Filantropia, pilastro del Terzo settore per una vera “economia sociale”

A Unict i lavori di Assifero. La prorettrice Lina Scalisi: “Ci confrontiamo con un comparto strategico e ricco di opportunità, perché contribuisce a generare reti, valore sociale, innovazione e nuove prospettive professionali per i giovani”

Mariano Campo (foto di Alfio Russo)

«Accogliere e ospitare l’Assemblea nazionale di Assifero rappresenta per l’Università di Catania un’importante occasione di confronto sui grandi temi che attraversano il nostro tempo: coesione sociale, sostenibilità, innovazione e responsabilità collettiva. In un contesto segnato da profonde trasformazioni economiche, ambientali e culturali, il dialogo tra università, fondazioni, enti filantropici, imprese e istituzioni è essenziale per costruire modelli di sviluppo più equi, inclusivi e capaci di generare un impatto concreto sulle comunità». Con queste parole la prorettrice Lina Scalisi ha inaugurato l’evento di apertura dell’Assemblea nazionale 2026 di Assifero, l’Associazione italiana delle fondazioni e degli enti filantropici, ospitata in questi giorni nelle sedi dell’Università di Catania.

L’Assemblea dei Soci costituisce il momento più significativo della vita associativa di Assifero: uno spazio di confronto aperto tra fondazioni ed enti filantropici differenti per storia, dimensione, missione e radicamento territoriale, ma accomunati dall’obiettivo di contribuire al bene comune in modo sempre più efficace, consapevole e generativo. In questo contesto, Assifero propone una riflessione sul ruolo distintivo della filantropia italiana, intesa non soltanto come soggetto capace di mettere a disposizione risorse finanziarie, ma anche come infrastruttura di fiducia, capitale paziente e visione di lungo periodo.

Questa mattina, nell’aula magna del Palazzo centrale dell’Ateneo, si è svolto l’incontro riservato alla stampa, occasione per presentare il ricco programma dei lavori dedicati al tema: La filantropia italiana alla prova del nostro tempo. Ruolo e contributo distintivo per una società giusta, equa e plurale, oggi e per le generazioni future

Un momento dell'intervento della prorettrice Lina Scalisi

Un momento dell'intervento della prorettrice Lina Scalisi

«Il Terzo Settore rappresenta oggi un comparto strategico e ricco di opportunità, sia a livello nazionale sia per la nostra Isola, perché contribuisce a generare reti, valore sociale, innovazione e nuove prospettive professionali per i giovani – ha aggiunto la prorettrice Scalisi –. La Sicilia può e deve proporsi come un ecosistema nel quale università, sistema produttivo, istituzioni, territori e realtà del Terzo Settore dialogano sulla base di una comune responsabilità sociale e di una visione condivisa del futuro. È attraverso queste alleanze che possiamo offrire ai nostri studenti e laureati opportunità concrete per studiare, lavorare e costruire il proprio futuro in Sicilia, diventando protagonisti di un cambiamento positivo, duraturo e sostenibile per le nostre comunità».

Un passaggio, questo, sottolineato dalla prof.ssa Cettina Laudani, delegata del rettore Enrico Foti ai rapporti con il mondo del Terzo Settore: «Attraverso questa delega – precisa - il rettore punta a un obiettivo ambizioso: costruire, insieme alle fondazioni di comunità e agli enti del terzo settore, infrastrutture permanenti capaci di accompagnare nel tempo lo sviluppo del territorio. Un'università che affonda davvero le radici nel proprio territorio diventa motore di cittadinanza attiva, ma anche di cittadinanza cognitiva — capace cioè di generare conoscenza condivisa e partecipata.

In questa prospettiva, l'integrazione con le fondazioni di partecipazione già presenti in molti atenei italiani potrebbe rappresentare il tassello decisivo per dare vita a una vera infrastruttura territoriale. Si tratterebbe di un passo importante verso un nuovo modello di welfare: non più calato dall'alto dalle istituzioni, ma costruito direttamente dalla comunità, con la comunità».

