Al Dipartimento di Scienze umanistiche si è discusso di lotte storiche e riscatto dei linguaggi in un confronto aperto sul pensiero ecofemminista tra passato e futuro
Un raccordo essenziale tra approccio critico, tutela dell'ambiente e autodeterminazione delle donne è l’orizzonte di ricerca che ha dato il via al convegno Ecofemminismo: genealogie, movimenti, teorie, promosso dall'Università di Catania insieme al Centro di ricerca interdisciplinare GenUS (Gender and University Studies). Un confronto a più voci nato per indagare come i nodi storici dell'ecofemminismo offrano ancora oggi chiavi di lettura essenziali per decifrare le crisi climatiche, sociali e di genere del nostro tempo.
L’epicentro della riflessione storica è stato segnato dall’intervento di Laura Guidi, docente di Storia contemporanea e di Storia di genere all'Università di Napoli Federico II e autrice della monografia Curare il pianeta, ambientaliste ed ecofemministe nel secondo Novecento.
Nel suo contributo la studiosa ha mostrato come l'impegno ecologista delle donne non sia nato da una generica sensibilità emotiva, ma da un radicale percorso politico di autodifesa e tutela della salute pubblica. Ripercorrendo i passaggi chiave della sua ricerca, la prof.ssa Guidi ha richiamato figure e momenti fondativi: dalle denunce pionieristiche di Rachel Carson sull'impatto dei pesticidi negli anni sessanta, fino all'attivismo nato in risposta a ferite territoriali mai rimarginate come la Terra dei fuochi in Campania, la tragedia del Vajont raccontata dalle inchieste di Tina Merlin o l'incidente chimico di Seveso nel 1976.
Al centro della relazione vi è stata la critica serrata al paradigma scientifico ed economico patriarcale che, a partire dall'età moderna e dalla prima industrializzazione, ha progressivamente svalutato le attività riproduttive e di cura quotidiana della vita, subordinate alla logica dell'accumulazione e del profitto.
«La cura della biosfera e della specie umana è stata a lungo confinata in una posizione subalterna», ha evidenziato la docente dell'Università di Napoli Federico II, ricordando come le mobilitazioni d’origine ecofemminista abbiano saputo smascherare i costi umani e ambientali dell'espansione capitalistica, rimettendo al centro la responsabilità verso i territori e la vita materiale delle comunità.

La docente Maria Carmela Carreras
Sulla dimensione del linguaggio e sull'evoluzione terminologica si è, invece, concentrata l'analisi di Maria Carmela Carreras, docente di Lingua e traduzione spagnola del Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania.
La docente dell’ateneo catanese ha ricostruito il percorso storico del termine di ecofemminismo, evidenziando il ritardo con cui i principali dizionari e corpora linguistici europei hanno registrato il terminerispetto al suo uso reale nei movimenti di base e nelle pubblicazioni militanti.
Il vocabolo, coniato negli anni settanta e accolto sistematicamente nei dizionari italiani e spagnoli soltanto nei primi anni duemila, non deve essere inteso come una semplice etichetta settoriale, ma come la testimonianza di una pratica collettiva e plurale che ha saputo evolversi nel tempo, superando i primi approcci essenzialisti per aprirsi a una pluralità di prospettive aperte al dialogo tra corpo, società e giustizia ambientale.
Tra aperture teoriche e testimonianze di lotta sul campo, il convegno ha così restituito l'immagine di un campo di studi vivo e necessario, confermato dalla partecipazione numerosa di studentesse e studenti pronti a riprendere quel «passaggio di consegne» ideale che lega la tutela del pianeta alla difesa dei diritti fondamentali.