Dottorandi protagonisti di una rete europea della ricerca agraria

A Catania l’ottava edizione del Joint Workshop dei programmi di dottorato degli atenei di Catania, Udine e Foggia: cinque giorni di confronto scientifico, internazionalizzazione e formazione multidisciplinare

 

Alfio Russo

Dalla condivisione spontanea di una visione comune è nata, nel 2019, un'esperienza che oggi rappresenta un modello di collaborazione accademica tra giovani ricercatori. 

L'ottava edizione del Joint Workshop of the Agriculture-oriented PhD Programs of UniCT, UniUD and UniFG conferma la forza della partnership tra gli atenei di Catania, Foggia e Udine, capace di trasformare un incontro tra dottorati in un laboratorio internazionale di idee, competenze e relazioni.

Per cinque giorni consecutivi, i dottorandi sono stati i veri protagonisti di un workshop multidisciplinare da loro stessi organizzato dal comitato organizzatore locale e formato dai docenti Alessandro Priolo e Antonio Biondi e dai dottorandi Morena Carlentini, Salvatore Chiarenza e Alessandro Grasso e condotto, strutturato come un vero congresso scientifico. 

Gli 85 studenti hanno proposto l'avanzamento delle proprie ricerche, confrontandosi con colleghi provenienti da diversi atenei e con relatori italiani e internazionali chiamati ad approfondire temi scientifici, gestionali e culturali.

L'edizione 2026 ha segnato anche una novità significativa: per la prima volta il workshop è stato affiancato da un programmaErasmus+ Blended Intensive Programme, ampliando ulteriormente la dimensione internazionale dell'iniziativa. Accanto ai tre atenei promotori hanno partecipato studenti e docenti di sette università europee provenienti da Spagna (Universitat Jaume I di Castellon de La Plana e Universidad de Castilla di La Mancha), Grecia (Democritus University of Thrace di Orestiada e University of Thessaly di Volos), Repubblica Ceca (Czech University of Life Science Prague), Polonia (Warsaw University of Life Sciences) e Croazia (University of Osijek).

L'evento ha preso il via l’8 giugno nell'aula magna del Polo Bioscientifico del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell'Università di Catania, principale organizzatore attraverso il corso di dottorato in Agricultural, Food and Environmental Science

I lavori sono proseguiti per tre giorni al Borgo della Cunziria di Vizzini, nell'ambito del progetto Cunziria Viva di cui l’Ateneo è partner, e si sono conclusi il 12 giugno nella Struttura Didattica Speciale di Ragusa, altra sede delle attività formative del dipartimento.

I componenti del comitato organizzatore locale

I componenti del comitato organizzatore locale

Antonio Biondi: "Internazionalizzazione, multidisciplinarità e rigore scientifico"

Nel suo intervento inaugurale, il professor Antonio Biondi, coordinatore del corso di dottorato in Agricultural, Food and Environmental Science e organizzatore locale dell'edizione 2026, ha accolto i partecipanti invitandoli a sentirsi "a casa" all'interno del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell'Università di Catania.

Il docente, nel suo intervento, ha ripercorso la storia del Joint Workshop, nato nove anni fa dalla lungimiranza dei coordinatori dei programmi di dottorato degli atenei di Catania, Udine e Foggia. «L'intuizione di fondo era semplice ma innovativa: offrire ai dottorandi provenienti da atenei diversi e da differenti fasi del loro percorso formativo l'opportunità di trascorrere insieme una settimana intensa di confronto, durante la quale condividere risultati scientifici, esperienze culturali e momenti di crescita personale», ha detto. «Un'iniziativa che - ha sottolineato -, non rappresenta un'attività collaterale, bensì una componente essenziale della formazione dottorale».

«Quando quattro anni fa ho assunto il ruolo di coordinatore del dottorato – ha spiegato – ho compreso immediatamente quanto questo appuntamento fosse importante e quanto rispecchiasse perfettamente i tre pilastri del nostro programma: internazionalizzazione, formazione multidisciplinare e rigore scientifico».

Con l'obiettivo di rafforzare ulteriormente queste dimensioni, l'edizione di quest'anno si presenta con numeri particolarmente significativi. 

Accanto ai partecipanti provenienti dalle università partner italiane, il workshop ospita studenti e docenti di sette istituzioni europee e tredici keynote speaker internazionali. Tra questi figurano docenti di atenei stranieri, il rappresentante della Federal University of Viçosa Antônio Fernandes de Carvalho – partner strategico del dottorato –, il professor Riccardo Raimondo del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, un artista fotografo che presenterà il progetto Land Rush e i tre giovani ricercatori del Di3A Fabrizio Lisi, Daniele Nicotra e Giuseppe Longo Minnolo.

