Al Dipartimento di Economia e Impresa il confronto tra professionisti dell’Asp e studenti su sostanze, gioco d’azzardo, alimentazione e tecnologie: prevenzione, cura e nuovi strumenti per affrontare un fenomeno in continua evoluzione
Le dipendenze non riguardano più soltanto le sostanze, ma comprendono anche gioco d’azzardo, gaming e uso di internet. Per affrontare questi cambiamenti, i professionisti dell’Asp di Catania si sono confrontati con gli studenti dell’ateneo catanese in occasione del seminario "Le nuove frontiere delle dipendenze: cambiamenti, rischi e strategia di risposta" nell'ambito del ciclo di incontri Dipendenze patologiche: organizzazione, risorse e innovazione dei servizi, organizzato dal Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania, in collaborazione con l’ASP di Catania.
Ad aprire l’incontro, nei locali di Palazzo delle Scienze, sono stati il dott. Giuseppe Castagnola, responsabile dell’U.O.S. SerT di Paternò, il dott. Fabio Brogna, direttore dell’U.O.C. Servizio Territoriale Dipendenze Patologiche, e il prof. Marco Romano, docente di Economia e Gestione delle Imprese.
Il dott. Castagnola ha evidenziato l’evoluzione del fenomeno e la necessità di adeguare i servizi alle nuove forme di dipendenza, mentre il dott. Brogna ha richiamato il valore della prevenzione e della prossimità, mentre Romano ha illustrato il ruolo della comunicazione nel raggiungere i giovani e rafforzare la fiducia nei servizi.
Un momento dell'intervento del dott. Fabio Brogna
La dott.ssa Lina Busà ha affrontato, invece, il tema dell’alcol e del fumo, due sostanze legali e molto diffuse che possono comunque provocare dipendenza e gravi conseguenze sulla salute. Ha spiegato il concetto di “merci trappola”, cioè prodotti che possono creare dipendenza e portare il consumatore ad acquistarli continuamente.
A seguire ha descritto gli effetti dell’etanolo e della nicotina sul cervello e sul sistema della gratificazione. Con l’uso ripetuto si sviluppano tolleranza e astinenza. In questo meccanismo intervengono il rinforzo positivo e quello negativo: il rinforzo positivo spinge a consumare la sostanza per provare piacere o stare meglio, mentre il rinforzo negativo porta a consumarla per eliminare o evitare sensazioni spiacevoli, come i sintomi dell’astinenza. In questo modo si crea e si mantiene il circolo della dipendenza.
La dottoressa Busà ha collegato le dipendenze anche all’economia, parlando di sconto iperbolico e incoerenza dinamica, fenomeni per cui si tende a preferire una gratificazione immediata, come bere o fumare, senza considerare abbastanza le conseguenze future.
Sono stati analizzati anche i principali danni alla salute, tra cui tumori, malattie cardiovascolari e altri problemi legati al consumo di alcol e tabacco. È stata inoltre sottolineata la pericolosità dell’alcol durante la gravidanza e del fumo passivo, oltre ai rischi legati alla nicotina contenuta nelle sigarette elettroniche.
Altro tema dell’incontro: i costi delle dipendenze per il singolo individuo, per la società e per servizi che si occupano di prevenzione e cura, come i SerD e le comunità terapeutiche. La dottoressa ha concluso sottolineando l’importanza dell’informazione e della prevenzione, soprattutto tra i giovani.
In foto da sinistra Giuseppe Castagnola, Fabio Brogna e Lina Busà
A queste forme di “dipendenza”, si aggiungono anche il gioco d’azzardo e il disturbo della nutrizione e dell’alimentazione possono infatti assumere caratteristiche proprie delle dipendenze comportamentali. A soffermarsi su questi meccanismi è stata Beatrice Corbo, responsabile U.O.S. Ser.T. di Giarre e medico psichiatra, nel suo intervento dedicato a “La trappola della ricompensa: gioco d’azzardo patologico e disturbi alimentari come dipendenze comportamentali”.
