Tre giorni nella Sicilia occidentale tra Mozia, Marsala e Palermo per approfondire l'archeologia fenicio-punica e l'archeologia marittima e subacquea, i due nuovi insegnamenti della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici
Un viaggio attraverso le rotte del Mediterraneo antico, tra città puniche, relitti millenari e cantieri di restauro dove il passato riaffiora pezzo dopo pezzo. Nei giorni scorsi le allieve e gli allievi del I e II anno della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell'Università di Catania hanno trasformato la Sicilia occidentale in un'aula a cielo aperto, seguendo un itinerario dedicato per un importante focus sul campo relativo ai due nuovi insegnamenti attivati quest'anno: l'archeologia fenicio-punica e l'archeologia marittima e subacquea.
Guidati dai docenti Roberto La Rocca e Paola Sconzo, gli specializzandi hanno potuto confrontarsi nel corso del viaggio di studio direttamente con alcuni dei più significativi luoghi della storia del Mediterraneo, dove la ricerca, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio archeologico si intrecciano con la formazione sul campo.
“Come ogni anno – spiega il prof. Daniele Malfitana, direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici -, chiuse le attività didattiche in aula avviamo un viaggio studi organizzato e gestito direttamente dagli allievi. Sono occasioni importanti per conoscere da vicino contesti archeologici e spazi, spesso inediti, su cui potrà anche essere possibile coinvolgere gli allievi nello studio. A giorni verrà pubblicato il nuovo bando per l’anno accademico 2026/2027 quando la governance della Scuola, implementerà ancora di più le iniziative formative, convinti della responsabilità di investire su figure che, concluso il percorso di studi, si avvicineranno al mondo del lavoro e delle professioni”.
A coordinare le attività di comunicazione delle iniziative scientifiche è stata la dott.ssa Cinzia Costanzo, già allieva della Scuola, che ha “virtualmente” seguito, nelle giornate di sopralluoghi e visite, allieve ed allievi.

Palermo, Museo Archeologico Regionale ‘A. Salinas’: gli allievi della Scuola di Specializzazione nella sala delle metope dei templi di Selinunte (VI-V a.C.)
Nel cuore di Palermo, alla scoperta delle radici della Sicilia antica
Il viaggio ha preso inizio dal capoluogo, con la visita al Museo Archeologico Regionale "Antonino Salinas", ospitato nel bellissimo complesso monumentale seicentesco dell’Olivella, che custodisce alcuni dei reperti più noti e affascinanti dell'archeologia siciliana, tra i quali le magnifiche metope che decoravano i templi di Selinunte, databili tra il VI e il V secolo a.C.
La giornata è proseguita con un itinerario nella città storica, fino a una delle sorprese più suggestive del percorso: i resti delle mura punico-romane, risalenti al V a.C., venute alla luce nel 1984 all’interno di Palazzo Reale, sotto le Sale Duca di Montalto. Un frammento di città antica che riaffiora, letteralmente, al di sotto degli ambienti del potere istituzionale moderno.

Marsala, Museo Museo Archeologico Regionale "Lilibeo" Baglio Anselmi: un gruppo degli allievi della Scuola di Specializzazione
Marsala, il museo e il cantiere di restauro
Gli allievi si sono poi spostati a Marsala, per visitare il Museo Archeologico Regionale "Lilibeo" di Baglio Anselmi. Ad accogliere gli specializzandi Anna Occhipinti, direttrice del Parco Archeologico di Lilibeo-Marsala (PALM), e la funzionaria archeologa del Parco Maria Grazia Griffo che ha illustrato loro il relitto della grande nave punica affondata durante la battaglia delle Egadi, nel corso della prima guerra punica, unico esempio al mondo di tecnica costruttiva navale fenicio-punica giunto fino a noi.
Gli allievi hanno poi potuto osservare da vicino lo scafo del relitto Marausa I, una grande nave oneraria romana risalente al III-IV sec. d.C., rinvenuta nei fondali di Marausa, frazione di Misiliscemi nel Trapanese e individuata nell'estate del 1999 da due sommozzatori trapanesi, Antonio Di Bono e Dario D'Amico.
Marsala, Museo Museo Archeologico Regionale "Lilibeo" Baglio Anselmi: i resti dello scafo del relitto Marausa I (III-IV sec. d.C.)
Il recupero, completato nel 2011 dalla Soprintendenza del Mare sotto la guida di Sebastiano Tusa, e il successivo restauro condotto dal laboratorio "Legni e segni della memoria" di Salerno, hanno permesso di esporre lo scafo, dal 2019, nella stessa sala del Baglio Anselmi che ospita già la Nave Punica: un'associazione non casuale, che restituisce ai visitatori due secoli diversi della storia marittima dello stesso approdo, insieme ad altri reperti che raccontano la navigazione e il commercio nel Mediterraneo antico.
Ma la giornata marsalese ha riservato anche un'esperienza rara: oltre all'accesso ai depositi e ai laboratori del museo, all’interno dei quali vengono studiati e custoditi i tantissimi reperti non esposti nelle sale, i nostri allievi hanno potuto visitare anche il cantiere di restauro delle navi antiche del Museo "Lilibeo" di Baglio Anselmi, dove è in corso il lavoro sul relitto della nave Marausa II.
Questa, rinvenuta nel 2023 a poche centinaia di metri di distanza dal Marausa I, è datata tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C. ed è stata recuperata nella sua integrità insieme al suo carico. Gli allievi hanno così potuto assistere dal vivo alle delicate fasi di lavoro di restauro su un reperto estremamente fragile come il relitto di una nave antica.
Marsala, Museo Museo Archeologico Regionale "Lilibeo" Baglio Anselmi: i depositi del museo all’interno del quale vengono studiati e restaurati i reperti archeologici
Mozia e l’anima punica della Sicilia
Il viaggio si è poi concluso a Mozia, tappa quanto mai coerente con le novità didattiche della Scuola: Archeologia fenicio-punica è infatti uno degli insegnamenti attivati proprio quest'anno. Guidati dalla prof.ssa Paola Sconzo, gli allievi hanno visitato il Museo Whitaker, luogo simbolo della presenza fenicio-punica in Sicilia, confrontandosi direttamente con le testimonianze materiali di una cultura che sull'isola ha lasciato un segno indelebile, fra tutti il famoso Giovane (o Efebo) di Mozia, statua greca del V secolo a.C. scoperta nel 1979, testimonianza vivida dei forti legami tra il mondo greco e quello punico in Sicilia.
Il viaggio conferma dunque l’approccio didattico che caratterizza la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell'Università di Catania: una formazione che non si esaurisce in aula, ma che si apre al dialogo diretto con i siti, i musei e i professionisti che vi lavorano. Un modo di fare archeologia, e di insegnarla, che vuole preparare gli specializzandi alla complessità reale del lavoro sul patrimonio archeologico, che a partire dal ritrovamento, e passando per la conservazione, giunge alla conoscenza e alla sua divulgazione.

Mozia, Museo Whitaker: la cd. Maschera grottesca (o maschera ghignante) fenicio-punica in terracotta (VI sec. a.C.)
