Uno studio dell’Università di Catania rivela oltre 50 eventi in 40 anni: fenomeni rapidi e distruttivi finora sottostimati
L’Etna è globalmente noto per le imponenti fontane di lava e per le spettacolari colate laviche che scorrono lungo i suoi fianchi. Tuttavia, dietro questa scenografia suggestiva si può nascondere anche un fenomeno molto più insidioso e potenzialmente letale: le Correnti Piroclastiche di Densità (dall’inglese Pyroclastic Density Currents).
Un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Earth-Science Reviews, condotto dal dott. Giorgio Costa e dal prof. Marco Viccaro del team di Vulcanologia e Geotermia del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania, rivela che negli ultimi quarant’anni l’Etna è stato capace di generare oltre cinquanta di questi eventi, suggerendo che pericolosità e rischi associati a queste fenomenologie nell’area sommitale del vulcano sono stati finora sottostimati.
A differenza delle colate laviche relativamente lente, le correnti piroclastiche sono miscele ad alta temperatura di gas e particelle solide che scorrono a grande velocità lungo i fianchi del vulcano e che possiedono un elevato potere distruttivo. Sebbene fenomeni di questo tipo siano tipicamente associati a vulcani molto più esplosivi, lo studio evidenzia come correnti piroclastiche possano svilupparsi anche in sistemi vulcanici a composizione mafica, come quello etneo.
La ricerca identifica e discute diversi meccanismi che possono innescare correnti piroclastiche sull’Etna e più in generale nei vulcani mafici, ovvero il collasso parziale di una fontana di lava, i collassi gravitativi di materiale piroclastico, il collasso parziale del fianco di un cono piroclastico e l’interazione tra lava e acqua o neve. In alcuni casi, tuttavia, più fattori possono agire contemporaneamente, rendendo difficile individuare un unico meccanismo di innesco.

La corrente piroclastica del 24 Settembre 1986 al Cratere di Nord-Est dell’Etna
Sull’Etna, la maggior parte delle correnti piroclastiche degli ultimi decenni è stata prodotta dal Cratere di Sud-Est, oggi il più attivo dei quattro crateri sommitali. Lo studio evidenzia come il progressivo aumento nella frequenza di questi eventi sia legato alla crescente attività esplosiva del vulcano, in particolare ai brevi ma intensi episodi di fontane di lava, noti come eruzioni parossistiche.
Negli ultimi decenni, l’Etna ha dimostrato infatti di essere in grado di trasferire grandi volumi di magma ricco di gas dai livelli più profondi del sistema di alimentazione fino alla superficie in tempi relativamente brevi. Ne deriva così un aumento della frequenza delle eruzioni a carattere parossistico, così come un incremento dei volumi di magma emessi. Ciò ha portato a una crescita piuttosto rapida del Cratere di Sud-Est, specialmente negli ultimi 15 anni, rendendolo meccanicamente instabile e fragile, pertanto sempre più soggetto a crolli improvvisi.
Questo spiega perché alcune delle correnti piroclastiche più recenti, come quelle del 10 febbraio 2022 e del 2 giugno 2025, siano state più voluminose e abbiano raggiunto distanze maggiori rispetto ad altri eventi simili avvenuti in passato.
«Eventi di questo tipo potrebbero verificarsi ancora in futuro e proprio per questo - sottolineano gli autori dello studio Giorgio Costa e Marco Viccaro - è fondamentale non sottovalutare la pericolosità di questi fenomeni e i potenziali rischi che ne derivano. Le correnti piroclastiche possono svilupparsi in modo improvviso e spesso senza segnali precursori evidenti. Comprenderne meglio i meccanismi di formazione e riconoscerne la pericolosità rappresenta quindi un passo importante per migliorare la gestione del rischio non solo sull’Etna, ma anche in altre aree vulcaniche del mondo caratterizzate da fenomenologie eruttive comparabili».

La corrente piroclastica del 24 Febbraio 2021 al Cratere di Sud-Est dell’Etna