Il Procuratore capo, Francesco Curcio, richiama il ruolo della magistratura come servizio alla collettività. Tutela dei diritti fondamentali, rinascita di Geotrans e responsabilità condivisa per la legalità i temi discussi al Dipartimento di Economia e Impresa
Che cosa significa davvero parlare di etica quando si amministra la giustizia? E quali valori devono guidare chi è chiamato a esercitare una funzione pubblica? Da queste domande ha preso avvio il confronto ospitato nei giorni scorsi nell’aula magna del Polo didattico “Emilio Giardina” di Corso delle Province del Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania, dove magistrati, amministratori giudiziari e rappresentanti della finanza etica hanno riflettuto sul legame tra legalità, responsabilità e bene comune.
Ad aprire i lavori è stata la prorettrice dell’Università di Catania, Lina Scalisi, che ha evidenziato il ruolo dell’ateneo in questo settore sia nel campo accademico con la formazione su diritto, etica e pubblica amministrazione, sia territoriale con la collaborazione con tribunali e istituzioni contro illegalità e mafia. Al suo fianco i docenti Rosario Faraci, Maurizio Caserta e Livio Ferrante del Dipartimento di Economia e Impresa che hanno presentato i relatori, il Procuratore capo di Catania, Francesco Curcio, l’amministratore giudiziario di Geotrans, Luciano Modica, il presidente di Geotrans, Maurizio Faro, e il vice direttore di Banca Etica, Riccardo Dugini.

Un momento dell'intervento della prorettrice Lina Scalisi
Al centro del dibattito, l’intervento del dott. Francesco Curcio, che ha indicato nella Costituzione il riferimento imprescindibile per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è e per orientare l’azione della magistratura al servizio della collettività.
Secondo il procuratore, parlare di etica e diritto ha senso soltanto se questi concetti vengono riempiti di contenuti “inequivocabili e inaccettabili rispetto ad ogni compromesso”. L’etica, infatti, è spesso percepita come un concetto astratto e universalmente positivo, ma può assumere anche significati distorti o persino pericolosi. Per questo motivo, è necessario definire con chiarezza quale sia l’etica “accettabile e positiva” a cui fare riferimento.
“La risposta - per il procuratore - si trova direttamente nei principi fondanti della Costituzione italiana, che rappresenta il punto di riferimento attraverso cui distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è. In particolare, già nei primi articoli emergono valori centrali come il rispetto delle minoranze, la tutela dei diritti inviolabili della persona e l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge”.
Il dott. Francesco Curcio ha poi evidenziato come questi “valori non possano essere semplicemente conosciuti, ma debbano essere profondamente condivisi da chi è chiamato a esercitare funzioni pubbliche, in particolare all’interno della magistratura”. “Chi non si sente di sottoscriverli fino in fondo - ha affermato - farebbe meglio a non esercitare questa funzione”.

Un momento dell'intervento del procuratore capo di Catania, Francesco Curcio
Il procuratore ha, inoltre, ribadito che “l’esercizio della giustizia non è nient’altro che l’esercizio di un servizio”, evidenziando come “la funzione della magistratura debba necessariamente essere orientata al bene degli altri e non soltanto di chi la esercita”.
L’attenzione si è poi spostata sulle priorità della tutela giuridica nel sistema italiano. Pur riconoscendo l’importanza di beni fondamentali come la libertà personale, l’integrità fisica, la salute e il patrimonio, il procuratore ha osservato come “gran parte della normativa finisca per concentrarsi soprattutto sulla protezione patrimoniale”. Una prospettiva che, a suo avviso, rischia di mettere in secondo piano altri diritti centrali sanciti dalla Costituzione, primo fra tutti il lavoro, richiamato già dall’articolo 1 della Carta: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.
Da qui nasce, secondo il procuratore, la necessità di rendere più incisiva e concreta l’azione giudiziaria, affinché sia realmente orientata alla tutela dei valori fondamentali della Repubblica. “Non sono valori di destra, di sinistra o di centro - ha concluso -, ma valori della Repubblica, di cui tutti noi facciamo parte”.

In foto da sinistra Livio Ferrante, Luciano Modica, Lina Scalisi, Francesco Curcio e Rosario Faraci. Sullo sfondo Riccardo Dugini
Successivamente è intervenuto Luciano Modica, amministratore giudiziario di Geotrans. Quest’ultima non rappresenta solamente un’attività economica, ma è anche il simbolo di una concreta lotta all’illegalità. Dopo essere stata confiscata alla mafia, Geotrans continua infatti a operare sul mercato producendo valore e occupazione.
Nel corso del suo intervento, Modica ha richiamato una delle intuizioni più importanti di Pio La Torre, il politico siciliano che comprese come ciò che destabilizza maggiormente l’organizzazione mafiosa non sia il carcere, ma la sottrazione del patrimonio. Da questa convinzione nacquero gli strumenti di confisca patrimoniale, una scelta che gli costò la vita.
L’amministratore giudiziario ha, inoltre, sottolineato come, “nella lotta alla criminalità organizzata, non sia sufficiente il rapporto tra amministratore giudiziario e giudice”. “Ciò che conta maggiormente è che l’intera comunità partecipi attivamente e condivida gli stessi valori di legalità e responsabilità”, ha aggiunto.
È quanto accaduto anche nel caso di Geotrans. Dopo il sequestro, le possibilità di ripresa apparivano minime, ma grazie alle strategie adottate e al lavoro svolto negli anni, l’azienda è riuscita a rilanciarsi, diventando oggi un importante player del settore e un esempio di finanza etica applicata all’economia reale.

Un momento dell'incontro
Sul tema è intervenuto anche Riccardo Dugini, vice direttore di Banca Etica, il quale ha sottolineato come non esista una vera e propria “data di nascita” della finanza etica.
A fare da sfondo al suo intervento una frase richiamata dal prof. Rosario Faraci del Dipartimento di Economia e Impresa: “L’interesse più alto è quello di tutti”, espressione che sintetizza efficacemente l’idea centrale dell’incontro e il valore della responsabilità collettiva.
A chiudere il dibattito è stato Maurizio Faro, presidente di Geotrans, che ha ripercorso alcuni dei momenti più critici vissuti dall’azienda. “Quando la società è stata sequestrata, i clienti sono andati via”, ha raccontato. Da quel momento, però, è iniziato un percorso di ricostruzione che ha coinvolto anche le testate giornalistiche, con l’obiettivo di raccontare e valorizzare il processo di rinascita dell’impresa.
Quella di Geotrans non è soltanto una storia aziendale, ma una vera e propria sfida culturale che prova a raccontare la legalità come un’azione concreta e quotidiana, e non soltanto come un principio astratto.

I relatori insieme con gli studenti e le studentesse