Secondo quanto illustrato dalla relatrice, entrambe le patologie sono accomunate da meccanismi neurobiologici specifici, in particolare il circuito della ricompensa, che coinvolge il recettore della dopamina. Questo circuito, spesso alterato in queste condizioni, sostiene la gratificazione che alimenta la dipendenza, rendendo difficile per l'individuo esercitare la propria volontà. La disregolazione emotiva gioca un ruolo chiave, portando le persone a utilizzare il comportamento come meccanismo di difesa per sedare ansia, vuoto esistenziale e stress.
A favorire questi comportamenti contribuisce anche il contesto socioculturale contemporaneo, caratterizzato da iperconnessione, velocità e ricerca di prestazioni sempre maggiori, ma anche dalla possibilità di ottenere una gratificazione quasi immediata. È proprio la riduzione della distanza tra desiderio e soddisfazione, secondo la dott.ssa Corbo, a rappresentare un elemento importante per comprendere alcuni meccanismi alla base delle dipendenze.
Tra le dipendenze comportamentali, il gioco d’azzardo patologico rappresenta uno degli esempi più significativi. Un meccanismo particolarmente rilevante è quello del chasing, ovvero l’inseguimento delle perdite: dopo una scommessa persa, il giocatore torna a giocare nel tentativo di recuperare il denaro perduto, alimentando così un ciclo che può portare a ulteriori perdite e, nei casi più gravi, al sovraindebitamento.
A incidere sul rischio non sono soltanto fattori individuali. La relatrice ha richiamato anche alcuni elementi ambientali, come la capillare disponibilità dei punti di gioco, la diffusione delle piattaforme online, il basso costo di accesso e la rapidità con cui si ottiene un risultato. Il gioco diventa così immediatamente accessibile e offre un feedback quasi istantaneo, rafforzando il meccanismo della gratificazione.
Anche l’ambiente delle slot machine e i meccanismi utilizzati, favoriscono l’immersione del giocatore: luci, colori, suoni, musiche ripetitive e modalità di interazione sempre più immediate possono contribuire a mantenere l’attenzione sul gioco e a ridurre la percezione del trascorrere del tempo.
Particolare attenzione è stata dedicata al cosiddetto “pensiero magico”, cioè la tendenza ad attribuire a numeri, oggetti o coincidenze un potere sulla possibilità di vincere. Numeri fortunati, date significative o rituali personali possono alimentare l’illusione di poter controllare un evento che, per sua natura, è invece caratterizzato dall’incertezza.

In foto alcune operatrici dell'Asp
Il secondo ambito affrontato dalla dott.ssa Beatrice Corbo è quello dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA). Mentre nel gioco d’azzardo l’oggetto dell’impulso è la scommessa e la possibilità di vincita, nei disturbi alimentari il focus riguarda il cibo, il peso e l’immagine corporea. A cambiare è dunque l’oggetto del comportamento, mentre possono rimanere comuni la ripetitività del pensiero, la compulsione e la difficoltà a interrompere una condotta nonostante le conseguenze.
Tra i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono stati ricordati l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il binge eating disorder, oltre ad altre forme meno conosciute. È stata sottolineato come in Italia, oltre 3 milioni di persone siano affette da disturbi dell'alimentazione, con oltre 4.000 decessi annui. L'esordio è sempre più precoce, con un'età media di 17 anni, ma che può scendere fino a 9-10 anni per alcuni disturbi. Si osserva inoltre un aumento della popolazione maschile. Il rischio di cronicizzazione è elevato, con un terzo dei casi che dura più di 6 anni.
Per entrambe le problematiche, la relatrice Corbo ha sottolineato l’importanza della prevenzione e del riconoscimento precoce dei segnali di rischio. Fondamentali sono la sensibilizzazione, la formazione di famiglie e operatori e, quando necessario, il ricorso a percorsi di cura multidisciplinari. L’intervento ha quindi evidenziato la necessità di considerare le dipendenze come fenomeni complessi, che non riguardano soltanto le sostanze, ma anche comportamenti e abitudini che possono trasformarsi in una condizione patologica.
La dott.ssa Beatrice Petrosino, medico psichiatra del SerD di Caltagirone, ha approfondito il tema delle dipendenze digitali, mostrando come internet, social, videogame e intelligenza artificiale possano trasformarsi da strumenti quotidiani in fonti di dipendenza. Il problema non risiede nell’uso della tecnologia in sé, ma nella perdita di controllo: la connessione diventa compulsiva e porta a trascurare sonno, studio, relazioni e salute. Notifiche, video brevi, colori, suoni e scrolling continuo stimolano il circuito della gratificazione, alimentando il bisogno di approvazione e di nuove ricompense.