Il cuore dell'iniziativa resta tuttavia l'attività dei dottorandi: il programma scientifico comprende 61 presentazioni orali degli studenti del secondo e terzo anno e 24 flash talk dei dottorandi del primo anno. Per rispondere alla crescente partecipazione, per la prima volta sono state introdotte sessioni tematiche parallele, segno della maturità raggiunta da un progetto che continua a crescere anno dopo anno.

Il prof. Antonio Biondi ha infine posto l'accento sul valore simbolico delle sedi scelte per ospitare il workshop. «Dal Di3A di Unict, dove questa esperienza ha preso forma, al Borgo della Cunziria di Vizzini, raro esempio di archeologia industriale e luogo profondamente legato alla memoria letteraria di Giovanni Verga, fino a Ragusa Ibla, patrimonio Unesco e sede universitaria del Di3A», ha detto. «Abbiamo lavorato – ha concluso – per creare un'atmosfera capace di coniugare eccellenza scientifica, ospitalità, scoperta culturale e opportunità di costruire relazioni significative e ricordi duraturi».

Il prof. Antonio Biondi

Il prof. Antonio Biondi

Le sfide della ricerca: dagli insetti alla sostenibilità degli allevamenti

Tra gli interventi della sessione inaugurale spicca quello di Salvatore Arpaia, che ha guidato i partecipanti in un viaggio nel sorprendente mondo degli insetti attraverso la lectio magistralis dal titolo Insects: Earth's Oldest Matriarchy.

Partendo dai temi affrontati nel volume Il matriarcato a sei zampe, il relatore ha mostrato come «l'evoluzione abbia frequentemente premiato il ruolo delle femmine nel regno degli insetti». 

«In molte specie, infatti, sono proprio le femmine a determinare il sesso della prole, a scegliere i partner riproduttivi, a garantire la sopravvivenza della colonia e a svolgere le attività più impegnative – ha detto -. In alcuni casi, i maschi assumono ruoli marginali o vengono addirittura "superati" attraverso meccanismi di partenogenesi».

Attraverso esempi che spaziano dalle api alle formiche, dai coleotteri agli afidi, Arpaia ha offerto una prospettiva originale su alcune delle più affascinanti frontiere della ricerca entomologica contemporanea, affrontando temi quali la scelta femminile criptica, il significato evolutivo della sterilità delle operaie nelle api sociali e i complessi processi di determinazione del sesso durante lo sviluppo embrionale. 

Un racconto scientifico che intreccia evoluzione, comportamento e adattamento, mostrando come lo studio degli insetti continui a fornire chiavi di lettura preziose per comprendere i meccanismi della vita.

Di grande attualità anche il contributo dei professori Paweł Solarczyk, Jakub Urban e Maciej Kamaszewski della Warsaw University of Life Sciences, dedicato alle strategie per una produzione animale sostenibile e alla tutela dell'ambiente.

I ricercatori polacchi sono partiti, nel loro intervento, dalla consapevolezza che la zootecnia rappresenta una componente essenziale dei sistemi alimentari globali, ma esercita al tempo stesso una forte pressione sulle risorse naturali. Da qui la necessità di individuare «modelli produttivi alternativi, capaci di garantire efficienza, benessere animale e sostenibilità ambientale».

Tra le soluzioni illustrate figurano «l'impiego di additivi nutrizionali per migliorare l'efficienza alimentare nei ruminanti, la valorizzazione dei sottoprodotti dell'industria agroalimentare secondo i principi dell'economia circolare e l'utilizzo di fitobiotici nell'allevamento avicolo». 

«Questi composti naturali, derivati dalle piante e dotati di proprietà antibatteriche, antinfiammatorie e antidiarroiche, possono contribuire significativamente alla salute e alle performance degli animali allevati», hanno aggiunto.

L'approccio proposto dai relatori si è esteso anche alla protezione degli ecosistemi, alla prevenzione della diffusione di specie invasive e al monitoraggio ambientale mediante bioindicatori e test biologici su organismi modello.

«Solo una visione integrata, capace di mettere in relazione salute animale, uso efficiente delle risorse e conservazione della biodiversità, potrà garantire uno sviluppo realmente sostenibile della produzione zootecnica», hanno precisato nel loro messaggio finale.

I partecipanti alla cerimonia inaugurale

I partecipanti alla cerimonia inaugurale del Joint Workshop al Polo Bioscientifico

Ricerca, cooperazione e valori europei: le voci delle istituzioni

Nel portare i saluti dell'Università di Catania, il direttore del Dipartimento di Agricoltura Alimentazione e Ambiente Mario D'Amico ha sottolineato «il valore dell'iniziativa come spazio di crescita per le nuove generazioni di studiosi». Ha ricordato il percorso avviato negli anni dai predecessori e proseguito oggi grazie all'impegno del professor Biondi, ribadendo «la disponibilità dell'Ateneo a sostenere progetti che mettano al centro i giovani ricercatori e il loro protagonismo scientifico».

