Il Dipartimento di Scienze biologiche geologiche e ambientali ha contribuito alla mostra permanente dedicata al geologo francese, tra rocce siciliane e un legame scientifico che guarda al 2027
Dalle rocce vulcaniche dei Monti Iblei alle sale di un castello francese, la storia geologica della Sicilia attraversa i confini e torna sulle orme di uno dei suoi studiosi più illustri. Nei giorni scorsi, nel suggestivo Castello di Dolomieu, in Francia, è stato inaugurato un percorso espositivo-museale permanente dedicato a Déodat de Dolomieu, il naturalista e geologo francese noto per aver identificato la dolomite, il minerale da cui prendono il nome le Dolomiti, e per aver legato una parte fondamentale delle proprie ricerche alla Sicilia.
Proprio gli studi condotti sull’Isola, in particolare sulle caratteristiche geologiche, minerarie e vulcanologiche del territorio sud-orientale, gli sono valsi il riconoscimento di scopritore dei vulcani estinti dei Monti Iblei. Le sue osservazioni pionieristiche hanno contribuito a una nuova comprensione della storia geologica di quest’area, lasciando un’impronta significativa nello sviluppo degli studi sulla geologia e sulla vulcanologia.
L’esposizione ripercorre la vita e le ricerche dello scienziato attraverso una collezione permanente di rocce magmatiche e sedimentarie della Sicilia orientale, offrendo ai visitatori un viaggio tra le caratteristiche del territorio e le scoperte del naturalista. Alla realizzazione del progetto hanno contribuito il Dipartimento di Scienze Biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania, con i docenti Rosolino Cirrincione e Rosalda Punturo, il Sistema Museale di Ateneo (SiMuA), coordinato dalla prof.ssa Federica Santagati, delegata del rettore ai Musei, e l’Ecomuseo Valle del Loddiero, rappresentato dalla presidente Rita Di Trio.

Il Castello di Dolomieu in Francia
Dalla ricerca di Dolomieu alla scoperta del paesaggio ibleo
Il rapporto tra Dolomieu e la Sicilia rappresenta un capitolo importante nella storia delle Scienze della Terra. Durante i suoi viaggi, il geologo rivolse la propria attenzione alle formazioni vulcaniche e alle successioni rocciose dell’area iblea, intuendo aspetti di grande interesse per la comprensione della genesi e dell’evoluzione del territorio. Le sue analisi rigorose e le osservazioni condotte sul campo contribuirono ad aprire nuove prospettive di ricerca, facendo emergere la complessità geologica della Sicilia sud-orientale e offrendo riferimenti preziosi per gli studi successivi.
È da questo legame scientifico e culturale che ha preso forma un percorso di valorizzazione capace di mettere in dialogo luoghi, comunità e istituzioni dei due Paesi. Nel 2023 e nel 2024, il sito monumentale di Santa Maria La Vetere, a Militello Val di Catania, ha ospitato due convegni dedicati alla figura del naturalista francese e al suo contributo alla conoscenza della geologia iblea.
In occasione del primo appuntamento è stato ideato e realizzato un itinerario geologico-naturalistico che collega Militello Val di Catania a Scordia, con partenza da Santa Maria La Vetere. Il tracciato attraversa successioni vulcaniche e carbonatiche, trasformando il paesaggio in un vero e proprio libro a cielo aperto. Un percorso pensato per gli studenti, che possono osservare direttamente le testimonianze della storia geologica, ma anche per i visitatori interessati a un turismo culturale alternativo, fondato sulla scoperta del patrimonio naturale e scientifico.
La seconda edizione del congresso, nel 2024, ha rafforzato ulteriormente il dialogo tra Sicilia e Francia. In quell’occasione, la sindaca di Dolomieu è stata ospite a Catania e, accanto agli incontri scientifici, è stata allestita una mostra fotografica nella Chiesa di San Nicolò l’Arena, ampliando le occasioni di conoscenza e valorizzazione della figura dello studioso.

Il prof. Rosolino Cirrincione alla mostra
Un museo che unisce Francia e Sicilia
L’inaugurazione del percorso permanente nel Castello di Dolomieu segna una tappa di particolare valore simbolico e culturale per la comunità francese, che attraverso questo spazio restituisce visibilità all’eredità scientifica del proprio illustre concittadino e al suo legame con la Sicilia.
La collaborazione tra i docenti Rosolino Cirrincione e Rosalda Punturo, il Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Catania, coordinato dalla prof.ssa Federica Santagati, e l’Ecomuseo Valle del Loddiero, presieduto dalla dott.ssa Rita Di Trio, ha permesso di portare in Francia una testimonianza concreta della ricchezza geologica siciliana.
La collezione di rocce magmatiche e sedimentarie della Sicilia orientale costituisce così un punto d’incontro tra ricerca, divulgazione e patrimonio culturale, offrendo al pubblico l’opportunità di conoscere da vicino le formazioni studiate da Dolomieu e di riscoprire il valore delle sue intuizioni.
Il progetto consolida inoltre un rapporto internazionale che non si esaurisce nell’allestimento museale, ma si proietta verso nuove iniziative condivise. La storia dello scienziato diventa infatti un filo conduttore per valorizzare il territorio ibleo, promuovere la conoscenza delle Scienze della Terra e creare nuove occasioni di scambio tra le comunità coinvolte.
Un particolare della mostra
Verso il 2027, sulle orme del naturalista
Il prossimo appuntamento è previsto in Sicilia nel settembre 2027, quando un nuovo convegno scientifico tornerà a riunire studiosi e istituzioni attorno alla figura di Déodat de Dolomieu e alla sua eredità.
L’incontro sarà anche l’occasione per dedicare al geologo francese il sentiero geologico-naturalistico tra Militello Val di Catania e Scordia, inserito nel circuito dell’Ecomuseo Valle del Loddiero. Un riconoscimento che legherà ancora più strettamente il nome dello scienziato ai luoghi che hanno contribuito alle sue ricerche, valorizzando un itinerario in cui il paesaggio diventa testimonianza della storia della Terra.
Dalle sale del castello francese ai percorsi naturalistici della Sicilia orientale, il progetto rinnova così il dialogo tra due territori nel segno della scienza e della cultura. Un’eredità che continua a vivere attraverso la ricerca, la divulgazione e la valorizzazione di un patrimonio geologico capace di raccontare, ancora oggi, la storia e l’identità del paesaggio siciliano.

Visitatori alla mostra