Assifero

 

«La scelta di Assifero di tenere la propria Assemblea a Catania rappresenta un segnale di grande valore», ha sottolineato Antonio Perdichizzi, presidente di Fondazione Marea. «Le sfide più complesse del nostro tempo – dallo spopolamento alle disuguaglianze, fino alle fragilità territoriali – richiedono nuove alleanze tra filantropia, Terzo Settore, istituzioni pubbliche e imprese private. Un’esigenza ancora più evidente in alcune aree del Paese. La Sicilia si propone oggi come un laboratorio di sperimentazione di modelli e processi innovativi, soprattutto nel campo dell’economia sociale. Con Fondazione Marea contribuiamo a questo percorso valorizzando il volontariato di competenze, un patrimonio straordinario che viene così restituito e reinvestito sul territorio siciliano».

In questa occasione, è stato anticipato, Assifero presenterà i risultati più significativi della propria attività associativa e di advocacy. La crescita dell'organizzazione è testimoniata da numeri in costante aumento: gli associati sono cresciuti di 29 unità rispetto allo scorso anno e rappresentano oggi una capacità filantropica aggregata stimata in circa 400 milioni di euro l'anno.

Questi dati riflettono una trasformazione ben più profonda: la filantropia italiana sta crescendo non solo sul piano quantitativo, ma anche sotto il profilo identitario e strategico. Il sistema rappresentato da Assifero è sempre più articolato e comprende fondazioni di famiglia, d'impresa e di comunità, enti filantropici secolari e altre realtà del settore, caratterizzate da una presenza capillare sul territorio e da una crescente capacità di costruire alleanze. La distribuzione degli associati conferma questa diffusione: 129 nel Nord, 9 nel Nord-Est, 27 nel Lazio, 10 nel Centro, 14 nel Sud e 6 in Sicilia.

Tra i temi al centro dell'Assemblea vi è quindi il ruolo della filantropia nel Piano nazionale per l'economia sociale, atteso all'approvazione del Consiglio dei Ministri nelle prossime settimane. Nel contributo trasmesso al Ministero dell'Economia e delle Finanze, l'associazione ha chiesto che la filantropia istituzionale sia considerata una componente strutturale dell'economia sociale italiana, non soltanto come fonte di sostegno finanziario, ma come attore e abilitatore sistemico dello sviluppo dell'impresa sociale, dell'innovazione e della coesione territoriale.

Un momento dell'intervento di Antonio Perdichizzi

Un momento dell'intervento di Antonio Perdichizzi

«Il Piano nazionale di azione per l'economia sociale troverà in Italia un comparto maturo e pronto come non mai a essere protagonista, non solo nel Paese ma anche a livello europeo», ha dichiarato il presidente Antonio Danieli. «Sono convinto che attraverso l'economia sociale passerà il rinascimento dell'Italia: gli indicatori fondamentali ci autorizzano a guardare con fiducia a questo momento storico. In questo contesto di crescita, fondazioni ed enti filantropici potranno svolgere sempre più il ruolo di catalizzatori ed enzimi nello sviluppo di sistemi di welfare innovativi e sostenibili per il Paese».

L'auspicio di Assifero è che la filantropia istituzionale — composta da fondazioni di famiglia, d'impresa e di comunità, enti filantropici secolari, reti di secondo livello e strumenti collaborativi quali pooled funds, collaborative funds e donor advised funds — venga riconosciuta come uno dei pilastri dell'economia sociale europea. Le fondazioni svolgono infatti una funzione duplice. Da un lato sono attori diretti dell'economia sociale, poiché realizzano attività di interesse generale e promuovono coesione e capitale sociale; dall'altro agiscono come abilitatori di ecosistemi, mobilitando risorse finanziarie, intellettuali e relazionali a favore delle imprese sociali e delle organizzazioni della società civile.

