Nata a Unict nel 2016, a Pavia si è tenuta l’ottava edizione dell’iniziativa che si conferma punto di riferimento nazionale per il dialogo tra accademia, professionisti e industria del settore gemmologico e gioielliero
Due giornate di confronto scientifico, aggiornamento professionale e dialogo tra mondi diversi ma sempre più chiamati a collaborare. Si è conclusa presso l’Università di Pavia l’VIII edizione della Conferenza nazionale Diamante e Gemme di Colore, appuntamento ormai consolidato nel panorama italiano della gemmologia, capace di riunire studiosi, ricercatori, gemmologi e rappresentanti delle imprese attorno alle sfide e alle prospettive future del settore.
Nata a Catania nel 2016 da un’idea dei professori Germana Barone e Paolo Mazzoleni dell’Università di Catania, insieme al professor Diego Gatta dell’Università di Milano e a Loredana Prosperi, già dirigente dell’Istituto Gemmologico Italiano, la Conferenza ha saputo negli anni crescere fino a diventare un luogo stabile di incontro tra ricerca scientifica, competenze professionali e mondo produttivo.
Fin dalle prime edizioni, l’iniziativa ha riscosso un notevole successo di pubblico e una crescente partecipazione da parte di studiosi, professionisti e operatori del settore. Dopo una seconda edizione ospitata ancora a Catania, proprio in virtù dell’interesse suscitato e della volontà di coinvolgere un numero sempre maggiore di realtà del comparto, la Conferenza ha assunto un carattere itinerante, ampliando progressivamente la propria rete di collaborazioni e il proprio pubblico di riferimento all’intera filiera gemmologica e gioielliera nazionale.
Pur svolgendosi ogni anno in sedi diverse, l’Università di Catania ha continuato a svolgere un ruolo attivo nell’organizzazione dell’evento, partecipando costantemente al comitato scientifico e/o organizzatore. Anche quest’anno, inoltre, l’ateneo catanese ha concesso il proprio patrocinio alla manifestazione.
Nel corso delle due giornate, che si sono tenute dell’Università di Pavia, oltre 150 partecipanti tra studiosi, ricercatori, gemmologi e professionisti del settore si sono confrontati attraverso plenary lectures, presentazioni scientifiche e interventi tecnici dedicati alle più recenti acquisizioni nel campo dei materiali gemmologici. La conferenza ha offerto un'occasione concreta di aggiornamento, approfondimento e scambio di competenze, favorendo il confronto tra esperienze e prospettive differenti ma complementari.
Particolarmente significativa è stata la tavola rotonda tenutasi lunedì, moderata da Loredana Prosperi (già direttrice dell'Istituto Gemmologico Italiano- IGI), che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Ilaria Adamo (la nuova direttrice), Gaetano Cavalieri (presidente della CIBJO - Confederazione mondiale della Gioielleria), Alessia Crivelli (presidente della Fondazione Mani Intelligenti e vice presidente di Federorafi) e Steven Tranquilli (direttore generale di Federpreziosi- Confcommercio).

In foto da sinistra Ilaria Adamo, Gaetano Cavalieri, Steven Tranquilli e Alessia Crivelli
Il dibattito ha evidenziato alcune delle principali sfide che il settore si trova oggi ad affrontare, a partire dalla necessità sempre più urgente di ridurre la distanza che ancora separa, in molti contesti, la ricerca scientifica dagli operatori professionali.
Tra i temi emersi con maggiore forza vi è infatti l'esigenza di costruire un dialogo più strutturato e continuo tra il mondo accademico e applicativo. Le innovazioni scientifiche, i nuovi metodi analitici e le conoscenze sviluppate nei laboratori di ricerca possono infatti trovare piena valorizzazione solo attraverso un efficace trasferimento verso i professionisti del settore, mentre l'esperienza maturata sul campo dai gemmologi costituisce una risorsa preziosa per orientare nuove domande di ricerca e individuare problematiche concrete da affrontare.
Un altro aspetto centrale riguarda la comunicazione verso il grande pubblico. Nonostante il ruolo fondamentale svolto dalla gemmologia nella caratterizzazione, identificazione e valorizzazione delle gemme, strettamente legate ad un mercato esistente e concreto, la figura del gemmologo rimane ancora poco conosciuta al di fuori degli ambienti specialistici. È emersa pertanto la necessità di sviluppare nuove strategie di divulgazione capaci di rendere più accessibili i risultati della ricerca e di far comprendere alla società il valore delle competenze scientifiche e professionali che operano dietro il mondo delle gemme.
In questo contesto, la Conferenza “Diamante e Gemme di Colore” si conferma come iniziativa importante nell’ambito delle attività di Terza Missione dell'Università, promuovendo la formazione continua, il trasferimento delle conoscenze e il dialogo tra accademia, professionisti e società civile. La cadenza annuale dell'incontro contribuisce a consolidare una comunità di confronto stabile e dinamica, capace di favorire la crescita reciproca, la condivisione delle competenze e l'integrazione tra ricerca e pratica professionale.
