Al Dipartimento di Giurisprudenza un confronto tra teoria e realtà tra Cartabia, Nicotra e Pirrone: il difficile equilibrio tra universalità, culture e trasformazioni globali
Cosa resta dell’idea di diritti umani universali quando la storia, la politica e la tecnologia ne mettono continuamente alla prova i confini? È questa domanda, tanto semplice nella forma quanto complessa nelle implicazioni, che nei giorni scorsi ha trasformato l’aula magna di Villa Cerami, sede del Dipartimento di Giurisprudenza, in uno spazio di confronto e dibattito tra docenti e studenti, dentro il ciclo di seminari “Capire il disordine globale e salvare la democrazia”.
L'evento è stato aperto dai saluti istituzionali del Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Salvatore Zappalà che si è concentrato sulla responsabilità delle nuove generazioni e sul ruolo della società civile, ribadendo come la democrazia non sia un dato acquisito, ma un processo che richiede un nutrimento intellettuale costante.
«Il futuro dipende da voi. La vostra partecipazione attiva e lo studio costituiscono il motore attraverso il quale i diritti umani possono essere inverati giorno per giorno. Spetta alla società civile mantenere le democrazie sullo "stretto cammino" dello Stato di diritto», ha concluso il prof. Salvatore Zappalà, esortando gli studenti a coltivare una forma di "serendipità" culturale e ad esplorare stimoli provenienti da direzioni diverse per costruire basi solide per il proprio futuro professionale e umano.
Il dibattito è stato introdotto da Davide Arcidiacono, docente di Diritto Commerciale al Dipartimento di Giurisprudenza, che si è soffermato sulla natura quasi profetica del ciclo di seminari, evidenziando come i temi scelti risultino drasticamente attuali a causa dei recenti mutamenti della scacchiera internazionale. Nel presentare l'incontro, ha delineato l'obiettivo del dibattito: analizzare se i diritti umani siano un concetto universale o se dipendano strettamente dal contesto storico e geografico.
Il punto di partenza del dibattito è stata una dura constatazione: proclamare un diritto non significa vederlo realizzato. Sebbene le grandi carte, dalla Dichiarazione d’Indipendenza americana del 1776 alla nostra Costituzione, sanciscano l'uguaglianza come una verità evidente, la storia ci dimostra il contrario poiché attraverso il suo studio comprendiamo che i diritti non sono mai davvero acquisiti ma oggetto di un equilibrio costante tra universalità e contesto.

Un momento dell'incontro
Durante l'incontro è stato presentato un video della prof.ssa Marta Cartabia, giurista ed ex Ministro della Giustizia, che ha posto un quesito interessante: i diritti umani dipendono dal contesto? Prende come punto di riferimento la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 che “parla a ogni persona umana in quanto tale. Parla di dignità, di libertà, di pace, di uguaglianza ma anche di fratellanza e di famiglia umana”, sottolineando i valori di collaborazione e condivisione della dichiarazione che negli anni è stata sottoscritta dalla quasi totalità dei paesi del mondo.
In seguito l'ex ministro si è concentrata su come l’uguaglianza, la libertà di espressione e altri diritti fondamentali come la maternità surrogata vengano considerati e affrontati in modo diverso se confrontati fra i diversi contesti socio-politici mostrandoci paradossi e punti di polarizzazione, facendo un confronto tra l’Europa e gli Stati Uniti.
In Italia l’uguaglianza fra uomo e donna è stata raggiunta anni dopo l’affermazione del principio, mentre negli Stati Uniti la discriminazione razziale è stata debellata solo dopo l’abolizione della schiavitù. Negli Usa la libertà di espressione è assoluta e nessuna legge può limitarla a differenza dell’Europa dove può essere sottoposta a restrizioni. Per quanto riguarda la maternità surrogata, negli Stati Uniti vi è ampia libertà individuale mentre nel vecchio continente questo diritto viene limitato per garantire la protezione dei bambini.