Per rafforzare il Piano nazionale, Assifero ha indicato quattro direttrici strategiche: il riconoscimento della filantropia come componente strutturale e abilitante dell'economia sociale; l'attivazione di strumenti finanziari ibridi e fondi rotativi; la definizione di un quadro fiscale favorevole alla filantropia strategica; il sostegno alle reti e alle infrastrutture di secondo livello. Alla base di queste proposte vi è una visione di filantropia generativa, capace non solo di finanziare progetti, ma di costruire competenze, processi, relazioni di fiducia e una prospettiva di sviluppo di lungo periodo.

Un momento dell'intervento

Un momento dell'intervento di Antonio Danieli

«Gli enti filantropici – ha ricordato il presidente Danieli – rappresentano una componente fondamentale del Terzo Settore, il terzo pilastro che, insieme a Stato e mercato, sostiene il sistema socioeconomico nazionale e ne orienta l’evoluzione. Il Terzo Settore, e con esso fondazioni ed enti filantropici, rientra inoltre nel più ampio ambito dell’economia sociale, che comprende tutti gli operatori economici privati organizzati la cui attività è finalizzata alla produzione di valore sociale e ambientale, oltre che economico, redistribuendo i benefici generati ai portatori di interesse e non agli azionisti».

Secondo Danieli, anche le istituzioni pubbliche che operano al servizio della solidarietà e delle comunità – come Comuni, Camere di Commercio e Università – contribuiscono in misura crescente allo sviluppo dell’economia sociale. «Lo strumento sul quale, ad esempio, ANCI sta investendo con particolare impegno culturale e tecnico è l’AmministrazioneCondivisa. L’auspicio è che venga applicata facendo leva non solo sulle competenze giuridiche, ma soprattutto sulla fiducia reciproca, sulla collaborazione e sulla condivisione degli obiettivi, nel rispetto delle specificità e delle prerogative di ciascun soggetto coinvolto».

«La filantropia – prosegue Danieli – è il primo passo attraverso il quale la finanza sceglie di non investire esclusivamente su sé stessa per ottenere una rendita privata immediata, ma di reinvestire nella società per generare un beneficio collettivo e duraturo». In questa prospettiva, gli enti filantropici e le fondazioni di origine bancaria possono offrire un contributo determinante al Paese non soltanto sul piano finanziario, ma anche in termini di innovazione e coesione sociale. Un ruolo che si sviluppa in sinergia con un volontariato moderno e sempre più evoluto culturalmente, grazie anche all’importante lavoro svolto da CSVnet, e con un Terzo Settore orientato in misura crescente verso l’impresa sociale: una forma organizzativa più strutturata, sostenibile e capace di superare la dipendenza dalle risorse pubbliche. Si tratta di un Terzo Settore che adotta modelli manageriali più avanzati, dialoga con strumenti finanziari innovativi, etici e pazienti e valorizza gli ingredienti fondamentali di «impresa, finanza d’impatto, tecnologia e umanesimo», con particolare attenzione alle nuove generazioni. 

«Fino a cinque o sei anni fa parlavamo esclusivamente di Neet – sottolinea il presidente di Assifero –. Oggi possiamo invece registrare, tra il 2017 e il 2024, la presenza di 144.000 Eet (Employed, Educated and Trained) tra i 15 e i 29 anni. Per questi giovani, desiderosi di contribuire al cambiamento, l’economia sociale rappresenta un terreno straordinariamente fertile. La sfida sarà infatti quella di coniugare l’innovazione tecnologica, e in particolare le enormi potenzialità dell’intelligenza artificiale, con una gestione dei profitti orientata al bene comune, perseguendo finalità sociali e ambientali secondo una visione il più possibile umana, come richiesto anche da Papa Leone nella sua enciclica».

Un momento dell'incontro

Un momento della conferenza stampa con l'intervento di Carola Carazzone, segretaria generale di Assifero

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