L'ottava edizione ha confermato come la collaborazione tra questi due mondi non sia soltanto auspicabile, ma necessaria per affrontare le sfide future del settore. Creare occasioni di incontro, confronto e aggiornamento significa investire nella qualità della ricerca, nella professionalità degli operatori e nella diffusione di una cultura scientifica sempre più consapevole e partecipata.
Nel corso della conferenza Loredana Prosperi, ex Direttrice Istituto Gemmologico Italiano, ora Brand Ambassador dell’Istituto, nonché vicepresidente della Associazione Italiana Gemmologi e Presidente del Comitato Scientifico di Assogemme, ha spiegato che «nella Cibjo - Confederazione Mondiale della Gioielleria, fondata nel 1926 a Parigi, sono rappresentate oltre 45 nazioni».
«L’adesione alla Confederazione Mondiale della Gioielleria non è aperta ai singoli individui, bensì alle associazioni nazionali attive nei settori della gioielleria, della orologeria, delle gemme e dei metalli preziosi, nonché ad aziende e società, associazioni internazionali e fornitori di servizi; copre l’intera filiera della gioielleria, dalle miniere al commercio. Si stima che siano coinvolte almeno sette milioni di persone», ha aggiunto.
«Una delle missioni di Cibjo è la tutela del consumatore e ciò avviene promuovendo l’armonizzazione e la regolamentazione di standard tecnici, nomenclatura, pratiche relative alla sostenibilità, all’approvigionamento responsabile e alle catene di fornitura trasparenti – ha spiegato -. L’armonizzazione della nomenclatura è promossa dai “Blue Books”, norme e standard universalmente accettati e promossi dagli associati».

Un momento dell'intervento di Marilisa Spironello di Unict
Sulle prospettive per la gemmologia italiana, Loredana Prosperi ha evidenziato che «così come la gemmologia internazionale, si sta muovendo, sempre di più, verso la tutela del consumatore, attraverso una comunicazione totale e corretta sulle caratteristiche delle gemme».
«La corretta identificazione di materiali naturali verso quelli sintetici, di materiali non trattati rispetto a quelli che hanno subito un trattamento migliorativo – ha aggiunto -. Per essere in grado di fare tutto ciò è importante conoscere, sapere utilizzare o avere la possibilità di accedere, attraverso accordi con enti di ricerca, come le università, anche a tecniche analitiche avanzate. La formazione continua rimane fondamentale e eventi come le Conferenze Nazionali di Gemmologia sono indispensabili perché fungono da hub per il dialogo tra scienza e mercato anche perché si segnala una carenza di gemmologi sul territorio nazionale e si ritiene necessario aumentare la formazione accademica in questo ambito».
L'intervento del presidente della Cibjo, Gaetano Cavalieri, ha portato una prospettiva internazionale al dibattito.
Un tema su cui Loredana Prosperi si è soffermata sottolineando che «le sfide globali del settore gemmologico-gioielliero sono in questo periodo sfide strutturali, influenzate anche da forti tensioni geopolitiche che incidono sui prezzi delle materie prime e quindi sulla produzione e commercio di pietre e gioielli».
«Un'altra sfida è legata al fatto che i consumatori richiedono sempre più spesso gemme con origine certificata, il settore sta integrando tecnologie avanzate, tipo blockchain, per garantire la tracciabilità delle pietre e contrastare eventuali frodi», ha aggiunto.
«In questo scenario si sente sempre di più l’esigenza di gemmologi competenti, rendendo fondamentale la formazione specialistica, l’aggiornamento continuo sulle nuove tecnologie di identificazione, sui trattamenti delle gemme, mantenendo standard elevati di capacità analitica, affidabilità, precisione ed etica – ha precisato -. La formazione del gemmologo non si limiterà solo ai diplomi tecnici, ma si integrerà con percorsi universitari di alto livello come il Master di Gemmologia Scientifica Avanzata, per formare laureati che oltre ad essere gemmologi siano dotati di competenze in cristallografia, geochimica, analisi avanzate. Le imprese orafe hanno l’esigenza di avere personale qualificato per crescere ed essere competitive e la competenza tecnica può essere trasformata in un asset strategico per il Made in Italy».
E sulla importanza che la comunità gemmologica italiana mantenga un dialogo costante con gli organismi internazionali, Loredana Prosperi ha evidenziato che «il dialogo con gli organismi internazionali è fondamentale per garantire affidabilità, armonizzazione normativa e riconoscimento dei report gemmologici».
«Essere presenti nelle Commissioni della Cibjo permette di essere un attore attivo nel definire gli standard internazionali e poter portare sui quei tavoli proposte e problematiche da risolvere grazie alle competenze di tanti esperti internazionali – ha aggiunto -. Nell’ambito della Formazione il collegamento con enti come la FEEG permette di rilasciare diplomi riconosciuti in Europa, gli European Gemmologist».