AI Literacy, Data Literacy e leadership trasformazionale: il Progetto Alma delinea l’università come ecosistema riflessivo e interdipendente
C’è aria di profondo cambiamento tra le mura di Isola Catania. Non si parla solo di tecnologia, ma di una vera e propria evoluzione genetica dell’insegnamento superiore. Questo grazie alla giornata dedicata al WP3 del Progetto Alma, coordinata dalla professoressa Raffaella C. Strongoli, che ha aperto l’incontro ricordando come l’obiettivo non sia semplicemente testarci sulle competenze digitali, ma piuttosto generare un cambiamento attraverso costruzioni di comunità. L’università, in questo scenario, smette di essere un distribuzioni di semplici nozioni per diventare un organismo plastico.
Uno degli interventi più attesi è stato quello del professore Pier Cesare Rivoltella. Con lucidità mette in guardia il pubblico dai rischi di un uso acritico dell’AI generativa. Parlando degli studenti ha affermato: «I nostri studenti utilizzano l’intelligenza artificiale. Se da un lato l’IA agisce come un tutor capace di spiegare concetti ostici, dall’altro si trasforma in una pericolosa scorciatoia».
Citando Michel Serres, Pier Cesare Rivoltella ha spiegato: «Il rischio è quello di affidarsi completamente alle memorie esterne, scivolando in un rapporto oracolare con la tecnologia. Attenzione, perché oggi potrebbe succedere che noi sostituiamo alle teste ben fatte delle teste ben vuote». E ha aggiunto: «Questa è la condizione di chi si affida ciecamente alle memorie esterne, a quel GPT Effect che ci illude di sapere solo perché è a portata di click. Questo ci porta a vedere l’IA come un oracolo: ci fidiamo ciecamente delle risposte della macchina, smettendo di esercitare il dubbio e la verifica».
Con queste parole, però, non predica per un ritorno al passato. Al contrario, incoraggia l’università a rinnovarsi. «Il docente del futuro – ha detto - deve saper orchestrare una cooperazione guidata dall’umano. L’IA può personalizzare l’apprendimento e rendere il sapere più democratico, ma solo se l’università rivendica il suo ruolo di garante del sapere».

In foto Pier Cesare Rivoltella
Se Pier Cesare Rivoltella ha scosso le coscienze sul piano teorico con il suo intervento, la professoressa Marina De Rossi ha tracciato la rotta pratica per trasformare l’università in un vero e proprio ecosistema. «Non si tratta più di pensare a una formazione costruita a livello individuale» ha esordito la De Rossi sottolineando come: «l’obiettivo sia quello di superare le piccole eccellenze a macchia di leopardo che, per quanto brillanti, non riescono a generare un vero sviluppo di sistema. L’idea è quella di un mosaico: tante azioni diverse che restituiscono l’immagine di un’università capace di riflessione continua, se vengono intersecate correttamente».
La docente ha aggiunto: «La formazione dei docenti deve uscire dall’isolamento e coinvolgere l’intera comunità, inclusi il personale amministrativo e gli studenti, in una logica di interdipendenza positiva». Secondo la De Rossi questo processo è favorito da una figura specializzata: «il Change Agent non è un semplice esperto di tecnologia, ma un docente di ruolo che agisce come un vero e proprio leader trasformazionale all’interno dei propri dipartimenti. La sua forza sta nell’agentività – ha detto approfondendo il tema -, ovvero la capacità intenzionale di far cadere le cose. Il Change Agent non ricevono soluzioni dall’alto ma intercetta i bisogni reali, promuove la Peer Observation – spiegando come questa sia una pratica in cui i docenti si osservano a vicenda mentre insegnano- e supera le resistenze».
Un altro punto cardine del suo discorso è stata la necessità do creare una cultura dei dati. «Monitorarli non significa giudicare ma capire l’impatto reale delle innovazioni. È necessario produrre evidenze scientifiche della qualità didattica, attraverso strumenti come Open Badge per certificare le competenze e lo stanziamento dei fondi importanti». In chiusura di intervento ha spiegato: «L’eccellenza non si misura solo con i questionari degli studenti, ma con le capacità di un corso di studi di rispondere ai cambiamenti della società e i Change Agents sono le scintille di questo processo: docenti che ispirano i colleghi a vedere il proprio insegnamento non come un dovere statico ma come una missione dinamica e collettiva».

In foto Marina De Rossi
Nel suo intervento, Giuseppe C. Pillera, responsabile scientifico WP1, ha sottolineato come il mondo dell’educazione stia attraversando un cambiamento «radicale, storico, nell’organizzazione dei saperi», legato soprattutto all’impatto delle tecnologie digitali. In questo quadro, evidenzia che l’intelligenza artificiale generativa rappresenta un «punto di non ritorno», poiché rende evidente la natura «cognitivo-costruzionista degli artefatti tecnologici».
«Le nostre scelte rispetto agli usi specifici delle tecnologie in didattica sono tutt’altro che neutrali rispetto ai contesti, rispetto ai processi e anche rispetto agli esiti dell’apprendimento», ha aggiunto. Da qui l’invito a sviluppare una didattica «realmente trasformativa, fondata su scelte consapevoli, critiche e responsabili».