Uno degli interventi più intensi della cerimonia inaugurale è stato quello della professoressa Stefania Mazzone, delegata dell'Ateneo per i programmi di dottorato, che ha invitato i presenti a riflettere sul significato profondo della «collaborazione accademica nel contesto storico attuale».

Dopo aver ringraziato il professor Antonio Biondi per la dedizione e la capacità di consolidare, nel corso degli anni, una rete di relazioni accademiche sempre più ampia, la delegata del rettore ha ricordato come «costruire qualcosa che duri nel tempo richieda impegno, visione e perseveranza».

La docente ha quindi ampliato lo sguardo oltre i confini dell'università, richiamando le guerre e le tensioni che attraversano il panorama internazionale. «In questo scenario - ha sottolineato -, iniziative come il Joint Workshop assumono un valore che supera la dimensione strettamente accademica».

«La pace – ha osservato – non è soltanto assenza di conflitto, ma il risultato di un lavoro quotidiano fatto di scelte condivise, dialogo e cooperazione». 

«Quando studenti e ricercatori provenienti da Paesi diversi siedono allo stesso tavolo per affrontare problemi comuni - ha spiegato -, stanno compiendo un gesto profondamente politico nel senso più alto del termine: affermano che ciò che unisce è più forte di ciò che divide».

La prof.ssa Mazzone ha, inoltre, evidenziato il legame tra le ricerche sviluppate dai dottorandi e alcune delle grandi sfide globali del nostro tempo. «La sicurezza alimentare, il cambiamento climatico e la sostenibilità dei sistemi produttivi non sono questioni separate dai temi della stabilità e della pace, ma ne costituiscono parte integrante – ha detto -. Per questo motivo, il contributo delle nuove generazioni di ricercatori può diventare decisivo nella costruzione di società più resilienti e inclusive».

Rivolgendosi direttamente ai dottorandi, la delegata li ha, infine, invitati «a vivere pienamente questa esperienza, coltivando relazioni, amicizie e occasioni di confronto: elementi che non rappresentano un semplice corollario della ricerca, ma una componente essenziale del loro percorso umano e professionale».

In foto i relatori

In foto da sinistra Vittoria Catara, Antonio Biondi, Mario D'Amico, Stefania Mazzone e Massimo Frasca

Anche il professor Mattia Frasca, delegato del rettore al programma Erasmus, ha evidenziato il significato strategico della scelta di affiancare al workshop il formato Blended Intensive Programme (BIP).

«L'adesione ai programmi Erasmus non può essere interpretata esclusivamente come un'opportunità di finanziamento – ha osservato -. I fondi sono certamente importanti, ma ciò che conta davvero è la condivisione dei valori che il programma Erasmus promuove». 

Valori che comprendono il senso di cittadinanza europea, l'inclusione, l'apertura al dialogo interculturale e la sostenibilità, quest'ultima significativamente richiamata anche nel titolo del workshop.

Il delegato del rettore si è detto inoltre colpito dall'elevato numero di partecipanti coinvolti nell'iniziativa, «un dato che testimonia l'interesse crescente verso esperienze formative di carattere internazionale e interdisciplinare».

In chiusura di intervento ha espresso apprezzamento per la qualità del programma scientifico predisposto dagli organizzatori, augurando ai presenti una settimana intensa non soltanto sul piano accademico, ma anche dal punto di vista umano e relazionale. «Perché è proprio nella capacità di creare reti, condividere esperienze e costruire collaborazioni durature che risiede uno degli aspetti più autentici e preziosi dello spirito Erasmus», ha detto.

A chiudere gli interventi è stata la coordinatrice internazionale Erasmus del Dipartimento, Vittoria Catara, che ha ribadito il forte impegno del Di3A «verso tutte le forme di mobilità internazionale». «Favorire le esperienze all'estero degli studenti, ma anche accogliere nel proprio ateneo giovani provenienti da altri Paesi, rappresenta un'opportunità fondamentale di crescita personale e professionale – ha detto -. Il workshop è un'esperienza memorabile, fatta di confronto scientifico, relazioni umane e nuove prospettive condivise. Con questo spirito, il Joint Workshop si conferma non soltanto un appuntamento accademico di alto profilo, ma anche un luogo in cui la ricerca diventa occasione di dialogo, apertura e costruzione di una comunità scientifica sempre più internazionale».

i partecipanti a Vizzini

I partecipanti al Joint Workshop a Vizzini

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