola di Siracusa afferisce».
«È un progetto che merita attenzione, cura e dedizione ed è un impegno che questa governance intende garantire in modo tale che i diplomati da subito possano spendersi nel mondo del lavoro. Riuscire a trovare un punto di mediazione tra ricerca, teoria e competenze professionali è la scommessa più ampia», ha detto in chiusura di intervento la prof.ssa Rimini.
Un momento dell'intervento della prof.ssa Stefania Rimini
La Scuola di Specializzazione in Beni archeologici
Incardinata al Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici ha una lunga storia e, anagraficamente, si pone subito dopo l’istituzione della Scuola Archeologica Italiana di Atene avvenuta nel 1909.
Fondata nel 1923, la direzione, nella fase d’avvio, è stata affidata al celebre archeologo roveretano, Paolo Orsi, che in quegli anni guidava la Soprintendenza a Siracusa, mentre formava archeologi insegnando nell’ateneo catanese.
Il binomio Catania-Siracusa è rimasto nel corso degli anni: prima, con l’integrazione della scuola archeologica con quella del dramma antico, con sede sempre a Siracusa, poi, con la separazione consensuale delle due istituzioni mantenendo, però, sempre la base operativa nella città di Archimede.
Alcuni presenti alla cerimonia nell'aula magna del Palazzo centrale