Dal capitalismo delle piattaforme all’intelligenza artificiale, il manuale di Davide Arcidiacono e Laura Sartori presentato al Dipartimento di Scienze politiche e sociali
Dai dati che alimentano le piattaforme digitali alle trasformazioni del lavoro, fino alle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale.
Per comprendere l’economia contemporanea non basta guardare alle tecnologie, ma occorre capire come stanno cambiando la società, le imprese e le relazioni di potere. È questa la prospettiva da cui prende le mosse Sociologia dell’economia digitale, il manuale di Davide Arcidiacono e Laura Sartori, pubblicato da Il Mulino. Un volume che offre strumenti per orientarsi in un campo di studi in rapida evoluzione, mettendo in dialogo le trasformazioni introdotte dal digitale e le categorie con cui la sociologia interpreta da tempo il capitalismo e il mondo del lavoro.
Il libro è stato presentato nei giorni scorsi nell’aula XXI Marzo di Palazzo Pedagaggi, sede del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania, nel corso di un incontro coordinato dalla docente Rita Palidda e arricchito dai contributi di Guido Nicolosi, Davide Bennato e Maurizio Avola, vicedirettore del Dipartimento.

In foto Davide Arcidiacono mentre presenta il volume
Un manuale per comprendere le trasformazioni del capitalismo
Frutto di un lungo percorso di ricerca e confronto, Sociologia dell’economia digitale nasce dall’esigenza di offrire una lettura organica di fenomeni spesso affrontati separatamente. Davide Arcidiacono, docente di Sociologia dei processi economici, del lavoro, dell’ambiente e del territorio all’Università di Catania, e Laura Sartori, docente di Sociologia all’Università di Bologna, hanno illustrato i contenuti del volume, accompagnando la presentazione con approfondimenti multimediali.
«Ci confrontavamo sull’assenza di uno strumento didattico che mettesse ordine all’interno di un campo di ricerca apparentemente nuovo - ha spiegato Davide Arcidiacono -. Da qui l’idea di costruire una mappa sociologicamente orientata della trasformazione dell’economia nell’era digitale, capace di superare la contrapposizione tra chi guarda alle tecnologie con entusiasmo e chi, invece, ne evidenzia soprattutto i rischi».
L’intento degli autori non è soltanto fornire uno strumento per lo studio, ma mostrare quanto le categorie sociologiche siano ancora attuali per interpretare i cambiamenti in corso. Il digitale, infatti, introduce nuovi modelli organizzativi e produttivi, ma si innesta anche su dinamiche già presenti nella storia del capitalismo. Comprendere questa trasformazione significa quindi riconoscere gli elementi di continuità e di discontinuità tra l’economia di ieri e quella di oggi.
Il volume, articolato in sei capitoli, ripercorre le origini e lo sviluppo dell’economia digitale, approfondisce il capitalismo delle piattaforme e le nuove forme di organizzazione del lavoro, fino ad arrivare all’intelligenza artificiale. Al centro dell’analisi c’è anche la crescente importanza dei servizi nei modelli di business delle imprese.
«L’economia digitale si sviluppa attraverso diverse fasi e oggi stiamo attraversando una nuova stagione», ha osservato Laura Sartori, richiamando l’attenzione «sui nuovi paradigmi economici e sulla centralità dei servizi. Una prospettiva che permette di leggere il digitale non come un settore isolato, ma come una dimensione che attraversa e ridefinisce l’intero sistema economico».
Per gli autori, il manuale non rappresenta un punto di arrivo, bensì una base da cui sviluppare ulteriori approfondimenti, attraverso il confronto con colleghi e studenti. La sistematizzazione delle conoscenze e dei percorsi di ricerca vuole offrire una guida per orientarsi tra approcci teorici e metodologie differenti, senza imporre un’unica chiave interpretativa.

Un momento della presentazione
Le riflessioni dei relatori: dati, infrastrutture e lavoro
Il confronto con gli altri relatori ha ampliato lo sguardo sui temi del volume, mettendo in luce le implicazioni sociali, materiali ed economiche della trasformazione digitale.
La prof.ssa Rita Palidda ha richiamato l’attenzione su un aspetto spesso trascurato: dietro l’apparente immaterialità del digitale esiste una rete di risorse e infrastrutture concrete. «Parliamo di risorse non solo immateriali, ma anche e soprattutto materiali: la terra, l’acqua, i minerali», ha osservato, ricordando «come le tecnologie dipendano da risorse fisiche e processi produttivi che fanno parte della nostra quotidianità».
A seguire il prof. Guido Nicolosi ha sottolineato «il valore dell’approccio adottato dagli autori, che non si limita a interpretare un fenomeno, ma analizza sistematicamente anche il processo di costruzione sociale del dato, elemento centrale della riflessione sociologica». «Il digitale è, in realtà, una delle principali infrastrutture della globalizzazione: parlare di digitale significa parlare anche di globalizzazione», ha evidenziato, mettendo in relazione l’evoluzione tecnologica con le dinamiche economiche e sociali su scala mondiale.
Per Davide Bennato è di fondamentale importanza «il ruolo dei dati e delle infrastrutture digitali, spesso invisibili agli utenti ma indispensabili per il funzionamento delle piattaforme». «Le tecnologie contemporanee, ha osservato, sono strumenti che rendono possibili nuove attività, ma al tempo stesso ne condizionano le modalità di realizzazione. Una doppia natura che richiama le contraddizioni di un capitalismo sempre più fondato sulla raccolta e sulla valorizzazione dei dati e delle risorse».
A seguire Maurizio Avola, vicedirettore del Dipartimento di Scienze politiche e sociali, ha proposto una lettura legata alla tradizione degli studi marxisti, soffermandosi sui cambiamenti della società capitalistica, sulla divisione del lavoro e sulla produzione del valore. Con una battuta, ha definito il volume «un libro sui tradimenti», riferendosi alle discontinuità introdotte dall’economia digitale rispetto ai modelli precedenti. Un modo per richiamare l’attenzione sulle trasformazioni che investono il lavoro e i rapporti economici, senza perdere di vista le categorie interpretative elaborate dalla tradizione sociologica e marxista.
Nel confronto conclusivo, Laura Sartori ha chiarito anche la doppia natura del libro, pensato come manuale per la didattica e, al tempo stesso, come strumento utile a chi intende approfondire la ricerca. «Non è prescrittivo: proponiamo approfondimenti verticali sulle ricerche condotte negli ultimi quindici anni, sistematizzando le conoscenze e illustrando come sono state realizzate. Non abbiamo privilegiato una tecnica qualitativa o quantitativa, ma riportato i risultati delle ricerche e i metodi utilizzati», ha spiegato.

In foto gli autori del volume, Davide Arcidiacono e Laura Sartori, insieme con i relatori


