Gli studenti di Geologia e Geofisica di Unict protagonisti di un viaggio-studio tra vulcani, ghiacciai e faglie attive: una "lezione" dove nasce la Terra, un’immersione nel più spettacolare laboratorio geologico a cielo aperto del mondo
Per chi studia geologia all'Università di Catania il vulcano Etna rappresenta un'aula a cielo aperto. Ma c'è un luogo in cui la Terra mostra ancora più chiaramente i meccanismi che la modellano: l'Islanda. È qui che studenti del corso di laurea magistrale in Geologia e Geofisica, dottorandi e post-doc dell'ateneo catanese hanno vissuto due settimane di formazione intensiva, confrontando due dei più importanti scenari vulcanici del pianeta e trasformando la teoria in esperienza diretta, tra eruzioni recenti, ghiacciai, rift e paesaggi in continua evoluzione.
C’è un momento esatto, infatti, in cui la scienza smette di essere un concetto o formula impressa su un libro di testo e diventa un’esperienza primordiale, visiva, quasi tattile.
Ed è quella che la “delegazione” etnea ha vissuto lungo le strade sterrate e i deserti di ghiaccio e fuoco dell’Islanda. Quattordici giorni nel cuore pulsante della geodinamica terrestre grazie ad un viaggio-studio che non è stato una semplice escursione, ma una vera e propria immersione totale in uno dei laboratori geologici a cielo aperto più spettacolari e attivi del pianeta.
E così gli studiosi di Scienze della Terra dell’Università di Catania “cresciuti” all’ombra dell’Etna, un gigante della vulcanologia mondiale, hanno potuto approfondire le proprie conoscenze in Islanda che rappresenta un’altra parte consistente del cielo delle Geoscienze, ovvero il luogo esatto in cui la Dorsale Medio-Atlantica, che separa la placca Nordamericana da quella Euroasiatica, emerge dalle profondità oceaniche anche grazie alla presenza di un punto caldo alimentato da un plume mantellico.

La delegazione Unict
“L’iniziativa – spiega il prof. Marco Viccaro, ordinario di Geochimica e Vulcanologia al Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali dell’ateneo catanese e organizzatore della spedizione – ha un valore formativo inestimabile e ha spinto i giovani studenti e ricercatori oltre i confini del Mediterraneo al fine di toccare con mano la giovane età geologica del nostro pianeta. L’escursione itinerante si è svolta utilizzando un truck 4x4, unico mezzo capace di sfidare le leggendarie piste e i guadi degli altipiani islandesi, il quale ha consentito di attraversare l’isola seguendo un itinerario mozzafiato, alternando notti in rifugi isolati a intense giornate di cammino, osservazioni e campionamenti sul terreno”.
“L’obiettivo primario del viaggio è stato quello di integrare le conoscenze teoriche, acquisite principalmente nell’ambito dell’insegnamento di Vulcanologia Regionale, con l’osservazione diretta di fenomeni unici al mondo – ha aggiunto -. Dalle imponenti colate laviche nate a partire dal 2021 nella penisola di Reykjanes, l’avamposto della nuova attività vulcanica dell’isola, fino alle zone della costa meridionale, dove i prodotti vulcanici incontrano l’Oceano Atlantico creando strutture (pillow-lavas e ialoclastiti) che sembrano appartenere ad un altro pianeta”.
“L’Islanda non nasconde nulla – ci tiene a sottolineare -: la sua geologia è nuda, esposta, violentemente viva. Per un geologo, calpestare questa terra significa leggere la storia del nostro pianeta in tempo reale”.
Il programma ha toccato vette di assoluto interesse didattico e scientifico. Gli studenti hanno potuto analizzare da vicino gli effetti della drammatica interazione tra magma e ghiaccio, la stessa che ad esempio nel 2010, con l’eruzione dell’Eyjafjallajökull, paralizzò i cieli di mezza Europa.
Si sono addentrati negli altipiani nelle aree del Kerlingarfjöll e dell’Herdubreid, hanno osservato la coesistenza del magmatismo bimodale basaltico e riolitico nell’area di Landmannalaugar e hanno camminato tra i geyser e le sorgenti termali di Thingvellir, dove la tettonica distensiva mostra i processi di rifting nella loro massima espressione.

Studenti impegnati in una escursione
Il viaggio ha anche toccato mete straordinarie nella zona di Myvatn, nel nord-est dell’isola, come la frattura del 1975-84 del Krafla e del campo geotermico di Hverir, oppure altri luoghi leggendari come la frattura del 1783-84 al Laki e la caldera del vulcano Askja, teatro nel 1875 di una delle più colossali eruzioni esplosive della storia recente, la cui depressione è oggi custodita dal lago Öskjuvatn.
“Per gli studenti in formazione poter osservare, misurare e interpretare dal vivo i processi che governano la dinamica del nostro pianeta accelera in modo straordinario la transizione da studenti a professionisti/scienziati – continua il prof. Marco Viccaro -. Il confronto diretto con la complessità del terreno insegna a gestire l’imprevedibilità del dato naturale, stimola il pensiero critico e cementa lo spirito di squadra e di adattamento in condizioni estreme. Sono proprio queste competenze trasversali, unite a una solida preparazione sul campo, a fare la differenza nel panorama lavorativo globale, preparando una nuova generazione di geologi capaci di dialogare con la comunità scientifica internazionale e di affrontare le sfide ambientali del nostro tempo”.
“In questo scenario, la comunità accademica delle Geoscienze di Unict si distingue come un’eccellenza assoluta nel panorama accademico italiano ed europeo – sottolinea il docente di Unict -. Pochissimi Atenei possono infatti vantare la capacità logistica, scientifica e accademica di proiettare i propri studenti dai laboratori naturali di casa, come ad esempio l’Etna o le Isole Eolie, direttamente ai confini del Circolo Polare Artico”.
“Con questo straordinario viaggio-studio – aggiunge il prof. Viccaro, delegato del rettore alla Ricerca di Unict -, l’ateneo catanese dimostra di non limitarsi a trasmettere nozioni, bensì riafferma l’alto valore delle attività didattiche esterne e transnazionali come marchio di fabbrica della propria offerta formativa. L’obiettivo è chiaro: formare figure professionali altamente qualificate nel settore delle Scienze della Terra, menti flessibili e pronte a operare con metodologie d’avanguardia in qualsiasi angolo del globo, portando nel mondo il rigore scientifico e la passione nata all’ombra del vulcano più attivo d’Europa”.

La delegazione Unict