Un momento dell'intervento della dott.ssa Beatrice Petrosino
Gli adolescenti risultano particolarmente vulnerabili, perché le aree cerebrali deputate all’autocontrollo e alla regolazione delle emozioni sono ancora in fase di sviluppo. Per questo possono usare la rete come fuga da ansia, solitudine, bullismo o difficoltà relazionali. Petrosino ha inoltre presentato l’Internet Gaming Disorder e altri comportamenti problematici, come la dipendenza dai social, dallo shopping online e dal gioco d’azzardo. La risposta deve essere un approccio multidisciplinare comprendente psicoterapia, coinvolgimento familiare, educazione digitale e affettiva.
Il contrasto alle dipendenze digitali coinvolge anche le istituzioni. Petrosino ha ricordato la recente approvazione del KIDS Act da parte dell’Unione Europea. Questa legge introduce limiti e responsabilità per tutelare i minori nell’uso di internet e dei social network.
Il seminario ha mostrato come le dipendenze richiedano una risposta capace di unire competenze sanitarie, sociali ed economiche. Dagli interventi è emersa l’importanza di riconoscere i diversi volti del fenomeno, dalle sostanze alle dipendenze comportamentali e digitali, e di rafforzare prevenzione, cura e reinserimento. Il confronto tra professionisti e studenti ha inoltre evidenziato la necessità di costruire una comunicazione più consapevole, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni.
Di seguito, con l’intervento della dott.ssa Laura Rapisarda, giovanissimo medico tossicologo e farmacologo in servizio al CPA e al SerT, è stato illustrata dettagliatamente l’evoluzione del consumo di sostanze, evidenziando come la realtà del territorio etneo registri un’elevata incidenza sia per i sequestri sia per gli utenti in trattamento.

Un momento dell'incontro
La trattazione ha preso le mosse dalla classificazione delle sostanze psicoattive distinte per origine, status legale ed effetti sul sistema nervoso in psicolettiche, psicoanalettiche e psicodislettiche, ripercorrendo le droghe d'abuso più diffuse: dalla cannabis all'eroina, per la quale oggi si dispone di terapie farmacologiche sostitutive, quest'ultima con formulazioni a rilascio prolungato che riducono lo stigma e consentono di mantenere la continuità lavorativa e familiare fino alla cocaina, che negli ultimi anni ha visto una marcata inversione di rotta nei nuovi accessi ai servizi.
Un focus centrale è stato riservato al crack, che agisce in pochissimi secondi generando prima il flash e subito dopo il cash, innescando un craving compulsivo con assunzioni ripetute. La dottoressa ha evidenziato le gravi criticità associate, quali i costi economici elevati, l'insorgenza delle cosiddette crack house e i pesanti danni alla salute fisica, tra cui la tossicità cardiovascolare e polmonare.
La parte conclusiva è stata dedicata al complesso fenomeno delle Nuove Sostanze Psicoattive (NPS), ovvero molecole sintetiche o semisintetiche progettate spesso nei laboratori per eludere i controlli normativi e distribuite tramite internet e dark web. Vengono classificate in sostanze del tutto nuove, scoperte farmacologiche riproposte o farmaci usati in combinazioni con il fine dell'abuso.
Tra i consumatori figurano sia giovani in contesti ricreativi sia i cosiddetti "psiconauti", soggetti ad alta scolarizzazione alla ricerca di potenziamento o esplorazione personale. A questo proposito è stato sottolineato l'allarme legato ai derivati del fentanyl, caratterizzati da una potenza enormemente superiore alla morfina e dall'assenza di trattamenti e antidoti specifici efficaci ad alte concentrazioni.
A fronte di un quadro diagnostico e clinico complesso, si fa indispensabile l'adozione di un approccio multidisciplinare e integrato, affiancato da sistemi di monitoraggio come il Sistema Nazionale di Allerta Precoce e da una fondamentale presa di consapevolezza individuale.