Al Dipartimento di Giurisprudenza i docenti Giovanna Razzano e Giuseppe Chiara sono intervenuti sul tema della maternità surrogata e sulle sue implicazioni relative al diritto internazionale
«La gestazione per altri è oggi uno dei temi più battuti e divisivi della bioetica contemporanea». Con queste parole il prof. Giuseppe Chiara ha aperto, nell’aula E del Polo didattico “Virlinzi” del Dipartimento di Giurisprudenza, i lavori del seminario dal titolo Donne e minori: le nuove sfide poste dalla maternità surrogata.
Dopo aver introdotto il quadro normativo e giuridico, il docente dell’ateneo catanese ha lasciato la parola alla professoressa Giovanna Razzano dell'Università di Roma “La Sapienza” e componente del Comitato Nazionale di Bioetica. Proprio la prof.ssa Razzano, nel suo intervento, ha approfondito le conseguenze dal punto di vista etico circa la tutela di donne e minori.
In particolar modo ha chiarito come la gestazione per altri non rappresenti solo una questione privata o ideologica, ma una pratica in grado di coinvolgere ordinamenti giuridici, mercati internazionali e diritti fondamentali. La docente ha precisato come «nel mondo globalizzato questo mercato esiste ed è fiorente», facendo riferimento alla grande portata economica del fenomeno.
Ed entrando nei dettagli ha evidenziato come a livello internazionale la gestazione varia sensibilmente creando un quadro frammentato e rendendo complesso garantire una risposta unitaria al fenomeno.
Alcuni Paesi (Stati Uniti, Canada e Grecia tra i tanti) ammettono la pratica; altri (tra cui Italia, Francia e Germania) vi si oppongono. Questa differenza di normative ha condotto alla nascita del “turismo procreativo”, vale a dire i cittadini che viaggiano all’estero per ricorrere alla gestazione per altri, rientrando poi nel proprio Paese con il bambino.

I docenti Giovanna Razzano e Giuseppe Chiara
L’Unione Europea si è ampiamente espressa circa la necessità di contrastare questo fenomeno.
Per quanto concerne l’Italia, la legge 40 del 2004 ha proibito la pratica della gestazione per altri, divieto ribadito ulteriormente nella legge 169 del 2024, sanzionando anche i cittadini italiani che aggirano l’ostacolo ricorrendo alla gestazione in un Paese estero.
Lo scopo è principalmente quello di arrestare il dilagare del turismo procreativo, colpendo le agenzie di intermediazione. La legge ha riacceso il dibattito pubblico in questi anni in quanto pone diversi quesiti penali, sociali e culturali.
La prof.ssa Razzano ha sottolineato che «nessun modello regolatorio riesce a eliminare del tutto i rischi di sfruttamento delle donne», riferendosi alle madri surrogate private delle proprie libertà personale e decisionale, soprattutto quando si trovano in situazioni di vulnerabilità sociale ed economica».
«L'aspetto più sensibile concerne la tutela dei bambini nati da gestazione per altri – ha aggiunto -. La giurisprudenza italiana non riconosce automaticamente gli atti di nascita provenienti da altri Paesi».
«Si propende piuttosto verso un'adozione in casi particolari, che permette di valutare concretamente gli interessi dei minori e la capacità genitoriale di tutte le persone coinvolte – ha spiegato -. Ci troviamo di fronte quindi a un tema molto complesso che continua, e continuerà probabilmente in futuro, a creare dubbi in seno al diritto e alla società».
In chiusura di intervento la docente de “La Sapienza” ha evidenziato che «la vera sfida è trovare un equilibrio tra la tutela dei bambini, la dignità delle donne e la necessità di contrastare un mercato globale della riproduzione».