Per concludere la sua analisi, la prof.ssa Marta Cartabia pone dei quesiti che mettono in discussione le nostre certezze: «Questi diritti sono veramente universali? Prevale la comune umanità o la sensibilità storico-culturale?», affermando che i diritti fondamentali della persona sono universali ma evolvono con il corso della storia e possono avere varie declinazioni in tradizioni e culture differenti.
In seguito, con gli interventi della prof.ssa Ida Nicotra, ordinario di Diritto Costituzionale e presidente della Scuola Superiore dell’Università di Catania, e del discussant Giri, il confronto si è concentrato sulla natura e sull’evoluzione dei diritti fondamentali tra teoria e applicazione concreta. La prof.ssa Ida Nicotra si è concentrata su una riflessione sulla convivenza tra i diritti, sottolineando come «nessuno di essi sia un caso isolato: libertà di espressione, tutela dei minori e protezione della reputazione possono entrare in conflitto, rendendo necessario un bilanciamento caso per caso». «In questo spazio di mediazione si collocano le valutazioni del legislatore e della giurisprudenza, chiamati a trovare un equilibrio tra interessi diversi», ha aggiunto.

Un momento dell'incontro
La prof.ssa Ida Nicotra ha sottolineato come i diritti fondamentali siano «profondamente legati al contesto storico e culturale», ricordando che le costituzioni «non sono testi neutrali ma prodotti della storia». «In questa prospettiva - ha aggiunto - l’effettività dei diritti dipende dall’interazione tra norme, interpretazione dei giudici e trasformazioni sociali».
Un esempio significativo riguarda l’eguaglianza tra uomo e donna: oggi principio consolidato, ma frutto di un lungo percorso. In Italia, una svolta importante è stata rappresentata dal caso di Rosa Oliva davanti alla Corte Costituzionale, che ha contribuito a rafforzare l’attuazione dell’articolo 3 della Costituzione.
Durante il dibattito è emersa anche la differenza tra vari modelli giuridici nella libertà di espressione: negli Stati Uniti prevale una visione ampia e quasi assoluta, mentre in Europa domina il modello del bilanciamento tra libertà e tutela della dignità e della reputazione. In questo quadro si inserisce il principio della “non tirannia dei diritti”, secondo cui nessun diritto può prevalere in modo assoluto sugli altri. Il tema si è poi ampliato al contesto digitale, dove le piattaforme social tendono a privilegiare una libertà di espressione molto ampia, spesso a discapito della tutela degli utenti. Questo accentua la difficoltà di garantire un equilibrio effettivo tra diritti nel mondo online.
Il discorso si è, infine, esteso alla dimensione internazionale, a partire dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani. È emersa la tensione tra universalità dei diritti e contesto culturale e politico, che ne condiziona l’applicazione concreta. Un caso emblematico è la Convenzione di Istanbul, il cui quadro di applicazione è stato segnato dal ritiro della Turchia nel 2021, a conferma della forte incidenza dei mutamenti politici sugli strumenti internazionali di tutela.
Al contrario, il sistema delle convenzioni regionali si dimostra più stabile, come la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, all’interno della quale la Corte Europea dei diritti dell’uomo applica il principio del “margine di apprezzamento”, che consente agli Stati una certa flessibilità nell’adattamento delle norme ai diversi contesti nazionali. Infine, il dibattito ha evidenziato come i diritti fondamentali siano principi universali nella formulazione, ma dinamici nell’applicazione. La sfida resta quella di conciliare universalità e pluralismo in un equilibrio costantemente in evoluzione.
L'incontro si è concluso con l'intervento di Pasquale Pirrone, docente di Diritto internazionale al Dipartimento di Giurisprudenza, il quale ha ampliato la prospettiva alla sfera internazionale, focalizzandosi sul concetto di "margine di apprezzamento". Il prof. Pirrone ha evidenziato come, «pur in presenza di standard globali, sia fondamentale concedere agli Stati un'autonomia sufficiente per regolare le normative ai propri contesti culturali».
Hanno collaborato Giorgia Sciascia, Martina Giuffrida, Belinda Nardo, Sofia Sorrentino, Alessandro Giangreco e Dan Husti