Dai tavoli con l’industria ai progetti europei su acqua, economia circolare e innovazione, l’Università di Catania chiude la manifestazione confermandosi motore strategico dello sviluppo sostenibile nel Mezzogiorno
Non una semplice presenza istituzionale, ma una visione concreta di futuro. A Ecomed 2026 l’Università di Catania ha trasformato la propria partecipazione in un laboratorio di idee, alleanze e soluzioni, mettendo al centro il rapporto tra ricerca scientifica, sistema produttivo e responsabilità pubblica. In una fase decisiva per la transizione ecologica del Sud Italia, Unict si è imposta come uno degli attori più autorevoli e dinamici del confronto, capace di coniugare innovazione, competenze e impatto reale sul territorio.
La presenza di Unict si è articolata lungo più direttrici, tutte riconducibili a una stessa idea di fondo: la sostenibilità come campo in cui formazione, ricerca, Terza Missione e innovazione devono procedere insieme.
In questa prospettiva, il talk inaugurale dedicato all’incontro tra i rettori e il mondo dell’Industria con la presenza di Maria Cristina Busi Ferruzzi e Gian Piero Reale, rispettivamente presidenti di Confindustria Catania e Siracusa, e con la moderazione di Domenico Repetto – Direttore MASE Divisione V - Comunicazione, benessere organizzativo, trasparenza e anticorruzione e del prof. Giuseppe Mancini coordinatore dei due Comitati tecnici di Ecomed, ha rappresentato uno dei passaggi più significativi dell’intera manifestazione. Il confronto con i delegati dai vertici dei quattro Atenei siciliani ha infatti ribadito con chiarezza che la transizione non può essere affrontata senza una nuova alleanza tra sistema universitario e sistema produttivo, capace di generare competenze, visione strategica e responsabilità condivisa.

Un momento dell'incontro tra i rettori e Confindustria
Accanto a questo momento di apertura, il programma ha mostrato la ricchezza e la varietà del contributo portato dall’Ateneo di Catania. Nella giornata del 22 aprile, l’incontro coordinato dalla prof.ssa Agata Matarazzo ha offerto uno spazio qualificato di riflessione sulle nuove sfide fra innovazione tecnologica e sostenibilità, valorizzando il ruolo di start up, spin off, trasferimento tecnologico e contaminazione tra ricerca e impresa come fattori essenziali per una crescita realmente orientata al futuro.
Sempre il 22 aprile, l’incontro delle industrie e delle parti interessate dei settori farmaceutico, nutraceutico e cosmetico sulle traiettorie di sostenibilità con focus sull’impatto della nuova Direttiva UE 2024/3019 sulle acque reflue di queste importanti industrie, in seno al progetto Life PharmaDetox, coordinato a livello locale dal prof Giuseppe Mancini del Dipartimento di Ingegneria elettrica elettronica e informatica, ha posto al centro dell’attenzione il rapporto tra innovazione industriale, sostenibilità ambientale e nuove responsabilità normative nei settori farmaceutico, nutraceutico e cosmetico.
La partecipazione all’incontro di Unict nell'ambito del progetto Life Pharma-Detox, insieme al coinvolgimento di Confindustria Sicilia, Confindustria Catania e Confindustria Siracusa e la leadership di Mediochemie Ltd, con il coordinamento del prof. Rosario Pignatello ha dato particolare forza a un dibattito che ha messo in evidenza quanto sia ormai indispensabile affrontare le trasformazioni imposte dalla normativa europea con un approccio scientificamente fondato, aperto al dialogo con le filiere produttive e attento alle ricadute concrete sul territorio.

Un momento dell'incontro del progetto PharmaDetox
Nella giornata conclusiva del 24 aprile, altri appuntamenti organizzati da Unict e dal Cutgana hanno contribuito a definire il profilo della partecipazione dell’ateneo. Il focus sulla gestione sostenibile di terre e rocce da scavo e dei rifiuti da cantiere ha richiamato l’attenzione su un settore nel quale semplificazione amministrativa, qualità tecnica e recupero di materia devono integrarsi in una logica pienamente coerente con l’economia circolare.
Grandissimo successo e ampia soddisfazione tra le oltre 60 imprese partecipanti hanno riscosso i Tavoli di lavoro del progetto Horizon Landfeed coordinati da Unict (responsabile prof. Giuseppe Mancini) ed Enea (responsabile ing. Antonella Luciano) che hanno rilanciato il tema della simbiosi industriale e della valorizzazione dei residui organici civili e agroindustriali, mostrando come ricerca applicata e cooperazione tra attori diversi possano generare modelli più efficienti e sostenibili nella chiusura di una filiera completa, circolare e sostenibile per la produzione di biofertilizzanti.
Particolarmente rilevante è stato inoltre l’approfondimento proposto da Smart Ee Plants coordinato scientificamente dall’Ateneo catanese, che ha affrontato il tema dell’adeguamento degli impianti di trattamento delle acque reflue alla Direttiva UE 2024/3019, intrecciando innovazione tecnologica, digitalizzazione dei sistemi, efficienza energetica e necessità di una governance più moderna delle infrastrutture.

Un momento dell'incontro del progetto Smart Ee Plants
Per la Sicilia, dove il nodo dell’acqua resta decisivo sia sul piano ambientale sia su quello economico e sociale, si è trattato di un confronto di grande attualità che ha visto presente i maggiori rappresentanti del Dipartimento Acque e Rifiuti della Regione Siciliana, il Commissario nazionale alla Depurazione e i principali gestori del servizio idrico della regione insieme a docenti degli Atenei di Catania, Enna e Palermo.
A completare questo percorso è stato il panel sulla Terza Missione coordinato dalla prof.ssa Margherita Ferrante, delegata rettorale alla Terza Missione - con la partecipazione, tra gli altri, della presidente della Scuola Superiore prof.ssa Ida Nicotra e della delegata rettorale di start up, spin off ed incubatore di ateneo prof.ssa Agata Matarazzo - che ha restituito con particolare efficacia il senso della presenza di Unict a Ecomed 2026.
L’ateneo vi è apparso non soltanto come soggetto di eccellenza scientifica, ma come istituzione pubblica radicata nel territorio, capace di mettere in relazione sostenibilità ambientale, inclusione sociale, valorizzazione culturale, salute, supporto alle imprese e responsabilità verso le comunità.

Un momento dell'incontro nell'Area Mase
Nel complesso, Ecomed 2026 ha confermato quanto sia strategico, per l’Università di Catania, abitare questi spazi di confronto con una proposta ampia e riconoscibile. Il dialogo con le imprese, la presenza delle organizzazioni datoriali, il contributo del mondo delle professioni e il confronto con le istituzioni regionali e nazionali hanno mostrato che la sostenibilità, oggi, non è un tema settoriale: è il terreno su cui si misura la capacità di un territorio di formare competenze, attrarre innovazione e costruire sviluppo.
Resta questa, probabilmente, la traccia più significativa lasciata dalla partecipazione di Unict: la conferma di un ateneo che sa tenere insieme ricerca e responsabilità pubblica, sapere specialistico e apertura al territorio, rigore scientifico e capacità di incidere nei processi reali.

Stand del Dieei e Cutgana