In foto Giuseppe C. Pillera
A seguire Chiara Panciroli, ordinaria in Didattica e pedagogia speciale al Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, ha discusso sull’impatto dell’intelligenza artificiale sulla didattica universitaria. «Tra i diversi temi della mia ricerca vi sono quelli, da tanto tempo, della didattica e tecnologia dell’educazione oltre che di innovazione della didattica scolastica, ma anche del feedback nella didattica universitaria», ha spiegato la prof.ssa Panciroli che, tra le altre cose, è responsabile scientifica dell’Unità Artificial Intelligence and Education del centro interdipartimentale di ricerca Alma for Human Center AI e con il suo gruppo di lavoro dirige il WP10, dedicato alla formazione docenti di uno degli altri due Digital Lab presenti in Italia, il Digital Education Hub Advanced».
La docente, nel suo intervento, ha introdotto il tema dell’AI-Literacy come nuovo orizzonte per la formazione universitaria. La docente ha sottolineato come sia necessario costruire «dimensioni di alfabetizzazione» utili a sviluppare una postura critica nell’uso dell’intelligenza artificiale, chiedendosi «perché usare l’intelligenza artificiale, per migliorare che cosa?». Richiamando il dibattito pedagogico e autori di riferimento, evidenzia il legame tra AI-Literacy e Data Literacy, intesa come capacità di «leggere, lavorare con i dati, analizzare e discutere». L’obiettivo non è un uso funzionalista delle tecnologie, ma una loro integrazione consapevole nei processi educativi.
In chiusura, la professoressa Panciroli ha messo in guardia dal rischio di «una sorta di analfabetismo in materia d’intelligenza artificiale», invitando a sviluppare «una critica informata, una resistenza etica e una co-creazione significativa».

Un momento dell'incontro
La sessione è proseguita con l’intervento di Marika Mascitti, attualmente Phd, assegnista di ricerca al Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, impegnata su temi legati all’innovazione didattica nell’istruzione superiore, tra cui modelli di blended learning, la formazione di docenti e i framework di assicurazione della qualità.
Il suo intervento ha approfondito il progetto Advanced e l’integrazione tra MOOC, blended learning e intelligenza artificiale, prendendo di riferimento anche criteri adottati all’interno dell’Hub Advanced, linee guida, buone pratiche di instructional design con un focus sulle metodologie attive adottate.
L’obiettivo è la costruzione di un ecosistema digitale capace di «promuovere AI literacy e Data literacy attraverso l’innovazione didattica», coinvolgendo più istituzioni accademiche – ha continuato la professoressa Mascitti –. I Mooc vengono ripensati non come semplici corsi online, ma come «ambienti complessi» da integrare nella didattica attraverso un attento processo di progettazione. In questo quadro emerge la figura del docente come «docente designer», con competenze di instructional design e capacità di guidare ambienti di apprendimento ibridi. Centrale è anche il ruolo dell’intelligenza artificiale, utilizzata sia per analizzare i dati di apprendimento sia come supporto alla creazione di contenuti. Ne deriva una didattica in cui il docente diventa progettista, facilitatore e curatore di esperienze formative digitali.

In foto Salvatore Messina e Marika Mascitti
La sessione si è conclusa con l’intervento del dottor Salvatore Messina, ricercatore di didattica in Pedagogia Speciale al Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna. Si occupa da anni di Media Education, cittadinanza digitale, con una particolare attenzione ai rapporti tra progettazione didattica, media digitali ed equità sociale. È membro del collegio scientifico del CEMET (Centro di ricerca su Educazione, Media e Tecnologie) dell’Università di Bologna, e lavora nel Centro Alma AI dell’Università di Bologna.
Il prof. Messina ha parlato del passaggio dal Mooc alla didattica blended, con attenzione ai limiti dei Mooc e alla possibilità di utilizzarli integrandoli con l’insegnamento in presenza. Illustra alcuni framework di riferimento, tra cui il modello EAS (Episodi di Apprendimento Situato), ideato dal professore Rivoltella.
«Il punto di partenza è la necessità di adattare il Mooc, un dispositivo per una didattica online, a contesti universitari ibridi, arrivando a soluzioni più flessibili come gli Spoc e a un uso segmentato in micro pillole» - ha affermato il docente Messina –. Centrale è il modello Aca, in cui il Mooc può ‘anticipare’, ‘consolidare’ o ‘amplificare’ l’apprendimento, integrandosi nelle attività in aula.
«Il docente – ha aggiunto - assume così un ruolo rinnovato, organizzando percorsi che alternano momenti asincroni, lavoro collaborativo e lezioni finali di sintesi. In questo quadro, anche l’intelligenza artificiale supporta le diverse fasi, dalla esplorazione dei contenuti alla produzione di artefatti. Non mancano tuttavia resistenze tra i docenti, segno di una trasformazione ancora in corso ma necessaria per innovare la didattica universitaria».
messina